Della responsabilità civile dei sindaci revisori


L’art. 2409 sexies del codice civile prevede che i soggetti incaricati del controllo contabile sono sottoposti alle disposizioni di cui all’art. 2407 c.c. e sono responsabili nei confronti della società, dei soci e dei terzi per i danni derivanti dall’inadempimento dei loro doveri.


 


La responsabilità del sindaco revisore  rinviene da omissioni o carenze gravi nell’adempimento dei propri compiti di controllo che dal primo gennaio 2004, con il nuovo testo dell’art. 2407,  non è più individuabile nella diligenza del buon padre di famiglia bensì nella più completa diligenza di tipo professionale (prudenza, perizia e capacità professionale). L’art. 2407 del c.c. distingue quattro fattispecie di responsabilità :


a)      violazione del dovere di  verità delle attestazioni (corrispondenza fra accadimenti gestionali e rilevazioni)


b)      violazione del dovere di segretezza sui fatti e i documenti di cui hanno avuto conoscenza per ragione del loro ufficio;


c)      violazione del dovere di vigilanza sugli amministratori (responsabilità solidale con gli amministratori)


d)      ogni altra violazione comunque prevista dalla norma.


 


Le responsabilità di cui alle lettere a), b), e d) sono di tipo esclusivo in quanto sono determinate da un  autonomo comportamento omissivo o trasgressivo dei sindaci revisori a prescindere da eventuali omissioni o violazioni degli amministratori. La responsabilità di cui alla lettera c) invece è di natura concorrente  con la condotta omissiva o trasgressiva degli amministratori.


 


La responsabilità di tipo esclusivo può essere attribuita solidalmente a tutti i membri del collegio sindacale o dei revisori, ed è il caso più frequente, ovvero essere attribuita ad uno solo di essi. La responsabilità non si estende al sindaco revisore che abbia fatto annotare il proprio dissenso circa la  verbalizzazione di rilievi, con esito positivo, di  precisi accadimenti di gestione.


 


La responsabilità dei sindaci è concorrente con quella degli amministratori nel caso in cui la società subisce un danno che non si sarebbe verificato se essi avessero vigilato sull’operato degli amministratori in funzione del mandato professionale ricevuto. La condizione necessaria affinché si possa configurare tale tipo di responsabilità è la dimostrazione del nesso di casualità tra l’inadempimento dei sindaci revisori ed il danno sociale, cioè deve essere dimostrato che il danno non si sarebbe determinato se i professionisti del controllo avessero vigilato nei limiti  del proprio mandato e nelle condizioni operative dello stesso.


 


In caso di riconosciuta responsabilità concorrente i sindaci revisori sono solidalmente e illimitatamente  responsabili con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, entro cinque anni dal termine del loro mandato. I soggetti danneggiati possono rivalersi, in questi caso,  indifferentemente sugli amministratori o sui revisori per il risarcimento  del danno patito,  essendo entrambi responsabili verso i terzi nella stessa misura.


 


L’art. 24, lettera c) della legge comunitaria per il 2007 prevede una sostituzione di questo principio della responsabilità illimitata e solidale dei revisori contabili ora richiamata. Il legislatore comunitario, infatti, con l’art. 24, ha introdotto, nella fattispecie,  il principio della “responsabilità proporzionale”, che significa che amministratori e sindaci revisori  saranno chiamati a rispondere del danno procurato solo in relazione all’apporto procurato nella realizzazione dello stesso. Ma se per i danni causati dagli amministratori appare evidente e la responsabilità e la quantificazione della stessa, per i danni causati dai sindaci revisori questa operazione non è così semplice, attese le particolarità di questo tipo di controllo e la vastità dei documenti e, degli accadimenti conseguenti, da controllare, anche a campione. Il  prossimo governo, con apposito decreto legislativo,  è chiamato dal legislatore comunitario, per colmare questa lacuna,  a produrre  una nuova disciplina  legislativa del regime della responsabilità  civile dei revisori, in cui dovranno essere individuate, a mio parere, delle fattispecie di responsabilità nell’esercizio dell’attività di controllo contabile che non possono essere difformi da quelle già in  uso in altre legislazioni comunitarie.


 


Si ricorda infine che il sindaco revisore che non voglia assoggettarsi a rischi sanzionatori dovrà per i bilanci chiusi nel periodo d’imposta 2008 (quindi 2009), esprimere un giudizio con rilievi anche sui bilanci che lo stesso ritenga corretti. In assenza di questo giudizio, sembra di capire, che la contestazione di un’eventuale evasione d’imposta nei confronti del soggetto controllato, potrebbe determinare una sanzione pecuniaria in capo al sindaco revisore (art. 9, comma 5 del dlgs n. 471/1997 così novellato dall’art. 2409 ter c.c.).


 


Marcello Mazza


8 Marzo 2008


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