Novità fiscali del 16 aprile 2008. In evidenza: estromissione degli immobili strumentali dall’impresa individuale; fusione tra enti non commerciali: aspetti fiscali; enti non commerciali esonerati dalla presentazione degli elenchi dei clienti e fornitori; codice tributo per l’ulteriore detrazione ICI


 






Indice:


 


1) Nuove detrazioni sul T.F.R.: Sconto riconosciuto una sola volta in un anno


 


2) T.F.R. e crediti di lavoro: Aggiornati a marzo 2008


 


3) Operazioni inesistenti: Su chi ricade l’onere della prova


 


4) Software per la compilazione della Istanza per l’attribuzione di credito d’imposta


 


5) Fusione tra enti non commerciali: Aspetti fiscali


 


6) Enti non commerciali esonerati dalla presentazione degli elenchi dei clienti e fornitori solo per l’attività istituzionale


 


7) Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, con modello F24, dell’ulteriore detrazione ICI


 


8) Estromissione degli immobili strumentali dall’impresa individuale


 


 


1) Nuove detrazioni sul T.F.R.: Sconto riconosciuto una sola volta in un anno


L’Inps, con il messaggio n. 8620 del 14 aprile 2008, ha fornito precisazioni in merito alle nuove detrazioni che possono essere riconosciute dai sostituti d’imposta nel 2008.


Tra le altre cose ha chiarito che dal 1° aprile i lavoratori che cessano il rapporto di lavoro maturando il diritto a riscuotere il T.F.R. possono fruire di una riduzione Irpef se attestano per iscritto al sostituto d’imposta (che richiede il documento) di non averne già fruito in relazione ad altro rapporto di lavoro cessato nel medesimo periodo.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 15/4/2008)


 


 


2) T.F.R. e crediti di lavoro: Aggiornati a marzo 2008


A seguito del comunicato Istat del 15 aprile 2008, che ha stabilito in 133,2 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi) con una variazione di più 0,5% rispetto al mese di febbraio 2008, sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di marzo 2008 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di lavoro.


(Comunicato ISTAT, nota Ipsoa 15/04/2008)


 


 


3) Operazioni inesistenti: Su chi ricade l’onere della prova


Poiché la fattura è un documento valido per provare un costo dell’impresa, in caso di fatture che l’Amministrazione finanziaria considera come relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti, non ricade sul contribuente l’onere di provarne l’effettività, ma spetta all’Amministrazione dedurre argomenti idonei a palesare l’inesistenza o la diversa e minore entità dell’operazione oggetto della fattura.


Tuttavia, se la stessa Amministrazione fornisce sufficienti elementi (è a tal fine sufficiente l’allegazione di semplici elementi indiziari, ricavabili anche da “controllo indiretti”) per sostenere l’affermazione che alcune fatture riflettono operazioni in tutto o in parte fittizie, l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza e consistenza di tali operazioni si sposta sul contribuente.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 31/03/2008, n. 8247, in Ipsoa 15/04/2008)


 


 


4) Software per la compilazione della Istanza per l’attribuzione di credito d’imposta


E’ disponibile dal 15/04/2008 sul sito www.agenziaentrate.it.


Il software CreditoSicurezza (versione software: 1.0.0 del 15/04/2008) consente la compilazione della istanza per l’attribuzione del credito d’imposta per le misure di sicurezza (mod. IMS).


(Agenzia delle Entrate, nota del 15/04/2008)


 


 


5) Fusione tra enti non commerciali: Aspetti fiscali


L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti su una operazione di fusione tra due enti non commerciali (nel caso di specie: Di culto).


Tassazione ai fini del Testo Unico delle Imposte sui Redditi


Ai fini delle imposte dirette, l’art. 172, comma 1, del T.U.I.R. dispone che: “La fusione tra più società non costituisce realizzo né distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle società fuse o incorporate, comprese quelle relative alle rimanenze e il valore di avviamento”.


Ciò vale anche nei casi di fusione e scissione di enti diversi dalle società.


La disciplina delle operazioni straordinarie contenuta nel citato TUIR si basa sul presupposto che le società o gli enti interessati dall’operazione producano reddito d’impresa derivante dall’esercizio di imprese commerciali, disciplinato dal capo VI del titolo I del TUIR per le società personali commerciali e dalle disposizioni del Titolo II per le società e gli enti soggetti ad IRES.


In sostanza, il principio di neutralità delle fusioni e delle scissioni, in base al quale il passaggio dei beni dalle società o dagli enti preesistenti a quello o quelli risultanti dalle citate operazioni, non dà luogo a fenomeni realizzativi, implica un sistema di rilevazione dei valori che é tipico della tassazione in base al bilancio e che é proprio delle società che svolgono un’attività commerciale.


