Novità fiscali del 3 marzo 2008: modalità di recupero dell'IRPEF versata e non dovuta; cessione di crediti pro soluto: come e quando dedurre le perdite

  Indice:   1) Fallimento: Reati di bancarotta precedenti la nuova normativa ancora punibili   2) Decreto milleproroghe: In arrivo i condoni previdenziali   3) Regime dei minimi e beni immobili strumentali in affitto: Interpretazione delle Entrate non condivisa dalla Dottrina   4) I contribuenti minimi sono obbligati alla trasmissione dei corrispettivi ?   5) […]

 






Indice:


 


1) Fallimento: Reati di bancarotta precedenti la nuova normativa ancora punibili


 


2) Decreto milleproroghe: In arrivo i condoni previdenziali


 


3) Regime dei minimi e beni immobili strumentali in affitto: Interpretazione delle Entrate non condivisa dalla Dottrina


 


4) I contribuenti minimi sono obbligati alla trasmissione dei corrispettivi ?


 


5) Imposta sugli intrattenimenti: Fissata la base imponibile forfetaria per il 2008


 


6) Cessione di crediti pro soluto: Come e quando dedurre le perdite


 


7) Modalità di recupero dell’IRPEF versata e non dovuta


 


8) Trasporto: Nuova denominazione di codice per la compensazione, con modello F24


 


 


 


1) Fallimento: Reati di bancarotta precedenti la nuova normativa ancora punibili


Nell’udienza del 28/2/2008, le Sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno dichiarato che i fatti di bancarotta commessi prima dell’entrata in vigore del D.Lgs n. 5/2006 e del successivo D.Lgs n. 169/2007, che hanno modificato i requisiti perchè l’imprenditore sia assoggettabile al fallimento, continuano ad essere previsti come reato anche se in base alla nuova normativa l’imprenditore non potrebbe più essere dichiarato fallito.


(Debora Alberici in Italia Oggi del 29/2/2008)


 


 


2) Decreto milleproroghe: In arrivo i condoni previdenziali


Dalla conversione del Decreto milleproroghe sono in arrivo novità in materia di lavoro e previdenza.


Sono state, infatti, prorogate al 30 settembre le sanatorie per la regolarizzazione dei lavoratori in nero e per la stabilizzazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.


Prorogato, invece, al 30 giugno il termine per la notifica della maxisanzione sul nero per le violazioni commesse fino al 31/12/2002.


Infine, il divieto di licenziamento ad nutum per i lavoratori in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia è stato esteso fino al momento di percezione della pensione.


(Daniele Cirioli in Italia Oggi del 29/2/2008)


 


 


3) Regime dei minimi e beni immobili strumentali in affitto: Interpretazione delle Entrate non condivisa dalla Dottrina


Il nuovo regime dei minimi poteva rappresentare una boccata di ossigeno per gli artigiani la cui figura tende gradatamente a scomparire.


Niente Iva da versare, niente costi per la tenuta della contabilità.


Tuttavia l’entusiasmo per il nuovo istituto è stato gelato da un’interpretazione fornita dall’Agenzia delle entrate che considera i canoni di affitto dei locali quali esborsi per l’acquisizione dei beni strumentali.


Pertanto se l’affitto raggiunge 420 euro al mese il contribuente viene escluso dal regime dovendosi effettuare il cumulo per un triennio.


L’interpretazione non è condivisibile in quanto da quando esistono coefficienti, parametri o studi di settore il valore dell’immobile non è mai stato rilevante per la qualificazione dimensionale del contribuente.


Alcuni paradossi dimostrano come l’interpretazione fornita dal Fisco non sia quella corretta.


Infatti chi ha speso 200 mila euro per comprare quattro anni fa il laboratorio può fruire del nuovo regime anche se sta pagando 1.000 euro al mese quale rata di mutuo.


Inoltre con riferimento al regime dei minimi di tipo forfetario previsto dalla legge n. 662/96 l’Agenzia delle entrate ha escluso la rilevanza degli immobili dalla determinazione del valore dei beni strumentali (Circ. n. 140/E del 16 maggio 1997).


(Raffaele Rizzardi in Il Sole 24 Ore del 29/2/2008)


 


 


4) I contribuenti minimi sono obbligati alla trasmissione dei corrispettivi ?


