Novità fiscali del 18 aprile 2008. In evidenza: partecipazione societaria di eredi minori; attività di lavoro autonomo presso strutture sanitarie private; indetraibilità oggettiva dell’IVA afferente i fabbricati abitativi; redazione dei bilanci societari: sanzioni per gli incaricati del controllo

  Indice:   1) Responsabilità solidale appaltatore – subappaltatore: Documentazione necessaria per attestare l’assolvimento degli adempimenti   2) Dividendi e plusvalenze: Pubblicato in G.U. il Decreto che ha elevato le percentuali   3) Indetraibilità oggettiva dell’IVA afferente i fabbricati abitativi   4) Redazione dei bilanci societari: Sanzioni per gli incaricati del controllo   5) Mutui […]

 






Indice:


 


1) Responsabilità solidale appaltatore – subappaltatore: Documentazione necessaria per attestare l’assolvimento degli adempimenti


 


2) Dividendi e plusvalenze: Pubblicato in G.U. il Decreto che ha elevato le percentuali


 


3) Indetraibilità oggettiva dell’IVA afferente i fabbricati abitativi


 


4) Redazione dei bilanci societari: Sanzioni per gli incaricati del controllo


 


5) Mutui erogati da enti previdenziali per estinguere finanziamenti pregressi


 


6) S.N.C.: Gli eredi minori del socio non dichiarano la partecipazione societaria


 


7) Cessione di partecipazioni rideterminate da parte dell’erede


 


8) Pagamento dell’imposta di registro nei contratti di locazione in cui é parte lo Stato


 


9) Riscossione dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo medica presso strutture sanitarie private


 


 


1) Responsabilità solidale appaltatore – subappaltatore: Documentazione necessaria per attestare l’assolvimento degli adempimenti


E’ stato pubblicato, nella G.U. n. 90 del 16/4/2008, il Decreto 25/2/2008 n. 74, con il quale il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha regolato il nuovo regime di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore in materia di versamento delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assicurativi obbligatori, in relazione ai contratti di appalto di opere, forniture e servizi.


I nuovi adempimenti fiscali, che dovranno essere effettuati dal subappaltatore per esonerare l’appaltatore dalla responsabilità solidale ed ottenere così la liquidazione del corrispettivo, sono, in alternativa:


– Il rilascio all’appaltatore di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e delle copie dei Modelli F24 riferiti al singolo subappalto, corredate delle ricevute dell’avvenuto pagamento;


– l’asseverazione di un dottore commercialista o esperto contabile o di un consulente del lavoro, che attesti la regolarità dei versamenti delle ritenute fiscali e dei contributi relativi al personale impiegato nel subappalto.


Le nuove disposizioni entreranno in vigore decorsi 60 giorni dalla suddetta data di pubblicazione in G.U. del Decreto.


Come è noto il D.L. n. 223/2006 (art. 35, commi 28-33), ha introdotto la responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore per il versamento delle ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente e dei contributi previdenziali e assicurativi obbligatori, in relazione ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi.


Adesso, il Ministero dell’Economia e delle finanze, con il citato Decreto, ha individuato la documentazione necessaria per attestare l’assolvimento degli adempimenti previsti.


Come premesso, le disposizioni si applicano ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi, relativamente alle prestazioni di lavoro dipendente rese decorsi 60 giorni dalla pubblicazione del regolamento nella Gazzetta Ufficiale.


Viene previsto che il subappaltatore deve:


– Comunicare all’appaltatore alcuni dati (codice fiscale, ecc.) relativi ai lavoratori impiegati nell’esecuzione del subappalto;


– rilasciare all’appaltatore la documentazione (dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà redatta secondo il modello di cui all’allegato n. 1 del Decreto) con le copie del modello F24 corredate delle ricevute attestanti l’avvenuto addebito, riferito al singolo subappalto.


In alternativa, viene prevista l’asseverazione (secondo il modello di cui all’allegato 2), per attestare il versamento delle ritenute fiscali, in modo, da esonerare l’impresa appaltatrice dalla responsabilità solidale.


L’esibizione di tale documentazione da parte dell’impresa appaltatrice al committente, nel momento del pagamento del corrispettivo, determina la non applicazione in capo al committente stesso delle previste sanzioni amministrative.


