Novità fiscali del 14 aprile 2008: credito d'imposta investimenti aree svantaggiate; Finanziaria 2008 e nuove assunzioni: attuato il Decreto per accedere al credito d'imposta; variazione dell'imponibile IVA in conseguenza dell'applicazione di abbuoni o sconti; meccanismo “prezzo valore” anche per i terreni agricoli pertinenti

  Indice:   1) Stabilizzazione dei rapporti, di co.co.co., anche a progetto: Riapertura al 30/9/2008 dei termini   2) Finanziaria 2008 e nuove assunzioni: Attuato il Decreto per accedere al credito d’imposta   3) Contratto di associazione in partecipazione con apporto di capitale e lavoro   4) Imprese di assicurazioni: Recupero eccedenze di imposta riserve […]

 











Indice:



 



1) Stabilizzazione dei rapporti, di co.co.co., anche a progetto: Riapertura al 30/9/2008 dei termini



 



2) Finanziaria 2008 e nuove assunzioni: Attuato il Decreto per accedere al credito d’imposta



 



3) Contratto di associazione in partecipazione con apporto di capitale e lavoro



 



4) Imprese di assicurazioni: Recupero eccedenze di imposta riserve matematiche



 



5) Variazione dell’imponibile Iva in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti



 



6) Esenzione IVA delle prestazioni proprie delle biblioteche



 



7) Meccanismo “prezzo valore” anche per i terreni agricoli pertinenti



 



 



1) Stabilizzazione dei rapporti, di co.co.co., anche a progetto: Riapertura al 30/9/2008 dei termini per l’accordo aziendale



Prorogato al 30 settembre 2008 il  termine entro cui sarà possibile sottoscrivere gli accordi aziendali per promuovere la stabilizzazione dei collaboratori. 



L’INPS, con la circolare n. 78/2007 ha illustrato la procedura della stabilizzazione, o la possibilità per i committenti-datori di lavoro di trasformare i rapporti  di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto,  in rapporti  di lavoro subordinato, prevista dall’art. 1, commi 1202-1210 della Legge n. 296/2006.



Il primo adempimento previsto  per potere accedere alla stabilizzazione era l’accordo sindacale aziendale, con il quale si promuoveva la trasformazione del rapporto di collaborazione in contratto di lavoro subordinato, da stipulare entro il 30 aprile 2007.



Adesso, tale termine è stato prorogato al 30 settembre 2008.



Per tale fine, è stato pubblicato sulla G.U. n. 51/2008 il D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 coordinato con la legge di conversione 28 febbraio 2008, n. 31 recante: “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria”.



Nell’art. 7 del D.L., comma 2-bis, viene stabilito che le parole “entro e non oltre il 30 aprile 2007”, del comma 1202 della legge n. 296/2006, siano sostituite con “entro e non oltre il 30 settembre 2008”.



Pertanto il termine “30 aprile 2007”, riportato nella citata circolare n. 78, va adesso inteso “30 settembre 2008”, mentre restano immutati gli ulteriori adempimenti indicati nella circolare, ovvero:



– contratto di collaborazione in essere;



– versamento dell’acconto di un terzo del contributo straordinario;



– deposito presso la sede INPS di competenza, con riferimento alla sede legale del committente, dell’attestazione del versamento dell’acconto, degli accordi di conciliazione e dei contratti di lavoro subordinato di ciascun lavoratore stabilizzato.



Al riguardo è  stata recentemente emanata, da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Direzione Generale per l’attività ispettiva, la circolare n. 8 del 31/3/2008, con la quale sono forniti utili chiarimenti ed ulteriori istruzioni per la corretta applicazione della disciplina.



L’Istituto previdenziale ha voluto chiarire che per la procedura di stabilizzazione non vi sono termini prescrizionali.



La stabilizzazione prevede, infatti, la possibilità per i committenti di stipulare accordi sindacali aventi ad oggetto la trasformazione di precedenti rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, in rapporti di lavoro subordinato.



L’oggetto della stabilizzazione, dunque, è un contratto di collaborazione coordinata e continuativa già esistente e ancora in essere, di qualunque durata, che viene trasformato in contratto di lavoro subordinato.



Possono essere stabilizzati, anche lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati a partire dal 1° aprile 1996.



