La difesa del contribuente


         In questa piatta e scialba campagna elettorale, spesso i candidati premier fanno riferimento alle problematiche tributarie suggerendo soluzioni volte a ridurre la pressione fiscale, con abbattimenti di aliquote o aumenti di detrazioni o maggiori oneri deducibili.


         Le proposte, a volte generiche e confusionarie, sono da prendere con le molle perché è importante, innanzitutto, sapere se effettivamente si realizzerà una riduzione della base imponibile oppure tutto rimane immutato, come del resto è accaduto con le recenti riduzioni delle aliquote IRES ed IRAP che, però, si sono annullate con l’allargamento della base imponibile.


         In ogni caso, il problema non è questo, perché può accadere che le buone intenzioni di ridurre la pressione fiscale si scontrino con un linguaggio legislativo poco chiaro e contraddittorio nonché con il tentativo degli uffici impositori di interpretare restrittivamente le norme agevolative, costringendo i contribuenti ad iniziare un lungo e defatigante contenzioso tributario.


         In questi ultimi anni, in presenza di tutti gli schieramenti politici di centro-destra e di centro-sinistra, in materia fiscale, infatti, si è assistito ad una duplice fase di maggiori interventi invasivi in tema di accertamenti fiscali (vedi gli studi di settore) e di riscossione (vedi i fermi amministrativi e le ipoteche) ed al tempo stesso alla produzione di presunte norme agevolative, che spesso però hanno determinato un difficile contenzioso; come per esempio, in tema di crediti d’imposta investimenti ed occupazione, tali da scoraggiare, invece che favorire, iniziative produttive, soprattutto a causa di norme retroattive in barba allo Statuto dei diritti del contribuente.


         In definitiva, secondo me, a fronte di una giusta campagna antievasiva, con il potenziamento degli istituti di accertamento, è mancata però una altrettanto giusta campagna diretta a potenziare la difesa del contribuente, costituzionalmente garantita.


         Infatti, oggi, il processo tributario continua ad essere gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che è parte in causa, con limiti al diritto di difesa del contribuente, soprattutto nella fase della sospensiva della riscossione e nella fase istruttoria, con il divieto della testimonianza e del giuramento.


         E’ auspicabile che il prossimo Parlamento, soprattutto se avrà una fase costituente, riequilibri la posizione del contribuente, consentendogli una difesa senza limitazioni, “a parità delle armi” con il fisco, davanti ad un giudice professionale, terzo ed imparziale, con l’organizzazione gestita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e non più dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.


         A fronte di una “giusta” lotta all’evasione e all’elusione fiscale è altrettanto importante avere un “giusto” processo tributario per consentire al contribuente un’efficace ed equilibrata difesa.


 


AVV. MAURIZIO VILLANI


Avvocato Tributarista in Lecce


Patrocinante in Cassazione


www.studiotributariovillani.it – e-mail avvocato@studiotributariovillani.it


 


8 Aprile 2008


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