Novità fiscali del 26 febbraio 2008. In evidenza: somme corrisposte al socio a seguito di recesso: trattamento fiscale; mediatori immobiliari: obbligo di registrazione del preliminare di vendita


 






Indice:


 


1) Riscossione delle imposte: Cartelle, congelate le notifiche più rapide


 


2) ENPALS: Adempimenti contributivi on-line entro maggio


 


3) Imposte sui redditi – Valute estere: Reso noto il cambio di gennaio


 


4) T.F.R. crediti di lavoro: Aggiornati a gennaio 2008


 


5) Riserve in sospensione d’imposta: Con la variazione dell’attività esercitata non vanno tassate


 


6) Mediatori immobiliari: Obbligo di registrazione del preliminare di vendita


 


7) Somme corrisposte al socio a seguito di recesso: Trattamento fiscale


 


 


1) Riscossione delle imposte: Cartelle, congelate le notifiche più rapide


Il D.L. mille proroghe modifica la decorrenza fissata dalla Finanziaria 2008 (art. 1, comma 148 della L. n. 244/2007) che ha ridotto da 11 a 5 mesi dalla consegna del ruolo il termine per la notifica delle cartelle. Le nuove regole valgono “solo” per i ruoli consegnati dal 31 ottobre 2009. Si noti, però, che il termine di 5 mesi vale solo con riferimento alla riscossione coattiva e non per quella spontanea il cui termine è fissato al terzo mese successivo all’ultima rata indicata nel ruolo.


(Dario Deotto, in Il Sole 24 Ore del 23/2/2008)


 


 


2) ENPALS: Adempimenti contributivi on-line entro maggio


L’ENPALS, con una circolare ha precisato che sono estese ai cantanti che svolgono prestazioni in sale d’incisione le modalità telematiche di gestione degli adempimenti contributivi. Le nuove procedure telematiche sono in vigore dal 1/1/2008.


I datori di lavoro devono inviare, per ogni mese di attività, la denuncia contributiva utilizzando la procedura on-line, entro il giorno 25 del mese successivo a quello di riferimento.


Le imprese obbligate devono pagare i contributi entro il 16/5/2007, con la possibilità di regolarizzare gli anni 2004/2007 e i mesi di gennaio-aprile 2008.


Entro tale data (26 maggio) dovranno, inoltre, compilare e inviare la denuncia telematica di regolarizzazione.


(ENPALS, circolare n. 5/2008)


 


 


3) Imposte sui redditi – Valute estere: Reso noto il cambio di gennaio


È stato accertato il cambio delle valute estere per il mese di gennaio 2008, ai sensi dell’art. 110, comma 9, D.P.R. n. 917/1986.


(Provvedimento Agenzia delle Entrate 21/02/2008, n. prot. 2008/23667)


 


 


4) T.F.R. crediti di lavoro: Aggiornati a gennaio 2008


Con il comunicato ISTAT del 22/2/2008, che ha stabilito in 132,2 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi) con una variazione di più 0,4% rispetto al mese di dicembre 2007, sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di gennaio 2008 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di lavoro.


(Comunicato ISTAT 22/02/2008)


 


 


5) Riserve in sospensione d’imposta: Con la variazione dell’attività esercitata non vanno tassate


Il passaggio alla nuova attività di concessione di garanzie nei confronti del pubblico non determina la tassazione di quelle riserve in sospensione d’imposta che si sono formate nei periodi di imposta pregressi, posto che la variazione dell’attività esercitata non rappresenta un presupposto per la tassazione di tali riserve.


In merito all’individuazione del presupposto che determina la tassazione delle riserve in sospensione d’imposta presenti nel patrimonio netto della società anche in seguito di modifica statutaria, la norma (comma 46 dell’art. 13 del D.L. n. 269/2003), da un lato, individua nell’utilizzazione della riserva il presupposto per la sua tassazione e, dall’altro, prevede delle specifiche deroghe (copertura di perdite d’esercizio, aumento del fondo consortile o del capitale sociale) in presenza delle quali non si ha tassazione poiché la riserva si considera non utilizzata.