Le precisazioni fornite con messaggio n. 29513 del 6 dicembre 2007 riguardano, invece, esclusivamente l’emersione di rapporti di lavoro subordinato non risultanti da scritture o altra documentazione, di cui all’art. 1, commi da 1192 a 1201 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.



(INPS, circolare n. 49 del 10/04/2008)



 



 



2) Finanziaria 2008 e nuove assunzioni: Attuato il Decreto per accedere al credito d’imposta



Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 12/3/2008 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 85 del 10/4/08) ha introdotto le disposizioni attuative di accesso al credito d’imposta riservato ai datori di lavoro che effettuano nuove assunzioni, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise ammissibili agli aiuti di Stato a finalità regionale.



Rilevano esclusivamente le assunzioni effettuate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2008 che costituiscono “incremento” rispetto al numero dei lavoratori dipendenti mediamente occupati nell’anno 2007.



Il credito d’imposta spetta a condizione che:



– I lavoratori assunti per coprire i nuovi posti di lavoro creati non abbiano mai lavorato prima o abbiano perso o siano in procinto di perdere l’impiego precedente o siano portatori di handicap o siano lavoratrici donne rientranti nella definizione di lavoratore svantaggiato;



– siano rispettate le prescrizioni dei contratti collettivi nazionali, anche con riferimento alle unità lavorative che non danno diritto all’agevolazione;



– siano rispettate le norme in materia di salute e sicurezza di lavoratori;



il datore di lavoro non abbia ridotto la base occupazionale nel periodo dal 1° novembre 2007 al 31 dicembre 2007, per motivi diversi dai raggiunti limiti di età pensionabile, dal collocamento a riposo e dalle dimissioni volontarie o del licenziamento per giusta causa.



L’incentivo, è stato determinato in misura pari a 333 euro mensili per ciascun lavoratore assunto in più rispetto alla media degli occupati 2007 (416 euro in caso di assunzioni di lavoratrici donne rientranti nella definizione di “lavoratore svantaggiato”), spetta, comunque, fino al 31 dicembre 2010, a condizione di conservare l’incremento occupazionale raggiunto nel 2008.



Modalità di accesso e di fruizione del credito d’imposta



Per usufruire del credito d’imposta, i soggetti beneficiari dovranno inoltrare al Centro Operativo di Pescara, a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si verificano gli incrementi occupazionali e non oltre il 31 gennaio 2009, un’istanza telematica contenente i dati che saranno stabiliti con prossimo Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.



Per le assunzioni agevolabili effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2008 fino al mese precedente a quello di attivazione della procedura telematica, i soggetti beneficiari  devono inviare le istanze di attribuzione del credito a partire dalla data di attivazione della stessa procedura.



In caso di ulteriori incrementi occupazionali, il soggetto beneficiario provvede alla presentazione di successive istanze.



L’Agenzia delle Entrate, esaminate le istanze, ne andrà a comunicare, entro 30 giorni, l’accoglimento, con espressa comunicazione telematica al soggetto interessato.



Soggetti ammessi



I soggetti che riceveranno la comunicazione telematica attestante l’accoglimento dell’istanza dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate, dal 1° febbraio al 31 marzo di ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, una comunicazione (che verrà approvata dalla medesima Agenzia delle Entrate), che attesta il rispetto della prevista condizione.



Peraltro, con la stessa comunicazione, il beneficiario dovrà indicare l’eventuale minore credito spettante con riferimento all’anno precedente o a quello in corso.



La suddetta comunicazione costituisce il presupposto per usufruire, nell’anno in cui la stessa deve essere presentata, della quota di credito già prenotata con l’istanza di attribuzione del beneficio.



Ne consegue che il mancato invio della stessa comporta la decadenza dalla fruizione del credito.



Soggetti non ammessi



I soggetti non ammessi al beneficio per esaurimento dei fondi stanziati potranno presentare dal 1° aprile al 20 aprile di ciascuno degli anni 2009 e 2010 una nuova istanza telematica.



L’importo del credito richiesto con le nuove istanze potrà essere al massimo pari a quello richiesto nell’istanza originaria.



Le nuove istanze verranno ammesse al beneficio nei limiti delle risorse divenute disponibili a seguito di:



– Rinunce al credito richiesto;



– mancato invio della comunicazione;



– indicazione nella comunicazione presentata di minori crediti spettanti.



Utilizzo del credito d’imposta



Riguardo la fruizione del credito d’imposta, ne viene prevista l’utilizzabilità esclusivamente in compensazione, mediante modello F24, a partire dal primo giorno successivo a quello di accoglimento dell’istanza.