Documentazione attestante l’avvenuto versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi
L’impresa subappaltatrice attesta l’avvenuto versamento dei contributi previdenziali e assicurativi in relazione ai soggetti impiegati nell’esecuzione dell’opera o nella prestazione della fornitura o del servizio, mediante il rilascio all’impresa appaltatrice di:


prospetto analitico redatto in forma libera contenente:


– nominativo dei lavoratori impegnati nel subappalto;


– ammontare delle retribuzioni corrisposte a ciascun lavoratore;


– indicazione dell’aliquota contributiva applicata e relativi importi contributivi versati;


DURC rilasciato dagli Istituti previdenziali successivamente alla data di ultimazione dei lavori o della fase dei lavori cui si riferisce il pagamento unitamente ad una dichiarazione secondo cui i versamenti attestati dal DURC sono riferiti anche ai soggetti impiegati nell’esecuzione dell’opera o nella prestazione della fornitura o del servizio affidati rientranti nella comunicazione.


(D.M. Ministero Economia e Finanze 25/02/2008, n. 74, G.U. 16/04/2008, n. 90)


 


 


2) Dividendi e plusvalenze: Pubblicato in G.U. il Decreto che ha elevato le percentuali


E’ stato pubblicato nella G.U. n. 90 del16/04/2008, il Decreto del Ministero Eeconomia e Finanze 02/04/2008, che ha rideterminato le percentuali di tassazione dei dividendi e di plusvalenze/minusvalenze, per l’avvenuta riduzione (dal 33% al 27,5%) dell’aliquota IRES, stabilito dalla legge Finanziaria 2008 (art. 1, commi 38 e 39, legge n. 244/2007).
In particolare, il decreto ha individuato la percentuale con la quale concorrono al reddito complessivo:


– Gli utili derivanti da partecipazioni qualificate, non detenute nell’esercizio d’impresa, in società ed enti soggetti all’IRES e dei proventi equiparati a tali utili;


– le plus/minusvalenze derivanti dal realizzo delle medesime partecipazioni qualificate nonché i titoli e gli strumenti finanziari e i contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza ad esse equiparati.


Tale Decreto, ha inoltre, individuato la percentuale di concorso al reddito d’impresa:


– Degli utili derivanti da partecipazioni qualificate e non qualificate, detenute nell’esercizio d’impresa, in società ed enti soggetti all’I res e dei proventi ad essi equiparati;


– delle plus/minusvalenze derivanti dal realizzo delle medesime partecipazioni nonché dei titoli e strumenti finanziari e dei contratti di associazione in partecipazione e  cointeressenza ad esse equiparati.


Utili e proventi equiparati


La nuova misura, di formazione del reddito, stabilita nella percentuale del 49,72% si applica a quelli formati con utili prodotti dalla società o ente partecipato a partire dall’esercizio che segue quello in corso al 31/12/2007.


Mentre, invece, l’applicazione della vecchia percentuale del 40% rimane solo per gli utili ed i proventi equiparati prodotti fino all’esercizio in corso al 31/12/2007.


Inoltre, a partire dalle delibere di distribuzione successive a quella avente ad oggetto l’utile dell’esercizio in corso al 31/12/2007, agli effetti della tassazione del percettore, i dividendi distribuiti si considerano prioritariamente formati con utili prodotti dalla società o ente partecipato fino a tale esercizio.


Plusvalenze e minusvalenze


Per le plusvalenze e le minusvalenze realizzate mediante cessione di partecipazioni qualificate (nonché strumenti finanziari e contratti assimilati), non detenute nell’esercizio di impresa, la neo misura di concorso del 49,72% si applica agli atti di realizzo posti in essere a decorrere dal 1/1/2009.


Analoga decorrenza viene prevista per la misura di esenzione del 50,28% in relazione alla cessione di partecipazioni (nonché strumenti finanziari e contratti assimilati) detenute nell’esercizio d’impresa, in società ed enti.


Regime transitorio


Infine, riguardo il trattamento di plusvalenze e minusvalenze relative ad atti di realizzo effettuati prima del 1/1/2009, ma i cui corrispettivi sono in tutto o in parte percepiti a decorrere dalla stessa data, si continua ad applicare la misura del 40%.


