Novità fiscali del 21 febbraio 2008: studi di settore: snaturati dalla loro funzione originaria; rimborso dell'IVA ai soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro; chiarimenti per detrazione IVA su acquisti relativi ai veicoli stradali

  Indice:   1) Studi di settore: Sono stati snaturati dalla loro funzione originaria, critiche all’accertamento con tale sistema da parte dei Commercialisti   2) Nuovo Presidente Istituto Revisori Contabili   3) Semplificazione del procedimento di cancellazione delle ipoteche: Istruzioni per la compilazione delle comunicazioni trasmesse per via telematica   4) Regime pex: Requisito dell’ininterrotto […]

 






Indice:


 


1) Studi di settore: Sono stati snaturati dalla loro funzione originaria, critiche all’accertamento con tale sistema da parte dei Commercialisti


 


2) Nuovo Presidente Istituto Revisori Contabili


 


3) Semplificazione del procedimento di cancellazione delle ipoteche: Istruzioni per la compilazione delle comunicazioni trasmesse per via telematica


 


4) Regime pex: Requisito dell’ininterrotto possesso


 


5) Affrancamento del saldo attivo di rivalutazione di Srl unipersonale


 


6) Aliquota IVA applicabile alle cessioni di articoli di garza idrofila di cotone sterile per medicazione


 


7) Nuova Direttiva CE: Rimborso dell’IVA ai soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro


 


8) F24 on line: Aggiornato il software e le procedure di controllo


 


9) IVA – Regolamento CE: Per la cooperazione amministrativa nuove regole dal 2010


 


10) IVA Detrazione per acquisti relativi ai veicoli stradali a motore: Chiarimenti delle Finanze


 


 


1) Studi di settore: Sono stati snaturati dalla loro funzione originale, critiche all’accertamento condotto con tale sistema da parte dall’Ordine dei Commercialisti


La logica degli studi di settore era stata quella di dotare l’amministrazione finanziaria di un valido ausilio nell’esercizio della propria attività di controllo.


Era stata riconosciuta la necessità di uno strumento tarato su base statistica di settore che consentisse di segnalare all’amministrazione finanziaria le posizioni da assoggettare prioritariamente a controllo.


Al tal fine era stato ritenuto che gli studi di settore siano un male necessario.


Tuttavia, i diversi interventi normativi operati nel corso delle ultime manovre finanziarie hanno ormai snaturato lo strumento degli studi di settore.


Il tentativo più eclatante è stato indubbiamente quello della loro trasformazione, da strumenti di preselezione delle posizioni da assoggettare a controllo, in vere e proprie presunzioni legali di reddito: Se non sei congruo allo studio di settore spiegami tu, contribuente, il perché, altrimenti, sulla base delle mere risultanze di uno strumento statistico, io, amministrazione


 finanziaria, sono legittimata ad accertarti il maggior reddito che dall’applicazione di tale strumento discende, rispetto a quello da te dichiarato.


Da ciò ne è scaturita una sorta di sollevazione popolare che ha costretto ad una frettolosa retromarcia del legislatore fiscale e dell’amministrazione finanziaria, perché la via del sistematico ricorso a presunzioni che trasformano il contribuente in “evasore fino a prova contraria” non può essere la base di un rapporto collaborativo tra contribuente ed amministrazione finanziaria.


Se l’amministrazione finanziaria ritiene necessario avere maggiori poteri e informazioni (si pensi, ad esempio, al potenziamento delle indagini bancarie e dell’anagrafe tributaria), proceda poi ai relativi controlli, invece che sedersi su presunzioni generosamente introdotte da un legislatore fiscale troppo attento al gettito erariale, per prestare attenzione anche all’equità nel rapporto tra Fisco e contribuente (in tal senso si veda l’articolo di Vincenzo D’Andò sull’argomento accertamenti sulla base di settore per selezionare i contribuenti da controllare con accertamenti bancari).


Lo snaturamento degli studi di settore passa però anche attraverso le modifiche al suo ambito soggettivo di applicazione.


Invece, l’accertamento sulla base degli studi di settore è stato progressivamente ampliato fino alle società di capitali con fatturati fino a 7,5 milioni di euro, divenendo poi esso stesso oggetto di semplificazione adempimentale, posto che la sua applicazione è stata da ultimo esclusa nei confronti dei soggetti che aderiscono al regime dei c.d. “contribuenti minimi”.