Il credito d’imposta andrà indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale è concesso e si prevede che non concorre alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell’IRAP e non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, comma 5, del TUIR.



Attività di controllo e verifica



Infine, nei casi in cui verrà accertata l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni imposte dalla norma o per il verificarsi di una o più cause di decadenza, l’Agenzia delle Entrate provvederà al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni.



Norma istitutiva



Secondo la relazione illustrativa del neo Decreto, la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), ha introdotto una importante misura di sostegno all’occupazione nelle c.d. aree svantaggiate.



In particolare, al fine di agevolare la creazione di posti di lavoro “aggiuntivi” e stabili nelle suddette aree, i commi da 539 a 547 dell’articolo 2 di detta legge prevedono la concessione di un credito di imposta, per gli anni 2008, 2009 e 2010, per le nuove assunzioni effettuate, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2008, dai datori di lavoro nelle aree delle Regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise, che risultano ammissibili alle deroghe di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c) del Trattato CE.



Ulteriori precisazioni e chiarimenti contenuti nella relazione illustrativa del Decreto attuativo



La nuova misura sarà subito usufruibile da parte dei datori di lavoro le assunzioni agevolate sono solo quelle effettuate entro il 31 dicembre 2008, mentre il beneficio spetta sia nell’anno in cui avviene l’assunzione che nei due successivi.



Il beneficio spetta per le assunzioni di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato,  impiegati nelle aree svantaggiate, costituenti incremento del numero di lavoratori a tempo indeterminato mediamente occupati, nelle stesse aree, nel periodo 1° gennaio 2007 – 31 dicembre 2007.



I dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma a tempo parziale, sono calcolati nella base occupazionale in misura proporzionale alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale di lavoro.



L’incremento del numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, rispetto alla media dell’anno 2007, peraltro, deve verificarsi non solo rispetto al numero dei lavoratori impiegati nelle aree svantaggiate, ma anche rispetto al numero dei lavoratori complessivamente impiegati dal datore di lavoro.



Ciò, al fine di evitare che eventuali incrementi della base occupazionale nelle aree svantaggiate siano controbilanciati da decrementi della base occupazionale complessiva della stessa impresa o datore di lavoro.



Parimenti, viene previsto che l’incremento della base occupazionale sia considerato al netto delle diminuzioni occupazionali verificatesi in società controllate o collegate dall’impresa principale o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto.



Gli incrementi occupazionali devono essere conservati all’interno della medesima regione o zona assistita, per almeno tre anni, nel caso di grandi imprese, oppure per due anni, nel caso delle piccole e medie imprese.



Come ulteriore tutela dell’effettività dell’incremento della base occupazionale è stata prevista la decadenza del diritto all’agevolazione qualora il numero complessivo dei dipendenti, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro, per ciascuno degli anni interessati, risulti inferiore o pari al numero complessivo dei lavoratori dipendenti mediamente occupati nel 2007. Tale previsione impedisce di riconoscere il beneficio alla mera “trasformazione” di contratti a tempo determinato, ovvero, con contenuto formativo, in contratti a tempo indeterminato, senza, che si produca un effettivo incremento della base occupazionale complessiva.



Il beneficio spetta per ogni unità lavorativa costituente incremento del numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, rilevato in ciascun mese, rispetto alla media dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato occupati nel periodo 1° gennaio 2007 – 31 dicembre 2007.



Per le assunzioni di dipendenti con contratto a tempo parziale, il credito d’imposta è ridotto



proporzionalmente alle ore prestate rispetto a quelle previste dal relativo contratto nazionale di lavoro.



In generale, comunque, il datore di lavoro non deve aver ridotto la base occupazionale nel periodo dal 1º novembre 2007 al 31 dicembre 2007, per motivi diversi dai casi di raggiungimento dei limiti di età pensionabile, di dimissioni volontarie o di licenziamento per giusta causa.



L’Agenzia delle Entrate esaminerà le istanze secondo l’ordine cronologico di presentazione, verificandone, sulla base dei dati in essa indicati, l’ammissibilità in ordine al rispetto dei requisiti previsti dalla norma.



L’eventuale accoglimento, nei limiti di stanziamento dei fondi per ciascun anno, deve essere espresso, entro trenta giorni dalla data di presentazione dell’istanza medesima, mediante comunicazione in via telematica al soggetto interessato.