La riserva indicata nel bilancio della società, dopo il cambio di attività, deve concorrere alla formazione del reddito imponibile nel  momento in cui si manifesta il presupposto generale di tassazione, rappresentato dall’utilizzazione della riserva.


Infatti, alla riserva in sospensione d’imposta – presente nel bilancio della Società anche a seguito del cambiamento di attività – non sono applicabili le specifiche deroghe previste nel comma 46 dell’art. 13 (copertura di perdite d’esercizio, aumento del fondo consortile o del capitale sociale), posto che l’applicazione di tale disposizione viene riservata solo ai soggetti che svolgono, in via esclusiva, l’attività di garanzia collettiva dei fidi.


La riserva in sospensione d’imposta, presente nel bilancio della società anche in seguito al cambiamento di attività, concorre a formare il reddito imponibile, quindi, nell’esercizio di utilizzazione, anche se tale utilizzo si concretizzi nella copertura delle perdite d’esercizio o nell’aumento del fondo consortile o nell’incremento del capitale sociale.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 25/02/2008, n. 62)


 


 


6) Mediatori immobiliari: Obbligo di registrazione del preliminare di vendita


Per gli affari conclusi a seguito dell’attività svolta dagli agenti di affari in mediazione, l’obbligo, posto a carico di questi ultimi, di richiedere la registrazione sorge sia con riguardo ai contratti preliminari conclusi dalle parti convenute, per la stipula, nel medesimo tempo e luogo; sia per i contratti conclusi tramite proposta e successiva accettazione.


L’Agenzia delle Entrate ha risposto ad un quesito relativo all’individuazione dell’obbligo di registrazione che grava sui mediatori immobiliari ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera d-bis) del TUR.


Tale norma obbliga gli agenti di affari in mediazione a registrare le “scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari”.


L’attività dell’intermediario immobiliare, finalizzata a mettere in contatto due o più parti per consentire la conclusione di un affare, in genere ha quale effetto la stipula di contratti preliminari, per i quali sorge l’obbligo, a carico dei mediatori, di richiederne la registrazione.


Viceversa, il conferimento dell’incarico, pur potendo rivestire natura negoziale, non rientra nel campo di operatività dell’art. 10, comma 1, lettera d-bis), giacché si tratta di un atto prodromico, mentre la norma é riferita alle scritture stipulate a seguito, per effetto, della attività di mediazione.


Pertanto, viene osservato che con riguardo alla proposta di acquisto è condivisibile la posizione della società che ne esclude la natura negoziale, trattandosi di un elemento che precede la formazione del negozio (atto prenegoziale).


La proposta consiste, infatti, in una dichiarazione di volontà unilaterale proveniente dal soggetto che intende stipulare un contratto e presenta gli elementi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta; in quanto atto prenegoziale la proposta di acquisto esula dall’ambito di applicazione degli obblighi solidali di registrazione e del correlato pagamento dell’imposta di registro posti in capo ai mediatori immobiliari dall’art. 10, comma 1, lettera d-bis) del TUR.


La proposta, infatti, in assenza della accettazione, può determinare unicamente l’insorgere di una responsabilità precontrattuale, ma non è idonea a produrre gli effetti giuridici tipici cui è diretta, per cui non ha natura negoziale.


Parimenti, anche l’accettazione, di per sè, costituisce una dichiarazione di volontà unilaterale “prenegoziale”.


L’accordo contrattuale si perfeziona solo allorquando alla proposta di acquisto segue l’accettazione della controparte, in conformità alle disposizioni recate dall’art. 1326 codice civile, secondo cui “il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte”.