Il regime dei contribuenti in franchigia contenuto nell’art. 32 bis del D.P.R. n. 633/1972 (introdotto dall’art. 37, comma 15 del D.L. 4/7/2006, n. 223) prevedeva, su opzione, l’esonero dalla maggior parte degli adempimenti contabili per i contribuenti di piccolissime dimensioni (con volume d’affari non superiore a 7.000 Euro).


Gli unici adempimenti erano i seguenti:


– Numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali;


– certificazione dei corrispettivi;


– trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate;


– integrazione della fattura per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni a debito (ad es. inversione contabile) con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta;


– versamento dell’imposta di cui al punto precedente entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.


Con particolare riguardo alla trasmissione dei corrispettivi, per il 2007, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 18/7/2007 ha previsto tale obbligo, con cadenza mensile, a partire dal 25/9/2007.


Il regime della franchigia ha cessato di avere efficacia, a partire dal 1° gennaio 2008, a seguito dell’introduzione, da parte della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), del nuovo regime per i contribuenti minimi.


Tale nuovo regime, basato sostanzialmente su un’imposta sostitutiva del 20%, rappresenta il regime naturale per coloro che nel 2007 hanno applicato, avendone i requisiti, la franchigia.


Ciò significa che tali soggetti possono dal 1° gennaio 2008 iniziare automaticamente ad operare come contribuenti minimi, applicando le disposizioni proprie del nuovo regime senza dover fare alcuna comunicazione preventiva o successiva.


Il regime dei minimi, pur avendo, dal punto di vista degli adempimenti, alcuni punti in comune con quello della franchigia, non è del tutto simile allo stesso.


Infatti, gli adempimenti obbligatori del nuovo regime sono i seguenti:


– Numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali;


– emissione delle fatture con l’indicazione che trattasi di “operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, comma 100, della legge finanziaria per il 2008″;


– integrazione della fattura per gli acquisti intracomunitari;


– versamento dell’imposta di cui al punto precedente entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni;


– presentazione agli uffici doganali degli elenchi Intrastat.


Pertanto, a differenza di quanto previsto per il regime della franchigia, per i soggetti minimi non è stato previsto alcun obbligo di trasmissione dei corrispettivi.


Né tanto meno i contribuenti minimi rientrano nell’obbligo generale di trasmissione dei corrispettivi previsto, per le imprese commerciali, dall’art. 35, D.L. n. 223/2006 (adempimento, tra l’altro, attualmente sospeso in attesa dei provvedimenti attuativi). Pertanto, allo stato attuale la trasmissione dei corrispettivi non è prevista tra gli adempimenti obbligatori per i contribuenti minimi.


(Saverio Cinieri, Esperto Fisco – Casi e soluzioni, in Ipsoa Editore di Febbraio 2008)


 


 


5) Imposta sugli intrattenimenti: Fissata la base imponibile forfetaria per il 2008


L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, con apposito Decreto, ha fissato per l’anno 2008 la base imponibile forfetaria necessaria per il calcolo dell’imposta sugli intrattenimenti cui sono assoggettati gli apparecchi meccanici o elettromeccanici di cui all’art. 14-bis, comma 5, del D.P.R. n. 640/1972.


Tale Decreto ha, inoltre, stabilito che il pagamento dell’imposta dovuta va effettuato in un’unica soluzione entro il 17/3/2008, o entro il 16 del mese successivo alla prima installazione.


(Decreto AAMS 21/02/2008, n. 371)


 


 


6) Cessione di crediti pro soluto: Come e quando dedurre le perdite


La deducibilità fiscale delle perdite su di crediti viene disciplinata, in via generale, dalle disposizioni contenute nell’art. 101 del TUIR; in particolare, il comma 5 stabilisce che le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali.


La Corte di Cassazione – in merito alle perdite sulla cessione di crediti – con sentenza n. 13181 del 6/4/2000, ha chiarito che “la cessione pro soluto dei crediti ritenuti inesigibili non comporta comunque la deducibilità degli stessi, allorchè non siano presenti dati di riferimento precisi, o procedure concorsuali comprovatamente in atto”.


L’orientamento giurisprudenziale – confermato con le successive pronunce n. 7555/2002 e n. 14568/2001 – evidenzia come la deducibilità fiscale delle perdite derivanti dalla cessione di crediti (anche pro soluto) non possa prescindere dalla sussistenza dei requisiti di “certezza” e “precisione” previsti dalla richiamata disciplina fiscale.


