Attività di controllo e accertamento: le novità del 2008

Dopo la stagione dei «condoni», il biennio 2006/2007 ha rappresentato la fase di maggior «offensività» della «lotta all’evasione» perseguita dal Governo Prodi, comportando il rafforzamento dei poteri investigativi e della stessa struttura organizzativa dell’Amministrazione, nonché l’introduzione di un buon numero di norme tendenti da una parte a precludere i comportamenti evasivi e/o elusivi, e dall’altra ad ampliare le basi imponibili.


Tralasciando gli argomenti propagandistici utilizzabili pro Fisco o pro contribuenti, la critica che può farsi al legislatore di quegli anni (poi ravvedutosi nella Finanziaria 2008) è di aver probabilmente inteso il contrasto all’evasione come una fonte aggiuntiva di entrate, più che come azione di deterrenza.


Con la consapevolezza che si tratta di argomenti estremamente delicati, che vedono all’opera una pluralità di attori pubblici e privati, occorrerebbe ora proseguire sulla linea della prassi più recente dell’Agenzia delle Entrate – ad esempio, in materia di studi di settore – e della stessa L. n. 244 del 2007 (1), salvaguardando i contribuenti anche e soprattutto nella fase del controllo, e facendo funzionare al massimo delle loro potenzialità gli strumenti «interlocutori» introdotti negli anni ’90 del secolo scorso.


A tale riguardo, si rammenta che, secondo le norme «superprimarie» dello «Statuto del contribuente» – art. 10, L. 27.7.2000, n. 212 – i rapporti tra contribuente e amministrazione sono improntati ai principi della collaborazione e della buona fede, sicché non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, se lo stesso si è conformato a indicazioni contenute in atti dell’Amministrazione, anche se successivamente modificate, o se il suo comportamento è posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni o errori dell’amministrazione stessa. In generale, a parere di chi scrive, ogni attività di controllo e accertamento tributario dovrebbe essere condotta in assoluta serenità e in assenza di pregiudizi, perché la manifestazione più alta dell’autorevolezza di un’Amministrazione pubblica risiede nella sua capacità di rispondere alle istanze dei cittadini amministrati, arrivando addirittura di prevenirle.


Ciò premesso, è opportuno esaminare i primi indirizzi ufficiali in materia di accertamento, come emergono dall’atto di indirizzo governativo per il triennio 2008/2010 e dalla prima circolare relativa alla programmazione dei controlli.


 


L’atto di indirizzo 2008


 


Secondo l’atto di indirizzo del viceministro Visco, che reca la data del 23.1.2008, l’Agenzia delle Entrate, «nel contesto della maggiore equità del sistema fiscale, grazie alla. redistribuzione del carico tributario conseguente all’ampliamento della base imponibile», dovrà curare « … la revisione degli studi di settore che risultano più obsoleti a causa della loro non rispondenza aIl’evoluzione economica dei settori di riferimento, valutando gli interventi opportuni anche alla luce delle conclusioni cui perverrà l’apposita Commissione di studio». Inoltre, proseguendo sulla linea della Finanziaria 2008, il legislatore dovrebbe volgersi alla semplificazione degli obblighi fiscali soprattutto con riferimento alle imprese soggette agli «studi» (2).


In generale, il potenziamento dell’azione dell’Agenzia delle Entrate – da realizzarsi attraverso un «esponenziale» incremento degli accertamenti – dovrà privilegiare l’incremento dell’efficienza e la proficuità dell’attività di accertamento fondata su stime ed analisi relative ai fenomeni evasivi, elusivi e fraudolenti, utilizzando le informazioni acquisite e disponibili presso banche dati, nonché quelle relative ad atti in possesso degli uffici.


Nel recupero di base imponibile sottratta alla tassazione, maggior attenzione dovrà essere posta per le situazioni che evidenzino:


        crediti IVA particolarmente rilevanti in relazione all’attività svolta;


        residenze fittizie all’estero ed esterovestizioni strumentali di società;


        esistenza di evidenti manifestazioni di capacità contributiva incompatibili con i redditi dichiarati.


L’azione di contrasto dovrà avvalersi delle misure introdotte dai provvedimenti normativi del 2006 e del 2007, procedendo anche mediante:


        il controllo formale, realizzato sulla base di criteri selettivi, delle dichiarazioni presentate, delle denunce e degli atti registrati;


        l’effettuazione di controlli anche preventivi presso i luoghi di svolgimento dell’attività dei contribuenti;


        l’invio di comunicazioni preventive ai contribuenti «a rischio», con riferimento a comportamenti anomali.


