Decreto milleproroghe: la riapertura del condono per il lavoro nero

Sanatoria per i rapporti di lavoro c.d. a nero: datori di lavoro ammessi          Il D.L. n. 248 del 31/12/2007, c.d. milleproroghe, ha previsto all’art. 7 comma 2 (1) la riapertura del condono sul lavoro nero che era stato introdotto dalla Legge 296 del 27.12.2006 art. 1 commi dal 1192 al 1201 (Legge Finanziaria 2007) e […]

Sanatoria per i rapporti di lavoro c.d. a nero: datori di lavoro ammessi


         Il D.L. n. 248 del 31/12/2007, c.d. milleproroghe, ha previsto all’art. 7 comma 2 (1) la riapertura del condono sul lavoro nero che era stato introdotto dalla Legge 296 del 27.12.2006 art. 1 commi dal 1192 al 1201 (Legge Finanziaria 2007) e che era scaduto il 30/09/2007.


         Da più parti questo “condono” è stato definito come un premio per i più furbi, in quanto possono accedervi tutti i datori di lavoro, senza ulteriori requisiti, compresi quindi anche i datori di lavoro domestico, ma, soprattutto, l’accesso alla procedura di regolarizzazione è concesso anche ai datori di lavoro nei confronti dei quali siano stati emessi provvedimenti amministrativi o giurisdizionali per il pagamento dell’onere contributivo e assicurativo evaso (contributi Inps e Inail) o le connesse sanzioni amministrative, purché tali provvedimenti non siano ormai definitivi. 


         La sanatoria mira a far emergere quei rapporti di lavoro subordinato del tutto sconosciuti agli enti previdenziali e assistenziali, ossia quei rapporti non risultanti da scritture o altra documentazione obbligatoria, nonché a concedere agevolazioni ai datori di lavoro che vi aderiranno. Restano quindi esclusi dalla sanatoria quei rapporti di lavoro subordinato regolarmente costituiti ma con omissione totale o parziale dei contributi, i rapporti di lavoro subordinato erroneamente inquadrati come rapporto di lavoro autonomo (ad esempio mediante i co.co.pro.) o i rapporti di lavoro con extracomunitari privi del permesso di soggiorno al momento della presentazione della domanda di accesso alla sanatoria.


        


         Di conseguenza, si può riassumere che non rientrano nel condono tutti quei rapporti di lavoro che per qualsiasi motivo sono già noti agli enti, o perché è stata comunicata l’assunzione al Centro per l’impiego, o perché sono state inviate le denuncie Dm/10 o EMens, o perché le retribuzioni risultano dalle scritture contabili, oppure, come già detto, ma è bene sottolinearlo, nel caso di extracomunitari, i lavoratori sono sprovvisti di permesso di soggiorno.


         Inoltre sono escluse dal procedimento di regolarizzazione anche quelle posizioni che il datore di lavoro ha già in precedenza autodenunciato o che sono emerse in seguito a ispezioni per le quali però il datore di lavoro ha già provveduto a pagare le somme contributive e sanzionatorie.


         L’adesione alla regolarizzazione avviene in tre fasi e si perfeziona con l’assunzione del dipendente per un periodo di tempo non inferiore ai due anni, (basta quindi anche un’assunzione a tempo determinato e inoltre la legge non stabilisce che l’assunzione debba essere full/time) e il pagamento di un ridotto onere contributivo effettuabile per di più anche a rate.


         Una volta che la domanda di regolarizzazione sia stata accettata, il datore di lavoro vedrà cancellate tutte le sanzioni di natura penale, amministrativa e civile legate alla denuncia e al versamento dei contributi e dei premi, comprese quelle riguardanti la mancata comunicazione di assunzione, il rispetto dei limiti di orario di lavoro nonché la maxi-sanzione per il lavoro nero prevista dall’articolo 36-bis della legge n. 248/2006, fatta eccezione per le norme sulla salute e sulla sicurezza del lavoro, in quanto l’efficacia estintiva dei reati prevista dal condono è condizionata proprio al completo adempimento degli obblighi sulla sicurezza del lavoro.


