Novità fiscali del 21 aprile 2008. In evidenza: indebito utilizzo del plafond IVA: si può detrarre l’IVA versata su accertamenti

  Indice:   1) Le controversie in materia di Cosap non sono di competenza delle Commissioni tributarie   2) Decreto credito d’imposta per la ricerca: E’ pronto per la pubblicazione in G.U.   3) Corte di Cassazione: Per i soci amministratori l’attività principale determina l’obbligo di contribuzione INPS   4) Call center: Con direttive dal […]

 






Indice:


 


1) Le controversie in materia di Cosap non sono di competenza delle Commissioni tributarie


 


2) Decreto credito d’imposta per la ricerca: E’ pronto per la pubblicazione in G.U.


 


3) Corte di Cassazione: Per i soci amministratori l’attività principale determina l’obbligo di contribuzione INPS


 


4) Call center: Con direttive dal datore sussiste rapporto subordinato


 


5) Detrazione per interventi di riqualificazione energetica su edifici


 


6) cinque per mille: Aggiornati gli elenchi provvisori dei soggetti ammessi


 


7) Indebito utilizzo del plafond IVA: Si può detrarre l’IVA versata su accertamenti


 


8) Successione a titolo universale tra enti pubblici


 


9) Concordato preventivo e transazione fiscale


 


10) Brevi fiscali


 


1) Le controversie in materia di Cosap non sono di competenza delle Commissioni tributarie


Con la sentenza n. 64/2008, la Corte Costituzionale ha accolto la tesi formulata dal Tribunale di Roma il quale, con ordinanza depositata il 2 novembre 2006, ha sollevato, in riferimento agli artt. 102, comma 2, e 25, comma 1, della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 2, del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – come modificato dall’art. 3-bis, comma 1, lettera b), del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della L. 2 dicembre 2005, n. 248 – nella parte in cui attribuisce le controversie concernenti la debenza del canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap) alla cognizione delle Commissioni tributarie.


La Corte è giunta a questa conclusione attraverso i seguenti due passaggi argomentativi:


1) innanzi tutto, ha osservato che le Commissioni Tributarie sono organi speciali di giurisdizione preesistenti alla Costituzione e, tuttavia, una loro eventuale revisione, intesa come modifica dell’oggetto della loro giurisdizione, è consentita nella misura in cui non snaturi la materia originariamente attribuita alla loro cognizione;


2) dall’altro lato, ha osservato come sia stato il “diritto vivente” a qualificare la natura del Cosap come non tributaria. Da ciò deriva che l’attribuzione alla giurisdizione tributaria delle controversie relative al suddetto canone, “snaturando” la materia originariamente devoluta al giudice speciale, viola l’art. 102, comma 2, della Costituzione.


In particolare, la Cassazione, dopo avere rilevato che il Cosap si applica in via alternativa al tributo denominato ‘tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche’ (Tosap), ha precisato che detto canone, da un lato, ‘è stato concepito dal legislatore come un quid ontologicamente diverso, sotto il profilo strettamente giuridico, dal tributo (Tosap) in luogo del quale può essere applicato e, dall’altro, ‘risulta disegnato come corrispettivo di una concessione, reale o presunta (nel caso di occupazione abusiva), dell’uso esclusivo o speciale di beni pubblici’”.


In conclusione, al fine di evitare il formarsi di un notevole contenzioso sulla competenza del Giudice naturale, soprattutto in tema di tributi locali, e, al fine di evitare, altresì, un eccessivo restringimento delle competenze delle Commissioni tributarie, risulta auspicabile una totale ed urgente riforma del processo tributario anche con un riconoscimento costituzionale in tal senso; ciò al fine di evitare violazioni di principi costituzionalmente garantiti (artt. 102, comma 2, e 25, comma 1, della Costituzione).


(Corte Cost., Sent. n. 64/2008, Commento di Maurizio villani, in Fiscalitax)


 


 


2) Decreto credito d’imposta per la ricerca: E’ pronto per la pubblicazione in G.U.


E’ pronto il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico sul credito d’imposta destinato a incentivare il sostenimento dei costi per le attività di ricerca e sviluppo delle imprese operanti in Italia.


Sono ammessi ai credito d’imposta anche gli studi per l’attivazione di servizi innovativi.


