La stabilizzazione dei Co.co.pro.: nuove indicazioni

La materia dei rapporti di collaborazione è di notevole importanza per il Ministero del lavoro: la finanziaria 2007 aveva previsto accordi collettivi al comma 1202 e ss. Spostando in avanti, al 30 settembre, la trasformazione delle collaborazioni in rapporti di lavoro subordinato, la circolare n. 8/2008 fornisce nuove importanti indicazioni  in merito.   Il primo […]

La materia dei rapporti di collaborazione è di notevole importanza per il Ministero del lavoro: la finanziaria 2007 aveva previsto accordi collettivi al comma 1202 e ss. Spostando in avanti, al 30 settembre, la trasformazione delle collaborazioni in rapporti di lavoro subordinato, la circolare n. 8/2008 fornisce nuove importanti indicazioni  in merito.


 


Il primo punto sottolineato è il contenuto degli accordi: al fine di rettificare le precedenti imperfezioni nella prima tranche delle trasformazioni, il Ministero indica a riferimento i criteri concordati con le parti sociali.


Secondo punto sono le tipologie contrattuali utilizzabili: l’INPS aveva già chiarito in precedenza che potranno essere oggetto di trasformazione esclusivamente “i rapporti sussistenti all’atto dell’attivazione della procedura”; sono  esclusi i rapporti già ricondotti ad una tipologia contrattuale di natura subordinata a seguito di provvedimenti ispettivi o giudiziali.


La trasformazione deve indirizzarsi unicamente a rapporti di natura subordinata; in particolare:


 


§        contratti di lavoro a tempo pieno e indeterminato;


§        contratti part-time a tempo indeterminato superiori a 25 ore settimanali;


§        contratti a tempo determinato;


§        contratti di apprendistato.


 


I contratti a tempo determinato non potranno avere una durata inferiore ai 24 mesi e, per la loro sottoscrizione, sarà necessario verificare la sussistenza dei requisiti  tecnici, produttivi, organizzativi o sostitutivi previsti dal DLGS n. 368/2001, mentre i contratti di apprendistato sono da ritenersi ammissibili solo in presenza dei requisiti normativi e contrattuali.


Fra le tipologie contrattuali escluse il Ministero indica il contratto di inserimento, in quanto la durata massima dello stesso è pari a 18 mesi. Per quanto attiene alla durata del rapporto, avendo stabilito il Ministero un tempo minimo di 24 mesi, salvo cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento per giusta causa o per dimissioni del lavoratore, non è possibile alcuna deroga alla previsione normativa. Tra i destinatari della stabilizzazione sono, altresì, compresi i lavoratori la cui posizione sia stata oggetto di accertamenti ispettivi: finché non sussistano provvedimenti o sentenze di natura definitiva, che abbiano già ricondotto i rapporti nell’ambito del lavoro subordinato con i conseguenti effetti sia sul piano contributivo e sanzionatorio, è possibile attivare la procedura di trasformazione.


 


Effetti della regolarizzazione.


La regolarizzazione si estrinseca con il pagamento di un contributo straordinario integrativo da versare alla Gestione separata INPS. Gli effetti immediati sono: l’estinzione dei reati previsti da leggi speciali in materia di versamenti  di  contributi o premi e di imposte sui redditi, nonché di obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere accessorio connesso alla denuncia e il versamento dei contributi e dei premi. E’ precisato che, qualora non si provveda al pagamento anche di una sola rata del contributo straordinario integrativo, l’estinzione degli illeciti di cui si è detto può venir meno. Ed inoltre, la previsione secondo cui è precluso ogni accertamento di natura fiscale e contributiva per i pregressi periodi di lavoro prestato dai lavoratori interessati dalle trasformazioni, va riferita ai soli collaboratori stabilizzati e per i relativi periodi di attività denunciata.


 


Nella circolare viene anche inserito un dettaglio specifico riguardante la trasformazione delle collaborazioni dei rapporti nei call-center, in particolar modo riferendosi alle suddivisioni delle attività in bound e out-bound.


In seguito alle varie ispezioni, il Ministero è giunto alla conclusione che non è possibile distinguere completamente le due tipologie, se non su un piano astratto: un operatore per essere definito solo out-bound deve svolgere la sua prestazione secondo rigorose modalità, in mancanza delle quali il rapporto va ricondotto nell’ambito della subordinazione.


Pertanto, il rapporto non può essere inquadrato con un contratto di collaborazione se:


 


1.     il progetto o programma di lavoro non individui la specifica campagna promozionale cui l’operatore è assegnato;


2.     la prestazione di lavoro non sia circoscritta alle sole attività out-bound e contempli, sia pur parzialmente, anche attività in bound;


3.     la prestazione di lavoro non sia resa nell’ambito di un fascia oraria con possibilità per il collaboratore di gestire comunque la quantità e la collocazione temporale della stessa;


4.     le concrete modalità di effettuazione della prestazione siano vincolate all’utilizzo di sistemi informatici che non consentono l’autodeterminazione dei ritmi lavorativi;


5.     la postazione non sia dotata di apposito dispositivo break che consenta al collaboratore di interrompere in qualsiasi momento lo svolgimento della prestazione;


6.     il committente eserciti un potere direttivo o disciplinare nei confronti dell’operatore.


 


Il Ministero chiude la circolare avvertendo che il personale ispettivo terrà conto dei criteri richiamati quando, al termine previsto per la definizione della procedura, saranno avviati i necessari controlli.


 


18 Aprile 2008

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