Tutte le azioni di contrasto dell’evasione, «caratterizzate da un livello qualitativo sempre maggiore», saranno orientate a favorire « … il ricorso da parte dei contribuenti all’utilizzo degli istituti deflativi del contenzioso, con immediati benefici in termini di entrate erariali» (3).


 


La circolare generale sui controlli


 


Secondo quanto affermato nel paragrafo 6 della circolare n. 6/E del 25.1.2008 («Prevenzione e contrasto all’evasione – anno 2008 – primi indirizzi operativi»), la programmazione delle attività dell’Agenzia delle Entrate nel 2008 dovrà comportare l’incremento numerico dei controlli e degli accertamenti, nei termini di seguito esposti.


 


Studi di settore


 


Le «attività istruttorie esterne nei confronti di soggetti diversi da quelli di rilevante e particolare interesse fiscale» dovranno prevedere anche delle verifiche fiscali rivolte ai soggetti che presentano indicatori di coerenza economica anomali sulla base dell’applicazione degli studi di settore.


In particolare, tali controlli dovranno rivolgersi nei confronti dei contribuenti che, nelle informazioni indicate nel modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, hanno evidenziato incoerenze relative alla gestione del magazzino. Si tratta, secondo quanto affermato dall’Agenzia, delle stesse tipologie di incoerenza oggetto delle comunicazioni inviate ai contribuenti nel maggio del 2007. L‘esecuzione dei controlli dovrà preferibilmente essere effettuata entro il prossimo termine di presentazione della dichiarazione, per scongiurare la possibile reiterazione di comportamenti scorretti da parte dei contribuenti che hanno ricevuto preventive segnalazioni di anomalie. 


Più avanti la circolare raccomanda, ai fini del contrasto all’evasione dell’IVA, con riferimento ai contribuenti che si collocano al di sotto della soglia dei 5.164.570 euro di volume d’affari, di tener conto tra l’altro delle risultanze degli studi di settore in grado di evidenziare soggetti che:


        «pur essendo congrui e coerenti risultino meritevoli di controllo in ragione dell’abbattimento emergente dall’evoluzione del trend dell’ammontare dei ricavi e dei compensi dichiarati»;


        «presentino incoerenze indicative di fenomeni evasivi».


Tale attività di verifica riguarderà la complessiva posizione fiscale del contribuente ed avrà ad oggetto, di regola per il primo semestre 2008, il periodo d’imposta 2005.


Anche nell’ambito delle attività di accertamento di iniziativa degli uffici fiscali (paragrafo 7.2), la circolare precisa altresì che, per quanto attiene ai contribuenti soggetti agli «studi», la selezione dovrà tener conto dei contribuenti che presentino incoerenze sintomatiche di fenomeni evasivi e, pur manifestando una situazione di «congruità» e «coerenza», evidenzino un «appiattimento» dei ricavi e compensi dichiarati (4).


Anche la programmazione degli accessi, inoltre, dovrà tener conto dei soggetti tenuti alla comunicazione dei dati rilevanti, con particolare attenzione per le anomalie nei dati riguardanti i beni strumentali.


 


Attività di analisi e ricerca


 


Nel corso del 2008, le strutture di analisi e ricerca dovranno proseguire nelle attività sviluppate nell’anno precedente, indirizzando l’attività « … nello studio della realtà economica territoriale per precostituire le condizioni ottimali per la conoscenza dei fenomeni locali di evasione ed elusione fiscale».


La conclusione dell’attività dev’essere organizzata mediante l’elaborazione di specifici percorsi di indagine e la predisposizione di segnalazioni qualificate, in grado di consentirne un’immediata utilizzazione agli uffici. Dovrà inoltre proseguire nel 2008 l‘attività di contrasto alle frodi IVA, con particolare riguardo alle frodi intracomunitarie, in stretto coordinamento con gli uffici dell’Agenzia delle Dogane e i reparti della G.d.F.


 


Cooperazione internazionale


 


Secondo l’atto di indirizzo, l’impiego della cooperazione internazionale dovrà divenire sempre più un ordinario strumento da utilizzare nell’ambito delle attività di controllo, superando la natura di semplice scambio di informazioni.


