Detrazione ICI operativa anche per il versamento in acconto di giugno 2008


L’articolo 1, comma 5, della legge 244/2007 (Finanziaria 2008)  prevede uno “sconto”  sul pagamento dell’ICI: per effetto delle nuove disposizioni dall’unità immobiliare adibita ad abitazione principale si può detrarre  un ulteriore importo pari all’1.33 per mille dalla base imponibile. Tale ulteriore detrazione  non può, in ogni caso, essere superiore  a 200,00 euro e viene usufruita fino alla concorrenza del suo ammontare, rapportata al periodo dell’anno durante il quale si protrae la destinazione dell’immobile ad  abitazione principale.


Nel caso in cui l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente  alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. L’ulteriore detrazione si applica a tutte le abitazioni ad eccezione di quelle categorie catastali A1,  A8 e A9;  trattasi rispettivamente di abitazioni di tipo signorile, abitazioni in ville e di  “castelli e palazzi di pregio artistico e storico”.


Con la risoluzione n.1/DPF  (Dipartimento Politiche Fiscali) del 31 gennaio 2008,  il Ministero dell’Economia e delle Finanze  ha fornito le  prime precisazioni in riferimento all’ulteriore detrazione ai fini ICI prevista nella Finanziaria  2008. Come ampiamente risaputo  il decreto legislativo n. 504/1992,  istitutivo dell’ICI ,   all’articolo 8, comma 2,   riconosce una detrazione pari a  euro 103,29 dall’imposta dovuta ; tra le prime problematiche emerse dalla novità della nuova detrazione prevista dalla Finanziaria 2008 , molti autori si sono chiesti  se  la  suddetta detrazione debba aggiungersi alla  sola  detrazione,  pari  a  euro  103,29, dell’imposta  dovuta  per  l’unità  immobiliare  adibita  ad abitazione principale del soggetto passivo,  intendendosi  per  tale,  salvo prova contraria, quella di  residenza  anagrafica. Tra l’altro i  Comuni possono,  nell’esercizio della loro potestà regolamentare:


a)      stabilire  detrazioni  per  l’abitazione principale di maggior entità, aumentando  l’importo  della detrazione di euro 103,29; tale detrazione può  raggiungere l’importo massimo di euro 258,23;


b)      oppure   ridurre  fino al 50% l’imposta  dovuta  per  l’unità  immobiliare  adibita  ad  abitazione principale.


Inoltre, l’art.58, comma 3,  del  D.Lgs.  15  dicembre  1997,  n.  446, prevede che “limitatamente  all’unità  immobiliare  adibita  ad  abitazione principale del soggetto passivo, la detrazione di cui all’articolo 8,  comma 3” può essere  stabilita  in  misura  superiore  a  euro  258,23  e  fino  a concorrenza dell’imposta dovuta. In quest’ultimo caso, però, il  Comune  che ha adottato detta deliberazione non può stabilire  un’aliquota  superiore  a quella  ordinaria  per  le  unità  immobiliari  tenute  a  disposizione  del  contribuente.  Pertanto, sia nel caso in cui il Comune abbia deliberato una  detrazione di maggiore importo e sia nell’ipotesi in cui l’ente  abbia  deliberato  una detrazione che va ad aggiungersi alla detrazione di base prevista  dall’art.8, comma 2, del D. Lgs. n.  504  del  1992,  la  detrazione  per  abitazione principale da prendere in considerazione è quella che il Comune riconosce di fatto al contribuente.


In sintesi secondo la risoluzione in commento a mero titolo esemplificativo, sia  che  il  Comune abbia deliberato una detrazione per abitazione principale elevando l’importo di quella di base ad euro 160 e sia che abbia deliberato una  detrazione  di euro 56,71 in aggiunta a quella di base di euro 103,29,  la  detrazione  per abitazione principale di cui il contribuente può fruire,  è in entrambi i casi pari a euro 160.


Conseguentemente, l’ulteriore detrazione di cui al comma 2-bis dell’art. 8 in esame, va a sommarsi, a seconda che il Comune abbia o  meno  esercitato la propria potestà regolamentare,  a  quella  risultante  dall’applicazione della detrazione prevista dal comma 2 del D. Lgs. n. 504 del 1992 o a quella che l’ente locale riconosce come detrazione per abitazione principale.