(D.M. Ministero economia e finanze 02/04/2008, G.U. 16/04/2008, n. 90)


 


 


3) Indetraibilità oggettiva dell’IVA afferente i fabbricati abitativi


A decorrere dall’entrata in vigore del D.L. n. 223/2006, la lett. i) del comma 1 dell’art. 19-bis1 del D.P.R. n. 633/1972 stabilisce la detraibilità dell’IVA afferente l’acquisto, la locazione, la manutenzione, il recupero e la gestione di fabbricati a destinazione abitativa, quando l’acquisto dei predetti beni e servizi è stato effettuato soltanto dalle seguenti imprese:


– società immobiliari di costruzione;


– società che esercitino attività di locazione di fabbricati comportante l’applicazione del pro rata di detrazione dell’IVA a norma dell’art. 19, comma 5, del D.P.R. n. 633/1972.


L’IVA afferente l’acquisto, la locazione, la manutenzione, il recupero e la gestione di fabbricati a destinazione abitativa, è, dunque, per le imprese di mera rivendita immobiliare (ossia imprese che non svolgono anche l’attività di costruzione e/o ristrutturazione immobiliare) “oggettivamente” indetraibile, laddove invece, prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 223/2006, ne risultava ammessa


La scelta del legislatore è da leggersi in stretta correlazione alla scelta operata sul fronte della disciplina IVA delle operazioni attive di cessione di fabbricati a destinazione abitativa da parte delle imprese di rivendita immobiliare, posto che per tali operazioni risulta ora previsto il regime di esenzione IVA, laddove viceversa in precedenza risultava previsto il regime di imponibilità.


Detraibilità IVA


In sostanza, per effetto delle modifiche introdotte dal D.L. n. 223/2006, le imprese che svolgono attività di mera rivendita immobiliare sono passate, per quel che concerne i fabbricati a destinazione abitativa:


– Da un regime di imponibilità ai fini IVA delle cessioni e detraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti;


– ad un regime di esenzione IVA delle cessioni e, quindi, di indetraibilità oggettiva dell’IVA assolta sugli acquisti.


Tale modifica, ancorché possa a prima vista apparire coerente, lascia aperte alcune situazioni problematiche, in particolar modo per quel che concerne il caso in cui l’impresa di pura rivendita immobiliare, prima della cessione di un fabbricato abitativo acquisito presso un “privato”, proceda occasionalmente alla sua ristrutturazione.


IVA afferente lavori di ristrutturazione per cambio di destinazione d’uso dell’immobile


Con la Risoluzione 21 febbraio 2008 n. 58/E, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che l’IVA assolta in relazione a lavori di ristrutturazione, sostenuti nell’ottica di un cambiamento di destinazione d’uso di un immobile da non abitativo ad abitativo, non è soggetta all’indetraibilità c.d. “oggettiva” che discende dal disposto della lett. i) del comma 1 dell’art.


19-bis1 del D.P.R. n. 633/1972 e rimane pertanto detraibile per l’impresa secondo gli ordinari principi stabiliti dall’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972 (compreso il caso in cui essa abbia la certezza del fatto che, per effetto dei lavori di ristrutturazione, l’immobile su cui i medesimi vengono effettuati assumerà natura di fabbricato a destinazione abitativa).


Ragionando al contrario, la risoluzione n. 58/E/2008 sembra implicare anche che l’IVA assolta in relazione a lavori di ristrutturazione, sostenuti nell’ottica di un cambiamento di destinazione d’uso di un immobile da abitativo a non abitativo, sia da considerare oggettivamente indetraibile, ai sensi della lett. i) del comma 1 dell’art. 19-bis1 del D.P.R. n. 633/1972, compreso il caso in cui l’impresa che li effettua (direttamente o mediante appalto a terzi) abbia la certezza che, per effetto dei medesimi, l’immobile abitativo oggetto di ristrutturazione assumerà un classamento catastale che lo porterà ad essere immobile strumentale per natura.


(E. Zanetti, in Pratica fiscale e Professionale, Ipsoa, n. 16 del 21/4/2008)


 


 


4) Redazione dei bilanci societari: Sanzioni per gli incaricati del controllo


L’art. 1, co. 92-94, L. 244/2007 ha modificato le disposizioni sanzionatorie per i soggetti incaricati del controllo contabile che sottoscrivono la dichiarazione dei redditi e dell’Irap.


È stato sostituito il co. 5 dell’art. 9, D.Lgs. 471/1997 (riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di Iva e di riscossione dei tributi) che contiene nell’art. 9 norme di materia di violazione degli obblighi di contabilità.


L’ambito di applicazione della norma riguarda la dichiarazione dei redditi e la dichiarazione


ai fini Irap.


Rispetto a prima, non è espressamente indicata la dichiarazione Iva.