Se le operazioni sono poste in essere da operatori nazionali direttamente o indirettamente con soggetti residenti all’estero (appartenenti o meno agli Stati UE), dev’essere attivata la mutua assistenza amministrativa attraverso l’Ufficio Cooperazione internazionale della Direzione Centrale Accertamento, nei termini previsti dal Regolamento CE 1798/2003, dalla Direttiva n. 77/799/CEE e dalle Convenzioni contro la doppia imposizione.


La richiesta di informazioni da parte di autorità fiscali estere deve innescare un’attività di intelligence per rivelare la potenziale diffusione in Italia di un determinato fenomeno evasivo. Inoltre, dev’essere sviluppato l’ambito dei controlli multilaterali per fronteggiare le ipotesi evasive coinvolgenti più paesi esteri.


Inoltre, al fine « .. di innescare un circolo virtuoso di flusso informativo con paesi esteri», dovrà essere adottato lo strumento dello scambio spontaneo di informazioni, sia nel campo delle imposte sui redditi che in quello dell’IVA, se nel corso dei controlli emergono operazioni, tra soggetti italiani e non residenti, che per dimensioni e natura possano essere tali da interessare le autorità fiscali estere.


 


Indagini fiscali


 


Nel campo delle indagini fiscali, nel 2008 l‘impegno dovrà essere rivolto alle seguenti finalità:


        Acquisizione di una più puntuale conoscenza del territorio e dei settori a rischio, individuando gli ambiti di azione;


        sviluppo degli spunti di indagine emersi nel corso del 2007;


        reperimento di risorse adeguate per l’espletamento dell’attività sul territorio, con l’adeguata formazione delle stesse, « … mettendo quanto più possibile a fattor comune l’esperienza acquisita»;


        sviluppo di un’adeguata comunicazione e condivisione tra l’Ufficio Indagini fiscali (nazionale) e gli Uffici Analisi e ricerca costituiti presso le direzioni regionali;


        adeguato monitoraggio e coordinamento dell’attività.


 


Soggetti di rilevante interesse fiscale


 


Relativamente ai soggetti «rilevanti», la circolare non evidenzia particolari novità rispetto al 2007, fatta salva la diversa caratterizzazione di tali soggetti, che non sono più solamente quelli «grandi» per ricavi, volume d’affari, etc., ma – più genericamente – quelli « … di particolare interesse fiscale quali capo-gruppo, banche, assicurazioni, etc.», nonché quali aderenti al consolidato fiscale nazionale (5).


Le principali aree di intervento che dovranno essere considerate nella programmazione, da valutarsi anche ai fini della differenziazione del singolo controllo per orientarlo sugli aspetti ritenuti più proficui, sono le seguenti:


        presenza di operazioni straordinarie;


        rapporti con soggetti non residenti, ed in particolare:


·         presenza di transazioni infragruppo con soggetti controllate e/o collegate non residenti al fine di evidenziare fenomeni di violazione della disciplina di cui all’art. 110, comma 7, del TUIR (norme sui costi esteri);


·         presenza di partecipazioni di controllo e/o collegamento in imprese, società ed altri enti residenti o localizzati in Stati o territori con regime fiscale privilegiato secondo quanto previsto dagli artt. 167 e 168 del TUIR (norme «CFC» (6));


·         presenza di componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese domiciliate in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi regimi fiscali privilegiati ai sensi dell’art 110, commi 10 e 11, del TUIR;


·         rapporti con società non residenti in cui si può ravvisare la presenza di fenomeni di esterovestizione (7).


L’azione anti-esterovestizione è finalizzata a ricondurre a tassazione in Italia i redditi di soggetti apparentemente residenti all’estero, utilizzando tra gli altri, quale criterio di accertamento, l’individuazione del luogo di effettiva direzione dell’impresa («place of effective management») (8).


In tale prospettiva, a partire dall’anno d’imposta 2006, gli uffici dovranno verificare la ricorrenza della presunzione prevista dai commi 5-bis e 5-ter dell’art. 73 del TUIR (introdotti dall’art. 35, comma 13 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito in legge 4 agosto 2006, n. 248).


 


Soggetti appartenenti a gruppi nazionali


 


Tra le principali aree d’intervento individuate dalla circolare per porle al centro delle attività di controllo programmate per il 2008, figura anche quella dei soggetti appartenenti a gruppi societari nazionali: tra tali entità possono infatti verificarsi alcuni fenomeni di particolare «interesse fiscale», ossia – si comprende – taluni schemi volti alla «pianificazione» fiscale elusiva.