 


L’Accordo sindacale: la stipula dei contratti di lavoro subordinato e la conciliazione individuale


         Primo requisito da soddisfare per accedere all’istanza di sanatoria è la sottoscrizione di un accordo sindacale da parte del datore di lavoro. L’accordo deve essere siglato a livello aziendale ma, dal momento che non tutti i lavoratori possono essere rappresentati tramite Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali) o Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) l’accordo potrà essere siglato a livello territoriale con le organizzazioni sindacali aderenti alle associazioni nazionali comparativamente più rappresentative.


         Le Rsa sono disciplinate dalla Legge n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori) e sono previste in tutti i settori economici; le Rsu, invece, sono state disciplinate da un accordo interconfederale tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria del 20/12/1993 e sono previste solo nel settore industriale. Le Rsa vengono costituite su iniziativa dei lavoratori ma è possibile soltanto nelle imprese commerciali e industriali con più di 15 dipendenti; restano quindi  escluse aziende di piccole dimensioni e datori di lavoro non imprenditori, ossia associazioni, enti, studi professionali ecc. Anche per le Rsu vale il limite dimensionale, quindi possono essere costituite solo in realtà aziendali industriali con più di 15 dipendenti.


         Attraverso l’accordo sindacale, viene regolarizzata la posizione del dipendente a nero, tramite la sottoscrizione di un contratto di lavoro, che come detto, non può essere inferiore ai 24 mesi. Inoltre vengono intrapresi una serie di atti di conciliazione individuale tra datore di lavoro e lavoratore per il periodo interessato alla sanatoria, periodo che tuttavia non può essere superiore ai 5 anni antecedenti alla domanda di regolarizzazione. Come conseguenza di questi atti di conciliazione, che possono essere svolti sia in sede amministrativa sia in sede sindacale,  e relativa rinuncia dal parte del lavoratore dei propri diritti, il datore di lavoro dovrà concedere una somma a titolo di compensazione. L’accordo sindacale può essere richiesto sia dal datore di lavoro, sia dal lavoratore.


                  Quest’ultimo, generalmente, si rivolge direttamente al sindacato che a sua volta contatterà il datore di lavoro per rendergli nota la richiesta del lavoratore. La sottoscrizione di questo accordo deve essere precedente alla presentazione di richiesta di sanatoria all’Inps, la quale deve comprendere tutti i rapporti di lavoro per i quali sussistano le stesse condizioni e che, eventualmente, siano stati oggetto di accertamenti ispettivi. Senza tale accordo nessuna richiesta di sanatoria verrà presa in considerazione da parte dell’Inps.


 


Presentazione dell’istanza di regolarizzazione


         A questo punto il datore di lavoro può procedere alla richiesta di regolarizzazione vera e propria mediante la compilazione di un apposito modulo messo a disposizione dall’Inps (Circolare Inps n. 116/2007). La domanda dovrà essere consegnata alla sede Inps dove vengono svolti i lavori entro il 30/09/2008 (data modificata dal decreto milleproroghe)  e, nel caso di accentramento, alla sede accentrante.


         Una volta presentata la richiesta, il datore di lavoro dovrà attendere la risposta positiva da parte dell’Inps. Infatti, come spiega la circolare Inps 116/2007, l’Inps dovrà controllare la sussistenza di tutti i requisiti per accedere alla sanatoria. La procedura di controllo è affidata ad un collegio composto dai direttori della direzione provinciale del lavoro, dell’Inps e dell’Inail e degli altri enti previdenziali territorialmente competenti.