In virtù delle regole fissate dalla Finanziaria 2007, in Decreto varato di concerto con il ministero dell’Economia, ha individuato gli obblighi di comunicazione a carico delle imprese.


Il provvedimento (composto di sette articoli) definisce anche le attività ricerca e sviluppo agevolabili e le modalità di verifica e accertamento dell’effettività delle spese sostenute e della loro coerenza con le disposizioni comunitarie.


Il bonus è utilizzabile per le attività realizzate nel 2007, i cui bilanci ordinari sono, peraltro, in corso di approvazione entro fine mese di aprile.


In merito alle attività agevolate il decreto lascia ampi spazi di discrezionalità poiché ammette anche «lavori sperimentali o teorici, svolti soprattutto per acquisire nuove conoscenze fondamenti di fenomeni e difatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette».


Vengono ritenuti ammissibili anche i costi per di un prototipo, se questo diventa prodotto commerciale finale.


Ma solo quando il costo di fabbricazione del prototipo è troppo elevato per poterlo usare a fini di dimostrazione e di convalida.


Nuove attività


Ammessi al credito d’imposta per la ricerca, previsto dalla Finanziaria 2007, anche i lavori sperimentali o teorici che non hanno immediati risvolti applicativi


Nuovi servizi


Viene agevotata anche l’attività d ricerca destinata ad acquisire conoscenze per la messa a punto di servizi innovativi


Prototipi


Tra i costi che possono fruire dei benefici fiscali previsti dalla Finanziaria 2007 rientrano, quindi, anche quelli destinati alla realizzazione di prototipi, solo quando la spesa di fabbricazione è elevata


Niente richiesta


L’impresa beneficiaria non dovrà inviare un’istanza preventiva all’Agenzia delle Entrate o al ministero dello Sviluppo Economico.


 


 


3) Corte di Cassazione: Per i soci amministratori l’attività principale determina l’obbligo di contribuzione INPS


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8484 di aprile 2008, ha confermato l’orientamento secondo il quale il socio amministratore di una S.r.l. che presta anche attività lavorativa nella società deve iscriversi alla gestione previdenziale istituita per l’attività prevalente.


La scelta dell’iscrizione spetta all’INPS che deve decidere sull’iscrizione corrispondente all’attività prevalente.


La sentenza è scaturita a seguito del ricorso (accolto dalla Suprema corte)  presentato da un soggetto che chiedeva l’annullamento della cartella esattoriale con cui l’INPS (il quale ente previdenziale già riscuoteva i contributi della gestione separata a cui era iscritto) esigeva il pagamento dei contributi previdenziali della gestione commercianti.


I giudici sottostanti, invece, avevano dato ragione alla stessa INPS.


A questo punto, la Corte di Cassazione ha ribaltato la precedente decisione di tali giudici stabilendo che la legge 662/1996 (art. 1, comma 208) prevede che se si esercitano contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, si è iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale si dedica personalmente la propria opera professionale in misura prevalente.


(Corte di Cassazione, Sentenza n. 8484 di aprile 2008)


 


 


4) Call center: Con direttive dal datore sussiste rapporto subordinato


La Cassazione, con la sentenza n. 9812 depositata il 14 aprile 2008, nel respingere il ricorso dell’azienda contro la sentenza dei giudici di merito favorevole all’Inps, ha affermato che le puntuali direttive impartite dall’azienda in relazione ad ogni telefonata da svolgere, prendendo nota dell’esito e del numero del chiamante, l’obbligo di osservare un orario di lavoro e le attrezzature di proprietà dell’azienda escludono che la mansione di telefonista svolta da alcune lavoratrici possa essere considerata di lavoro autonomo.


Infatti, l’assoggettamento al potere direttivo, disciplinare e di controllo ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale sono elementi che contraddistinguono il rapporto di lavoro subordinato.


Nella sentenza sono ricordati anche gli altri indici sintomatici della subordinazione, valutabili dal giudice di merito, ed è chiarito che la mancata conferma in giudizio delle dichiarazioni rese da una lavoratrice in sede ispettiva non può far venir meno la prova della natura subordinata del rapporto intercorso con la stessa dal momento che i verbali degli ispettori del lavoro o dei funzionari degli enti previdenziali costituiscono prova sufficiente delle circostanze riferite dai lavoratori se il loro contenuto probatorio o il concorso di altri elementi rendano superflue ulteriori istruttorie.


