Controlli fiscali ai contribuenti: presunti innocenti, non presunti evasori…


L’editoriale di questo mese trae spunto dai numerosi interventi dottrinali pubblicati sul Commercialista telematico in materia di controlli fiscali ai contribuenti (vedi tra tutti i contributi di Francesco Buetto), che evidenziano la grande sterzata data all’attività di accertamento e verifica.


 


Se è vero che sono tanti gli strumenti a disposizione del Fisco, è pur vero che nel corso di questi ultimi anni gli attacchi del Fisco sono stati fatti soprattutto attraverso l’utilizzo delle indagini bancarie, strumento dal quale possono derivare poi pure accertamenti sintetici.


 


L’Anagrafe dei conti, dal 29 novembre 2007, è diventata realtà: gli agenti del Fisco, infatti, possono interrogare direttamente il cd. Archivio dei rapporti con gli operatori finanziari (pur se tale archivio contiene i dati dal 2005 in poi e quindi, per i dati relativi ad anni precedenti, gli uffici continueranno ad utilizzare la procedura di pec).


 


Tale forma di indagine trae alimento dalla presenza di presunzioni iuris tantum, e dunque dall’inversione dell’onere della prova, posto a carico dei soggetti sottoposti a controllo. Le presunzioni relative “si atteggiano” quasi a presunzioni assolute, poiché richiedono prove diaboliche per dimostrare i fatti impeditivi od ostativi al verificarsi del presupposto d’imposta, a distanza di diversi anni dal compimento delle operazioni incriminate.


 


La lettura dei conti correnti può portate l’ufficio ad effettuare un accertamento sintetico.


 


Qualche volta lo strumento dell’accertamento sintetico è una soluzione accertativa, di per sé – diciamolo onestamente – convincente, in quanto non fa altro che mettere in pratica quanto si osserva quotidianamente  (discorso da bar: “ma se quello ha una impresa costantemente in perdita da anni, come fa a possedere auto di grossa cilindrata… e barca…?”).


 


E quindi, l’art. 38, comma 4, del D. P. R. n. 600/1973, consente all’ufficio, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall’art. 39, del citato D.P.R. n. 600/1973, di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, quando il reddito accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato (qualora  l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti).


 


Resta salva, naturalmente, la possibilità di difesa per il contribuente, per dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o comunque dimostrare in ogni maniera le proprie ragioni.


 


Da parte dell’Agenzia delle Entrate è necessario giungere, infatti, a determinazioni reddituali convincenti e sostenibili, secondo gli ordinari canoni probatori, tant’è che la stessa A.F. con la circolare n. 101/99 considerata l’inevitabile imprecisione dello strumento presuntivo attualmente in  vigore…  sottolinea l’esigenza di un suo attento e ponderato utilizzo da parte degli uffici, soprattutto nei casi in cui  la ricostruzione  presuntiva del reddito sia essenzialmente fondata su fatti-indice che costituiscono soddisfacimento di  bisogni  primari  o  che sono  caratterizzati da  elevata rigidità  (in  particolare, spese  per l’abitazione e spese per mutui immobiliari“.


 


Cosa non ci convince di questi strumenti: non ci convince il fatto che con  tutti questi metodi si tende a “catastizzare” i redditi e spostare sul contribuente l’onere della prova, trasferire a lui l’obbligo di dimostrare la propria ricchezza, di giustificare al Fisco i soldi spesi per …


 


Presunto evasore.


 


Quando, invece, in ambito penale, la Costituzione afferma il sacrosanto principio inverso: presunto innocente.


 


Nel rispetto dei ruoli, consci che in molti casi in effetti non vi è solo evasione ma anche frode, si ritiene che occorre ristabilire la parità delle armi.


 


Partiamo, intanto, dal principio opposto: presunto innocente, poi se ci sono le prove si può condannare.


 


Roberto Pasquini


  


 


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