La sanzione amministrativa si applica ai soggetti incaricati del controllo contabile se non indicano nella loro relazione le motivazioni che li hanno indotti ad esprimere un giudizio negativo o una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio e se da tali omissioni derivino infedeltà della dichiarazione dei redditi o dell’Irap.


La misura della sanzione è pari al 30% del compenso contrattuale spettante e, comunque, non superiore all’imposta effettivamente accertata in capo al contribuente.


Inoltre, in caso di mancata sottoscrizione della dichiarazione dei redditi o dell’Irap si applica, oltre alla precedente sanzione, una sanzione amministrativa da € 258 a € 2.065.


Tali novità, tuttavia, si applicano a partire dal bilancio relativo all’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007, pertanto dal bilancio relativo al 2008


per gli esercizi solari.


Infine, con la sostituzione del primo periodo del co. 5 dell’art. 1, D.P.R. 322/1998, si è disposto che la dichiarazione delle società e degli enti soggetti passivi Ires sottoposti al controllo contabile va sottoscritta anche dai soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione.


(V. D’Andò, in La Settimana Fiscale, Il Sole 24 Ore, n. 16 del 24/04/2008)


 


 


 


5) Mutui erogati da enti previdenziali per estinguere finanziamenti pregressi per l’acquisto di abitazioni: Si applica il regime fiscale sostitutivo


I contratti di mutuo erogati da Enti, istituti, fondi e casse previdenziali ai propri dipendenti o iscritti, al fine di consentire l’estinzione di precedenti finanziamenti già concessi per l’acquisto di immobili ad uso abitativo, sono riconducibili nell’ambito di operatività del regime sostitutivo previsto dall’art. 15 e seguenti, D.P.R. n. 601/1973.


In altri termini, la finalizzazione all'”acquisto” di immobili ad uso abitativo comunque connessa, sia pur indirettamente, nel caso di specie consente di attrarre nella disciplina agevolativa del D.P.R. 601/73 anche i mutui erogati dai predetti Enti previdenziali per l’estinzione di finanziamenti precedentemente contratti per l’acquisto di immobili destinati ad uso abitativo.


Pertanto, si applica il regime agevolativo di cui agli artt. 15 e ss. del D.P.R. n. 601/1973 anche ai contratti di mutuo (conclusi a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 257/2004 e cioé dal 20/10/2004) posti in essere da Enti, istituti, fondi e casse previdenziali nei confronti dei loro dipendenti ed iscritti e destinati ad estinguere precedenti finanziamenti finalizzati all’acquisto di abitazioni.


Nella variegata casistica delle questioni interpretative connesse alla individuazione dell’ambito di applicazione degli articoli 15 e ss. Del D.P.R. n. 601/73, un’ulteriore questione che ha recentemente assunto un’ampia rilevanza é rappresentata dalla applicabilità o meno del regime fiscale previsto ai mutui posti in essere da Enti, istituti, fondi e casse previdenziali (di seguito “Enti previdenziali”) nei confronti di propri dipendenti o iscritti, finalizzati all’estinzione di precedenti finanziamenti già concessi per l’acquisto di immobili ad uso abitativo.


In particolare, un ente previdenziale concede a propri dipendenti o iscritti mutui finalizzati non direttamente all’acquisto di un’abitazione, ma all’estinzione di precedenti finanziamenti contratti per l’acquisto di immobili ad uso abitativo. In sede di iscrizione dell’ipoteca a garanzia dei predetti mutui viene chiesta l’esenzione dall’imposta ipotecaria invocando l’applicabilità del regime agevolativo previsto dagli artt. 15 e ss. Del D.P.R. 601/73 in forza del richiamo operato dall’art. 2, comma 1-bis, del D.L. n. 220/2004, convertito dalla Legge n. 257/2004.


(Risoluzione Agenzia Territorio 17/04/2008, n. 1/T)


 


 


6) S.N.C.: Gli eredi minori del socio non dichiarano la partecipazione societaria


Se gli eredi, ancora minori, non possono ancora assumere la qualità di socio della s.n.c. fino alla legittima accettazione dell’eredità, che potrà avvenire con la maggiore età oppure  con l’intervento del Giudice naturale, il reddito di partecipazione societaria, va imputato esclusivamente ai soci che rivestono tale qualità alla fine del periodo d’imposta.


L’eventuale distribuzione in periodi di imposta successivi non produce più effetti di natura fiscale.