Il ministero del Lavoro lo scorso 31 marzo ha emesso la circolare n. 8, nella quale si forniscono puntualizzazioni sulla tipologia dei collaboratori in out-bound nei call center (quando è l’operatore ad attivarsi nelle chiamate).


La mancanza anche di un solo requisito tra quelli richiesti (specificati nella circolare) esclude la natura di lavoro a progetto e immette il rapporto di lavoro tra i subordinati.


Per potere procedere alla stabilizzazione in contratti di lavoro subordinato occorre che i rapporti di collaborazione siano in essere al momento della presentazione della domanda e non siano già stati ricondotti ad una tipologia contrattuale di natura subordinata in seguito a provvedimenti ispettivi o giudiziali.


La presenza anche di una sola delle nuove, seguenti criticità comporterà, in sede ispettiva, l’automatica conversione della co.co.co. in contratto subordinato:


a) mancata specificazione della campagna promozionale cui il lavoratore è assegnato;


b) presenza, anche parziale, di attività in bound;


c) impossibilità per il lavoratore di gestire quantità e collocazione temporale della prestazione;


d) utilizzo di sistemi informatici che non consentono l’autodeterminazione dei ritmi lavorativi;


e) assenza nella postazione di lavoro di dispositivi di «break» che consentono al lavoratore di interrompere in qualsiasi momento l’attività;


f) presenza del potere direttivo o disciplinare del committente.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, note pubblicate dal 1/4/2008 al 18/4/2008)


 


 


5) Detrazione per interventi di riqualificazione energetica su edifici


E’ in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 7/4/2008, con il quale è stato integrato il decreto 19/2/2007, che attuava le disposizioni della Finanziaria 2007 sulla detrazione, ai fini Irpef, del 55% delle spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.


Il nuovo decreto tiene conto delle novità introdotte dalla legge n. 244/07 (Finanziaria 2008) che ha prorogato – per gli anni 2008-2010 – l’agevolazione e ne ha individuato nuove regole di attribuzione e ripartizione.


Il provvedimento ha disciplinato, tra l’altro, le modalità di attribuzione del beneficio nel caso in cui i lavori siano effettuati in più anni ovvero nel caso di trasferimento dell’immobile riqualificato.
Il decreto, infine, ha introdotto specifiche disposizioni in favore dei contribuenti che nell’anno 2007 hanno effettuato interventi sulle coperture e sui pavimenti.


Per una migliore comprensione della disciplina, l’Amministrazione finanziaria ha reso disponibile anche il testo coordinato del decreto 19/2/07 con le modifiche apportate dal suddetto decreto.


La detrazione Irpef del 55% per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente è stata, quindi. prorogata per il triennio 2008-2010.


Il Decreto ha, inoltre, integrato i criteri e i parametri di applicazione del “bonus energia” stabiliti del decreto del 19 febbraio 2007.


Tra le modifiche, l’estensione a ulteriori tipologie di impianti e la possibilità di ripartire la detrazione in un numero di quote annuali, tra tre e dieci, di pari importo.


(Ministero dell’Economia e Finanze, Decreto 7/4/2008, nota del 18/4/2008)


 


 


6) cinque per mille: Aggiornati gli elenchi provvisori dei soggetti ammessi alla destinazione della quota per l’esercizio finanziario


Il primo elenco relativo agli Enti del volontariato (ONLUS, associazioni di promozione sociale, associazioni riconosciute in possesso di determinati requisiti, fondazioni nazionali di carattere culturale) è stato curato dall’Agenzia delle Entrate.


Gli altri tre elenchi pubblicati, relativi agli enti della ricerca scientifica e dell’università, enti della ricerca sanitaria ed associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ai fini sportivi, sono stati, invece, predisposti rispettivamente a cura del Ministero dell’università e della ricerca, del Ministero della salute, e del CONI.


