Mini prontuario per la rateazione le direttive di Equitalia


            Come è noto, in sede di conversione, l’art. 36, comma 2-bis, del D.L. n. 248 del 31.12.2007, conv. in L. n. 31 del 28 febbraio 2008 – ha consegnato ad Equitalia il potere di concedere la rateazione, aumentando da 48 a 72 rate mensili la possibilità massima di rateazione, facendo però venire meno la possibilità di concedere la sospensione della riscossione per 12 mesi.


            Inoltre, non è più necessario che la richiesta  di  rateazione  sia presentata,  a  pena  di decadenza, prima dell’inizio della procedura esecutiva.


            Resta ferma la necessità della garanzia per somme superiori a 50.000 euro.


In questo nostro intervento, analizziamo sinteticamente gli aspetti di maggiore interesse forniti  da Equitalia con la direttiva di gruppo prot. n. 2070 del 27 marzo 2008 Equitalia, che può costituire un vero e proprio prontuario da mettere sul tavolo e utilizzare alla bisogna (1).


Trattazione delle istanze

            La presentazione dell’istanza di  rateazione  determina  l’avvio  di  un procedimento amministrativo, disciplinato dalla legge 8 agosto 1990, n. 241.


Ne deriva che, a fronte della richiesta di dilazione, verrà comunicato all’interessato l’avvio del relativo procedimento;  la  comunicazione  dovrà contenere gli elementi  indicati  dall’art. 8,  comma  2,  della  legge  n. 241/1990, ivi compresi il termine  di  conclusione  del  procedimento ed i nominativi del responsabile di tale  procedimento  e  del responsabile dell’adozione del provvedimento finale.


 


            Nell’ipotesi in cui il  debitore  risulti  moroso  per addebiti ulteriori rispetto a quelli di cui intende chiedere la  rateazione, l’operatore di sportello lo informerà dell’esistenza di  tali  ulteriori addebiti,  facendogli  presente  che  la  dilazione  può   essere   concessa esclusivamente per la totalità degli importi iscritti a ruolo residui per  i quali è già scaduto il termine per  il  pagamento  (60  gg.  dalla  data  di notifica della cartella), al netto degli importi già versati.


            Se il contribuente è decaduto da una precedente dilazione,  non potrà beneficiare di  una  nuova  rateazione  delle  partite  di  ruolo  con riferimento alle quali tale decadenza si è verificata e  potrà  ottenere  la dilazione di ulteriori somme iscritte a suo carico nella sola ipotesi in cui effettui il pagamento in unica soluzione delle predette partite.          


           


            Soltanto  in  tal  modo,  infatti,  potranno  ritenersi  sussistenti   i presupposti necessari  a  permettere  di  ricostituire  una  valutazione  di affidabilità del debitore decaduto dalla dilazione.


            L’agente della riscossione, inoltre, comunicherà al debitore l’esistenza di eventuali cartelle stampate ma non ancora notificate, al fine di estendere a tali cartelle l’istanza di dilazione.


 


            La  presentazione  della  richiesta  di rateazione:


“ – non determinerà la revoca delle misure cautelari (fermi amministrativi ed ipoteche) precedentemente adottate;


– non inibirà l’adozione di nuove azioni cautelari;


– precluderà  l’avvio  di  nuove  azioni  esecutive  e  sospenderà   la prosecuzione delle procedure esecutive già  avviate.  Ciò,  ferma  restando, tuttavia, la necessità di valutare, caso per caso, se questa sospensione sia suscettibile di provocare il rischio di un irreversibile  pregiudizio  della possibilità di riscuotere  le  somme  iscritte  a  ruolo,  ad  es.  a  causa dell’imminente scadenza dei termini per fissare le vendita  di  beni  mobili pignorati per un valore significativo rispetto all’ammontare del credito”.


 


                Un aspetto da tenere in debita considerazione è che la presentazione dell’istanza di dilazione non farà venire meno, in capo al debitore moroso – per  il  ristretto  tempo tecnico necessario all’esame dell’istanza di dilazione ed  alla  conclusione del relativo procedimento – la qualità di “soggetto inadempiente” ai fini di cui all’art. 48-bis del DPR n. 602/1973  e  del D.M. n. 40/2008,  con  la conseguenza che, ove lo stesso debitore sia beneficiario di un pagamento  da parte  delle  Pubbliche   Amministrazioni   e   delle   società   a   totale partecipazione pubblica (complessivamente denominate  “soggetti  pubblici”), questo pagamento verrà sospeso  e  le  relative  somme  saranno  oggetto  di pignoramento presso terzi.