Secondo l’amministrazione finanziaria , infatti, non  bisogna “prescindere  dalla  circostanza  che  la  nuova ulteriore detrazione è assoggettata ad un regime del tutto autonomo, come si evince anche dal contenuto del  successivo  comma  2-ter,  che  esclude  dal beneficio in parola le abitazioni classificate nelle categorie catastali Al, A8 ed A9”.  Pertanto,  dall’imposta  dovuta  per  l’unità  immobiliare  adibita   ad abitazione principale si deve sottrarre prima l’importo della detrazione che il Comune  ha  riconosciuto  complessivamente  al  contribuente  per  quella tipologia di immobile e, solo se si verificano le condizioni  stabilite  per l’applicazione  dell’ulteriore  detrazione  statale,   si   deve   sottrarre l’importo  aggiuntivo  pari  all’1,33  per  mille  della   base   imponibile dell’unità immobiliare in esame, comunque entro il limite dei 200 euro.


 


Il problema dell’acconto di giugno 2008


Altri chiarimenti, dalla risoluzione in commento, sono stati forniti in merito alle  modalità di calcolo  e  di  versamento  dell’imposta; in particolare  l’ulteriore detrazione  può  essere già  computata  in  sede  di  versamento dell’acconto dell’imposta dovuta per l’anno 2008, e,  quindi,  entro  il  16 giugno, ovvero esclusivamente in occasione del pagamento del saldo,  vale  a dire dal 1° al 16 dicembre dell’anno 2008.


Il problema nasce dal fatto che l’art.10, comma 2, del  D.Lgs.  n.  504 del 1992, dispone che i soggetti passivi devono  effettuare  il  versamento dell’imposta complessivamente dovuta al Comune per l’anno in  corso  in  due rate delle quali la prima,  entro  il  16  giugno,  pari  al  50  per  cento dell’imposta dovuta calcolata sulla base dell’aliquota  e  delle  detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente. La seconda rata  deve  essere  versata dal 1° al 16 dicembre, a saldo dell’imposta dovuta per  l’intero  anno,  con eventuale conguaglio sulla prima rata versata. Dal tenore letterale della norma si evince  che ai contribuenti  non sarebbe consentito di  usufruire dell’ulteriore detrazione  in  fase  di versamento dell’acconto, ma solo in sede del saldo.  Tale comportamento, secondo il Ministero delle Finanze potrebbe, però,  determinare  una  situazione  di  irragionevolezza, poiché al contribuente verrebbe imposto l’onere di anticipare degli  importi che  potrebbero  risultare  addirittura  superiori  a  quelli   dovuti   per l’annualità di riferimento, con conseguente riconoscimento  del  diritto  al rimborso.


Con una interpretazione che by-passa la norma, la risoluzione in commento, afferma  che poiché la finalità del  legislatore è quella   di alleggerire il carico fiscale del contribuente,  a  decorrere  dal  2008,  l’imposta  dovuta  per  l’abitazione principale può essere già calcolata con  l’ulteriore detrazione  in  sede  di  versamento dell’acconto ICI. 


 


Ultimissimi chiarimenti


Si segnala , infine, la risoluzione n.5/DPF del 15 febbraio 2008 del Dipartimento per le  Politiche Fiscali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che in riferimento alle ulteriori detrazioni fiscali previste nella citata Finanziaria 2008 ai fini ICI, ha risposto ad un quesito in merito  alle unità immobiliari  possedute da cittadini  italiani non residenti  nel territorio dello Stato. Secondo le indicazioni fornite dal Ministero  anche i cittadini  italiani residenti  all’estero possono beneficiare  della nuova detrazione ICI dell’1,33 per mille per gli immobili  posseduti in Italia; non c’è alcun motivo  per cui debbano, secondo l’amministrazione finanziaria,  essere esclusi  dall’agevolazione   gli immobili posseduti  da tali  soggetti.  Anche la legge,  infatti, afferma la risoluzione in commento ,  considera adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai soggetti non residenti a condizione che non risulti locata.


23 febbraio 2008


Federico Gavioli


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