In questo modo si è giunti all’assurdo dell’applicazione di questo strumento nei confronti di soggetti più strutturati e della sua disapplicazione nei confronti di quelli meno strutturati.


Un vero e proprio non senso a margine del quale si pongono poi le specifiche incongruenze che derivano dalla volontà di applicare gli studi di settore anche nei confronti degli esercenti professioni intellettuali.


Se uno strumento di monitoraggio statistico può avere un qualche significato nel contesto di attività fortemente standardizzabili (quali tipicamente quelle di rivendita dei beni di largo consumo), è di tutta evidenza come esso sia palesemente incongruo nell’ambito di attività che si caratterizzano per il fatto che una medesima prestazione può assumere valorizzazioni assai diverse a seconda della qualificazione professionale del prestatore.


Senza contare che il reddito di lavoro autonomo si determina per cassa e non per competenza, con quel che ne consegue in termini di più evidente inidoneità di uno strumento che ha la pretesa di misurare i componenti positivi di reddito maturati, ma che certo non tiene minimamente conto anche della variabile rappresentata dall’effettivo incasso nel periodo di imposta di maturazione del corrispettivo.


Il Presidente, Claudio Siciliotti, è anche intervenuto in merito all’introduzione della c.d. “comunicazione unica”, affermando che essa costituisce una semplificazione di notevole rilievo, anche se si dovrà di verificare sul campo se davvero sarà possibile ottemperare con un unico format telematico a tutti gli obblighi di comunicazione che normalmente presiedono all’avvio di una nuova attività.


“Il prossimo passaggio di semplificazione, non meno innovativo ed incisivo, in termini di risparmi per cittadini ed imprese – conclude Siciliotti – dovrà riguardare gli adempimenti connessi a tutti quegli atti per i quali la legge prevede formalità particolari di redazione non già ai fini della validità degli atti medesimi, bensì ai soli fini della loro iscrivibilità su pubblici registri: e il pensiero va in primo luogo – ovviamente – agli atti di cessione delle quote di Srl e di aziende”.


(Nota del 20/2/2008, di Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili)


 


 


2) Nuovo Presidente Istituto Revisori Contabili


Giorgio Sganga, Consigliere Segretario del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, è stato eletto alla presidenza dell’Istituto dei Revisori contabili in sostituzione di Francesco Serao.


A designare Sganga alla Presidenza – rende noto un comunicato diffuso dai dottori commercialisti – è stata l’assemblea dei Soci della Società che dal primo gennaio è subentrata al Consorzio a suo tempo costituito pariteticamente tra gli allora Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dei Ragionieri.  Gli iscritti al 12/2/2008 sono 143.902.


(Comunicato ANSA del 19/2/2008)


 


 


3) Semplificazione del procedimento di cancellazione delle ipoteche: Istruzioni per la compilazione delle comunicazioni trasmesse per via telematica


Il D.L. 31/1/2007, n. 7, convertito dalla legge n. 40/2007, ha introdotto nel sistema normativo delle semplificazioni sul procedimento di cancellazione delle ipoteche iscritte a garanzia di obbligazioni derivanti da contratto di mutuo concesso da soggetti esercenti attività bancaria o finanziaria, nonché da enti di previdenza obbligatoria.


Poi, a seguito dell’art. 2, comma 450, lett. e), della legge n. 244/2007, il procedimento semplificato é stato esteso anche alle cancellazioni di ipoteca relative a mutui accollati a seguito di frazionamento nonché a quelli garantiti da ipoteca annotata su titoli cambiari.


L’Agenzia del Territorio ha attuato tali disposizioni distinti provvedimenti.


In particolare, con il provvedimento 9/10/2007 sono state definite le modalità e le specifiche tecniche relative alla forma e alla trasmissione telematica delle comunicazioni; il medesimo provvedimento ha previsto che, dal 1/3/2008, l’invio di tali comunicazioni avvenga esclusivamente per via telematica.


Con successivo provvedimento 29/1/2008, pubblicato nella G.U. n. 27 del 1/2/2008, l’invio telematico é stato esteso, in via esclusiva, anche alle comunicazioni inerenti l’estinzione di contratti di mutuo accollati a seguito di frazionamento, nonché a quelli garantiti da ipoteca annotata su titoli cambiari.