Infine, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate da pubblicarsi sul sito internet della stessa Agenzia, sarà comunicata la data dell’accertato esaurimento dei fondi.



(D.M. Ministero economia e Finanze 12/03/2008, G.U. 10/04/2008, n. 85)



 



 



3) Contratto di associazione in partecipazione con apporto di capitale e lavoro: Disciplina fiscale applicabile



Il versamento di una somma da parte dell’associato all’associante, nell’ambito di un contratto di associazione in partecipazione, è un apporto di capitale anche se sul contratto viene definito come “apporto a garanzia della merce in magazzino”.



Per il tipo di obbligo assunto dall’associato, il contratto stipulato tra le parti rientra nell’ambito delle associazioni in partecipazione con apporto di capitale (o misto).



Ne consegue che le remunerazioni periodicamente corrisposte vanno tassate in capo all’associato e non possono essere dedotte dalla società.



Contratto di associazione in partecipazione nell’impresa



Il contratto di associazione in partecipazione é un contratto tipico con il quale un soggetto, l’associante, attribuisce ad un altro soggetto, l’associato, il diritto a partecipare agli utili della sua impresa o di uno o più affari, contro il corrispettivo di un determinato apporto  (articolo 2549 del codice civile).



L’apporto fornito dall’associato può consistere in una somma di denaro, nella cessione o nel godimento di un bene o nella prestazione di un’opera o di un servizio.



Aspetto fiscale



La natura dell’apporto reso dall’associato assume primaria rilevanza sotto il profilo fiscale giacché la valutazione di tale elemento determina un diverso regime di tassazione dei proventi corrisposti in dipendenza del contratto stipulato.



Nel caso di apporto costituito da opere e servizi, le remunerazioni corrisposte all’associato sono deducibili dal reddito prodotto dalla società associante in base al criterio di competenza e indipendentemente dall’imputazione a conto economico.



Detti redditi sono, invece, assoggettati integralmente a tassazione in capo al soggetto associato.



Diversamente, per i contratti di associazione in partecipazione con apporto di capitale, ovvero di capitale e lavoro (cosiddetti contratti misti), l’art. 109, comma 9, lettera b), del TUIR, stabilisce l’indeducibilità, in capo all’associante, di ogni tipo di remunerazione dovuta all’associato in relazione ai medesimi contratti.



Coerentemente, in capo al soggetto percettore tali compensi sono assoggettati a tassazione con le stesse modalità disposte per gli utili spettanti in relazione alla partecipazione in società.



Al fine di stabilire la corretta disciplina fiscale applicabile occorre, pertanto, stabilire in via preliminare la natura dell’apporto reso dall’associato.



Nel caso di specie, dall’esame della bozza di contratto è stato possibile desumere che gli obblighi assunti dalla persona fisica associata consistono nella collaborazione dell’associato alla gestione del punto vendita affidato.



Inoltre, l’associato si obbliga ad una prestazione in denaro consistente nel versamento dell’importo di euro 35.000 all’associante.



L’assunzione di tali obblighi da parte dell’associato conferisce al contratto natura di contratto di associazione in partecipazione con apporto di servizi e capitale (apporto misto) a prescindere delle qualificazioni testuali indicate dalle parti.



La circostanza, infatti, che la descritta corresponsione in denaro venga contrattualmente definita come apporto a garanzia della merce in magazzino non muta la qualificazione fiscale della fattispecie.



Il versamento di tale somma concretizza, infatti, un apporto di capitale assunto dall’associato al fine della condivisione del rischio d’impresa dell’associante e quindi un elemento caratterizzante la qualificazione della remunerazione spettante all’associato.



La circostanza che alla risoluzione del contratto l’associante provvede a restituire all’associato una somma di pari importo incrementata annualmente dell’aumento medio del prezzo, inoltre, fa prospettare un ulteriore rendimento e non la mera integrazione della perdita di valore reale della somma corrisposta.



Pertanto, le remunerazioni periodiche spettanti all’associato al termine dei diversi esercizi sono da considerarsi percezione di utile annuale, e vanno tassate in capo allo stesso ai sensi dell’art. 44, comma 2, lettera f), del TUIR; le stesse non potranno essere portate in deduzione ai fini della determinazione del reddito imponibile della società, in applicazione della disposizione recata dall’art. 109, comma 9, lettera b), del TUIR.