Enti del volontariato


E’ stato aggiornato l’elenco al 18/04/2008 (rispetto alla precedente pubblicata il 07/04/2008, contiene le rettifiche di alcuni dati anagrafici ed è integrata con i nominativi degli enti ammessi a seguito della verifica di errori di iscrizione)


Adempimenti dei soggetti iscritti nell’elenco del volontariato


Entro il 14 aprile 2008 era possibile la correzione di eventuali errori riscontrati nell’elenco. Il legale rappresentante dell’ente, ovvero un suo incaricato munito di formale delega deve produrre apposita richiesta presso la Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate nel cui ambito territoriale è il domicilio fiscale del medesimo ente.


Entro il 30 giugno 2008, a pena di decadenza, i legali rappresentanti delle organizzazioni presenti nell’elenco devono trasmettere, a mezzo raccomandata a r.r., alla Direzione regionale dell’Agenzia territorialmente competente una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante la persistenza dei requisiti per l’ammissione all’elenco (che dovevano già sussistere all’atto dell’iscrizione). Alla dichiarazione, da redigersi su modulo conforme a quello approvato con DPCM del 19 marzo 2008, deve essere allegato, anche in questo caso a pena di decadenza, copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante dell’ente, che sottoscrive l’atto.


(Agenzia delle Entrate, nota del 18/4/2008)


 


 


7) Indebito utilizzo del plafond IVA: Si può detrarre l’IVA versata su accertamenti


E’ possibile detrarre l’IVA sugli acquisti versata dall’esportatore abituale a seguito di notifica di avviso di accertamento per indebito utilizzo del plafond soltanto entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione, ai sensi dell’art. 19, comma 1, D.P.R. n. 633/1972.


Il contribuente che non ha esercitato la detrazione entro tale termine incorre nella decadenza e non può più esercitare il diritto.


A tal fine, non viene violato il principio della neutralità del tributo: L’impossibilità di esercitare il diritto alla detrazione deriva da un errore del contribuente che ha acquistato senza pagamento dell’imposta, pur in assenza dei presupposti di legge per essere considerato esportatore abituale; inoltre, il contribuente avrebbe potuto regolarizzare la propria posizione ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso, che gli avrebbe consentito di detrarre l’imposta.


Le imprese che effettuano frequenti operazioni internazionali attive, sia verso Paesi Ue che extra Ue, godono della facoltà acquistare o importare beni e servizi senza l’applicazione dell’Iva entro un dato limite annuale denominato plafond.


Detrazione di imposta


Per inquadrare la disciplina, è necessario, preliminarmente, determinare il momento in cui l’imposta diviene esigibile, e, successivamente, verificare se l’emissione di un avviso di accertamento precluda o meno l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta versata, appunto, a seguito di un atto impositivo da parte dell’Amministrazione.


A tal proposito, ha l’Agenzia delle Entrate ha osservato che, relativamente alle importazioni soggette ad Iva ai sensi dell’art. 67 del D.P.R. n. 633/72, l’imposta assolta o dovuta in base al documento doganale attestante l’importazione (soggetto agli obblighi di registrazione di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633/72) è detraibile secondo le regole generali di cui agli artt. 19 e seguenti del D.P.R. n. 633/72.


L’esercizio di tale diritto, in particolare, è condizionato alla esigibilità dell’imposta e, quindi, al momento di effettuazione della operazione ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72.


Ne consegue che, per i beni importati l’Iva dovuta diventa esigibile e, quindi, detraibile, con l’accettazione della predetta dichiarazione da parte della autorità doganale che provvede a riscuotere anche la corrispondente imposta.


Per i beni importati, in pratica, l’importatore ha, da un lato, l’obbligo di assolvere l’Iva in dogana e, dall’altro, il diritto di esercitare la detrazione dell’Iva medesima ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 633 del 1972, previa annotazione della bolletta doganale nel registro di cui all’art. 25 del medesimo decreto.


L’obbligo di assolvimento dell’Iva e il diritto alla detrazione, quindi, sorgono al momento di effettuazione della originaria operazione di importazione che coincide con l’accettazione della dichiarazione da parte dell’ufficio doganale (risoluzione del 21 agosto 2007, n. 228).


In particolare, per quanto concerne l’esportatore abituale, l’art. 8, secondo comma, lettera c), del DPR n. 633/72, consente a coloro che effettuano cessioni all’esportazione ed operazioni assimilate, in presenza di determinate condizioni, di poter acquistare e importare beni e servizi senza pagamento di imposta.