La prima circolare n. 12/2007, ha dato i primi chiarimenti sulle nuove modalità di invio telematico delle comunicazioni, adesso con la circolare n. 2 del 20/2/2009 vengono fornite le istruzioni necessarie per la corretta compilazione delle comunicazioni stesse.


Il contenuto del file


Il file da trasmettere deve contenere comunicazioni riferibili ad uno stesso creditore e ad uno stesso servizio di pubblicità immobiliare.


Un unico file può contenere una o più comunicazioni, fino ad un massimo di 100.


Devono essere obbligatoriamente indicati:


– codice fiscale, denominazione o ragione sociale e sede legale del creditore;


– codice fiscale, cognome, nome, sesso, luogo e data di nascita del soggetto che sottoscrive le comunicazioni;


– servizio di pubblicità immobiliare cui il file è indirizzato e relativo codice, secondo quanto riportato nella allegata “Tabella dei codici identificativi dei Servizi di pubblicità immobiliare”.


La comunicazione


Ciascuna comunicazione contiene i seguenti elementi:


– a) tipologia di comunicazione;


– b) dati relativi all’ipoteca e data di estinzione dell’obbligazione;


– c) dati dei soggetti datori di ipoteca;


– d) dati del creditore originario, se diverso da quello attuale;


– e) dati del debitore cui viene rilasciata la quietanza;


– f) ulteriori informazioni.


Tipologia di comunicazione


La tipologia di comunicazione – relativa all’estinzione totale del mutuo, o all’estinzione di una quota di mutuo frazionato, o ancora all’estinzione di un mutuo garantito da ipoteca annotata su titoli cambiari – deve essere individuata indicando nel campo apposito il codice corrispondente, come riportato nella tabella allegata al citato documento di prassi.


(Agenzia del Territorio, Circolare del 20/02/2008, n. 2)


 


 


4) Regime pex: Requisito dell’ininterrotto possesso


La plusvalenza realizzata dalla società con la cessione dei titoli azionari (ricevuti in conseguenza dell’annullamento/conversione di obbligazioni con  azioni) non può essere attratta al regime pex (participation exemption) per carenza del requisito temporale dell’ininterrotto periodo minimo di possesso previsto dall’art. 87, comma 1, lettera a), del TUIR (nella formulazione applicabile ratione temporis al caso di specie: La data di acquisizione delle azioni di una società-veicolo creata nell’ambito di una procedura di amministrazione straordinaria viene fatta risalire al giorno in cui il tribunale omologa la proposta di concordato per la soddisfazione dei creditori e non al momento della sua approvazione da parte degli stessi creditori).


L’art. 87, comma 1, lettera a) del TUIR prevede – tra i requisiti per l’applicazione del regime della participation exemption – quello del c.d. “holding period”.


Tale requisito consiste – secondo la disposizione vigente al momento della realizzazione della plusvalenza da parte della società – nell'”ininterrotto possesso dal primo giorno del diciottesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente”.


L’art. 1, comma 58 della Legge n. 244/2007 (finanziaria 2008) ha modificato la disposizione in esame – a partire dal periodo d’imposta in corso al 1 gennaio 2008 – riducendo il cd.”holding period” a dodici mesi.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 20/02/2008, n. 54)


 


 


5) Affrancamento del saldo attivo di rivalutazione di Srl unipersonale


Il mancato versamento della seconda rata entro il termine previsto dalla norma non comporta la decadenza dai benefici dell’affrancamento. Il versamento tardivo della seconda rata può essere effettuato, a parere del contribuente, beneficiando dell’istituto del ravvedimento.


In particolare, il versamento della prima rata nei termini e nella percentuale minima prevista dalla norma perfeziona l’operazione di affrancamento, operazione che non viene meno nell’ipotesi di mancato versamento delle rate successive.


Infatti, la circolare n. 35/2004 ha precisato, riguardo la rideterminazione dei valori di acquisto delle partecipazioni e dei terreni di cui all’art. 6-bis del D.L. n. 355/2003, che il versamento della prima rata nei termini di legge e l’omissione dei successivi versamenti non fa venire meno l’utilizzo del valore rideterminato ma comporta l’iscrizione a ruolo degli importi non versati.