Una società di persone ha chiesto di sapere quale criterio deve adottare per la corretta imputazione del reddito prodotto nell’anno 2007, tenuto conto della compagine sociale venutasi a determinare a seguito della morte di uno dei soci, avvenuta il 9 febbraio 2007.


Il de cuius, che era socio della società interpellante nella misura del 10%, ha lasciato in eredità  la sua partecipazione ai nipoti, alcuni dei quali ancora minori di età.


Nel caso di specie, atteso che ancora non era stata chiesta al giudice tutelare l’autorizzazione per l’accettazione dell’eredità, nè era stata avviata presso il tribunale competente la procedura per l’autorizzazione alla continuazione del rapporto societario, è e risultato evidente che gli eredi minori del socio defunto al 31 dicembre 2007 non siano subentrati ancora nella posizione sociale del dante causa e che, pertanto, a tale data la compagine sociale risulti composta esclusivamente dal socio superstite e dagli eredi maggiorenni.


Ne consegue, conformemente al parere reso dalla Direzione regionale, che ai fini degli adempimenti di cui all’art. 5 del TUIR, il reddito di partecipazione va imputato per intero e proporzionalmente ai soci che rivestono tale titolo al 31 dicembre 2007, senza tenere conto degli eventuali altri eredi.


In tal caso, la successiva autorizzazione del Tribunale che, con efficacia retroattiva consente ai minori la continuazione del rapporto societario, produce effetti civilistici, inerenti ai rapporti tra le parti, ma non produce effetti sugli obblighi di natura fiscale i cui termini siano ormai decorsi. Ne consegue che l’eventuale distribuzione in periodi di imposta successivi di utili accantonati in apposita riserva, conseguente all’intervenuta autorizzazione del Tribunale, non produrrà effetti di natura fiscale, essendo stato il reddito già imputato, ai sensi dell’art. 5 del TUIR, ai soci che risultano tali al 31 dicembre 2007.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/04/2008, n. 157)


 


 


7) Cessione di partecipazioni rideterminate da parte dell’erede


Le plusvalenze imponibili derivanti dalla cessione da parte dell’erede di partecipazioni societarie parzialmente rideterminate dalla madre prima del decesso, si calcolano assumendo come costo di partecipazione rilevante quello rivalutato dal genitore, a condizione che le quote siano state ereditate nel periodo di soppressione dell’imposta di successione.


Se il pagamento è diluito in più anni, la plusvalenza sulla prima tranche si determina tenendo conto delle somme percepite in quel periodo d’imposta e del fatto che la partecipazione ceduta era stata rideterminata solo in parte.


Nel caso di specie, riguardo al costo della partecipazione del contribuente (in qualità di erede), per quantificare le plusvalenze da cessione, ha assunto rilievo il costo della partecipazione così come rideterminato dal de cuius nel corso del 2003 ai sensi dell’art. 5 della legge n. 448 del 2001.


Ciò poiché le partecipazioni in questione sono pervenute al citato contribuente per successione aperta dopo il 25 ottobre 2001 e prima del 3 ottobre 2006.


Per quanto concerne, inoltre, le modalità di determinazione della plusvalenza da cessione delle partecipazioni ereditate, il pagamento del corrispettivo è stato pattuito in due tranche:


La  prima corrisposta nel 2007 all’atto dell’acquisto e la seconda da corrispondere entro il 2016.


In tale ipotesi, si applica l’art. 68, comma 7, lettera f), del Tuir, in base al quale nei casi di dilazione o rateazione del pagamento del corrispettivo, la plusvalenza va determinata con riferimento alla parte di costo o valore di acquisto proporzionalmente corrispondente alla somme percepite nel periodo d’imposta.


Inoltre, la partecipazione ceduta si compone di una parte il cui costo è stato riderminato nel corso del 2003 e di una parte il cui costo è rimasto quello inizialmente sostenuto al momento della costituzione della società.


In tal caso, il costo della partecipazione rilevante ai fini del calcolo della plusvalenza che concorre al reddito nel periodo di imposta 2007 deve essere determinato in proporzione alla quota del corrispettivo percepito nel suddetto periodo (pari a 500.000 euro e corrispondente al 77% circa del corrispettivo complessivo).


In sostanza, la plusvalenza relativa alla prima tranche di pagamento del corrispettivo va determinata con riferimento al 77% del costo della partecipazione rideterminato (pari a circa 214.800 euro) a cui va sommato il 77% del costo della partecipazione non rideterminato (pari a circa 3.900 euro).


