Il regime dei minimi è facile ma l’accesso è difficile


      Dal 1° gennaio 2008 è in vigore il regime per i contribuenti minimi, con entrate non superiori a 30mila euro. Si tratta di un regime facile, ma è difficile accedervi. Le norme che disciplinano il nuovo regime sono contenute nell’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, Finanziaria 2008. In conseguenza del nuovo regime, dal 2008, sono “scomparsi” i regimi fiscali, quali il forfettone (ex articolo 13, legge 23 dicembre 2000) e il supersemplificato (ex articolo 3, commi da 165 a 170, legge 662/96). E’ anche scomparso il regime in franchigia che, in pratica, è stato vigente solo per l’anno 2007 (ex articolo 32-bis, decreto Iva, Dpr 633/72). Sarà ancora applicabile il forfettino per chi inizia l’attività d’impresa, arte o professione. Rimane fermo che tutti i predetti regimi, compreso il forfettino ancora in vigore, sono applicabili solo dalle persone fisiche esercenti imprese, arti o professioni.


 



Regime forfettino ancora in vigore


      La Finanziaria 2001, legge 23 dicembre 2000, n. 388, ha introdotto due regimi applicabili dalle persone fisiche a partire dal 2001. Si tratta esattamente dei cosiddetti regimi “forfettino” e “forfettone” previsti dagli articoli 13 e 14 della predetta legge. L’articolo 13 prevede un regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo intraprese dalle persone fisiche.


      La persona fisica che inizia l’attività può applicare, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i due successivi, un regime fiscale agevolato che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef, pari al 10% del reddito di lavoro autonomo o d’impresa. Il regime agevolato è applicabile a certe condizioni e, come si è detto, è rimasto in vigore anche nell’anno 2008. Le persone fisiche che hanno iniziato l’attività nel 2006 o nel 2007, scegliendo il regime sostitutivo per le nuove iniziative produttive, possono completare il triennio previsto dalla norma. Se vogliono, avendone i requisiti, possono abbandonare il vecchio regime sostitutivo e “passare” al nuovo regime dei minimi in vigore dal 2008. Una conferma in questo senso è stata fornita dall’agenzia delle Entrate, nella circolare 73/E del 21 dicembre 2007. In questa circolare, al paragrafo 2.3.1 “contribuenti già in attività”, si legge che “i soggetti che avevano optato ad inizio attività per l’applicazione del regime fiscale agevolato delle nuove iniziative imprenditoriali di cui all’articolo 13 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, valido per il periodo d’imposta in cui è iniziata l’attività e per i due successivi, possono scegliere di restare in tale regime fino al termine di durata dello stesso, ovvero, avendone i requisiti, di applicare il regime dei contribuenti minimi, anche se non è ancora terminato il triennio”. Come si è detto, l’altro regime, di cui all’articolo 14, della Finanziaria 2001, cosiddetto forfettone, che riguarda le “attività marginali”, è stato abrogato dal 2008.


 


 


Regime in franchigia in “vita” solo per l’anno 2007


        Dal 1° gennaio 2007 è entrato in vigore un nuovo regime fiscale agevolato, denominato “contribuenti minimi in franchigia”. Poteva essere applicato dalle persone fisiche esercenti impresa, arti o professioni, che nel 2006 avevano realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedevano di realizzare un volume di affari non superiore a 7mila euro.


        Questo particolare regime era previsto dall’articolo 32-bis del decreto Iva, Dpr 26 ottobre 1972, n. 633. Considerata la sua abrogazione a partire dal 2008, il regime in franchigia, di fatto, poteva essere applicato solo per l’anno 2007. In proposito, si precisa che anche i contribuenti che nell’anno 2007, pur avendo i requisiti per applicare il regime della franchigia, hanno optato per il regime normale “Iva da Iva”, che prevede un vincolo minimo di tre anni, se, in possesso dei requisiti, possono accedere al regime dei minimi previsto dalla Finanziaria per il 2008 e, quindi, revocare l’opzione fatta. Una conferma in questo senso è stata fornita dall’agenzia delle Entrate, nella circolare 73/E del 21 dicembre 2007. In questa circolare, al paragrafo 2.3.1 “contribuenti già in attività”, si legge che “in deroga alle disposizioni ordinarie sulle opzioni, il comma 116” della legge 24 dicembre 2007, n. 244, “consente ai contribuenti, che nel 2007, pur possedendo i requisiti per applicare il regime della franchigia di cui all’articolo 32-bis, avevano optato per il regime ordinario, di applicare già dal 2008 il regime dei contribuenti minimi anche se non è trascorso il periodo minimo (triennio) di permanenza nel regime ordinario”. 