Nel caso di specie (interpello presentato all’Agenzia delle Entrate) è emerso che la società ha ceduto il pacchetto azionario annullando contestualmente il valore del proprio credito: Ne deriva che – a parte l’aspetto formale relativo al trasferimento della titolarità del credito da finanziamento (il cui valore di cessione è assolutamente irrisorio) – l’operazione di cessione della partecipazione, analizzata nel complessivo contesto negoziale in cui è stata posta in essere, trova la sua (definitiva) contropartita economica oltre che nel corrispettivo pagato, anche nella contestuale rinuncia al credito da parte della società cedente nei confronti della società dalla stessa controllata.


Ciò è espressamente previsto dell’art. 94, comma 6, del TUIR, secondo il quale l’ammontare della rinuncia ai crediti nei confronti della società da parte dei soci della medesima si aggiunge al costo delle azioni o delle quote societarie, in proporzione alla quantità delle singole voci della corrispondente categoria.


Pertanto, la somma costituente la rinuncia al credito da finanziamento da parte del socio non è immediatamente deducibile dal reddito imponibile, dovendo essere portata ad incremento del costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione nella società nei confronti della quale era vantato il credito oggetto di rinuncia.


Per conseguenza, la società, nel determinare il componente reddituale rilevante scaturente dalla cessione della partecipazione deve confrontare il corrispettivo di cessione con il costo fiscale della partecipazione aumentato dell’importo della rinuncia al credito.


Infine, la cessione di crediti rientra tra le operazioni per le quali l’Amministrazione finanziaria – per effetto di quanto disposto dall’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/73 – può disconoscere i vantaggi tributari conseguiti mediante “gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/02/2008, n. 70)


 


 


7) Modalità di recupero dell’IRPEF versata e non dovuta


Come è possibile recuperare l’IRPEF versata  non dovuta ?.


L’Agenzia delle Entrate con risoluzione è tornata sull’argomento, fornendo i seguenti ulteriori chiarimenti:


In base alla risoluzione n. 110/2005, il contribuente (nel caso di specie un pensionato INPS) può recuperare le ritenute chiedendo direttamente al sostituto d’imposta il riconoscimento delle somme restituite tra gli oneri deducibili (fino alla capienza del reddito di pensione), che non concorrono a formare il reddito imponibile.


In alternativa, può operare una deduzione (totale o per la parte residua non recuperata dal sostituto), in sede di dichiarazione dei redditi, relativa al periodo di imposta in cui la somma viene restituita.


Qualora, invece, il contribuente, abbia già presentato la dichiarazione, può integrare tale dichiarazione dei redditi per fare valere gli oneri deducibili, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 2, comma 8-bis, del DPR n. 322/1998, in vigore dal 1/1/2002, secondo cui ” per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione da presentare (…) non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo”.


In merito, la risoluzione n. 24/ dell’Agenzia delle Entrate – adeguandosi alla sentenza delle sezioni unite della Cassazione n. 17394/2002 -, ha chiarito, che, a partire dal 1/1/2002, una volta decorso il termine previsto dall’art. 2, comma 8-bis) del Decreto n. 322/1998, non é più possibile presentare dichiarazioni integrative con esito favorevole per il contribuente.


Infine, tali modalità di recupero delle ritenute possono essere applicate anche per recuperare la differenza d’imposta derivante dall’applicazione dell’aliquota esattamente determinata sugli emolumenti corrisposti, iscritta a ruolo dall’ufficio competente.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/02/2008, n. 71)


 


 


8) Nuova denominazione per la compensazione, con modello F24, dei versamenti
a titolo di Contributo del SSN sui premi assicurativi per la responsabilità civile dei mezzi adibiti al trasporto merci


Il codice 6793, che consente l’utilizzo in compensazione, tramite F24, delle somme versate come Contributo al servizio sanitario nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile dei veicoli destinati al trasporto merci, ha una nuova denominazione: “credito per versamenti del CSSN sui premi di assicurazione per responsabilità civile per veicoli adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate, omologati ai sensi del decreto del Ministro dell’Ambiente del 23 marzo 1992”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 29/02/2008, n. 72)


 


 _______________________________


(A cura di Vincenzo D’Andò)

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it