Alla luce di ciò, poiché la società, ha regolarmente versato la prima rata dell’imposta sostitutiva, può comunque usufruire degli effetti fiscali dell’operazione di affrancamento di cui al comma 472 dell’art. 1 della legge finanziaria 2006.


inoltre, gli importi delle rate successive alla prima non versate sono iscritti a ruolo ai sensi degli artt. 10 e seguenti del DPR n. 602/73 e, per gli importi non versati, il contribuente si può avvalere delle disposizioni contenute nell’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997 (cd. “ravvedimento operoso”).


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 20/02/2008, n. 55)


 


 


6) Aliquota IVA applicabile alle cessioni di articoli di garza idrofila di cotone sterile per medicazione


Alla cessione dei prodotti di garze idrofile di cotone sterile utilizzate come presidi nella automedicazione ovvero nel contesto di interventi chirurgici, giacché riconducibili agli articoli di medicazione, si applica l’aliquota IVA ridotta del 10%.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 20/02/2008, n. 56)


 


 


 


7) Nuova Direttiva CE: Rimborso dell’IVA ai soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro


Sono state stabilite norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro.


La nuova direttiva CE si applica ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso che soddisfano le seguenti condizioni:


a) nel periodo di riferimento non avevano nello Stato membro di rimborso né la sede della propria attività economica né una stabile organizzazione dalla quale fossero effettuate operazioni commerciali, né, in mancanza di tale sede o stabile organizzazione, il domicilio o la residenza abituale;


b) nel periodo di riferimento non hanno effettuato cessioni di beni o prestazioni di servizi il cui luogo di effettuazione si possa considerare situato nello Stato membro di rimborso, fatta eccezione per le seguenti operazioni:


i) prestazioni di servizi di trasporto e di servizi ad essi accessori, esenti a norma degli articoli 144, 146, 148, 149, 151, 153, 159 o 160 della direttiva 2006/112/CE;


ii) cessioni di beni e prestazioni di servizi al debitore dell’IVA ai sensi degli articoli da 194 a 197 e dell’articolo 199 della direttiva 2006/112/CE.


Per potere ottenere un rimborso nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso deve effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione nello Stato membro in cui è stabilito.


Se un soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso effettua nello Stato membro in cui è stabilito sia operazioni che danno diritto alla detrazione sia operazioni che non conferiscono diritto alla detrazione in tale Stato membro, il rimborso da parte dello Stato membro di rimborso è ammesso soltanto per il pro rata dell’importo dell’IVA rimborsabile.


Per ottenere un rimborso dell’IVA nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso inoltra a tale Stato membro una richiesta elettronica di rimborso e la presenta allo Stato membro in cui è stabilito attraverso il portale elettronico predisposto da tale Stato membro.


La richiesta di rimborso va presentata allo Stato membro di stabilimento al più tardi il 30 settembre dell’anno civile successivo al periodo di riferimento. La richiesta di rimborso si considera presentata solo se il richiedente ha fornito tutte le informazioni previste.


Lo Stato membro di stabilimento trasmette senza indugio al richiedente una ricevuta per via elettronica.


Il periodo di riferimento non può essere superiore a un anno civile o inferiore a tre mesi civili.  Le richieste di rimborso possono, tuttavia, riguardare un periodo inferiore a tre mesi se questo rappresenta la parte residua di un anno civile.


Se la richiesta di rimborso si riferisce ad un periodo di riferimento inferiore ad un anno civile ma non inferiore a tre mesi, l’importo dell’IVA che forma oggetto della richiesta di rimborso non può essere inferiore a 400 EUR o al controvalore in moneta nazionale.


Se la richiesta si riferisce a un periodo di riferimento di un anno civile o alla parte residua di un anno civile, l’importo dell’IVA non può essere inferiore a 50 EUR o al controvalore in moneta nazionale.


Lo Stato membro di stabilimento non inoltra la richiesta allo Stato membro di rimborso nei casi in cui, durante il periodo di riferimento, il richiedente nello Stato membro di stabilimento:


a) non è un soggetto passivo ai fini dell’IVA;


b) effettua unicamente cessioni di beni o prestazioni di servizi esenti o delle disposizioni in materia di franchigia, senza diritto a detrazione dell’IVA pagata nella fase precedente;


c) beneficia della franchigia per le piccole imprese.


