Novità fiscali del 5 febbraio 2008: detrazione IVA: le condizioni; INPS commercianti e/o gestione separata: chiarimenti sull’obbligo previdenziale di soci, di farmacisti, di guide turistiche


Indice:

 

1) INPS commercianti e/o gestione separata: Chiarimenti sull’obbligo previdenziale di soci, di farmacisti, di guide turistiche

 

2) Detrazione IVA: Le condizioni

 

3) INPS gestione artigiani e commercianti: Resa nota la contribuzione per l’anno 2008

 

4) IVA sulle consumazioni obbligatorie in discoteche e sale da ballo: Niente rimborso

 

5) Agevolazione prima casa: Credito d’imposta sulla pertinenza

 

6) Forniture di beni e servizi fatte all’Università soggette ad IVA se l’Ente universitario non ha stipulato direttamente accordi con l’Unione Europea

 

7) Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale

 

1) INPS commercianti e/o gestione separata: Chiarimenti sull’obbligo previdenziale di soci, di farmacisti, di guide turistiche

L’INPS con la circolare n. 12 del 1/2/2008 ha fornito dei chiarimenti sull’obbligo previdenziale delle Guide turistiche, dei Soci accomandanti di S.a.s. e dei Soci liquidatori di società in liquidazione (nonché dei Farmacisti che hanno avuto le innovazioni sulle modalità di vendita dei farmaci da banco previste dall’articolo 5 del D.L. n. 223/2006).

In particolare, a tale Istituto previdenziale sono pervenute richieste di precisazioni e di chiarimenti su talune categorie di iscritti alla Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali o alla Gestione separata (di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/95), in relazione a particolari attività, scaturite a seguito di disposizioni di legge o di orientamenti interpretativi giurisprudenziali.

Ha, quindi, diffuso le seguenti precisazioni:

Guide turistiche

La Legge n. 160/75 stabilisce, per i soggetti che svolgono attività di “Guida turistica”, l’obbligo di iscrizione alla Gestione assicurativa degli Esercenti Attività Commerciali purché l’attività sia svolta con carattere di abitualità e prevalenza ed abbiano conseguito il titolo abilitante all’esercizio.

In relazione a tale posizione previdenziale le Guide turistiche sono tenute al pagamento dei contributi sul “minimale contributivo” e sull’eventuale eccedenza del reddito d’impresa dichiarato ai fini fiscali, applicando le aliquote e le norme stabilite per gli iscritti alla Gestione Commercio.

Con l’istituzione della Gestione separata (Legge n. 335/95) è stata introdotta la figura del “professionista senza cassa” con riferimento all’art. 53, comma 1, del TUIR,  in virtù del quale anche i soggetti che svolgono per professione abituale attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, sono iscrivibili alla Gestione separata come professionisti.

La Corte di Cassazione con sentenza n. 14069 del 19 giugno 2006 (alla quale si è uniformata la successiva giurisprudenza di legittimità con le sentenze n. 3622/07), n. 10542/07, n. 11634/07, n. 4007/07 volte a dirimere specifiche questioni inerenti la modalità di svolgimento dell’attività delle Guide turistiche e la conseguente qualificazione del relativo reddito percepito, ha ritenuto di dovere applicare la seguente distinzione:

a) Se l’attività di Guida turistica è svolta in forma imprenditoriale, il titolare deve essere iscritto, come per il passato, alla Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali;

b) se, invece, viene svolta con le caratteristiche dell’attività professional il soggetto deve essere iscritto alla Gestione separata. 

Pertanto, occorre tenere conto delle modalità di svolgimento dell’attività di Guida turistica e, conseguentemente, del reddito percepito.

Soci accomandanti di Società in accomandita semplice (S.a.s.)

Riguardo gli obblighi assicurativi e contributivi dei soci accomandanti di Società in accomandita semplice, tali soggetti sono iscrivibili alla Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali ove concorrano le due seguenti condizioni:

– un rapporto di parentela o di affinità entro il terzo (3°) grado con il socio accomandatario;

– l’effettivo svolgimento dell’attività istituzionale della Società con carattere di abitualità e di prevalenza.  

