Novità in tema di trattamento degli assegni bancari: ulteriori precisazioni


L’imminente avvio della nuova disciplina sulla gestione in particolare degli assegni bancari, vista la loro maggiore utilizzazione, ha generato molta attenzione da parte di quelli che saranno gli utilizzatori, producendo in alcuni casi confusione ed interpretazioni difformi rispetto al testo normativo.


A ciò si aggiungono anche ulteriori precisazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate effettuate recentemente con circolare n.18/E del 07 marzo 2008 (“Imposta di bollo su assegni bancari o postali o assegno circolare o vaglia postale o cambiario rilasciati in forma libera”) che sarà opportuno esaminare.


Completerà l’analisi anche l’elencazione delle sanzioni in caso di mancato rispetto del disposto normativo.


 


Rimandando il lettore a quanto già indicato nell’articolo già apparso in data 22 dicembre 2007 ancora consultabile – in Evidenze – dal titolo “Assegni Bancari: cambiano le regole” con lo scopo di consentire l’esame dei dettagli della nuova normativa, in tale ambito si precisa brevemente che il legislatore con lo scopo di contribuire ad una maggiore trasparenza nei percorsi dei flussi finanziari ha previsto una limitazione alla libera circolazione degli assegni bancari e postali, imponendo la non trasferibilità degli stessi per qualunque importo in via generale e tuttavia consentendo ancora la libera circolazione degli stessi fino ad un importo di euro 5.000 (ex euro 12.500)


L’utilizzo degli assegni c.d. liberi avverrà entro il nuovo limite sopra indicato previo pagamento di un’imposta di bollo pari ad euro 1,50.


 


Partendo da tale breve descrizione si precisa che l’entrata in vigore della nuova operatività si avrà a partire dal 30 aprile 2008.


Per i pagamenti effettuati prima di tale data, ad oggi, in assenza di disposizioni integrative e/o di risoluzioni dell’ABI, gli assegni bancari emessi prima del 30 aprile ma non ancora messi all’incasso seguiranno quanto disposto dalla vecchia normativa.


 


        I libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore ad euro  5.000 , esistenti alla data di entrata in vigore della nuova normativa, devono essere estinti dal portatore ovvero il loro saldo deve essere ridotto a una somma inferiore al predetto importo entro il 30 giugno 2009.


Probabilmente, ma per analogia rispetto a quanto accaduto nel passato (v. trasformazione dei libretti di deposito da lire in euro), è facile ipotizzare che la conversione dei libretti di deposito al portatore in nominativi avverrà alla prima occasione di versamento, prelevamento o aggiornamento/liquidazione del saldo; naturalmente, ricordando che è in vigore ormai l’obbligo di apertura dei libretti di deposito al portatore non più a nomi di fantasia ma a soggetti – c.d. apertore – ben identificati, la regolarizzazione di cui sopra sarà preceduta da apposita comunicazione inviata ai rispettivi titolari.


Complessa sarà la gestione del caso in cui un libretto di deposito e/o di un certificato di deposito al portatore di importo superiore al euro 5.000 viene trasferito fra soggetti privati o estinto da soggetto diverso a quello originariamente acceso.


Evidentemente il trasferimento può avvenire solo alla presenza dell’intermediario abilitato, previa sottoscrizione, da parte del cedente, di apposito modello di trasferimento dello stesso titolo.


Per l’estinzione del titolo è logico che ove il soggetto interessato non si mostri disponibile a far presenziare la persona che ha acquistato originariamente il titolo emesso al portatore, insistendo per l’estinzione ed adducendo ogni sorta di giustificazione, dovrà essere garantita l’estinzione visto che si tratta di titolo al portatore; tuttavia sarà necessario effettuare la segnalazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze per l’applicazione della conseguente sanzione amministrativa.


         Quanto poi alle girate poste a tergo degli assegni (privi della clausola di non trasferibilità), sarà obbligatorio l’indicazione chiara e leggibile del codice fiscale del girante (sia esso persona fisica o giuridica) da apporsi sopra la firma di girata.


         Anche in questo caso nulla è stato previsto come conseguenza alla mancata indicazione del codice fiscale del giratario; risulta tuttavia ipotizzabile, per analogia, che la mancata indicazione comporti una irregolarità del titolo (c.d. irregolare di girata) e quindi il mancato pagamento dello stesso da parte della banca trattaria (del resto la normativa parla di “a pena di nullità”).