Infine, il richiedente può presentare ricorso presso le autorità competenti dello Stato membro di rimborso contro una decisione di rifiuto di una richiesta di rimborso nella forma ed entro i termini prescritti per i ricorsi riguardanti le richieste di rimborso presentate dalle persone stabilite in tale Stato membro.


La nuova direttiva si applica alle richieste di rimborso presentate dopo il 31 dicembre 2009.


(Direttiva Consiglio CE 12/02/2008, n. 2008/9/CE, G.U.U.E. 20/02/2008, n. L44)


 


 


8) F24 on line: Aggiornato il software e le procedure di controllo


Eventuali ulteriori aggiornamenti dell’applicazione F24 On Line sono disponibili, dal 20/2/2008 sul sito dell’Agenzia delle Entrate, anche tramite la funzione di “Auto-Aggiornamento”,  presente all’interno dell’applicazione stessa.


Tale funzione provvede attraverso un collegamento internet con protocollo FTP, ad effettuare la ricerca di eventuali aggiornamenti disponibili e,  su richiesta dell’utente, all’installazione degli stessi.


Qualora non fosse possibile utilizzare la funzione sopra descritta, si può procedere manualmente seguendo i passi di seguito indicati:


– Scaricare il file contenente gli aggiornamenti, utilizzando uno dei link presenti su questa pagina e salvarlo sulla propria postazione di lavoro;


– aprire il file scaricato utilizzando WINZIP o altre applicazioni in grado di aprire file con estensione ZIP;


– estrarre tutti i file contenuti, sovrapponendoli a quelli già presenti nella cartella UnicoOnLine\F24Prog\Resources


(Agenzia delle Entrate, nota del 20/02/08)


 


 


 


9) IVA – Regolamento CE: Per la cooperazione amministrativa nuove regole dal 2010


Si applicano a decorrere dal 1/1/2010 le modifiche apportate dal regolamento CE n. 143/2008/CE al regolamento n. 1798/2003 in merito all’introduzione di modalità di cooperazione amministrativa e lo scambio di informazioni, in ragione delle nuove disposizioni in materia di luogo delle prestazioni di servizi, regimi speciali e procedura di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, recate dalle direttive n. 2008/8/CE e n. 2008/9/CE.


(Regolamento CE 12/02/2008, n. 143/2008, G.U.U.E. 20/02/2008, n. L44)


 


 


10) IVA Detrazione per acquisti relativi ai veicoli stradali a motore: Chiarimenti delle Finanze


Per la generalità dei contribuenti, la disciplina della detrazione – e gli effetti conseguenti sull’assoggettabilità ad IVA degli impieghi dei veicoli stradali a motore per uso personale, familiare o della messa a disposizione di terzi – varia a seconda che gli stessi:


– siano utilizzati sia per finalità imprenditoriali, artistiche e professionali sia per finalità di carattere privato. In tal caso, l’importo da assumere a riferimento per calcolare l’ammontare detraibile è il 40% dell’imposta addebitata, mentre l’uso per finalità di carattere privato (ivi compresa la messa a disposizione di terzi senza corrispettivo) sarà irrilevante agli effetti dell’IVA;


– siano utilizzati esclusivamente per finalità imprenditoriali, artistiche e professionali, circostanza che ricorre in ogni caso nell’ipotesi di messa a disposizione dei veicoli dietro corrispettivo da parte del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti.


In tal caso, l’importo da assumere a riferimento per calcolare l’ammontare detraibile è il 100% dell’imposta addebitata, mentre per la messa a disposizione dei dipendenti dietro corrispettivo la base imponibile – in deroga agli ordinari criteri di determinazione della stessa – sarà pari al valore normale ove il corrispettivo convenuto sia inferiore al valore normale stesso;


– formino oggetto dell’attività propria dell’impresa, ovvero siano utilizzati da agenti e rappresentanti di commercio, nel qual caso l’imposta detraibile è quantificata secondo le regole generali di cui all’articolo 19 del decreto IVA, vale a dire sulla base della percentuale di effettivo utilizzo dei beni e servizi di cui trattasi nell’attività d’impresa. In ogni caso, qualora all’atto dell’acquisto l’imposta sia stata detratta integralmente, l’utilizzo dei veicoli in questione per finalità private sarà da assoggettare ad IVA secondo la disciplina vigente in tema di autoconsumo.