Al momento della risoluzione del contratto, la corresponsione della somma di 35.000 euro costituirà per l’associato restituzione di capitale (essendo contrattualmente prevista); diversamente, tutto ciò che verrà erogato dall’associante oltre i 35.000 euro costituisce una ulteriore remunerazione del contratto di associazione in partecipazione ai sensi dell’art. 45 del TUIR.



(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/04/2008, n. 145)



 



 



4) Imprese di assicurazioni: Recupero eccedenze di imposta riserve matematiche



La compensazione tra l’imposta sulle riserve matematiche e le ritenute effettuate sui rendimenti dei capitali da corrispondere in dipendenza dei contratti di assicurazione sulla vita (e imposte sostitutive sui rendimenti di capitale) può essere effettuata senza limite di tempo. Ne consegue che, nel caso in cui in un determinato periodo di imposta risulti un’eccedenza dell’imposta sulle riserve matematiche versata per il quinto anno precedente rispetto all’ammontare complessivo delle ritenute da versare nel medesimo periodo di imposta, il contribuente può utilizzare l’eccedenza in compensazione nei periodi di imposta successivi. Fino a quando permane la possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione, perché l’attività svolta dal contribuente da’ luogo alla maturazione di debiti, il sistema non consente di prendere in considerazione soluzioni diverse, quali la procedura di rimborso ai sensi dell’art. 38 del D.P.R n. 602/73 o quella prevista dall’art. 21 del D.Lgs. n. 576/1992.



Rinuncia delle facoltà di applicare direttamente l’imposta sostitutiva



La rinuncia ad avvalersi della facoltà di applicare direttamente l’imposta sostitutiva del 12,50% sui redditi corrisposti sulla base dei contratti di assicurazione sulla vita, conclusi con soggetti residenti in Italia, non esonera da imposizione i redditi corrisposti sulla base dei contratti di assicurazione sulla vita conclusi con soggetti residenti fino alla data della rinuncia. Ne consegue, quindi, che la compagnia di assicurazione, anche in questo caso, non può recuperare l’eccedenze di imposta attraverso la presentazione di un’istanza di rimborso, poiché l’attività che la stessa deve svolgere in relazione ai contratti stipulati dà, comunque, luogo alla maturazione di debiti.



Infatti, la procedura di rimborso viene riconosciuta solo quando le altre modalità di recupero dell’eccedenza previste dall’art, 1, comma 2, del Decreto n. 209/2002 sono oggettivamente precluse:



Ciò si verifica, ad esempio, quando un’impresa di assicurazione estera, decida di non operare più Italia in regime di stabile organizzazione, ma in libera prestazione di servizi. In tale ipotesi, qualora detta impresa estera non intenda applicare l’imposta sostitutiva, di cui all’art. 26 ter del D.P.R. n. 600/73, sui proventi delle polizze stipulate con soggetti residenti in Italia, né direttamente né tramite un rappresentante fiscale, la stessa può recuperare le eccedenze d’imposta già corrisposte, facendo richiesta di rimborso dei crediti vantati ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n. 602/73.



Ne consegue che, anche riguardo tale problematica, dovendo continuare ad assoggettare ad imposizione i redditi relativi ai contratti antecedenti la rinuncia, le uniche modalità di recupero dei crediti in argomento sono quelle ordinariamente previste, secondo cui: A decorrere dall’anno 2007, se l’ammontare complessivo delle predette imposte sostitutive e ritenute da versare in ciascun anno é inferiore all’imposta versata per il quinto anno precedente, la differenza può essere computata, in tutto o in parte, in compensazione delle imposte e dei contributi, anche oltre il limite previsto dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, o ceduta a società o enti appartenenti al gruppo con le modalità previste dall’art. 43-ter del D.P.R. n. 602/73.



Modalità di recupero dI eventuali somme versate in eccedenza, in via anticipata



Infine, poiché, nel caso di specie, si è trattato di una impresa estera (di gruppo che opera in Italia) operante in regime di libera prestazione di servizi, il cui regime di versamento delle imposte sui rendimenti latenti nelle riserve matematiche é applicabile a decorrere dal 1 gennaio 2004, in concreto le modalità di recupero delle eventuali somme versate in eccedenza, in via anticipata, possono emergere soltanto tramite il riconoscimento di un eventuale credito di imposta, a decorrere dal 2009.