Qualora tali condizioni non vengano rispettate (per esempio nell’ipotesi di superamento del plafond o di un suo utilizzo improprio) colui che beneficia della facoltà di acquistare o importare merci senza il pagamento dell’imposta, deve poi pagare, oltre al tributo, le sanzioni previste dall’art. 7, comma 4, del D.Lgs. n. 471/1997.


Nel caso di specie, l’importatore si è avvalso, pur non avendone i requisiti, delle disposizioni previste per gli esportatori abituali di cui all’art. 8, primo comma, lettera c), del DPR n. 633/1972, e quindi ha importato senza pagamento dell’imposta.


Per cui, l’ufficio ha proceduto alla rettifica delle bollette doganali e ne ha dato comunicazione all’operatore interessato, notificando apposito avviso.


Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il diritto alla detrazione dell’Iva addebitata alla società in sede di accertamento notificato nel corso del 2007, relativo alle operazioni di importazione effettuate nell’anno 2006, può essere esercitato, peraltro, con le ordinarie modalità previste dall’art. 19 del D.P.R. n. 633/72 e, dunque, al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo.


Tale conclusione è risultata in linea con le precisazioni contenute nella risposta del Governo resa in data 20 novembre 2007 all’interrogazione presentata dall’onorevole … n. 5-01796.


Status di esportatore abituale


Lo status di esportatore abituale si acquisisce quando le operazioni che creano plafond nel periodo di riferimento (anno solare o dodici mesi precedenti a seconda che il contribuente utilizzi rispettivamente il metodo solare o il metodo mensile) sono superiori al 10% del volume d’affari, determinato a norma dell’art. 20 del DPR n. 633/1972, al netto delle cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale.


Le operazioni che danno origine al plafond sono le seguenti:


– cessioni di beni e prestazioni di servizi intracomunitari;


– esportazioni dirette;


– operazioni assimilate all’esportazioni effettuate nell’esercizio dell’attività propria di impresa;


– operazioni connesse a trattati e accordi internazionali;


– operazioni con lo Stato della Città del Vaticano e con la Repubblica di San Marino.


L’esportatore abituale, può calcolare il plafond di cui disporre con due diversi metodi:


– il sistema del plafond fisso (o solare): In tal caso, si prendono a base di calcolo le operazioni che concorrono alla formazione del plafond registrate nell’anno solare precedente;


– il sistema del plafond mobile (o mensile): In tale caso, il periodo di riferimento è individuato nei dodici mesi precedenti (dodici mesi mobili, non coincidenti necessariamente con l’anno solare).


Questo sistema può essere utilizzato solo dai contribuenti che hanno iniziato l’attività almeno da 12 mesi.


L’opzione per l’utilizzo dell’uno o dell’altro sistema deve avvenire all’inizio dell’anno solare, e precisamente:


Prima che venga presentata la dichiarazione annuale Iva: dalle annotazioni di utilizzo e di disponibilità che il contribuente effettua sui propri registri (tale obbligo è poi stato soppresso dal DPR n. 435/2001 e, quindi, sostituito dall’obbligo di fornire i dati all’Amministrazione finanziaria, se ne viene fatta richiesta).


In sostanza, viene valutato il “comportamento attivo” del contribuente  dopo la presentazione della dichiarazione: anche dalla compilazione dell’apposito quadro destinato agli esportatori abituali, contenente una casella da barrare allo scopo di indicare il metodo utilizzato.


Il metodo del plafond fisso è di più facile gestione rispetto a quello del plafond mobile, giacché sia la verifica dello status di esportatore abituale sia la determinazione del plafond annuale utilizzabile vengono effettuate una sola volta l’anno.


Il metodo del plafond mobile, detto anche plafond mensile, invece, comporta la determinazione del plafond utilizzabile con riferimento al singolo mese.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione 18/04/2008, n. 161/E)


 


 


8) Successione a titolo universale tra enti pubblici


La successione a titolo universale tra enti pubblici, che comporta il trasferimento dei beni e dei rapporti patrimoniali e finanziari degli enti fusi a un nuovo soggetto di diritto pubblico, è un processo assimilabile alla fusione per incorporazione tra società di diritto privato.