 


Chi può applicare il regime dei minimi


      Il regime dei minimi, in vigore dal 2008, è riservato alle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato esercenti attività di impresa, arti o professioni, che nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, in misura non superiore a 30.000 euro.


      I ricavi e i compensi rilevanti sono quelli richiamati rispettivamente agli articoli da 57 a 85, per gli esercenti impresa, e 54, per gli esercenti arte o professione, del testo unico delle imposte sui redditi, Dpr 917/86. Per la determinazione di tale limite non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore o ai parametri, mentre nell’ipotesi in cui siano esercitate contemporaneamente più attività, il limite va riferito alla somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività. Per avvalersi del regime dei minimi è, altresì, necessario rispettare ulteriori condizioni. In particolare, nell’anno solare precedente il contribuente:


·        non deve avere effettuato cessioni all’esportazione, ovvero operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione, servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, operazioni con lo Stato della Città del Vaticano o con la Repubblica di San Marino, trattati ed accordi internazionali;


·        non deve avere sostenuto spese per lavoro dipendente o per collaboratori, anche assunti con le modalità riconducibili ad un progetto o programma di lavoro, o fase di esso, nonché spese per prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore stesso o dai suoi familiari, ad eccezione dei compensi corrisposti ai collaboratori dell’impresa familiare;


·        non deve avere erogato somme sotto forma di utili di partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro;


·        non deve avere acquistato, anche mediante contratti di appalto e di locazione, nei tre anni precedenti a quello di entrata nel regime, beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro. Il valore dei beni strumentali cui far riferimento è costituito dall’ammontare dei corrispettivi relativi alle operazioni di acquisto effettuate anche da privati. Per i beni strumentali solo in parte usati nell’ambito dell’attività di impresa o di lavoro autonomo rileva un valore pari al 50% dei relativi corrispettivi.


      Le persone fisiche che iniziano l’attività possono applicare il regime dei minimi se prevedono di rispettare le predette condizioni, tenendo conto che, in caso di inizio di attività in corso d’anno, il limite dei 30.000 euro deve essere ragguagliato all’anno. Ad esempio, il commerciante o il professionista, che ha iniziato l’attività il 1° luglio 2007 e che a fine anno ha ricavi o compensi per 20mila euro, è escluso che possa applicare il regime dei minimi dal 2008 in quanto i suoi ricavi o compensi del 2007, ragguagliati ad anno, sono di 40mila euro, superiori, perciò, al limite di 30mila euro. Nel verificare questo limite, si devono considerare i ricavi di competenza dell’anno 2007 che gli imprenditori devono ancora fatturare nel 2008. Può essere il caso di un agente di commercio che nel 2008 deve ancora fatturare 9mila euro di ricavi di competenza dell’anno 2007.


      Se, considerati i 9mila euro da fatturare, l’agente di commercio non supera il limite di 30mila euro nell’anno 2007 e possiede gli altri requisiti per il regime dei minimi, egli può applicare il nuovo regime, emettendo le fatture nell’anno 2008 senza addebito di Iva. I ricavi di 9mila euro fatturati nel 2008, poiché sono di competenza del 2007, sono comunque esclusi dalla formazione del reddito imponibile per l’anno 2008, da determinare secondo le regole previste per il regime dei minimi con il criterio di cassa (circolare 7/E del 28 gennaio 2008, paragrafo 2.10 “ricavi di competenza 2007 percepiti e fatturati nel 2008”).