Gli uffici preposti dovranno quindi riscontrare:


        la presenza di transazioni infraguppo tra soggetti nazionali, nelle quali possa essere riscontrato un eventuale transfer pricing interno per la presenza di regimi nazionali di tassazione agevolativi (9);


        presenza di utili distribuiti da società ai sensi dell’art. 89, comma 2, del TUIR;


        presenza di plusvalenze conseguite soggette al regime «pex» ai sensi dell’art. 87 del TUIR (10);


        presenza di componenti reddituali di particolare interesse quali:


·         ingenti oneri straordinari;


·         ingenti oneri finanziari;


·         elevati costi per servizi;


·         anomale variazioni e oscillazioni di fatturato nel breve medio periodo;


        presenza di significativi crediti IVA utilizzati in compensazione o riportati al successivo periodo d’imposta, che appaiano particolarmente rilevanti e, in qualche modo anomali, in relazione all’attività svolta (11).


 


Accertamenti


 


Per quanto attiene alla pianificazione delle vere e proprie attività di accertamento – consistenti nel mettere «nero su bianco» la pretesa tributaria, con le relative sanzioni e le motivazioni, per notificarla attraverso un atto impositivo al contribuente -, la circolare sottolinea le seguenti novità rilevanti rispetto all’anno precedente:


        è abbandonato il criterio della «capacità operativa», con i relativi parametri di consuntivazione;


        sono individuati obiettivi espressi in termini di prodotti effettivi.


A tale riguardo, è affermato che il piano di controlli per il triennio 2008/2010, definito in attuazione dell’art. 1, comma 345, della legge n. 244 del 2007, prevede l’esecuzione, nell’anno 2008, di almeno 394.000 accertamenti (escludendo gli accertamenti parziali automatizzati, ex art. 41-bis del D.P.R. n. 600/1973, e gli atti di contestazione di sanzioni).


Si tratta sicuramente di un impegno rilevante per la struttura operativa, che dovrebbe ulteriormente incrementarsi nei successivi esercizi di gestione dell’Agenzia, e che dovrebbe poter contare, per la sua attuazione, sulle nuove assunzioni programmate e sulla ristrutturazione e riallocazione delle risorse e del personale.


 


Controlli da redditometro


 


La selezione dei soggetti da sottoporre a controllo dovrà infine tener conto delle posizioni caratterizzate da « … informazioni in ordine alla esistenza di evidenti manifestazioni di capacità contributiva incompatibili con i redditi dichiarati».


Si tratta del c.d. «redditometro», il quale potrà contare sulle «potenziate» banche dati a disposizione del Fisco (12), sulla collaborazione dei comuni in sede di accertamento (13) e financo sulle nuove competenze dell’Agenzia delle Entrate in materia di ISEE (14), quali «canali» in grado di meglio consentire l’individuazione dell’effettiva capacità contributiva di singoli contribuenti.


A tale riguardo, è affermato che gli uffici dovranno utilizzare le informazioni in loro possesso « … valutandole nel contesto del nucleo familiare e delle relazioni di parentela, ai fini dell’accertamento sintetico …» (15).


 


Fabio Carrirolo

6 febbraio 2008





NOTE


(1) A tale riguardo, si evidenzia che gli «studi», rispetto ai quali per lungo tempo non era chiarita la valenza probatoria in sede di accertamento, sono stati definitivamente assunti quali strumenti supportati su presunzioni semplici (che, per poter essere accolte dagli uffici, devono essere gravi, precise e concordanti), e che lo stesso si è fatto per la possibilità di rettificare i valori di cessione degli immobili in base al loro valore normale.



(2) È evidente che, dopo la caduta del governo Prodi, occorrerà verificare la possibile «tenuta» degli indirizzi forniti, ipotizzabile solo in assenza di un cambio di maggioranza politica.



(3) Tale indicazione andrebbe interpretata soppesata, giacché la logica dell’adesione «sempre e comunque» richiederebbe un altissimo livello di «positività» dei controlli e anche, evidentemente, un elevato livello di attendibilità degli stessi (non sempre facile da coniugare con l’incremento quantitativo dei controlli).