         Circa l’erronea emissione di un assegno bancario e/o postale per un importo superiore ad euro 5.000 privo della clausola di non trasferibilità, saranno applicate le medesime misure sanzionatorie ad oggi previste per l’emissione di assegni per importo superiore ad euro 12.500 e cioè:


v    sanzione amministrativa dall’1% al 40% dell’importo della somma trasferita in violazione alla norma, distintamente ad ognuno dei contraenti relativamente al trasferimento di titoli al portatore effettuato quindi senza la presenza dell’intermediario abilitato, ovvero a causa dell’emissione di un assegno bancario senza la clausola di non trasferibilità, o per aver trasferito ad altra persona l’assegno circolare superiore al limite euro 5.000;


v    la banca, indipendentemente dal ruolo o funzione, che viene a conoscenza di una delle citate violazioni dovrà effettuare tempestivamente la segnalazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze entro 30 giorni dal rilievo della irregolarità; in caso contrario, la stessa, incorrerà in analoga sanzione amministrativa dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione.


 


Sempre in tema di apposizione della clausola di non trasferibilità, si precisa che l’unica eccezione a tale obbligo normativo è prevista allorquando uno e/o ambedue i contraenti sono intermediari abilitati.


     Analoga eccezione all’obbligo della indicazione della clausola di non trasferibilità è prevista per i c.d. assegni a traenza diretta, ovvero emessi con la formula m.m. o me medesimo; in quest’ultimo caso, tuttavia, per effetto di una giurisprudenza non sempre uniforme, l’ABI suggerisce di apporre sempre la clausola “non trasferibile” obbligatoriamente per gli importi superiori al nuovo limite di euro 5.000.


         Con riferimento invece all’applicazione dell’imposta di bollo in via preliminare si osserva che, a decorrere dal 30 aprile 2008, la somma di euro 1,50 prevista dal comma 10 dell’articolo 49 in esame è dovuta “a titolo di imposta di bollo”, per ogni modulo di assegno bancario o vaglia postale rilasciato dalle banche o dalle Poste Italiane S.p.A. in forma libera fin dall’origine ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del DPR n. 642 del 1972.


         Ne deriva che come riportato dalla circolare 18/E del 7 marzo 2008 “l’introduzione di tale novità non modifica e, quindi, non fa venire meno l’imposta di bollo dovuta sugli “Estratti conto, comprese le comunicazioni relative ai depositi di titoli, inviati dalle banche ai clienti ai sensi dell’articolo 119 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, nonché estratti di conto corrente postale”, di cui all’articolo 13, comma 2-bis, della Tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642. In quest’ultimo caso, infatti, l’imposta di bollo è dovuta in relazione a tutti gli atti e documenti formati o emessi ovvero ricevuti dalle banche, nonché da Poste Italiane S.p.A., relativi ad operazioni e rapporti regolati mediante conto corrente e non anche in relazione agli assegni ed ai vaglia in esame”.


         Quanto sopra riportato attenuerebbe (il condizionale è necessario) le considerazioni effettuate da molti per le quali all’imposta di bollo già assolta per la tenuta dei conti correnti si aggiungerebbe anche quella degli assegni bancari emessi in forma libera (in caso di utilizzo).


         La circolare sopra citata, poi, continua evidenziando le modalità di calcolo e liquidazione dell’imposta di bollo da parte delle banche che in tale contesto volutamente omettiamo in quanto di sicuro interesse più per gli istituto di credito che per gli utilizzatori degli assegni bancari.


Infine qualcuno si è più volte chiesto: ma qual è la “ratio” di tutto questo rigore?


Evidentemente, come sopra già accennato, l’obiettivo è consentire agli organi investigativi, anche a posteriori alla data dell’operazione (per un massimo di dieci anni), di poter seguire e comprendere l’origine ed il movimento dei flussi finanziari, l’origine e la destinazione della provvista, ovvero poter agevolmente individuare le persone fisiche che stanno dietro a ciascuna operazione economica che transita dal circuito finanziario e creditizio e che molto spesso, apparentemente, sembra priva di alcuna anomalia in termini di violazione delle norme sull’antiriciclaggio.


 


Dott. Giuseppe Demauro


20 Marzo 2008


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