In difetto di uno o di entrambi i precedenti requisiti da parte del socio accomandante, qualora nell’ambito della società il medesimo svolga attività lavorativa con le caratteristiche del lavoro subordinato dovrà essere obbligatoriamente iscritto come lavoratore dipendente nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD).

Soci liquidatori di società in liquidazione

Per i soci incaricati di effettuare le operazioni inerenti la messa in liquidazione della Società continuano ad essere operanti le norme comuni in vigore nella Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali.

Infatti, in linea generale e in applicazione di tali principi normativi, l’iscrizione alla Gestione commercio continuerà a permanere valida sia per i soci liquidatori e sia per gli altri soci che continuano a svolgere l’attività sociale rimanendo inalterato il principio dell’attività svolta con carattere dell’abitualità e della prevalenza, fino alla conclusione di tutte le operazioni di liquidazioni culminanti con la totale cessazione delle attività sociali e la cancellazione definitiva dal Registro delle Imprese.

A titolo esemplificativo si riportano alcuni ipotetici casi di liquidazioni di società.

a) Incarico  liquidazione affidato a professionista esterno alla società.

Nella ipotesi che al verificarsi di una qualsiasi causa di scioglimento della società le operazioni inerenti la liquidazione siano affidate ad un soggetto esterno alla società medesima, rimane inalterato l’obbligo contributivo verso la Gestione assicurativa dei commercianti per tutti i soci o per alcuni di essi che, precedentemente iscritti alla Gestione, continuano a svolgere le attività sociali in via esclusiva o, in aggiunta a queste, coadiuvando il liquidatore nella quantificazione e nella monetizzazione dei beni sociali ovvero in qualsivoglia altre operazioni connesse alla liquidazione e alla cessazione dell’attività sociale, purché dette attività lavorative siano svolte con le peculiari caratteristiche dell’abitualità e della prevalenza sopra richiamate.

b) Incarico di liquidazione affidato ad un socio già iscritto alla Gestione commercio.

Anche nel caso in cui l’incarico della liquidazione sia stato affidato ad uno dei soci lavoratori, il medesimo ed eventuali altri soci rimangono regolarmente iscritti alla Gestione fintanto che sussistano le condizioni di iscrivibilità sopra richiamate e, ovviamente, non oltre la data di cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

c) Perdita dei requisiti di iscrivibilità alla Gestione commercio,  di uno o più soci.

Infine, qualora prima o durante le operazioni di liquidazione della società, uno o più soci, perdano i requisiti dell’abitualità e della prevalenza, per essi non sussisterà l’obbligo contributivo e dovranno pertanto essere cancellati dalla Gestione Commercio.

Farmacisti, a seguito delle innovazioni sulle modalità di vendita dei farmaci da banco previste dall’art. 5 del D.L. n. 223/2006

L’art. 5 del D.L. n. 223/2006, nel disciplinare le modalità di distribuzione dei farmaci da banco, o dei farmaci non soggetti all’obbligo di prescrizione medica, prevede che la vendita possa avvenire esclusivamente alla presenza di uno o più farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al relativo albo e all’ENPAF.

Tale circostanza esclude il farmacista, titolare dell’attività, sia dall’iscrizione alla Gestione Commercio e sia dall’iscrizione alla Gestione separata.

Parimenti, l’esclusione dall’iscrivibilità alla Gestione separata opera nei confronti dei farmacisti che sono regolarmente iscritti all’albo dei farmacisti e all’ENPAF, anche se svolgono in posizione di associati in partecipazione o con contratto di lavoro “a progetto” l’attività di vendita al pubblico di farmaci da banco o di automedicazione e di altri farmaci o prodotti medicinali non soggetti a prescrizione medica, secondo le modalità previste dal predetto art. 5 del D.L. 4/7/2006, n. 223.