 


 


 


Gli esclusi dai minimi


        Sono previste specifiche esclusioni dal regime dei minimi. Una di queste riguarda le persone fisiche, che, oltre ad esercitare in proprio un’attività d’impresa, arte o professione, sono anche titolari di redditi di partecipazione in una società di persone. Al riguardo, nella circolare 73/E del 21 dicembre 2007, al paragrafo 2.2 “fattispecie di esclusione dal regime” l’agenzia delle Entrate avverte che “Non rientrano, infine, tra i contribuenti minimi coloro che, pur esercitando attività imprenditoriale, artistica o professionale in forma individuale, partecipano, nel contempo, a società di persone o ad associazioni professionali, costituite in forma associata per l’esercizio della professione, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale, ai sensi dell’articolo 116 del TUIR”.


        Sono inoltre esclusi dal regime dei minimi i soggetti non residenti che svolgono l’attività nel territorio dello Stato e coloro che si avvalgono di regimi speciali di determinazione dell’Iva. Al riguardo, l’agenzia delle Entrate, nel richiamato paragrafo 2.2, afferma che, in particolare, non sono compatibili con il regime dei contribuenti minimi i regimi speciali Iva riguardanti le seguenti attività:


·        agricoltura e attività connesse e pesca (articoli 34 e 34-bis, Dpr 633/72);


·        vendita sali e tabacchi (articolo 74, primo comma, Dpr 633/72);


·        commercio dei fiammiferi (articolo 74, primo comma, Dpr 633/72);


·        editoria (articolo 74, primo comma, Dpr 633/72);


·        gestione di servizi di telefonia pubblica (articolo 74, primo comma, Dpr 633/72);


·        rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (articolo 74, primo comma, Dpr 633/72);


·        intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla tariffa allegata al Dpr 640/72 (articolo 74, sesto comma, Dpr 633/72);


·        agenzie di viaggi e turismo (articolo 74-ter, Dpr 633/72);


·        agriturismo (articolo 5, comma 2, legge 413/91);


·        vendite a domicilio (articolo 25-bis, comma 6, Dpr 600/73);


·        rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione (articolo 36, decreto legge 41/95);


·        agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione (articolo 40-bis, decreto legge 41/95).


 


 


Il regime dei minimi è quello “naturale”


      Il regime dei minimi rappresenta quello naturale per le persone fisiche che hanno i requisiti per applicarlo. Regime naturale significa che il nuovo regime si applica senza dovere fare alcuna comunicazione preventiva o successiva. Rimane fermo che il contribuente, pure se in possesso dei requisiti per il regime dei minimi, può valersi del regime normale. E’ infatti previsto che i contribuenti minimi possono uscire dal regime, optando per la determinazione delle imposte sul reddito e dell’Iva nei modi ordinari.         L’opzione può avvenire tramite comportamento concludente, addebitando, ad esempio, l’Iva ai propri cessionari o committenti, o esercitando il diritto alla detrazione dell’Iva. Rimane fermo che se, per errore, il contribuente ha emesso qualche fattura con addebito di Iva, egli può, se intende applicare il regime dei minimi, emettere una nota di variazione a norma dell’articolo 26 del decreto Iva, Dpr 633/72, restituendo l’importo pagato a titolo di Iva all’acquirente o al committente (circolare 7/E del 28 gennaio 2008, paragrafo 3.2 “emissione della fattura con addebito dell’imposta”).


 


      Chi opta per il regime ordinario deve, altresì, porre in essere tutti gli adempimenti contabili ed extracontabili dai quali sono invece esonerati, se applicano il regime dei minimi. Al riguardo, va detto che sono notevoli gli alleggerimenti fiscali di cui beneficiano i minimi. In particolare, chi applica il regime dei minimi è esonerato dagli obblighi di liquidazione e versamento dell’Iva e da tutti gli altri obblighi previsti dal decreto Iva, e cioè: registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi e degli acquisti; tenuta e conservazione dei registri e documenti; dichiarazione e comunicazione annuale Iva; compilazione e invio degli elenchi clienti e fornitori.