L’eccedenza, così determinata, costituendo un credito di imposta per la compagnia di assicurazione, può essere recuperata sia attraverso “compensazione orizzontale” con tributi e contributi diversi, sia mediante “compensazione verticale” con debiti della medesima imposta.



In altri termini è possibile compensare, a decorrere dal quinto anno successivo, le eccedenze dell’imposta d’acconto dello 0,30% con i versamenti dell’imposta d’acconto dello 0,30 che si rendano dovuti.



(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/04/2008, n. 146)



 



 



5) Variazione dell’imponibile Iva in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti concessi al consumatore finale



La concessione di abbuoni o sconti consente al venditore di ridurre, ai fini Iva, l’ammontare imponibile di una operazione di cessione già registrata e la relativa imposta a debito già contabilizzata, anche nelle ipotesi in cui tra l’alienante e l’acquirente finale, beneficiario dello sconto, non intercorre un rapporto giuridico diretto.



Lo precisato l’Agenzia delle Entrate in risposta ad un quesito posto da una S.r.l. che svolge attività di commercio all’ingrosso di computer, apparecchiature informatiche periferiche e di software (cod. attività 51840).



La società intende avviare un’attività promozionale consistente nel riconoscere a favore del consumatore finale, successivamente all’acquisto di un determinato prodotto oggetto della promozione, il diritto al rimborso di una somma di denaro prestabilita secondo le condizioni ed i termini del programma promozionale.



In proposito, la società ha chiesto di sapere se sia corretto ridurre ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/72, la base imponibile relativa alle cessioni di beni effettuate dalla società medesima al soggetto rivenditore per un ammontare pari alla somma erogata agli acquirenti finali dei prodotti rientranti nella campagna promozionale.



Soluzione interpretativa proposta dal contribuente e ritenuta corretta dall’Agenzia delle Entrate



L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto corretta la seguente proceduta proposta dalla società contribuente.



L’iniziativa promozionale da intraprendere comporta l’instaurazione dei seguenti rapporti:



1) cessione del bene da parte della società al soggetto rivenditore;



2) cessione del bene da parte del rivenditore all’acquirente finale;



3) rimborso – a seguito dell’adesione all’iniziativa promozionale – di una somma di denaro direttamente da parte della società a favore dell’acquirente finale.



Nell’ipotesi del rimborso di cui al punto 3) si può applicare l’art. 26, secondo comma, del D.P.R. n. 633/72 che consente – nei casi previsti – di emettere un nota di variazione e di detrarre ai sensi dell’art. 19 del citato decreto Iva l’imposta corrispondente alla variazione effettuata.



Ciò é confermato dalla normativa comunitaria relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto come interpretata dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee per l’ambito del sistema promozionale.



La società ha precisato che l’operazione promozionale che intende porre in essere é finalizzata ad accordare agli acquirenti finali di alcuni modelli di stampanti commercializzati dall’istante – per il tramite di società di distribuzione – uno sconto in denaro.



Per beneficiare dello sconto gli acquirenti dovranno compilare un modulo di adesione alla promozione, indicando, tra l’altro, il numero di serie che identifica univocamente il prodotto acquistato.



In proposito, la società ha precisato che mediante un sistema di tracciamento dei prodotti venduti (“Serial Number Tracking” – SNT) é in grado di determinare in modo univoco e dimostrabile il collegamento – tramite il numero di serie che identifica i singoli prodotti – tra la fattura originariamente emessa nei confronti del rivenditore, lo scontrino fiscale o la fattura emessa dal rivenditore al proprio cliente finale ed il modulo di adesione all’iniziativa promozionale inviato dall’acquirente finale.



Ciò consente alla società di indicare nella nota di variazione il riferimento al numero di serie del prodotto assoggettato a sconto ed il riferimento alla fattura originariamente emessa nei confronti del rivenditore.



La società ha chiarito che il buono sconto ha un valore facciale comprensivo dell’importo dell’Iva e, pertanto, la società intende detrarre l’Iva incorporata nel valore facciale dei soli buoni concessi ai consumatori finali e non anche di quelli concessi agli acquirenti finali soggetti passivi Iva.



Pertanto, la società può adottare il seguente comportamento:



– emettere una nota di variazione in un unico esemplare per l’importo complessivo dei rimborsi direttamente erogati;



– registrare la stessa sul solo registro degli acquisti o in rettifica sul registro vendite;



– archiviare la nota di variazione unitamente alla documentazione comprovante l’ammontare dei buoni sconto rimborsati e, quindi, la correttezza dell’ammontare Iva da scomputare.