Se, invece, il farmacista svolge attività in qualità di lavoratore dipendente, é soggetto all’obbligo di iscrizione al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dell’INPS.

 

 

2) Detrazione IVA: Le condizioni

In tema di IVA – ai sensi dell’art. 19 del d.p.r. 633/1972, ed in conformità all’art. 17 della sesta direttiva del Consiglio CEE del 15 maggio 1977, n. 77/388/CEE – non é ammessa in ogni caso la detrazione dell’imposta pagata “a monte” per l’acquisto o l’importazione di beni o per conseguire la prestazione di servizi necessari all’impresa, atteso che, in base alla normativa citata, ai fini della detrazione, non e’ sufficiente che le dette operazioni attengano all’oggetto dell’impresa e siano fatturate, ma é, altresì, indispensabile che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’IVA.

E’, questa la Massima della Corte di Cassazione, contenuta nella Sentenza n. 1607 del 25/1/2008.

Il fatto

Una s.r.l. ha proposto ricorso contro l’avviso di rettifica IVA per l’anno 1989, con il quale l’Ufficio, sulla scorta delle risultanze di p.v.c. della G.d.F. nei confronti di altri soggetti, le aveva contestato l’indebita detrazione dell’IVA pagata alla propria cedente, in occasione dagli acquisti di alcune partite di materiali rotabili in disuso (rottami), sostenendo che si trattava di operazioni non soggette a tale imposta.

La società contribuente ha sostenuto di avere pagato l’imposta, pur se erroneamente addebitata, e di avere, conseguentemente, diritto alla detrazione, posto che, peraltro, con il suo comportamento non aveva arrecato alcun concreto danno agli interessi del Fisco.

Le commissioni tributarie (provinciale e regionale) avevano dato ragione al contribuente, sul presupposto che, in tema di IVA, l’imposta erroneamente addebitata in rivalsa, può essere detratta, ai fini della determinazione dell’eccedenza di cui all’art. 30, comma 2, d.p.r. 633/1972, giacché l’art. 19 del medesimo decreto ammetterebbe in detrazione l’ammontare dell’imposta assolta o, comunque, dovuta dal contribuente o a lui addebitata a titolo di rivalsa, senza che influiscano la non assoggettabilità ad IVA dell’operazione o gli errori commessi (dal cedente) nell’addebito dell’imposta.

La Sentenza della Cassazione

Sul ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha, invece, ribaltato le decisioni dei giudici sottostanti ed accogliendo le motivazioni dell’Ufficio accertatore.

In particolare, deducendo violazione e falsa applicazione degli art. 19 e da 21 a 25 del D.P.R. n. 633/1972, l’Amministrazione finanziaria ha censurato la sentenza della C.T.R. per non aver considerato che l’errore commesso dal cedente nell’addebitare il tributo in relazione ad un’operazione di cessione di rottami ferrosi (giacché esente da IVA) comporta necessariamente la non detraibilità dell’imposta assolta in rivalsa dall’acquirente (anche quando questi sia rimasto all’oscuro del fatto che il cedente abbia omesso ogni versamento dell’imposta).

La Suprema Corte ha, quindi, ritenuto fondato Il ricorso dell’Amministrazione, come da indirizzo ampiamente consolidato.

Secondo tale giurisprudenza (in tema di IVA – ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 633/1972, ed in conformità all’art. 17 della sesta direttiva del Consiglio CEE del 15 maggio 1977, n. 77/388/CEE viene escluso che sussista una piena simmetria tra obbligo del pagamento dell’imposta, per il fatto che la stessa sia stata addebitata in fattura, e diritto alla detrazione, affermando esplicitamente che l’esercizio del diritto alla detrazione e’ limitato alle sole imposte dovute) non é ammessa in ogni caso la detrazione dell’imposta pagata “a monte” per l’acquisto o l’importazione di beni o per conseguire la prestazione di servizi necessari all’impresa, atteso che, in base alla normativa citata, ai fini della detrazione, non é sufficiente che le dette operazioni attengano all’oggetto dell’impresa e siano fatturate,  ma é, altresì, indispensabile che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’iva (Cass. 11110/03, 8959/03, 12756/02, 8786/01, 7602/93).

