IRAP dovuta per le persone fisiche che non aderiscono al regime dei “minimi”

L’approvazione della Finanziaria 2008 divenuta legge 24 dicembre 2007, n. 244, ha introdotto dai commi 96 a 117 un interessante nuovo modello semplificato di determinazione del reddito applicabile alle persone fisiche che svolgono attività d’impresa o di lavoro autonomo, già ribattezzato tra gli operatori del settore  come  il regime dei “minimi”. Scopo del presente commento non è quello di analizzare il  nuovo regime al quale, in ogni caso, serviranno ulteriori precisazioni da parte dell’amministrazione finanziaria oltre a quelli già tempestivamente indicati nella circolare n. 73/E del 21 dicembre 2007,  dell’Agenzia delle Entrate e del successivo D.M. del 2 gennaio 2008 (in G.U. n.9 dell’11 gennaio2008), ma prendere atto delle precisazioni intervenute  nella risposta fornita dal Sottosegretario on. Alfiero Grandi all’interrogazione presentata dall’on.  prof. Maurizio Leo (Interrogazione e risposta Parlamentare n. 5.01900 del 16 gennaio 2008).  In particolare l’interrogazione chiedeva di conoscere l’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive alle persone fisiche che non aderiscono al regime tributario dei contribuenti minimi.


Come risaputo rientrano nel nuovo regime dei minimi   le  persone fisiche esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo che contemporaneamente rispettano le seguenti condizioni: 


a)  nell’anno  solare  precedente  hanno  percepito compensi (nel caso dei professionisti) o  ricavi  (nel  caso  delle imprese)  non  superiori  a  30.000  euro;  non  hanno  effettuato  cessioni all’esportazione; non hanno sostenuto  spese  per  lavoratori  dipendenti  e collaboratori;


 b)  nel  triennio  solare  precedente  non  hanno  effettuato acquisti di beni strumentali, anche  mediante  contratti  di  appalto  e  di locazione (anche finanziaria), per  un  ammontare  complessivo  superiore  a 15.000 euro;


L’articolo 1, comma 104, della legge n. 244 (Finanziaria  2008)  dispone che «i  contribuenti minimi sono esenti dall’Imposta regionale sulle attività produttive»;     l’utilizzo del termine «esenzione» è stato disposto per effetto  di  una modifica recata al testo della Finanziaria 2008  da  un  emendamento  votato presso la Commissione Bilancio della Camera dei deputati.  Prima della citata modifica normativa i contribuenti minimi venivano considerati «non soggetti» al tributo regionale.


La circolare n.73/E del  21 dicembre 2007 dell’Agenzia delle Entrate  che ha  dettato le prime indicazioni in merito al nuovo regime, già operativo dal 1 gennaio 2008,   con riferimento al tributo regionale sembrerebbe far ritenere che solamente previa adozione del nuovo regime il contribuente potrebbe beneficiare dell’inapplicabilità dell’imposta regionale sulle attività produttive; tuttavia secondo quanto asserito nell’interrogazione dall’on.prof. Leo il significato contenuto nella Finanziaria 2008  sembrerebbe andare,  nel senso proprio testuale del testo,  verso un’altra soluzione: il regime dei minimi è un regime  “naturale”, benché sia  ammessa la possibilità di optare per il regime ordinario, ma solo ai fini iva e delle imposte dirette, e non anche ai fini Irap.  In pratica quello che secondo l’interpellanza posta sembrerebbe emergere dal nuovo regime dei minimi è che la Finanziaria 2008 ha inteso individuare il contribuente, indipendentemente che questo sia un imprenditore o un professionista, non dotato di autonoma organizzazione  e perciò   non tenuto a versare l’IRAP.  La logica conseguenza di questo percorso, secondo l’interrogazione parlamentare, è  sapere se anche chi non opta per tale regime e ha le caratteristiche  del contribuente soggetto al regime dei minimi, è tenuto a pagare l’IRAP.


La risposta all’interrogazione parlamentare, fornita dall’on. Alfiero Grandi, parte dall’analisi dei requisiti che i contribuenti devono avere per essere definiti “contribuenti soggetti al regime dei minimi”.   L’articolo 1, comma 104, della legge n. 244 del 2007, prevede che i contribuenti se hanno i requisiti  per “entrare” nel regime dei minimi  mantengono la soggettività passiva ai fini dell’IRAP; il legislatore, infatti, si è soltanto limitato  a stabilire una esenzione da tale imposta per coloro che aderiscono a tale regime. Poiché tra le diverse convenienze  che devono spingere chi ha i requisiti  ad aderire a tale regime vi è la  volontà del legislatore  di semplificare gli adempimenti fiscali,  l’esenzione IRAP  rappresenta uno dei motivi “vantaggiosi”  che devono far propendere il contribuente ad aderire alla novità. Per converso chi non opta per tale regime, non può beneficiare di diritto  dell’esenzione IRAP essendo un contribuente “ordinario” soggetto a precisi  obblighi fiscali; quest’ultimo se sceglie il regime differente rispetto a quelli previsto per i “minimi”  ha i normali obblighi ai fini IVA e delle imposte sul reddito. Secondo la risposta fornita all’interrogazione la possibilità di pagare o meno  il  tributo IRAP deriva dalle caratteristiche dell’attività svolta, e saranno gli organi preposti al controllo che  verificheranno di volta in volta,  se il soggetto abbia operato  correttamente  nei propri adempimenti con l’amministrazioni finanziaria.


 


Federico Gavioli


5 febbraio 2008


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