Neutralità fiscale per i beni dell’attività commerciale


Considerato che gli enti non commerciali, ai sensi dell’art. 143 del TUIR, possono svolgere in via non prevalente anche attività commerciale, occorre stabilire se i beni che devono confluire siano o meno relativi ad un’attività d’impresa.


Nel caso di specie, l’operazione di fusione, che coinvolge due enti religiosi, non si considera “realizzativa” e può quindi, beneficiare della neutralità fiscale ex art. 172, comma 1, del TUIR, limitatamente a quei beni gestiti dall’ente incorporato in regime di impresa (e, pertanto, indicati nell’inventario, ai sensi dell’art. 144, comma 3, del Tuir) che, dopo la fusione, confluiscono nell’attività d’impresa dell’ente incorporante.


Qualora, invece, detti beni non confluiscono in nell’attività commerciale dell’Ente incorporante, gli stessi si considerano realizzati a valore normale – in analogia a quanto disposto dall’articolo 171, comma 1 del Tuir in materia di trasformazione eterogenea – generando plusvalenze imponibili a causa della loro destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.


Beni da includere relativi all’attività non commerciale


Per i beni relativi all’attività istituzionale (non commerciale) dell’ente incorporato occorre distinguere a seconda che gli stessi confluiscono o meno, in conseguenza dell’operazione di fusione, nell’attività commerciale esercitata dall’ente incorporante.


Nel primo caso (cioè beni non relativi ad impresa che confluiscono nell’impresa), si applica in via analogica l’art. 171, comma 2 del TUIR che, in caso di trasformazione da ente non commerciale in società commerciale, rinvia alle disciplina del conferimento per i beni non ricompresi nell’azienda o nel complesso aziendale dell’ente stesso.


L’assimilazione del conferimento alla cessione a titolo oneroso, rilevante ai fini delle imposte sui redditi ai sensi dell’art. 9 del TUIR, comporta che tali beni, qualora confluiscano nella sfera “commerciale” dell’ente incorporante, si intendono realizzati in base al valore normale, generando in capo all’ente incorporato, ove ne ricorrano i presupposti, una plusvalenza imponibile ai sensi degli artt. 67 e 68 del Tuir.


Nella seconda ipotesi (cioé beni non relativi all’impresa, che confluiscono nell’attività istituzionale dell’incorporante), l’operazione, naturalmente, é fuori dal regime d’impresa (non soggetta, quindi, a tassazione ai fini delle imposte sui redditi).


Tassazione ai fini delle imposte indirette (IVA e registro)


Ai fini dell’imposizione indiretta, i passaggi di beni a seguito di atti di fusione o di trasformazione di società e di analoghe operazioni effettati da altri enti non sono soggetti ad IVA, ai sensi dell’art. 2, comma 3, lettera f) del DPR n. 633/1972.


I relativi atti vanno, pertanto, assoggettati all’imposta di registro.


In particolare, l’imposta di registro deve essere applicata nella misura proporzionale del 3%, ai sensi dell’art. 9 della Tariffa allegata al DPR n. 131/1986


Viceversa, al caso di specie, non è possibile applicare l’imposta di registro in misura fissa, ciò poiché, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera b) della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986, l’applicazione alle operazioni di fusione dell’imposta in misura fissa viene subordinata alla condizione che le stesse avvengano tra società od enti “aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale od agricola.


Nel caso di specie, invece, l’operazione di fusione è avvenuta tra due enti non commerciali, per i quali l’attività commerciale é da considerare, pertanto, oggetto non esclusivo o principale dell’attività d’impresa.


(Agenzia delle Entrate Risoluzione del 15/04/2008, n. 152)


 


 


6) Enti non commerciali (pubblici e privati) esonerati dalla presentazione degli elenchi dei clienti e fornitori solo per l’attività istituzionale


Lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri organismi di diritto pubblico sono esonerati a regime dalla trasmissione degli elenchi clienti e fornitori per le sole operazioni effettuate e ricevute nell’ambito delle attività istituzionali.


Allo stesso modo, sono esonerati tutti quegli organismi che hanno come oggetto principale un’attività essenzialmente senza fine di lucro.


Resta in ogni caso fermo, per tutti i predetti soggetti l’obbligo di invio degli elenchi clienti e fornitori per le attività commerciali e agricole poste in essere, ancorché in via residuale (come già precisato nella circolare n. 53/2007).