Infine, alla luce della recente sentenza della Corte di Giustizia 15.3.2007 in causa C-35/05, nel caso di specie, la società contribuente è legittimata ad agire nei confronti dell’Amministrazione finanziaria per il rimborso dell’IVA indebitamente pagata in rivalsa.

 

 

3) INPS gestione artigiani e commercianti: Resa nota la contribuzione per l’anno 2008

L’INPS ha reso noto, con la circolare n. 13 del 1/2/2008, la misura delle aliquote contributive in vigore per l’anno 2008  per gli iscritti alla gestione artigiani e alla gestione degli  esercenti attività commercial a seguito della finanziaria 2007. 

Ecco di seguito il contenuto di tale circolare:

Con effetto dal 1 gennaio 2008, le aliquote contributive per il finanziamento delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell’INPS sono elevate nella  misura pari al 20,00 per cento, così come dispone l’art. 1, comma 768 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007).

Continuano ad applicarsi, anche per l’anno 2008, le disposizioni di cui all’art. 59, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relative alla riduzione del 50% dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali con più di sessantacinque anni di età, già pensionati presso le gestioni INPS.

Si richiamano, a tal proposito, i chiarimenti e le direttive fornite con la circolare n.63 e circolare n. 33 del 15.02.1999.

Con particolare riferimento all’individuazione dei soggetti aventi titolo all’agevolazione contributiva si confermano integralmente le disposizioni contenute nella circolare n. 175 del 29.07.1998.

Inoltre, per i coadiuvanti  e i coadiutori di età inferiori aventuno anni, continuano ad applicarsi  le agevolazioni stabilite dall’art. 1, comma 2, della legge 2 agosto 1990, n. 233.

Per i soli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali  alla nuova aliquota dovrà essere sommato lo  0,09%, a titolo di aliquota aggiuntiva istituita dall’art. 5 del Decreto legislativo 28 marzo 1996 n. 207, ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale, differita al 31 dicembre 2009. 

1. Contribuzione I.V.S. sul minimale di reddito

Per l’anno 2008, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a € 13.819,00.

Tale valore è stato ottenuto – in  base alle disposizioni contenute nell’art.1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 – moltiplicando per 312 il minimale giornaliero di retribu­zione da utilizzare per il calcolo dei contributi in favore degli operai dei settori artigianato e commercio in vigore al 1° gennaio 2007 (€ 42,14) ed aggiungendo al prodotto l’importo di € 671,39 così come disposto dall’art.6 della legge 31 dicembre 1991, n. 415.

Pertanto le aliquote per il corrente anno risultano come segue:

A) Artigiani

–         20,00 % per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;

–         17,00 % per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni;

B) Commercianti

–         20,09 % per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;

–         17,09 % per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni.

La riduzione contributiva al 17,00% (artigiani) e al 17,09% ( commercianti) è applicabile fino a tutto il mese in cui il collaboratore interessato compie i 21 anni.

In conseguenza di quanto sopra, il contributo minimo risulta così suddiviso:

 Artigiani:

–         € 2.763,80 annui per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;

–         € 2.349,23 per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni;

 Commercianti:

–         € 2.776,24 annui per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;

–         € 2.361,66 per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni.

Per i periodi inferiori all’anno solare, i contributi sono rapportati a mese. Pertanto, gli importi contributivi minimi mensili sono pari rispettivamente a € 230,31e a €195,76 per gli artigiani e a € 231,35 e € 196,80 per i commercianti.

I redditi ed i relativi contributi minimi devono essere riferiti ad ogni singolo soggetto operante nell’impresa.