        I minimi sono inoltre esclusi dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri ed esenti dall’Irap. Rimane fermo che, nonostante l’esonero dalla tenuta delle scritture contabili, nulla vieta al contribuente minimo di registrare in forma libera e in un qualsiasi libro o documento di riepilogo, le entrate e le uscite al fine di determinare correttamente il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. L’esonero dalla tenuta delle scritture contabili non esclude che il contribuente, per sua e altrui memoria, e per la chiarezza necessaria ai fini di un eventuale controllo, decida di tenere i libri contabili. Vale sempre il principio “nel più sta il meno”.


 


 


Documentazione da conservare


I contribuenti minimi sono comunque obbligati a conservare i documenti ricevuti ed emessi come previsto dall’articolo 22 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600. I soggetti che esercitano arti o professioni devono, altresì, tenere, a norma dell’articolo 19, comma 3, del Dpr 600 del 1973, uno o più conti correnti bancari o postali nei quali far confluire, obbligatoriamente, le somme riscosse nell’esercizio dall’attività e dai quali devono essere prelevate le somme occorrenti per il pagamento delle spese. Si applica infine ai contribuenti minimi la previsione contenuta nell’articolo 19 del Dpr 600/1973, secondo cui “I compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro”. Si ricorda che l’importo minimo di 100 euro si applica a decorrere dal 1° luglio 2009. Dal 12 agosto 2006 e fino al 30 giugno 2008 il limite è stabilito in 1.000 euro. Dal 1° luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro.


        In capo ai contribuenti minimi permangono, invece, i seguenti adempimenti:


·        obbligo di numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali;


·        obbligo di certificazione dei corrispettivi con scontrino fiscale, ricevuta fiscale o fattura; sulle fatture emesse a norma dell’articolo 21 del Dpr 633/1972 dovrà annotarsi che si tratta di “operazione effettuata a norma dell’articolo 1, comma 100, della legge finanziaria per il 2008”;


·        obbligo di integrare la fattura per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni di cui risultano debitori di imposta (ad esempio, nell’ipotesi di operazioni soggette al regime dell’inversione contabile o reverse charge) con l’indicazione dell’aliquota e della relativa Iva;


·        obbligo di versare l’Iva di cui al punto precedente entro il 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni;


·        obbligo di presentare agli uffici doganali gli elenchi Intrastat.


 


 


Principio di cassa per il reddito e forfait del 20%


      Sul reddito determinato in regime dei minimi è dovuta un’imposta sostitutiva del 20%. A norma del comma 105 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è infatti stabilito che sul reddito determinato in regime dei minimi si applica un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali pari al 20%. Nel caso di imprese familiari, l’imposta sostitutiva, calcolata sul reddito al lordo delle quote assegnate al coniuge e ai collaboratori familiari, è dovuta dall’imprenditore.


      Il regime dei minimi comporta l’applicazione del principio di cassa ai componenti positivi e negativi di reddito ai fini dell’imputazione al periodo d’imposta al momento della loro percezione e del loro sostenimento (circolare 7/E del 28 febbraio 2008, paragrafo 5.1 “spese a deducibilità limitata”).


      Il reddito determinato dai contribuenti, con l’applicazione del forfait del 20%, non concorre alla formazione degli altri redditi posseduti dalla stessa persona fisica e soggetti all’Irpef. E’ però previsto che, ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia, a norma dell’articolo 12, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, Dpr 917/86, rileva anche il reddito determinato in base alle norme previste per i contribuenti “minimi”. Al contrario, questo reddito è ininfluente ai fini dell’applicazione delle altre detrazioni d’imposta di cui all’articolo 13, del testo unico delle imposte sui redditi, Dpr 917/86.