Per l’acquisizione dei motocicli di cilindrata superiore a 350 centimetri cubici, nonché l’acquisto dei relativi componenti e ricambi, dei carburanti e lubrificanti destinati ai motocicli medesimi e delle prestazioni relative agli stessi (manutenzione, riparazione, custodia e gestione, pedaggi stradali inclusi), in base alle lettere b), c) e d) dell’articolo 19-bis1 del decreto IVA, nel testo risultante dalle modifiche di cui alla lettera e) del comma 261 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2008, continua ad operare un regime di totale indetraibilità oggettiva, tranne che per i soggetti per i quali tali beni formino oggetto dell’attività propria dell’impresa, per i quali si applicano le regole ordinarie di determinazione dell’IVA detraibile.


Veicoli utilizzati promiscuamente nell’esercizio dell’impresa e per fini privati


Occorre distinguere il caso in cui i veicoli siano interamente utilizzati per finalità imprenditoriali, artistiche o professionali da quello in cui gli stessi siano utilizzati anche per altre finalità.


Per i veicoli non interamente utilizzati per finalità imprenditoriali, artistiche o professionali, in deroga ai criteri ordinari non deve essere verificata in concreto la quota di effettiva utilizzazione per tali finalità, ma l’imposta detraibile è limitata forfetariamente al 40% dell’IVA afferente le operazioni relative ai veicoli in questione, vale a dire:


  gli acquisti, anche intracomunitari, e le importazioni dei veicoli;


– le acquisizioni dei medesimi in noleggio e locazione, anche finanziaria;


– gli acquisti di componenti e ricambi dei medesimi;


– gli acquisti di carburanti e lubrificanti per i medesimi:


– gli acquisti dei servizi di manutenzione, riparazione, custodia, impiego (pedaggi stradali inclusi) relativi ai medesimi.


Resta inteso che la detrazione è ulteriormente ridotta ove sussistano le limitazioni conseguenti all’effettuazione di operazioni esenti o non soggette.


Per i veicoli stradali per i quali trovi applicazione la predetta limitazione forfetaria, il n. 1) del nuovo sesto comma dell’articolo 3 del decreto IVA, introdotto dalla lettera a) del comma 261 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2008, stabilisce, in conformità alle disposizioni della decisione del Consiglio (che contiene un’espressa deroga alla disposizione di cui all’articolo 26  della direttiva n. 2006/112/CE), l’irrilevanza ai fini impositivi dell’uso personale o familiare da parte dell’imprenditore dei veicoli stessi o della loro messa a disposizione a favore del personale dipendente senza l’addebito di un corrispettivo specifico.


Tale regime, consistente nella detrazione limitata al 40% dell’IVA assolta a monte e nell’irrilevanza dell’uso privato, non è derogabile.


In questo senso depone chiaramente il combinato disposto dell’articolo 19-bis1, lettera c), e dell’articolo 3, sesto comma, lettera a), del decreto IVA, come risultanti dalle modifiche apportate dal citato comma 261 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2008. Non è, dunque, consentito al contribuente adottare il diverso comportamento consistente nella detrazione integrale dell’imposta all’atto dell’acquisto dei beni e servizi in questione e nell’applicazione dell’IVA, sulla base del valore normale, per l’utilizzo privato dei medesimi.


Veicoli utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, arte o professione


Per i veicoli stradali a motore rientranti nella tipologia presa in considerazione dalla decisione del Consiglio e dall’ultimo periodo della lettera c) dell’articolo 19-bis1 del decreto IVA, utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione, il regime di detrazione limitata forfetariamente non opera.


L’imposta afferente le operazioni di acquisto di beni e servizi, relative a detti veicoli, è pertanto integralmente detraibile (sempreché non sussistano limitazioni all’esercizio del diritto alla detrazione derivanti dall’effettuazione di operazioni esenti da IVA o non soggette all’imposta).