2. Contributi IVS sul reddito eccedente il minimale

Il contributo per l’anno 2008 è dovuto sulla totalità dei redditi d’impresa prodotti nel 2007 per la quota eccedente il predetto minimale di € 13.819,00 annui in base alle citate aliquote e fino al limite di retribuzione annua pensionabile pari per il corrente anno all’importo di € 40.765,00.

Per i redditi superiori a € 40.765,00 annui resta confermato l’aumento dell’aliquota di un punto percentuale, disposto dall’art. 3 ter della legge 14 novembre 1992, n.438.

 Le aliquote contributive,pertanto, risultano come segue:

A) Artigiani

–         20,00  % del reddito superiore a € 13.819,00 e fino € 40.765,00

–         21.00 % del reddito superiore a € 40.765,00 e fino al massimale di €.67.942,00

(v. successivo punto 3).

Per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni, le aliquote di cui sopra sono ridotte rispettivamente al 17,00 % e al 18,00% .

B) Commercianti

–         20,09 % del reddito superiore   a   € 13.819,00   e fino a  € 40.765,00

–         21,09 % del reddito superiore   a   €.40.765,00   e fino al massimale di € 67.942,00

(v. successivo punto 3).

Per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni, le aliquote di cui sopra sono ridotte rispettivamente al  17,09% e al  18,09% .

Il contributo in argomento – denominato contributo a conguaglio – sommato al contributo sul minimale di reddito di cui al precedente punto 1) deve essere considerato come acconto delle somme dovute sulla totalità dei redditi d’impresa prodotti nel 2008(si veda in proposito il se­guente punto 4).

3 – Reddito imponibile massimo

Come è noto il  comma 4 dell’art. 1 della citata legge n.233/1990 stabilisce che, in presenza di un reddito d’impresa supe­riore al limite di retribuzione annua pensionabile cui si applica la percentuale massima di commisurazione della pensione prevista per l’assicurazione generale obbligatoria IVS dei lavoratori dipendenti (2%), la quota di reddito eccedente tale limite, per il 2008 pari a €.40.765,00 viene presa in considerazione, ai fini del versamento dei contri­buti previdenziali, fino a concorrenza di un importo pari a 2/3 del limite stesso.

Per l’anno 2008, pertanto, il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS è pari a €  67.942,00 ( € 40.765,00 più  € 27.177,00).

Per quanto precede il contributo  previdenziale massimo  dovuto risulta  come segue:

Artigiani             –  titolari di qualunque età e per i colla­bora­tori di età superiore ai 

                            21 anni:

€   13.860,17        20,00% di € 40.765,00  più 21,00 % di  €  27.177,00 ;

–         collaboratori  di età  non  superiore  ai  21 anni:

€   11.821,91          17,00% di  €  40.765,00  più  18,00 %  di  € 27.177,00 

Commercianti    –   titolari di  qualunque  età e  per  i  collaboratori di  età superiore

                            ai 21 anni

€   13.921,32         20,09% di  €  40.765,00  più 21,09 % di  €  27.177,00;

–         collaboratori  di età  non  superiore  ai  21 anni :

€   11.883,00         17,09% di € 40.765,00  più  18,09 %  di  € 27.177,00 

Per i periodi di assicurazione inferiori all’anno, il massimale deve essere rapportato a mese e,pertanto, gli importi contributivi massimi sono  i seguenti:

Artigiani

–         € 1.155,00 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote del 20,00% e del 21,00%;

–         €  985,16 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote ridotte 17,00%e del 18,00%

Commercianti

–         € 1.160,11 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote del 20,09% e del 21,09%;

–         € 990,25 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote ridotte 17,09% e del 18,09%

Si ricorda che quelli sopraindicati sono limiti indi­viduali, da riferire ad ogni singolo soggetto operante nell’impresa e non massimali globali, da riferire all’im­presa stessa.

Preme evidenziare che i predetti limiti individuali riguardano esclusivamente i soggetti iscritti alla Gestione con decorrenza anteriore al primo gennaio 1996 o che possono far valere  anzianità contributiva a tale data.

