Responsabilità penale dei professionisti e degli amministratori


Responsabilità dei professionisti


 


Prendendo spunto dalla sentenza n. 79 del Tribunale di Verona – depositata in data 12/06/2007, è opportuno delineare ed evidenziare, le responsabilità in cui ciascun libero professionista, operante nel settore fiscale,  potrebbe incorrere nell’ambito delle proprie funzioni.


 


E’ bene precisare che, quando l’attività di consulenza tributaria concerne la soluzione di problematiche interpretative o di fatti complessi, le violazioni eventualmente commesse nell’esercizio di tali funzioni sono punibili, ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs. N. 472/97, esclusivamente se derivanti da “dolo” o “colpa grave” mentre è esclusa la “colpa semplice”. Se invece le violazioni vengono commesse dal professionista nell’esercizio dei compiti di carattere esecutivo (esempio: tenuta scritture contabili) tali atti sono punibili anche se commessi con colpa semplice.


 


Inoltre è necessario aver ben definito i concetti di “autore mediato” e “autore immediato”; L’autore Mediato, disciplinato dall’art. 10 del D.Lgs. n. 472/97  è il professionista che induce in errore un’altra persona (contribuente) a commettere materialmente l’errore. Mentre l’autore Immediato, cioè il contribuente, è colui che è stato indotto attraverso un suggerimento sbagliato del proprio commercialista a commettere un errore.


 


Nella prassi, la responsabilità del commercialista per comportamenti pregiudizievoli commessi nei confronti del cliente  sono piuttosto diffusi, tanto che vengono appunto stipulate polizze assicurative per fornirsi di una copertura rischi. Quindi, i rischi del professionista, spaziano dall’ipotesi di concorso a quello di responsabilità diretta sia in campo  civilistico che penal-tributario. 


 


Volendo approfondire quest’ultima fattispecie, il legislatore nazionale ha previsto una serie di specifiche sanzioni che vanno da sanzioni sia di natura amministrativa e/o penale sia di carattere deontologico.


 


Pertanto, sia nel capo penale che fiscale/amministrativo, il legislatore ha  disciplinate entrambe le fattispecie del “concorso” dell’“autore mediato”, individuandole:


 


q     negli articoli del Codice Penale:


art. 110 c.p. concorso e art. 48 autore mediato;


 


q     negli articoli del D.lgs. n. 472/97 – disposizioni generali sulle sanzioni amministrative tributarie:


art. 9 concorso di persone e art. 10 autore mediato.


 


In entrambe le fattispecie e, cioè, sia in campo penale che nell’ambito amministrativo, in presenza di alcuni presupposti, è imposto che la corresponsabilità del contribuente e del commercialista si tramuti in un’unica sanzione a carico del solo “autore materiale” ovvero il professionista.


 


Quindi, in ambito amministrativo, l’autore Mediato (art. 10 del D.Lgs. 472/97), risponderà della violazione in luogo di chi l’ha commessa materialmente, anche se il comma 2 dell’art. 11 recita che: “fino a prova contraria, si presume autore della violazione chi ha sottoscritto ovvero compiuto gli atti illegittimi”.


 


Sarà però onere del contribuente, dimostrare di essere stato indotto in errore dal proprio commercialista, dimostrando di non essere incorso in “culpa in eligendo” e, che, il comportamento del commercialista sia stato tale da escludere l’esistenza di qualsiasi dubbio, in modo da mettere lo stesso nella condizione di ritenere il proprio comportamento conforme alla normativa.


 


L’istituto dell’Autore mediato, nel reato tributario invece è disciplinato dall’art. 48 del codice penale, rubricato “errore determinato dall’altrui inganno”. Questa disposizione viene ad inserirsi nell’istituto  dell’errore sul fatto, disciplinato dall’art. 47 del codice penale, il quale statuisce che l’agente che commette il reato  errando senza colpa propria sul fatto costitutivo del reato, viene escluso dalla punibilità. Quindi in buona sostanza l’art. 48 prevede l’esclusione dal reato per le disposizioni in materia di errore sul fatto da parte della persona ingannata (autore immediato) mentre risponderà del reato solo colui che l’ha determinata attraverso un suggerimento sbagliato (autore mediato).


 


Riprendendo la sentenza n. 79 del Tribunale di Verona, la guardia di finanza, nel corso di un’attività ispettiva contestò in prima battuta al contribuente, l’omessa tenuta delle scritture contabili con il relativo superamento dello sbarramento delle soglie penali nonché l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. La guardia di finanza, nel corso della verifica constatò altresì che il contribuente aveva dato specifico mandato al proprio commercialista di tenere le scritture contabili e nel contempo di adempiere all’invio telematico della dichiarazione. In merito a ciò, il contribuente ricorreva in Tribunale sostenendo l’assoluta incolpevolezza, in quanto indotto in errore dal proprio consulente che, con un azione omissiva non aveva ottemperato all’incarico impartito dallo stesso in merito sia alla tenuta della delle scritture contabili che alla presentazione telematica della dichiarazione dei redditi. Il Tribunale di Verona, sposava la linea difensiva del contribuente e condannava il consulente in qualità di “autore mediato”, per le violazioni commesse dal contribuente in qualità di “autore immediato” della violazione.


  


Responsabilità dell’amministratore


 


La Corte di Cassazione con la sentenza n. 27036 del 21 dicembre 2007, ha ritenuto responsabile l’amministratore di una società, addebitandogli tutte le sanzioni legate all’infedele  dichiarazione dei redditi, in quanto, considerate “atti propri dell’amministratore a lui direttamente imputabili.


 


Con tale sentenza, la sezione tributaria di Cassazione ha ritenuto solidalmente responsabile l’amministratore di una società di capitale ai sensi dell’art. 98 del D.P.R  n. 602/73, in quanto ha individuato una responsabilità diretta nei confronti dell’amministratore.


 


In particolare, tale sentenza si è discostata dalla precedenti pronunce  che vedevano la responsabilità dell’amministratore alleggerita rispetto a quella della società o degli enti dotati di personalità giuridica.


 


Non  dimentichiamo infatti che l’art. 7 del D.L. n. 269/2003 convertito nella Legge n. 326/2003 dispose che per le violazioni commesse a far data 2 ottobre 2003 (nonché anche per le violazioni commesse prima ma non ancora contestate con atto di accertamento) non operava più la responsabilità solidale dell’amministratore di società od enti dotati responsabilità giuridica.


 


Tale limitazione operava però solo nei confronti di società con personalità giuridica e non anche nei confronti di società di persone, imprese individuali o enti non dotati di personalità giuridica.


 


Quindi, detto ciò, gli amministratori di soggetti dotati di personalità giuridica, non venivano sanzionati per violazioni commesse nell’esercizio delle proprie funzioni svolte all’interno della società. Questo perché veniva applicato il principio della responsabilità oggettiva, con il quale era la società, in quanto ente giuridico, a risponderne direttamente della violazione in luogo della responsabilità soggettiva riconducibile all’autore della violazione (amministratore).


 


La corte di cassazione, con la predetta sentenza, ha mutuato l’orientamento seguito fin ora dalla  giurisprudenza, riconoscendo all’amministratore di una società dotata di personalità giuridica una responsabilità “diretta” in luogo di quella “oggettiva” e, pertanto, direttamente responsabile per gli atti del proprio ufficio effettuati con un comportamento volontario e consapevole, frutto del potere manageriale di cui ne è investito.


 


Paolo Giovanetti


16 Febbraio 2008


Partecipa alla discussione sul forum.