 


Pagamento dei contributi e misura dell’ agevolazione


         L’ultima fase è la regolarizzazione vera e propria, ossia l’assunzione del dipendente oggetto di regolarizzazione e il pagamento, in misura ridotta, degli oneri contributivi e assicurativi a carico del datore di lavoro. Per le somme a carico del lavoratore la norma stabilisce l’esenzione.         


         Il datore di lavoro dovrà procedere quindi al pagamento di una somma pari ai 2/3 del debito totale per il periodo oggetto di regolarizzazione nei confronti degli enti previdenziali e assistenziali interessati.


         La Legge Finanziaria 2007 al comma 1199 prevede anche la temporanea sospensione delle agevolazioni contributive nella misura del 50% , che verranno definitivamente concesse al termine di ogni anno di lavoro prestato regolarmente dai lavoratori oggetto della sanatoria. Si ritiene, pertanto, che il datore di lavoro debba versare, oltre ai 2/3 previsti anche il 50% dei contributi oggetto di agevolazione, i quali poi verranno restituiti alla fine di ogni anno lavorativo, qualora i requisiti siano stati tutti rispettati. Qualora, invece, venga constatata la perdita dei requisiti i contributi dovranno essere versati interamente, oltre alle sanzioni civili e penali previste dall’art. 116 della legge 388/2000.


 


Come pagare i contributi: istruzioni operative


         Il pagamento delle somme dovute nei confronti dell’Inps sarà effettuato mediante modello F24, indicando come “causale contributo” nella sezione Inps EMDM (regolarizzazione lavoro sommerso aziende DM) oppure il codice EMLA (regolarizzazione lavoro sommerso aziende agricole) se la regolarizzazione riguarda operai agricoli. Naturalmente dovranno essere riportati negli appositi campi il codice della sede Inps, la matricola della ditta, il periodo oggetto della regolarizzazione e l’importo versato.


         Per quanto riguarda le somme dovute nei confronti dell’Inail, tutti i versamenti devono essere effettuati tramite il modello F24, compilando la specifica sezione INAIL ed indicando negli appositi campi il codice della sede, il codice della ditta ed il relativo controcodice, in numero di riferimento 999600, la causale “P” e l’importo a debito versato.


 


Rateizzazione dei contributi


         Il versamento delle somme potrà avvenire con le seguenti modalità:


         per intero, allegando alla richiesta di regolarizzazione l’attestazione dell’avvenuto pagamento;


         per 1/5 contestualmente alla richiesta di regolarizzazione da presentare all’Inps. In questo caso l’importo residuo potrà essere versato:


·       in un’unica soluzione;


·        in forma rateizzata, nei 60 mesi successivi mediante rate mensili costanti e senza interessi.


         Per coloro che hanno optato per la rateizzazione è bene ricordare che il mancato pagamento anche di una sola rata comporta il decadimento dal beneficio previsto dalla legge; di conseguenza i contributi dovranno essere pagati per intero oltre alle sanzioni calcolate al tasso vigente alla data del pagamento ai sensi dell’art. 116 della Legge 388/2000.


         Per quanto riguarda la scadenza della prima rata, sarebbe auspicabile in proposito un intervento chiarificatore dell’Inps, in quanto, originariamente, questa era stata fissata convenzionalmente dall’Ente stesso il 16/10/2007 con la Circolare 116/2007, nella quale veniva stabilito un tempo maggiore per il pagamento rispetto alla data fissata per la presentazione della richiesta (30.09.2007) al fine di permettere al collegio, previsto dal comma 1201 della legge 296/2006, di effettuare tutti i controlli necessari all’approvazione della richiesta stessa. La scadenza delle rate successive era stata fissata per il giorno 16 di ogni mese. 


 


Rag. Patrizia Macrì


consulentetributario@alice.it



 


15 Aprile 2008








NOTE


(1) All’art. 1 comma 1192 della Legge 27/12/2006 n. 296 le parole “entro il 30/09/2007” sono sostituite dalle seguenti “entro il 30/09/2008”.

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