Obbligo di trasmissione degli elenchi clienti e fornitori


L’obbligo di trasmissione degli elenchi clienti e fornitori, come è noto, viene previsto da una disposizione Iva (comma 4-bis dell’art. 8-bis del D.P.R. n. 322/1998) per cui la verifica della sussistenza dei presupposti, necessari al configurarsi dell’obbligo deve avvenire in base alle disposizioni Iva.


In proposito, l’art. 4, quarto comma, del D.P.R. n. 633/1972 dispone che, per gli enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni o altre organizzazioni senza personalità giuridica e le società semplici, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nell’esercizio di attività commerciali.


Inoltre, gli enti pubblici che pongono in essere, prevalentemente, servizi nell’ambito della propria attività istituzionale e che solo marginalmente esercitano un’attività commerciale rientrano tra gli enti non commerciali, cui si applica, per effetto di quanto previsto dall’art. 20 del D.P.R. n. 600/73, il regime di contabilità semplificata di cui all’art. 18 del medesimo decreto.


Premesso tutto ciò, gli enti non commerciali sono stati esonerati dall’obbligo di trasmissione degli elenchi clienti e fornitori, per il solo anno 2006, se ricorrevano le condizioni per l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 18 del D.P.R. n. 600/1973 (art. 15, comma 3-ter del D.L. 2 luglio 2007, n. 81, convertito dalla legge n. 127 del 3 agosto 2007).


La normativa (art. 8-bis, comma 4-bis del D.P.R. n. 322/1998 e provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate 25 maggio 2007) che disciplina tale obbligo non consente, tuttavia, di esonerare a regime tali soggetti dall’invio degli elenchi riferiti alle attività commerciali poste in essere, anche se in via residuale.


Non rileva neppure la circostanza che per l’attività commerciale non sia utilizzata una contabilità ordinaria, con conseguente difficoltà nel separare i dati rilevanti da quelli concernenti l’attività istituzionale.


(Agenzia delle Entrate Risoluzione del 15/04/2008, n. 153)


 


 


7) Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, con modello F24, dell’ulteriore detrazione ICI per abitazione principale


La neo ulteriore detrazione ICI per abitazione principale (a carico dello Stato) si usufruisce, nel modello F24, mediante un nuovo codice tributo creato ad hoc e con la tecnica della compensazione.


Come è noto, l’art. 1, comma 5, della Legge 24/12/2007, n. 244(Finanziaria 2008) ha previsto un’ulteriore detrazione dall’imposta comunale sugli immobili (ICI) dovuta per le abitazioni principali, con esclusione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9, pari all’1,33 per mille della base imponibile, per un importo massimo di 200 euro.


L’importo della detrazione, fruibile fino a concorrenza del suo ammontare, va rapportato al


periodo dell’anno durante il quale si protrae la destinazione di abitazione principale.


Il minore gettito derivante dall’applicazione di tale detrazione verrà rimborsato ai comuni con oneri a carico del bilancio dello Stato.


Al momento del versamento delle somme dovute a titolo di ICI mediante il modello F24, i contribuenti dovranno indicare l’importo dell’ulteriore detrazione in oggetto utilizzando il seguente codice tributo a tal fine istituito:


“3900” – denominato “ulteriore detrazione ICI per abitazione principale a carico del bilancio dello Stato, prevista dall’articolo 1, comma 5, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”.


In sede di compilazione del modello di versamento F24, il nuovo codice tributo va esposto esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” della “Sezione ICI ed altri tributi locali” unitamente al codice catastale del comune ove é ubicato l’immobile adibito ad abitazione principale (e le eventuali pertinenze) nonché all’anno d’imposta cui si riferisce il versamento.


Tale codice tributo va utilizzato soltanto in presenza di somme esposte, per il medesimo comune e per il medesimo anno di riferimento, nella colonna “importi a debito versati”, identificate con i codici tributo 3901 – “ICI per abitazione principale” e 3904 – “ICI per altri fabbricati”.


L’importo dell’ulteriore detrazione, a parità di codice catastale, non deve essere superiore agli importi a debito relativi all’abitazione principale ed alle eventuali pertinenze.


Inoltre, la detrazione non può superare l’importo complessivo annuale di 200 euro e mensile di 16,67 euro, come indicato nella risoluzione n. 11/DF del 10 aprile 2008 del Ministero dell’Economia e delle Finanze.