 


Criteri di esame dell’istanza


 


            La prima indicazione di carattere generale data da Equitalia ai propri uffici periferici è che  per qualunque importo venga richiesta la rateazione,  dovrà,  anzitutto, essere  accertata  l’esistenza  della  temporanea  situazione  di  obiettiva difficoltà.


            In proposito, Equitalia richiama la circolare dell’Agenzia  delle Entrate nella circolare n. 15  del  2000    la quale evidenziava che la  “temporanea  situazione  di obiettiva  difficoltà”  è  quella  in  cui  si  trova  il  debitore  che   è nell’impossibilità di pagare in unica soluzione il debito iscritto  a  ruolo e, tuttavia, è in grado di sopportare l’onere  finanziario  derivante  dalla ripartizione dello stesso debito in un numero di rate congruo rispetto  alle sue condizioni patrimoniali.


           


            Siffatta   condizione   è   da   ritenersi   sussistente,    a    titolo esemplificativo, nei seguenti casi:


“ – carenza temporanea di liquidità finanziaria;


– stato di crisi aziendale dovuto ad eventi  di  carattere  transitorio, quali situazioni  temporanee  di  mercato,  crisi  economiche  settoriali  o locali,  processi  di  riorganizzazione,  ristrutturazione  e  riconversione aziendale;


– trasmissione ereditaria dell’obbligazione iscritta a ruolo;


– contestuale scadenza di obbligazioni  pecuniarie,  anche  relative  al pagamento corrente (in autoliquidazione) di tributi e contributi;


– precaria situazione reddituale”.


            Con riferimento, poi, al numero di rate in cui dilazionare il pagamento, fermo restando il limite massimo (72) previsto dall’art. 19, comma 1, del  DPR  n. 602/1973, il numero di rate dovrà essere stabilito  tenendo  conto di un ragionevole limite minimo di importo  di  ciascuna  rata,  limite  che viene individuato in 100  euro,  derogabile  esclusivamente  in particolari situazioni di comprovata indigenza.


 


            Relativamente, poi, all’arco temporale di applicazione  degli  interessi di rateazione e, eventualmente, di quelli di mora ( cfr. circolare  n. 184  del  6 settembre 1999):


– se l’istanza di rateazione  è  presentata  prima  della  scadenza  del termine di pagamento della cartella, gli interessi per dilazione iniziano  a decorrere dalla stessa data di scadenza. In tale ipotesi, dunque,  non  sono dovuti gli interessi di mora;


– se, invece, l’istanza viene proposta dopo la scadenza del  termine  di pagamento della cartella, tra la data di notifica della cartella e quella di presentazione dell’istanza si applicheranno gli interessi  di  mora,  mentre  gli  interessi  di rateazione inizieranno a decorrere dal giorno di presentazione dell’istanza.


 


            Tutte le  rate  accordate  dovranno  essere  dello  stesso importo, fermo restando, tuttavia, che,  contestualmente  alla  prima  rata, dovranno essere pagati dal debitore, per il loro intero ammontare, gli interessi di mora, gli aggi di riscossione, le spese per le procedure di riscossione coattiva, e i diritti di notifica della cartella di pagamento.


 


Criteri di rateazione


 


            La nota distingue diverse ipotesi:



  • per gli importi fino a 50.000 euro dovrà essere accertata la situazione  di  temporanea obiettiva difficoltà;

  • per gli importi fino a  2.000  euro,  la dilazione dovrà essere concessa, fino ad  massimo  di  18  rate,  a semplice richiesta motivata di parte;

  • per gli importi tra 2.000 e 10.000 euro, l’accertamento della difficoltà economica dovrà essere effettuato in modo semplificato;

  • per gli importi superiori a 50 mila euro, una  volta  accertata  la   temporanea situazione  di  obiettiva  difficoltà,  per  accogliere  le   richieste di rateazione occorre idonea garanzia in una  delle  forme previste dall’art. art. 19, comma 1, del DPR n. 602/1973 (2).


Conclusione del procedimento


 


            Ai sensi dell’ art.2 della legge n. 241/1990,  il  procedimento  avviato con la  richiesta  di  rateazione  deve  essere  obbligatoriamente  concluso mediante l’adozione di un provvedimento espresso.


            Tale   provvedimento    dovrà    essere    notificato    al    debitore, indipendentemente   dall’esito   del   procedimento, entro il termine di  novanta  giorni dalla presentazione dell’istanza.


            È indispensabile che nel provvedimento di rateazione la data di scadenza della prima rata sia fissata in modo  tale  da  consentire  al  debitore  di disporre di almeno otto giorni lavorativi per effettuare il pagamento.