Peraltro, nel caso di specie, lo schema di proposta di acquisto, allegato alla istanza di interpello, prevede la irrevocabilità dell’offerta, per un periodo di quindici giorni decorrente dalla data di sottoscrizione della proposta stessa.


Se nel termine suddetto il proponente ha conoscenza dell’accettazione della proposta, si ha la formazione dell’accordo contrattuale.


Qualora, invece, nel termine prestabilito non si abbia accettazione da parte del destinatario della proposta, ovvero qualora detta accettazione diverga dalla proposta formulata, quest’ultima deve considerarsi priva di efficacia.


Con riferimento alle clausole contrattuali inserite dall’istante nei propri schemi contrattuali, secondo le quali l’accettazione della proposta è “da considerarsi sufficiente e necessaria a determinare ad ogni effetto di legge la conclusione di un contratto preliminare di compravendita anche nel caso in cui le parti intendono riprodurre i contenuti essenziali del


contratto in una scrittura riproduttiva”, l’Agenzia delle Entrate ritiene che l’obbligo della registrazione e del pagamento della relativa imposta in capo al mediatore sorge dal momento in cui viene accettata la proposta di acquisto, indipendentemente dalla successiva stipula di un contratto preliminare.


A tal riguardo, ha evidenziato che è ormai consolidato l’orientamento della Corte di Cassazione teso a ravvisare l’avvenuta conclusione dell’affare in una proposta di acquisto, accettata dalla controparte, ancorchè l’accordo stabilisse in un momento successivo la data per la stipula del preliminare, previsione ritenuta mirante soltanto a riprodurre in forma più sicura un contratto gia’ concluso (v. Cass. Civ. Sez. II, 25 ottobre 2005, n. 20653, e Cass. Civ. Sez. III, 14 luglio 2004, n. 13067).


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 25/02/2008, n. 63)


 


 


7) Somme corrisposte al socio a seguito di recesso: Trattamento fiscale


L’Agenzia delle Entrate con apposita risoluzione ha inteso chiarire il trattamento fiscale riservato agli importi pagati ai soci che recedono dalla società di appartenenza.


Come è noto per le ipotesi di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio nelle società di persone, l’art. 2289 del Codice civile stabilisce che il socio che recede dal rapporto societario ha diritto “ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota” determinato in base ad una situazione patrimoniale redatta al giorno in cui si é verificato lo scioglimento del rapporto sociale.


Se vi sono operazioni in corso, inoltre, il socio ed i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime.


Per la determinazione del valore della quota spettante al socio in sede di recesso occorre procedere pertanto alla redazione di una situazione contabile che evidenzi l’effettivo valore economico del complesso aziendale comprensivo, altresì, della quota parte degli utili in corso di formazione al momento del recesso.


L’importo della quota in tal modo determinato, corrispondente ad una frazione del capitale economico della società, risulta solitamente superiore al valore della corrispondente quota del patrimonio netto contabile.


Tale differenza che può derivare dall’esistenza di plusvalenze latenti sui beni dell’attivo, da  valori di avviamento e dalla quota parte degli utili in corso di maturazione alla data del recesso viene generalmente definita “differenza da recesso”.


In sostanza, l’importo corrisposto al socio in occasione del recesso risulta costituito da due componenti:


– La prima (afferente alla quota di patrimonio netto spettante al socio in proporzione alla quota di partecipazione detenuta) risulta costituita dal rimborso della quota di capitale sociale versato dal socio e dalla distribuzione delle riserve sia di utili che di capitale eventualmente esistenti;


– la seconda relativa, invece, al riconoscimento dell’eventuale maggiore valore economico del complesso aziendale alla data dello scioglimento del rapporto sociale rispetto ai valori contabili del patrimonio e che costituisce la cosiddetta “differenza da recesso”.


A seguito della liquidazione della quota detenuta dal socio uscente, la società procede quindi per la parte afferente al rimborso del valore nominale della partecipazione all’annullamento della quota di capitale sociale detenuta dal socio ed alla corrispondente riduzione delle eventuali riserve sia di utili che di capitale spettanti al socio.