 


 


La rettifica Iva nel modello Iva 2008 per l’anno 2007


        Il contribuente che dal 2008 applica il nuovo regime dei minimi deve operare la rettifica Iva sulle merci in giacenza al 31 dicembre 2007 e sui beni  strumentali. Al riguardo, l’agenzia delle Entrate, con la circolare 73/E del 21 dicembre 2007, ha dettato le regole per la rettifica Iva. In questa circolare, al paragrafo 3.1.4 “rettifica della detrazione”, l’agenzia delle Entrate avverte che “L’applicazione del regime dei contribuenti minimi comporta la rettifica dell’Iva già detratta negli anni in cui si è applicato il regime ordinario, ai sensi dell’articolo 19-bis2 del Dpr n. 633 del 1972. La fattispecie è disciplinata al comma 101, che regola – appunto – le ipotesi in cui nel corso dell’attività esercitata interviene una modifica al regime di applicazione dell’imposta. In tale circostanza, l’Iva relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati deve essere rettificata in un’unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi, fatta eccezione per i beni ammortizzabili, compresi i beni immateriali, la cui rettifica va eseguita soltanto se non siano ancora trascorsi quattro anni da quello della loro entrata in funzione, ovvero dieci anni dalla data di acquisto o di ultimazione se trattasi di fabbricati o loro porzioni.


        A tale riguardo, si segnala che il comma 5 dell’articolo 19-bis2 stabilisce che la rettifica non deve essere effettuata per i beni ammortizzabili di costo unitario non superiore a 516,46 euro e per i beni il cui coefficiente di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sul reddito è superiore al 25 per cento”.


        Per contro, la rettifica Iva va fatta anche per i beni strumentali di costo unitario non superiore a 516,46 euro e per i beni il cui coefficiente di ammortamento è superiore al 25%, che non sono ancora entrati in funzione al momento del passaggio al regime dei minimi, cioè i beni per i quali non sono state ancora eseguite le deduzioni integrali o delle relative quote di ammortamento (circolare 7/E del 28 gennaio 2008, paragrafo 2.8 “beni strumentali”). I contribuenti che dal 1° gennaio 2008 applicano il regime dei minimi e devono versare l’Iva relativa alla rettifica, per le merci in rimanenza al 31 dicembre 2007 e per i beni strumentali, possono versare l’Iva dovuta, oltre che in un’unica soluzione, in cinque rate annuali di pari importo, senza interessi. La prima o unica rata deve essere versata entro il termine previsto per il versamento del saldo dell’Iva relativa all’anno precedente a quello di applicazione del regime, cioè entro il 16 marzo 2008 (che slitta a lunedì 17 marzo), mentre le rate successive sono versate entro i termini del versamento a saldo dell’imposta sostitutiva dell’Irpef. E’ possibile estinguere il debito mediante la compensazione con eventuali crediti spettanti al contribuente, a norma dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il mancato versamento dell’unica rata, o di una singola rata, è punibile con la sanzione prevista dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (pari al 30% dell’importo non versato) e costituisce titolo per l’iscrizione a ruolo.


        Le rettifiche della detrazione vanno effettuate nella prima dichiarazione annuale Iva presentata dopo l’ingresso nel regime, cioè in quella relativa all’anno precedente al transito nel regime dei minimi. Ad esempio, un contribuente che transita nel nuovo regime il 1° gennaio 2008 deve evidenziare le rettifiche della detrazione nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2007 da presentare nel 2008.


 


 


Rigo VA45 del modello Iva 2008 per il 2007


      Per i contribuenti che dal 2008 applicano il regime dei minimi, è previsto uno specifico rigo del modello Iva 2008, per l’anno 2007. Si tratta esattamente del rigo VA45, del quadro VA “informazioni e dati relativi all’attività”, che deve essere compilato dai contribuenti che dal 2008 applicano il nuovo regime. In particolare, la casella 1 deve essere barrata per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale Iva che precede l’applicazione del regime dei minimi. Nel campo 2 deve essere indicato l’ammontare complessivo della rettifica Iva già detratta, operata a norma dell’articolo 19-bis2, del decreto Iva, Dpr 633/72, in relazione al mutato regime fiscale.