In virtù dell’applicazione in via analogica prevista dal TUIR (art.), segue le norme specifiche dettate per le società, alle quali bisogna fare riferimento per provvedere correttamente agli adempimenti in materia di imposte dirette e indirette.


Nel caso di specie si è dovuto aggregare in un unico Ente le quattro Aziende già  esistenti.


Per attuare detta finalità, una legge regionale prevede la soppressione delle quattro Aziende già esistenti a decorrere dal 31 dicembre 2007 e l’integrale devoluzione alla nuova Azienda degli scopi pubblici degli Enti soppressi a partire dal 1 gennaio 2008.


A tal fine è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate un preventivo parere sulla correttezza degli adempimenti in materia di imposizione diretta ed indiretta.


La stessa Agenzia ha, prima, rilevato che tale operazione integra, sul piano civilistico, una successione a titolo universale dei diritti, processo assimilabile ad una “fusione per incorporazione”, si applica l’art. 174 del Tuir (“applicazione analogica”), in base al quale le disposizioni dei precedenti artt.172 (“fusione di società”) e 173 (“scissione di società”) “valgono, in quanto applicabili, anche nei casi di fusione e scissione di enti diversi dalle società”.


Ha poi illustrato la seguente disciplina fiscale.


Imposte dirette


L’operazione di fusione non è da considerare “realizzativa” in base a quanto disposto dall’art. 172 del Tuir (“La fusione tra più società non costituisce realizzo né distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle società fuse o incorporate, comprese quelle relative alle rimanenze e il valore di avviamento” – disposizione valida, per effetto dell’articolo 174, anche nei casi di fusione e scissione di enti diversi dalle società), se i beni gestiti dalle aziende incorporate sono stati utilizzati in regime di impresa e confluiscono, dopo la fusione, in un’attività di impresa dell’incorporante, limitatamente agli stessi beni è ammesso il beneficio della neutralità fiscale (ex art. 172, comma 1).


Viceversa, se gli stessi beni non confluiscono in un’attività di impresa dell’incorporante, essi si considerano realizzati a valore normale, “generando plusvalenze imponibili a causa della loro destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa”.


Quanto poi ai beni non rientranti nell’attività commerciale ma in quella istituzionale delle aziende incorporate, se essi confluiscono in un’attività d’impresa esercitata dall’incorporante si applica la disciplina del conferimento per i beni non ricompresi nell’azienda o nel complesso aziendale dell’ente: ciò implica che i beni in questione dovranno intendersi realizzati in base al valore normale, generando in capo all’incorporata, se ne sussistono i presupposti, una plusvalenza imponibile.


Se invece confluiscono nell’attività istituzionale dell’incorporante l’operazione sarà fuori dal regime d’impresa.


Adempimenti ai fini delle imposte dirette


Vanno presentati quattro modelli Unico 2008 Enti non commerciali per le aziende estinte per il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2007 e uno per il nuovo ente per il periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2007 ciascuna delle aziende provvede al versamento della seconda rata di imposte (Ires e Irap) dovute in acconto per il 2007, in base ai redditi dichiarati per il 2006, da scomputare in Unico 2008 presentati tramite il nuovo ente.


I crediti d’imposta Ires e Irap, maturati al 31 dicembre 2007 dalle aziende e risultanti dalla dichiarazione dei redditi per il 2007, saranno trasferiti e utilizzati in compensazione dalla nuova azienda dal 2008, e dichiarati quali crediti relativi ad esercizi precedenti, nel suo modello Unico 2009.


Le eventuali perdite fiscali delle aziende si riportano in capo al nuovo ente in Unico 2009, mentre i modelli Unico 2008 delle aziende veranno presentati dalla nuova azienda e sottoscritti dal suo legale rappresentante, con indicazione nel quadro “RO” degli amministratori e revisori in carica.


Infine, eventuali versamenti di imposte, tributi e contributi dovuti dalle aziende, in scadenza dopo il 2007, dovranno essere effettuati dal nuovo ente, che intesterà il mod. F24 alle originarie debitrici.


Iva
I passaggi di beni conseguenti ad atti di fusione o di trasformazione di società (o di altri enti) non sono soggetti all’IVA.