 Viceversa, ai sensi dell’art. 2, comma 18, della legge n. 335/1995, per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti  con decorrenza gennaio 1996 o successiva, il  massimale annuo è pari, per il 2008, ad € 88.669,00  e  tale  massimale non è frazionabile  in ragione mensile (2).

4. Contribuzione per le prestazioni di maternità

Il contributo in epigrafe, per effetto di quanto disposto dall’art.49, comma 1, della legge 23 dicembre 1999 n. 488 e successive modifiche ed integrazioni è fissato nella misura di € 0,62 mensili, per ciascun soggetto iscritto alla gestione di appartenenza.

5. Contribuzione a saldo

Ai sensi della legge n. 438/92, il contributo IVS dovuto da artigiani e commercianti:

a) è  calcolato  sulla  totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF (e non soltanto su quello derivante dall’attività che dà titolo all’iscrizione nella gestione di appartenenza );

b) è rapportato ai redditi d’impresa prodotti nello stesso anno al quale il contributo si riferisce (quindi – per i contributi dell’anno 2008 – ai redditi 2008, da denunciare al fisco nel 2009).

In conseguenza di quanto sopra, qualora la somma dei contributi sul minimale e di quelli a conguaglio versati alle previste scadenze sia inferiore a quanto dovuto sulla totalità dei redditi d’impresa realizzati nel 2008, è dovuto un ulteriore contributo a saldo da corrispondere entro i termini di pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.

In riferimento all’imponibile contributivo si fa rinvio alle disposizioni di  carattere generale, in materia di reddito d’impresa, contenute nella circolare n.102 del 12 giugno 2003.

6 – Imprese con collaboratori

Si ricorda che, nel caso in cui il titolare si avvalga anche dell’attività di familiari collaboratori, i contri­buti eccedenti il minimale vanno determinati nella seguente maniera:

a)    imprese familiari legalmente costituite: sia i contributi per il titolare, sia quelli per i   collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito denunciata da ciascuno ai fini fiscali;

b)    aziende non costituite in imprese familiari: il titolare può attribuire a ciascun collaboratore   una quota del reddito denunciato ai fini fiscali; in ogni caso, il totale dei redditi attribuiti ai collaboratori non può superare il 49% del reddito globale dell’impresa; i contributi per il titolare e per i collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito  attribuita a ciascuno di essi.

7. Affittacamere e produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo

Coloro che esercitano l’attività di affittacamere ed i produttori di terzo e quarto gruppo (3) iscritti alla Gestione dei commercianti, non sono soggetti all’osservanza del minimale annuo di reddito; di conseguenza gli stessi sono tenuti al solo versamento dei  contributi  a percentuale IVS calcolati sull’effettivo reddito, maggiorati dell’importo della contribuzione, dovuta per le prestazioni di maternità,  pari a  € 0,62 mensili .

8. Termini e modalità di versamento

I contributi   devono essere versati, come è noto,   tramite i modelli di pagamento unificato F24, alle scadenze che seguono:

–         16 maggio, 16 agosto, 16 novembre 2008 e 16 febbraio 2009, per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito;     

–         entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche in riferimento ai contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2007, primo acconto 2008 e secondo acconto 2008.

 

 

4) IVA sulle consumazioni obbligatorie in discoteche e sale da ballo: Niente rimborso

I gestori di discoteche e sale da ballo non possono ottenere il rimborso della maggiore Iva versata in conseguenza dell’applicazione, alle consumazioni obbligatorie, dell’aliquota del 20%, in luogo di quella agevolata del 10, anche nel periodo anteriore al 4/7/ 2006, data di entrata in vigore del D.L. n. 223/2006 (“Visco-Bersani”).

In particolare, nel caso di specie, i gestori delle discoteche e sale da ballo, a prescindere dall’aliquota applicata nei confronti del cliente-consumatore finale per le consumazioni obbligatoriamente imposte, non restano incisi dall’imposta, giacché questa é stata agli stessi precedentemente corrisposta dal cliente.