           


            Se la rateazione viene accordata, al  relativo  provvedimento  occorrerà allegare il piano di ammortamento. Se la dilazione è stata concessa per importi superiori  a  50.000  euro, nel provvedimento dovrà  essere  precisato  esplicitamente  che  l’efficacia dello stesso è subordinata alla consegna da parte del debitore, entro  dieci giorni (3) dalla ricezione del provvedimento, alternativamente, o della  prescritta  fideiussione  o polizza fideiussoria, sulla quale dovranno essere svolti tutti  i  controlli già visti, ovvero del  certificato  ipocatastale rilasciato dall’Agenzia del Territorio ovvero relazione notarile  attestante l’avvenuta iscrizione  di  ipoteca  volontaria  di  primo grado.


 


            A  seguito  del  pagamento  della  prima  rata le strutture periferiche dovranno:


“ – rinunciare alle eventuali procedure esecutive avviate in precedenza;


– revocare il fermo amministrativo eventualmente iscritto ex art. 86 del DPR n. 602/1973 prima della presentazione dell’istanza di rateazione, previo inserimento nell’importo della prima rata delle spese di iscrizione e di revoca di tale fermo;


– verrà meno, in capo  al  debitore  moroso,  la  qualità  di  soggetto inadempiente ai fini di cui all’art. 48-bis del DPR n. 602/1973 e del D.M. n. 40/2008”.


 


 


Il rigetto dell’istanza


 


            L’eventuale rigetto dell’istanza di rateazione dovrà essere congruamente motivato, con  l’esposizione  dei  presupposti  di  fatto  e  delle  ragioni giuridiche della decisione, in  rapporto  alle  risultanze  dell’istruttoria (art. 3 legge n. 241/1990).


            Anche  l’accoglimento  parziale  (ad es., la concessione di un numero  di  rate  inferiore  a  quello  richiesto) costituisce un diniego parziale, che, in quanto tale, deve essere motivato.


            II provvedimento di rigetto, inoltre,  dovrà  essere  preceduto  da  una comunicazione, inoltrata all’interessato ai  sensi  dell’art. 10-bis  della legge  n.  241/1990,  contenente  l’indicazione  dei   motivi   che   ostano all’accoglimento della domanda. Tale comunicazione interrompe i termini  del procedimento,  che  iniziano  nuovamente  a  decorrere  dal  giorno  in  cui l’interessato presenta eventuali osservazioni, per  la  cui  proposizione  è stabilito un termine di dieci giorni.  Trascorsi  inutilmente  questi  dieci giorni, il termine di  conclusione  del  procedimento  riprende  comunque  a decorrere.


 


            Anche la comunicazione di cui  all’ad.  10-bis  citato  dovrà,  come  il provvedimento finale, essere notificata, se possibile a mani proprie  presso lo sportello, altrimenti al domicilio speciale eletto dal debitore. Soltanto così, infatti, l’agente della riscossione potrà  disporre  della  necessaria certezza sulla decorrenza del termine di  dieci  giorni  per  presentare  le osservazioni contemplate dallo stesso art. 10-bis.


            Dell’eventuale mancato recepimento delle osservazioni in  questione  (o, in  alternativa,  del  silenzio  mantenuto  dal  debitore  a  fronte   della comunicazione inviata ex art. 10-bis delle legge n.  241/1990)  dovrà  darsi atto nel provvedimento finale  di  rigetto,  nel  quale,  inoltre,  dovranno essere  indicati  il  termine  (60  giorni)  e  l’autorità   (il   Tribunale Amministrativo Regionale) cui è possibile ricorrere in via giurisdizionale.


 


Decadenza dalla rateazione


 


            Ai sensi dell’art. 19, comma 3, del DPR n, 602/1973, in caso  di  mancato pagamento della prima rata o, successivamente,  di  due  rate,  il  debitore decade automaticamente dal beneficio  della  dilazione  e  l’intero  importo ancora dovuto è immediatamente  ed  automaticamente  riscuotibile  in  unica soluzione.


            In tal caso, inoltre,  per  espressa  previsione  legislativa  (cfr.  la lettera c) del citato art. 19, comma  3),  il  carico  non  può  più  essere rateizzato.


 


            Naturalmente, nel caso in  cui  sia  trascorso  più  di  un  anno  dalla notifica  della  cartella  di  pagamento,  l’espropriazione   dovrà   essere preceduta dalla notifica dell’avviso di  intimazione  di  cui  all’art. 50, comma 2, del DPR n. 602/1973.