Questo di seguito è un esempio di compilazione del modello F24:


– Versamento eseguito in unica soluzione per un’abitazione principale senza pertinenze, ubicata nel comune di Roma;






– aliquota ICI: 4,6 per mille;


– valore imponibile ICI: 105.000,00 euro;


– importo ICI lordo: 483,00 euro;


– detrazione ICI a carico del comune: 103,29 euro;


– ulteriore detrazione ICI a carico dello Stato: 139,65 euro (1,33 per mille calcolato sulla base imponibile).


In tale caso, nella colonna “importi a debito versati”, con il codice tributo 3901 deve essere riportata l’imposta (379,71 euro), determinata quale differenza tra l’importo lordo ICI calcolato sull’abitazione principale (483,00 euro) e l’importo della detrazione a carico del comune (103,29 euro) riportato nell’apposito campo “detrazione ICI abitazione principale”. Con il codice tributo 3900, nella colonna “importi a credito compensati” é evidenziata l’ulteriore detrazione a carico dello Stato (139,65 euro), da sottrarre all’importo esposto nella colonna “importo a debito versati” (379,71 euro).


L’importo risultante da tale operazione, pari a 240,06 euro (379,71 – 139,65 = 240,06 euro) deve essere riportato nella colonna relativa al saldo.


 


Fac simile di indicazione nel modello F24
























Codice tributo


Importi a debito


Importi a credito


Totale da versare


A saldo


3901


379,71


 


 


3900


 


– 139,65


 


 


 


 


240,06


 


Nel caso in cui siano da esporre esclusivamente somme dovute a titolo di ICI per abitazione principale e relative pertinenze, totalmente compensate per effetto dell’ulteriore detrazione a carico dello Stato, la “Sezione ICI ed altri tributi locali” a saldo zero non deve essere compilata, ferma restando l’eventuale compilazione delle altre sezioni del modello F24.


Infine, l’efficacia operativa di tale codice tributo decorre dal 12 maggio 2008.


(Agenzia delle Entrate Risoluzione del 15/04/2008, n. 154)


 


 


8) Estromissione degli immobili strumentali dall’impresa individuale


Gli imprenditori individuali, compresi i cosiddetti “minimi”, hanno tempo fino al 30/4/2008 per esercitare l’opzione per l’esclusione dei beni immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa con effetto dal periodo d’imposta in corso al 1°gennaio 2008.


L’Agenzia delle Entrate con la circolare 39/E del 15/4/2008 ha fornito i chiarimenti per l’attuazione delle norme introdotte con la finanziaria 2008 in materia di estromissione degli immobili.


La scelta comporta il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e dell’Irap nella misura del 10% calcolata sulla differenza tra il valore normale dei beni e il loro valore fiscale.


L’imposta, nel caso di bene soggetto a Iva, va maggiorata del 30% dell’IVA applicabile al valore normale dell’immobile.


La maggiorazione non è dovuta dal contribuente che, avvalendosi del regime dei minimi, effettua la cessione dei beni in franchigia Iva.


Possono beneficiare della facoltà di estromissione dei beni immobili strumentali coloro che esercitano attività d’impresa in forma individuale alla data del 30 novembre 2007 e almeno fino al 1° gennaio 2008.


Anche l’erede dell’imprenditore deceduto – dopo il 30 novembre 2007 – può optare per l’esclusione, a condizione che abbia continuato la attività ereditata in forma individuale. Analogamente, l’agevolazione è concessa al donatario dell’azienda che prosegue l’attività imprenditoriale del donante.


Possono essere estromessi tutti i beni immobili definiti strumentali:


– per destinazione, cioè utilizzati esclusivamente per l’attività d’impresa


– per natura, ovvero che per le loro caratteristiche non possono essere usati diversamente senza radicale trasformazione


Per fruire dell’agevolazione fiscale, è sufficiente che l’imprenditore assuma un comportamento concludente che lasci cioè presumere la sua volontà di optare per l’esclusione e proceda al pagamento dell’imposta sostitutiva entro:


– il termine di presentazione della dichiarazione 2008, nella misura del 40% dell’importo dovuto


– il 16 dicembre 2008, la prima rata della somma residua


– il 16 marzo 2009, la seconda e ultima rata di pari importo.


Soggetti interessati


Possono accedere al beneficio coloro che dal 30 novembre 2007 al 1° gennaio 2008 rivestivano la “qualifica” di imprenditore individuale.


Non è preclusivo all’agevolazione lo stato di liquidazione, alle stesse date, dell’impresa.


Non possono accedere coloro che al 1° gennaio 2008 hanno perso la qualifica di imprenditore individuale sia venuta meno e qualora, anteriormente al 1° gennaio 2008, l’unica azienda dell’imprenditore individuale sia stata concessa in affitto o in usufrutto.