(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 01/02/2008, n. 29)

 

 

5) Agevolazione prima casa: Credito d’imposta sulla pertinenza

Il requisito essenziale per l’agevolazione “prima casa” e per poterne usufruire del credito d’imposta, é che il riacquisto riguardi un altro immobile abitativo da adibire a propria abitazione principale.

Il legislatore ha, quindi, inteso agevolare concrete utilizzazioni di immobili acquistati come abitazione in relazione alle necessità della famiglia, e non meri progetti di future sistemazioni (Corte di Cassazione n. 12737/1998).

Pertanto, nell’ipotesi di vendita nel quinquennio dell’immobile agevolato, l’acquisto di un bene diverso dalla casa da destinare ad abitazione principale non soddisfa le condizioni poste dalla norma per la conferma dell’agevolazione “prima casa”.

Ne deriva l’esclusione dal beneficio nel caso di riacquisto di un box da destinare a pertinenza della casa di abitazione.

Per usufruire del suddetto credito occorre che agli atti di acquisto degli immobili, (quello acquistato e rivenduto e quello acquistato successivamente), competa il regime agevolato.

In conclusione, nel caso di specie si verifica la seguente situazione:

a) il trasferimento della pertinenza acquistata con atto registrato il 5 giugno 2003, prima del decorso del quinquennio, comporta la decadenza dell’agevolazione usufruita, non operando, a salvaguardia della stessa, il comma 4 della nota II-bis, posta in calce all’articolo 1 della tariffa, parte 1, allegata al TUR;

b) l’atto di acquisto di altra pertinenza non può beneficiare del credito d’imposta di cui all’art. 7 della legge n. 448/1998;

c) l’atto di acquisto della pertinenza può, invece, beneficiare dell’agevolazione “prima casa” qualora ricorrano i presupposti previsti dal comma 3 della predetta nota II-bis.

(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 01/02/2008, n. 30)

 

 

6) Forniture di beni e servizi fatte all’Università soggette ad IVA se l’Ente universitario non ha stipulato direttamente accordi con l’Unione Europea

Infatti, la non imponibilità IVA di cui all’art. 72, comma 3, n. 3, non può essere applicata alle forniture di beni e servizi nei confronti dell’Università, che si pone come soggetto terzo (ancorché attuatore del programma) rispetto ai soggetti pubblici centrali e locali ai quali fa capo la realizzazione del progetto nei confronti degli organismi comunitari erogatori dei finanziamenti.

Tale norma riguarda solo le parti direttamente coinvolte nel rapporto giuridico alla base del programma di ricerca e non si può estendere ai soggetti che in via indiretta e mediata sono chiamati ad attuarlo senza precise responsabilità nei confronti dell’Ente che eroga i finanziamenti.

Ciò anche se l’esecuzione del programma mira al perseguimento di finalità analoghe a quelle dei soggetti contrattuali.

E’ questo il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate a seguito di una istanza presentata da una Università degli Studi, la quale nel perseguimento delle proprie finalità istituzionali, opera anche come soggetto “attuatore” di specifici “programmi quadro” di sostegno alle attività di ricerca e sviluppo tecnologico finanziati dall’Unione Europea.

In particolare, per l’attuazione di tali progetti (Corsi di Alta formazione e Reti per lo sviluppo della ricerca scientifica) l’Ente universitario non stipula direttamente accordi con l’Unione Europea, ma si avvale dei contributi europei per il tramite dello Stato o della Regione che si assumono l’onere di sviluppare le attività di ricerca sotto il controllo e il coordinamento degli organi europei competenti.

L’Università aveva chiesto di sapere, in qualità di soggetto attuatore dei progetti comunitari, se nei rapporti con i fornitori per gli acquisti di beni e/o servizi funzionali alla realizzazione dei progetti di ricerca poteva usufruire del regime di non imponibilità IVA previsto dal citato art. 72 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.

(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 04/02/2008 n. 31)

 

 

7) Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale


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