Per conseguenza, nel calcolo della plusvalenza relativa alla seconda tranche di pagamento, che si considera realizzata nel periodo di imposta di effettiva percezione, si deve tenere conto delle rimanenti quote di costo della partecipazione.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/04/2008, n. 158)


 


 


8) Pagamento dell’imposta di registro nei contratti di locazione in cui é parte lo Stato


Nel contratto di locazione se il conduttore é lo Stato, in base al principio derogatorio introdotto dal predetto articolo 57, comma 7, del TUR, obbligato in via esclusiva al pagamento dell’intera imposta dovuta per la registrazione del contratto di locazione é il locatore (privato), ciò anche se l’obbligo di registrare il contratto di locazione ricade su entrambe le parti contraenti.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/04/2008, n. 159)


 


 


 


9) Riscossione dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo medica presso strutture sanitarie private


La procedura di riscossione accentrata dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo mediche e paramediche, rese nell’ambito di strutture sanitarie private, si applica anche quando i compensi al professionista sono erogati da una cassa assistenziale.


Come è noto, la Legge Finanziaria 2007 (art. 1, commi da 38 a 42, legge 296/2006) ha stabilito che la riscossione dei compensi dovuti al professionista per attività medica e paramedica resa nell’ambito della struttura sanitaria privata deve essere effettuata in modo unitario dalle strutture medesime che, pertanto, sono obbligate per ciascuna prestazione resa, ad “incassare il compenso in nome e per conto del prestatore di lavoro autonomo e a riversarlo contestualmente al medesimo”.


In particolare, il compenso dovuto al professionista non può essere versato dalla società di assicurazioni o dalla cassa di assistenza sanitaria direttamente sul suo conto ma deve transitare sul conto della casa di cura (che, nel caso di specie, aveva presentato istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate), obbligata alla riscossione in nome e per conto del professionista, che provvede al contestuale riversamento del compenso a favore del sanitario.


La riscossione accentrata concerne i compensi dovuti al professionista per attività di lavoro autonomo prestata a terzi nell’ambito della struttura sanitaria, a nulla rilevando la circostanza che sui predetti compensi sia stata o meno applicata la ritenuta alla fonte a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dal percipiente prevista dall’art. 25 del D.P.R. n. 600/73.


Infatti, l’obbligo per i soggetti che rivestono la qualità di sostituto d’imposta di applicare la ritenuta di acconto di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 600/73 sui compensi di lavoro autonomo corrisposti non fa venire meno l’obbligo di riscossione accentrata posto in capo alle strutture sanitarie private.


A tal fine, sono distinti ed autonomi i presupposti dell”obbligo, posto in capo al sostituto d’imposta, di effettuare la ritenuta nei confronti dei “percipienti” somme di denaro erogate nell’ambito di un rapporto di lavoro autonomo da quelli dell’obbligo di riscossione posto in capo alla struttura sanitaria che funge da tramite tra il prestatore di lavoro autonomo ed il soggetto che corrisponde il compenso.


Infine, i rapporti tra la società assicurativa o la cassa di assistenza sanitaria e la struttura sanitaria privata consistono in mere movimentazioni di denaro finalizzate a favorire la tracciabilità e la trasparenza dei pagamenti.


Ne consegue che, ai fini del corretto adempimento degli obblighi connessi alla riscossione accentrata non é necessario che la struttura sanitaria sia in possesso della fattura rilasciata dal professionista (inviata alla cassa autonoma di assistenza sanitaria) ma é sufficiente che la medesima struttura annoti “nelle scritture contabili o in apposito registro” gli estremi della fattura emessa dal professionista destinatario del pagamento, le generalità del paziente e la dichiarazione di quest’ultimo che il pagamento, per i motivi dallo stesso indicati, sarà eseguito da un terzo (società di assicurazioni o cassa di assistenza sanitaria) rilasciando, eventualmente, al paziente apposita attestazione.


Infine, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 13 dicembre 2007, (G.U. n. 8 del 10 gennaio 208) sono state definite le modalità ed i termini entro cui le strutture sanitarie devono comunicare all’Agenzia delle Entrate “l’ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ciascun percipiente”.


In proposito, ai fini del predetto adempimento rilevano i compensi effettivamente riscossi dalla struttura sanitaria in nome e per conto del professionista che, a sua volta, devono essere riversati al professionista dalla medesima struttura sanitaria.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 17/04/2008, n. 160)


 


 


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A cura di Vincenzo D’Andò


 

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