 


 


 


 


Le entrate dei minimi si “pesano” al lordo


      Per chi applica il regime dei minimi, nel caso di superamento del limite di 30mila euro nel corso dell’anno 2008, si fa riferimento all’entità delle entrate complessive. Si possono verificare due situazioni, una del contribuente che a fine 2008 supera il limite di 30mila euro e decade dal regime dei minimi a partire dal 2009 e l’altra del contribuente che nel corso del 2008 supera di oltre il 50% il limite di 30mila euro, e decade dal regime dei minimi già nel corso del 2008. In entrambi i casi, ai fini della verifica del superamento del limite di 30mila euro o di 45mila euro, le entrate si considerano nel loro importo complessivo.


 


 


I rischi per chi supera il limite di 30mila euro


      La persona fisica in possesso dei requisiti per applicare il regime dei minimi nel 2008, a parità di entrate lorde nell’anno 2007 e nell’anno 2008, può trovarsi in una curiosa situazione, conseguenza del fatto che, mentre per le entrate dell’anno 2007, si fa riferimento alle entrate al netto dell’Iva, per le entrate dell’anno 2008 si fa riferimento alle entrate lorde. Può quindi verificarsi il caso del contribuente che nell’anno 2007 aveva entrate lorde di 32.400 euro, con Iva compresa di 5.400 euro (27mila più 5.400 euro di Iva al 20%), e che, essendo in possesso degli altri requisiti previsti per i contribuenti minimi, applica il nuovo regime nel 2008. Nello stesso tempo, se nel 2008 le sue entrate complessive saranno di importo uguale a quelle del 2007, di 32.400 euro, nel 2009 non potrà più applicare il regime dei minimi perché ha superato il limite di 30mila euro.


      Un esempio di superamento del limite di 45mila euro nel corso dell’anno 2008, può essere quello del commerciante che a fine 2008 ha entrate complessive per 48mila euro e vende beni soggetti ad aliquota ordinaria del 20%. Egli dovrà “scorporare” l’Iva del 20% sui 48mila euro di entrate, e considerare l’Iva dovuta di 8mila euro. In questo caso, il suo volume d’affari effettivo sarà di 40mila euro, per effetto dello “scorporo” dell’Iva sulle vendite effettuate, ma, ai fini della verifica del superamento del limite di 45mila euro (30mila euro più 15mila, cioè il 50% di 30mila euro), l’importo da prendere in considerazione è quello complessivo di 48mila euro.


      Questo contribuente, in sede di determinazione dell’Iva dovuta, potrà però detrarre l’Iva pagata sugli acquisti effettuati nell’anno 2008. Se, ad esempio, ha acquistato beni strumentali nell’anno per 10mila euro, con Iva detraibile al 20%, pari a 2.000 euro e merci per 18mila euro, con Iva detraibile di 3.600 euro, presenterà una dichiarazione annuale Iva, con Iva detraibile per 5.600 euro. Tra l’Iva dovuta di 8mila euro e l’Iva detraibile di 5.600 euro, risulterà a debito Iva per l’importo di 2.400 euro.


 


 


La scelta del regime normale “Iva da Iva”


        Come si è detto, la persona fisica, che esercita un’attività d’impresa, arte o professione, pur possedendo i requisiti per applicare il nuovo regime dei minimi, può comunque optare per il regime normale, sia ai fini Iva, sia ai fini delle imposte sui redditi. Questa opzione, di norma, vincola per almeno un triennio. In deroga all’obbligo di applicazione del regime ordinario per almeno un triennio dall’opzione, limitatamente al periodo d’imposta 2008, è però prevista la possibilità di revocare l’opzione per il regime ordinario con effetto dall’anno 2009; in questo caso, essendo i minimi esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, la revoca va comunicata presentando, unitamente alla dichiarazione dei redditi ed entro gli stessi termini, il modello VO (comunicazioni delle opzioni e delle revoche) rinvenibile nella dichiarazione annuale Iva (articolo 2, comma 2, Dpr 442/1997).


        La stessa comunicazione va fatta dai soggetti che, avendo effettuato nell’anno precedente solo operazioni esenti, sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva (circolare 73/E del 21 dicembre 2007, paragrafo 2.4.1 “Disapplicazione per opzione”).


 


 


Accesso difficile per chi ha il negozio in affitto


      Come si è detto, il regime dei m


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