Al riguardo, non rileva a tal fine il fatto che i beni e i servizi acquistati formino o meno oggetto dell’attività propria dell’impresa, giacché dall’ambito applicativo della previsione di detraibilità forfettaria sono esclusi tout court tutti i casi di integrale utilizzazione nell’attività di impresa.


La disciplina dei veicoli acquistati da soggetti per i quali gli stessi formino oggetto dell’attività propria dell’impresa presenta peraltro talune peculiarità.


In particolare, devono considerarsi utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa anche i veicoli stradali a motore acquistati dal datore di lavoro o acquisiti anche in base a base a contratti di noleggio o locazione, anche finanziaria, e successivamente messi a disposizione del personale dipendente a fronte di uno specifico corrispettivo.


La messa a disposizione dietro corrispettivo è infatti un’operazione imponibile ad IVA, ai sensi del principio generale in tema di imposizione delle prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso contenuto nell’articolo 24 della direttiva n. 2006/112/CE, non derogato dalla citata decisione del Consiglio, che prende in considerazione solo l’articolo 26 della direttiva stessa.


I veicoli utilizzati dal datore di lavoro nell’esercizio dell’impresa e messi a disposizione dei dipendenti, dietro un corrispettivo convenuto specificamente per la possibilità accordata a questi ultimi di utilizzarli anche per scopi privati, sono comunque da considerarsi utilizzati totalmente per l’effettuazione di operazioni poste in essere nell’ambito dell’attività d’impresa: le operazioni tipiche dell’attività di impresa, da un lato, e la messa a disposizione dietro corrispettivo a favore del dipendente, dall’altro. Ne deriva che – in base ai criteri generali in materia di detrazione dell’IVA – l’imposta afferente l’acquisto dei veicoli stessi è integralmente detraibile (sempreché ovviamente non sussistano limitazioni alla detrazione conseguenti all’effettuazione di operazioni esenti o non soggette).


Base imponibile dei servizi di messa a disposizione dei dipendenti


Per i veicoli messi a disposizione dei dipendenti dietro corrispettivo, si è inteso in ogni caso evitare – come precisa la relazione governativa alle nuove norme – l’effetto distorsivo che potrebbe derivare dalla detrazione integrale nel caso in cui sia previsto un corrispettivo non in linea con il mercato.


A tal fine – nell’esercizio della facoltà accordata agli Stati Membri dall’articolo 80 della direttiva n. 2006/112/CE – la lettera c) del comma 261 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2008 ha modificato l’articolo 13 del decreto IVA.


Nella lettera b) del nuovo terzo comma di detto articolo è stato segnatamente previsto che, in caso di messa a disposizione dei veicoli di cui trattasi da parte del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti a fronte di un corrispettivo specifico inferiore al valore normale, la base imponibile è costituita dal valore normale medesimo. Inoltre, trattandosi di operazione dietro corrispettivo,  sussiste per il datore di lavoro l’obbligo di esercitare la rivalsa ai sensi del primo comma dell’articolo 18 del decreto IVA.


Per le operazioni dietro corrispettivo per le quali l’articolo 80 della direttiva n. 2006/112/CE consente agli Stati membri la facoltà di individuare la base imponibile nel valore normale, l’articolo 72 della stessa direttiva individua tale valore nel corrispettivo che, allo stesso stadio di commercializzazione, sarebbe praticato in regime di libera concorrenza per cessioni e prestazioni analoghe, e – qualora non siano accertabili cessioni o prestazioni analoghe – nel prezzo di acquisto o di costo per le cessioni di beni e nelle spese di esecuzione per le prestazioni di servizi.


Nel recepire tali disposizioni, con la lettera d) del comma 261 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2008, si è inteso circoscrivere le difficoltà di tipo operativo cui può dare adito l’utilizzazione quale base imponibile di un ammontare oggetto di stima – quale appunto il valore normale – in luogo di un ammontare determinato contrattualmente dalle parti, quale è il


corrispettivo.


In questo senso, il nuovo sesto comma dell’articolo 14 del decreto IVA, aggiunto dalla predetta disposizione, prevede una regola particolare per la messa a disposizione a titolo oneroso, nei confronti del personale dipendente, di veicoli stradali a motore. In particolare, al fine di semplificazione e di coordinamento con la disciplina in materia di i

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