Tali operazioni, di natura esclusivamente patrimoniale, non hanno alcuna rilevanza sulla determinazione del reddito imponibile della società.


La cosa cambia, invece, riguardo  la seconda componente della quota da corrispondere al socio receduto corrispondente alla cosiddetta “differenza da recesso” poiché tale importo concretizza un componente negativo rilevante ai fini della determinazione del reddito della società.


Occorre, infatti considerare che tale differenza deriva da plusvalenze latenti del complesso aziendale, che rimangono insite nel patrimonio sociale anche dopo il recesso dei socio.


In particolare:


– Le plusvalenze e l’avviamento (derivante dalla effettiva valorizzazione economica della società rispetto ai valori storici indicati in bilancio), quando realizzati, costituiranno componenti positivi di reddito e saranno assoggettati a tassazione, in base al principio di trasparenza, in capo ai soci rimanenti;


– gli utili in corso di formazione alla data del recesso, unitamente a quelli conseguiti nella restante parte dell’esercizio, saranno invece, tassati per trasparenza in capo ai soci superstiti alla fine dell’esercizio stesso.


Considerato che l’importo liquidato al socio per la parte che eccede il costo fiscale della partecipazione (costituito ordinariamente dai conferimenti e dalle riserve di utili tassati per trasparenza, e che, in linea di principio, coincide con la differenza da recesso) costituisce in capo allo stesso reddito imponibile, al fine di evitare una doppia tassazione sullo stesso reddito, una prima volta in capo al socio recedente e successivamente in capo ai soci restanti, la “differenza da recesso” é deducibile in capo alla società nell’esercizio in cui sorge il diritto alla liquidazione della quota.


Per quanto concerne, inoltre il trattamento fiscale da riservare alle suddette somme in capo al socio uscente, l’art. 20-bis del Tuir riproducendo la previsione contenuta nell’art. 6 del D.P.R n. 42 del 1988 stabilisce che “ai fini della determinazione dei redditi di partecipazione compresi nelle somme attribuite o nei beni assegnati ai soci o agli eredi, di cui all’art. 17, comma 1, lett. l), del Tuir (e cioè redditi compresi nelle somme e valori attribuiti al socio in sede di recesso), valgono, in quanto compatibili, le disposizioni dell’art. 47, comma 7, indipendentemente dall’applicabilità della tassazione separata”.


Tale disposizione qualifica, quindi, quali “redditi da partecipazione” e pertanto redditi d’impresa, i redditi compresi nelle somme attribuite o nel valore normale dei beni assegnati ai soci delle società di persone nei casi di recesso, esclusione e riduzione del capitale rinviando nel contempo, ai soli fini della determinazione del reddito da assoggettare a tassazione, alle regole dettate dal legislatore per gli utili derivanti dalla partecipazione in società di capitale dall’art. 47, comma 7, del Tuir.


Tale ultima disposizione definisce le modalità da seguire per determinare l’importo da assoggettare a tassazione in capo al socio recedente.


A tal fine vanno confrontate le somme o il valore normale dei beni riconosciuti al socio per effetto del recesso con il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione detenuta dal socio medesimo.


La differenza positiva risultante da tale raffronto, derivando dalla partecipazione in una società di persone, assume natura di reddito d’impresa e come tale deve essere tassata in capo al socio uscente secondo il generale principio di competenza che sottende alla determinazione di tale reddito.


Qualora tra la data di costituzione della società e la comunicazione del recesso da parte del socio siano trascorsi più di cinque anni, inoltre, tali redditi saranno assoggettati a tassazione separata (art. 17, comma 1, lettera l) del Tuir), tranne che il contribuente non opta per la tassazione ordinaria.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 25/02/2008, n. 64)


 


 


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( a cura di Vincenzo D’Andò)


 


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