La scelta di procedere all’estromissione agevolata può essere operata anche  dall’erede dell’imprenditore, deceduto successivamente al 30 novembre 2007, che abbia proseguito l’attività del de cuius in forma individuale  dal donatario dell’azienda che abbia proseguito l’attività imprenditoriale del donante.


In tal caso l’azienda sarà assunta agli valori riconosciuti nei confronti del dante causa.


Possono procedere all’estromissione anche gli imprenditori che applicano il regime dei “contribuenti minimi”.


Beni suscettibili di estromissione


Possono essere “esclusi” dal patrimonio dell’impresa i beni immobili, posseduti dall’imprenditore alla data del 30 novembre 2007:


– Strumentali per destinazione, utilizzati dall’imprenditore in maniera esclusiva e diretta per l’esercizio dell’impresa  strumentali per natura (vale a dire quelli “che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni”), anche se non utilizzati direttamente dall’imprenditore o anche se dati in locazione o comodato.


La strumentalità dell’immobile va verificata al 30 novembre 2007.


Non viene meno la possibilità di estromettere l’immobile concesso in uso a terzi a qualsiasi titolo successivamente al 30 novembre 2007.


Una precisazione.


Gli immobili strumentali, per natura o per destinazione, si considerano relativi all’impresa individuale solo se annotati nell’inventario o, per le imprese in contabilità semplificata, nel registro dei beni ammortizzabili.


Dal momento, però, che prima dell’entrata in vigore della legge n. 413/1991 gli immobili strumentali per destinazione erano sempre considerati relativi all’impresa, anche in mancanza di indicazione nell’inventario:


– Per gli immobili strumentali per natura, l’esclusione dal patrimonio può essere effettuata solo se gli stessi risultano indicati in inventario;


– per gli immobili strumentali per destinazione acquisiti a partire dal 1° gennaio 1992, l’esclusione è possibile solo se gli stessi sono indicati nell’inventario (o nel registro dei beni ammortizzabili)


– per gli immobili strumentali per destinazione acquisiti fino al 31 dicembre 1991, l’estromissione è possibile a prescindere dalla loro indicazione nell’inventario.


Possono essere esclusi dal patrimonio dell’impresa, per la quota di pertinenza dell’imprenditore, anche gli immobili da questo posseduti in comunione con altri soggetti.


L’esercizio dell’opzione


L’opzione va esercitata entro il 30 aprile 2008, con effetto dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2008.


E’ rilevante, a tal fine, il comportamento concludente del contribuente (come, ad esempio, la contabilizzazione dell’estromissione sul libro giornale o sul registro dei beni ammortizzabili), “fermo restando il perfezionamento dell’opzione con il pagamento dell’imposta sostitutiva”.


Gli imprenditori “minimi”, esonerati dalla tenuta sia del registro dei beni ammortizzabili sia di quello acquisti ai fini Iva, “annoteranno l’estromissione nei registri tenuti fino al periodo d’imposta 2007 che recano iscrizione dei beni immobili interessati”.


Imposta sostitutiva: Base imponibile


Base imponibile dell’imposta sostitutiva è la differenza tra il valore normale e il valore fiscale (vale a dire il valore iscritto nel libro degli inventari, oppure nel registro dei beni ammortizzabili, al netto delle quote di ammortamento fiscalmente dedotte fino al periodo d’imposta 2007, tenendo conto di eventuali rivalutazioni fiscalmente rilevanti) del bene immobile”escluso”.


L’opzione è ammessa anche nell’ipotesi di base imponibile nulla (valore normale uguale al valore fiscale del bene immobile).


Se l’immobile è posseduto in comunione, “rileva solo la quota parte del valore normale di pertinenza dell’imprenditore”.


Il valore normale degli immobili si determina mediante applicazione dei moltiplicatori stabiliti dalle singole leggi d’imposta alle rendite catastali ovvero, nel caso in cui si tratti di immobili non ancora iscritti in catasto edilizio con attribuzione di rendita, secondo la procedura per l’attribuzione della rendita catastale.






In sintesi, il valore normale dell’immobile si ottiene moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per i seguenti coefficienti:


– 60, se l’immobile appartiene alla categoria catastale D, opifici, oppure alla categoria A/10, uffici;


– 40,8 per i fabbricati delle categorie C/1, negozi e botteghe, ed E;


– 120 per gli immobili di categoria A (escluso A/10) e C (escluso C/1);


– 140 per gli immobili di categoria B, immobili per usi collettivi (tale ultima categoria dovrebbe interessare solo in via marginale gli imprenditori individuali).


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