Le ulteriori osservazioni dell’Agenzia delle Entrate



L’Agenzia delle Entrare, dopo avere condiviso la soluzione interpretativa prospettata dal contribuente, a seguito di istanza di interpello, ha poi ulteriormente  osservato quanto segue.



Affinché la società possa portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione deve emettere apposita nota di variazione dalla quale risulti la data, il numero progressivo attribuito alla stessa nota, la denominazione del beneficiario dello sconto o abbuono previsto contrattualmente, la quantità e la qualità del bene ceduto, l’ammontare dell’imponibile, dell’imposta e dell’aliquota applicata, il riferimento alla fattura originaria emessa nei confronti del rivenditore cui la nota di accredito si riferisce e che si intende variare.



In particolare, nelle ipotesi di sconti concessi ad acquirenti-consumatori finali, la società può anche emettere una nota di variazione in unico esemplare per ‘importo complessivo dei rimborsi direttamente erogati semprechè dalla stessa risultino le predette indicazioni.



Sotto il profilo della detrazione dell’imposta corrispondente allo sconto accordato, considerato che la somma rimborsata deve intendersi comprensiva dell’imposta, la società deve operare una variazione (pari alla somma rimborsata) proporzionalmente della base imponibile e dell’imposta.



Infine, tenuto conto che la variazione in diminuzione delle operazioni viene subordinata all’adesione da parte del cliente alla campagna promozionale, ossia a seguito di un sopravvenuto accordo tra le parti, la variazione in diminuzione è consentita ai sensi dell’art. 26, comma 3, del D.P.R. n. 633/72, entro l’anno di effettuazione della relativa operazione originaria.



Riguardo agli sconti concessi agli acquirenti-soggetti passivi Iva, nel modulo di adesione alla campagna promozionale il soggetto deve dichiarare se il prodotto é acquistato nell’esercizio dell’impresa, arte o professione.



Qualora l’acquisto sia stato effettuato da un soggetto Iva nell’esercizio della propria attività economica, per la scelta prudenziale della società di non operare alcuna detrazione dell’imposta corrispondente allo sconto accordato, non si determina alcuna variazione dell’ammontare dell’operazione imponibile originaria.



Se, invece, la società intendee esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta corrispondente allo sconto accordato, deve emettere apposita nota di variazione nei confronti del singolo acquirente-soggetto passivo Iva che a sua volta ha l’obbligo di registrare la variazione a norma dell’art. 23 o dell’art. 24 del D.P.R. n. 633 del 1972, ed effettuare la corrispondente rettifica della detrazione precedentemente operata.



(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/04/2008, n. 147)



 



 



6) Esenzione IVA delle prestazioni proprie delle biblioteche



Il regime agevolativo previsto per la gestione delle biblioteche non si applica in caso di singoli interventi affidati a terzi.



Il servizio di catalogazione libri, eseguito da una società cooperativa per conto del Comune, rappresenta un’autonoma prestazione di servizio e, quindi, sul corrispettivo ricevuto per il lavoro svolto si applica l’IVA ordinaria.



L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che non si possa estendere ai singoli interventi gestionali, effettuati da terzi, la disciplina agevolativa prevista dall’articolo 10, n. 22), del D.P.R. n. 633/1972, che rende esenti dall’Iva le “le prestazioni proprie delle biblioteche, discoteche e simili e quelle inerenti alla visita di musei, gallerie, pinacoteche, monumenti, ville, palazzi, parchi, giardini botanici e zoologici e simili”.



Tutto ciò a seguito di una risposta data, mediante istanza di interpello, ad una cooperativa, che deve provvedere alla catalogazione di un numero consistente di volumi appartenenti alla biblioteca comunale.



(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/04/2008, n. 148)



 



 



7) Meccanismo “prezzo valore” anche per i terreni agricoli pertinenti



Nell’atto di acquisto deve figurare il rapporto di strumentalità con l’abitazione principale.



Un terreno agricolo sul quale si trova un fabbricato a uso abitativo può essere considerato pertinenziale all’abitazione stessa.



Per conseguenza la sua cessione beneficia del sistema cd. “prezzo-valore”, che consente nelle compravendite tra privati aventi a oggetto ab

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