            Se la dilazione è stata garantita con fideiussione, considerato  che  si tratta di una garanzia a prima richiesta, verrà privilegiata,  ovviamente, la riscossione nei confronti del fideiussore rispetto a quella nei confronti del debitore.


  


Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte


 


            E’ importante evidenziare che la nota di Equitalia afferma che laddove si riscontri  che,   nell’ambito   della   procedura   di rateazione, il debitore abbia compiuto  alienazioni  simulate  ovvero  altri atti fraudolenti che integrano la fattispecie di cui all’art. 11 del  d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, occorre provvedere ai conseguenti adempimenti per  far valere la responsabilità penale dello stesso debitore (rapporto alla Procura della Repubblica) (4).


                                                                     


Francesco Buetto


12 Aprile 2008








NOTE


(1) Le somme iscritte a ruolo dall’I.N.P.S. godono di un doppio binario: tali somme sono rateizzabili  sia  dagli agenti della riscossione ai sensi dell’art. 36, commi  2-bis  e  2-ter,  del D.L. n. 248/2007, in un numero massimo di 72  rate,  sia  dai  suoi uffici, ai sensi dell’art. 3, comma 3-bis, della legge  8  agosto  2002,  n. 178, in un numero massimo di 60 rate. Il debitore iscritto a ruolo sia dall’I.N.P.S. che da altri enti creditori, per ottenere la dilazione  delle  restanti  somme da parte dell’Agente della Riscossione,  dovrà  documentare di  avere chiesto la rateazione anche allo stesso I.N.P.S.


 



(2) Se il debitore intende ricorrere  a  questa  opzione,  deve  prestare  a favore di Equitalia, per l’intero periodo della dilazione aumentato  di  un  anno, una garanzia fideiussoria a prima richiesta rilasciata da una banca, o da  un consorzio di garanzia collettiva dei fidi ( cd. Confidi) o da un’assicurazione autorizzata all’esercizio del ramo cauzioni. La  garanzia  può   consistere   anche   nell’iscrizione   di   ipoteca, naturalmente di primo grado, sui beni immobili di  proprietà  del  debitore, non gravati da formalità pregiudizievoli, ai sensi dell’art. 77,  comma  1, del DPR n. 602/1973, per il doppio del credito complessivo. Ciò, ovviamente, sempre che il valore di tali  immobili,  da  determinarsi  con  il  criterio catastale di cui all’art. 79, comma 1, dello stesso DPR n. 602 del 1973  sia pari almeno al doppio del credito complessivo. Ove dei beni del contribuente siano  stati  da  già  sottoposti dall’agente della riscossione ad ipoteca di primo grado anteriormente alla presentazione della  richiesta  di rateazione: – se l’ipoteca è stata iscritta  per  un  importo  inferiore  al  doppio dell’attuale credito complessivo,  dovrà  essere iscritta una nuova ipoteca, per un importo pari al doppio  della  parte  del credito complessivo  maturata  successivamente  all’iscrizione  della  prima ipoteca. Naturalmente, si potrà procedere in tal modo soltanto nel  caso  in cui gli immobili del debitore liberi da ipoteche diverse da  quella  già iscritta abbiano un valore catastale pari almeno al doppio  dell’attuale credito complessivo. Nell’ipotesi in esame, comunque, su istanza del debitore, l’ipoteca  già iscritta potrà essere  sostituita  da  una  garanzia  fideiussoria  a  prima richiesta, prestata per un importo pari a quello del credito  complessivo; – se l’ipoteca è stata iscritta  su  beni  il  cui  valore  catastale  è inferiore  al  doppio  del  credito  (perché   il   debitore,   al   momento dell’iscrizione ipotecaria, non era  ancora  proprietario  di  alcuni  degli immobili attualmente di sua proprietà), occorre iscrivere una nuova ipoteca, sempre di primo grado, in modo da sottoporre ad iscrizione  ipotecaria  beni immobili il cui valore catastale sia pari  al  doppio  dell’attuale  credito complessivo.


Il debitore può ottenere la dilazione anche concedendo, ex artt. 2821 ss. cod. civ., ipoteca  volontaria  di  primo  grado,  per  un importo pari al doppio delle somme iscritte  a  ruolo  sugli  immobili,  non gravati da formalità pregiudizievoli, di cui è proprietario esclusivo. L’ipoteca volontaria può anche essere concessa da un  terzo,  sempre  su immobili che presentino le medesime caratteristiche. In entrambi i casi,  il  contribuente  che  intende  avvalersi  di  tale facoltà deve farlo presente nella richiesta di  rateazione  ed  allegare  ad essa il certificato  ipocatastale  rilasciato  dall’Agenzia  del

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