Adempimenti ai fini Iva


Analogamente a quanto avviene nella fusione per incorporazione nell’ambito del diritto privato, entro il 30 gennaio 2008 è presentato dal nuovo ente il modello di variazione in cui confluiranno le partite Iva delle aziende estinte.


Vanno presentate separate comunicazioni dati, elenchi e dichiarazioni annuali Iva relativi al 2007 per le aziende e per il nuovo ente, tutte sottoscritte dal legale rappresentante di quest’ultimo.


Poi le aziende versano entro il 27 dicembre 2007 gli acconti Iva, in base all’imposta a debito dovuta in dicembre 2006, da scomputare poi nelle relative dichiarazioni annuali presentate tramite la nuova azienda.


I crediti d’imposta delle aziende, risultanti dalle dichiarazioni annuali, sono trasferiti e utilizzati in compensazione dal nuovo ente, e dichiarati come crediti relativi ad esercizi precedenti, in Unico 2009.


In presenza di diverse percentuali di detraibilità per il 2007 in capo alle aziende, e di pro-rata 2007 pari a zero in capo al nuovo ente, quest’ultimo determina la percentuale di detraibilità in base alla somma dei pro-rata di ciascuna azienda; il pro-rata presuntivo per il 2008 del nuovo ente dovrà essere determinato in base alla media dei pro-rata delle aziende fuse, ponderata con i rispettivi volumi d’affari.


“Resta fermo, comunque, l’obbligo in capo al nuovo ente di operare, in sede di dichiarazione Iva 2009, la rettifica delle detrazioni effettuate in base al pro-rata presuntivo”, precisa la risoluzione  per la rettifica del pro-rata, secondo il principio di continuità applicabile in caso di fusione per incorporazione, si farà riferimento alla data in cui i beni ammortizzabili oggetto di rettifica sono stati acquisiti dalle aziende estinte.


Modello 770/2008: Adempimenti


Si presentano i modelli 770/2008 per le aziende estinte per il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2007 e per il nuovo ente per il periodo che va dal 1° ottobre al 31 dicembre 2007.


I modelli 770/08 delle aziende estinte vanno presentati dalla nuova azienda e sottoscritti dal suo legale rappresentante e dai revisori in carica alla data di presentazione della dichiarazioni


allo stesso modo essa subentrerà nell’obbligo di versamento di ritenute operate nel 2007 dalle aziende estinte ma non ancora versate al 31 dicembre 2007 e in quello di rilascio delle certificazioni relative alle ritenute operate fino alla stessa data; nella compilazione del modello 770/S 2008, si devono osservate le istruzioni relative alle “operazioni straordinarie con estinzione del sostituto d’imposta” e “prosecuzione dell’attività da parte di altro soggetto”.


Imposta di registro, ipotecaria e catastale


Non essendo soggetti a Iva, i passaggi di beni a seguito di fusione vanno assoggettati a imposta di registro, non in misura fissa ma al 3%, come previsto per le operazioni di fusione tra enti non commerciali (per i quali l’attività commerciale è da considerare oggetto non esclusivo né principale dell’attività d’impresa).


Per quanto riguarda infine le imposte ipotecaria e catastale – conclude l’Agenzia – è applicabile l’imposta fissa di 168 euro, dovuta per “gli atti di fusione o di scissione di società di qualunque tipo”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione 18/04/2008, n. 162/E)


 


 


9) Concordato preventivo e transazione fiscale


Con nuova circolare (n. 40/E di aprile 2008), l’agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla procedura di transazione fiscale, prevista all’art. 182-ter del R.D. 267/1942 (legge fallimentare), istituto cui è stato oggetto della recente riforma organica delle procedure concorsuali, attuata con i decreti legislativi n. 5/2006 e n. 169/2007.


Il legislatore, allineandosi agli altri Paesi europei, ha previsto la disciplina della “transazione fiscale”, per la quale anche il creditore erariale può ora partecipare alla composizione concordata della crisi, dal momento che è consentita la possibilità di un pagamento parziale della pretesa tributaria.


Tale transazione fiscale, con l’emanazione della circolare 40/2008, ha trovati una precisa definizione, in particolare per quanto concerne gli aspetti concreti della procedura di attivazione.


Inquadramento degli istituti civilistici del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti, nell’amb

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