(4) È evidente che, dal punto di vista dell’Amministrazione, si tratta di soggetti che potrebbero aver inteso i livelli di congruità e coerenza cui adeguarsi come dei «minimi» da dichiarare, salvaguardandoli come una sorta di «franchigia» dalle rettifiche sui valori eccedenti.



(5) Si rammenta che, per quanto attiene a tali ultimi soggetti, l’Agenzia dispone di una specifica metodologia di controllo, cui è fatto richiamo nella circolare, nonché di specifiche indicazioni operative relative all’effettuazione degli accertamenti, «codificate» nella circolare n. 60/E del 31.8.2007.



(6) A tale riguardo, si rammenta che la L. n. 244/2007 (Finanziaria 2008) – art. 1, comma 83, lettera l) – supera il regime incentrato sulle «black list», accolto dall’ordinamento fino al 2007, sostituendolo con un nuovo sistema fondato sull’individuazione degli Stati aventi un regime fiscale conforme agli standard di legalità e trasparenza adottati dall’Unione europea («white list»). Il concreto funzionamento del nuovo sistema dovrà attendere l’emanazione di un decreto ministeriale (per la quale non sono normativamente previste scadenze), recante l’indicazione di due tipologie di «white list»:


           una prima tipologia, da utilizzarsi per l’applicazione, ai soggetti IRPEF, della disposizione dell’art. 2, comma 2-bis, del TUIR, sulla presunzione di residenza fiscale in Italia;


           una seconda tipologia, costituita da ulteriori due liste e prevista dal nuovo art. 168-bis del TUIR, che costituirà il riferimento per l’applicazione di tutte le norme antielusive contenute nel TUIR e relative ad operazioni di vario tipo, sia per le persone fisiche che per le imprese residenti o situate fiscalmente in Paesi considerati privilegiati.



(7) Il fenomeno dell’esterovestizione societaria è stato affrontato dall’art. 35, commi 13 e 14, del D.L. n. 223/2006 («Visco-Bersani»), convertito dalla L. 248/2006, mediante l’inserimento, nell’art. 73, D.P.R. 917/1986, dei seguenti commi:


           comma 5-bis, per effetto del quale, fatta salva ogni prova contraria, la sede dell’amministrazione di un soggetto (società od ente) è ritenuta esistente nel territorio dello Stato se esso detiene partecipazioni di controllo – nei termini, molto vasti, di cui all’art. 2359, co. 1, c.c. – in società di capitali, società cooperative e di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato, nonché in enti commerciali, pubblici e privati, diversi dalle società, anch’essi residenti nel territorio dello Stato, purché sussista anche una sola delle seguenti condizioni:


1.      controllo – anche indiretto – delle società detentrici le partecipazioni, ai sensi del predetto art. 2359, co. 1, c.c., da parte di soggetti residenti nel territorio dello Stato;


2.      consiglio di amministrazione (o equivalente organo gestorio) delle società detentrici formato in prevalenza da consiglieri residenti nel territorio dello Stato;


           comma 5-ter, il quale aggiunge che, per determinare la sussistenza del controllo rilevante, occorre considerare la situazione esistente alla data di chiusura dell’esercizio o del periodo di gestione del soggetto estero. Se il controllo è operato direttamente tramite persone fisiche, rilevano anche i voti spettanti ai familiari indicati dall’art. 5, co. 5, D.P.R. 917/1986.


Tale normativa decorre dal 4.7.2006.



(8) Nella propria circolare n. 28/E del 4.8.2006, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che la scelta del legislatore di colpire i fenomeni di esterovestizione si situa nel solco della risalente (ma tuttora valida) sentenza della Corte di Cassazione 22.1.1958, n. 136, secondo la quale la sede effettiva di una società dev’essere individuata nel luogo in cui la stessa «…svolge la sua prevalente attività direttiva ed amministrativa per l’esercizio dell’impresa», e quindi nel «centro effettivo dei suoi interessi, dove la società vive ed opera, dove si trattano gli affari e dove i diversi fattori dell’impresa vengono organizzati e coordinati per l’esplicazione ed il raggiungimento dei fini sociali». È stato altresì evidenziato che «gli elementi di collegamento con il territorio dello Stato individuati dalla norma sono astrattamente idonei a sorreggere la presunzione di esistenza nel territorio dello Stato della sede dell’amministrazione delle società in esame. Si tratta, infatti, di elementi già valorizzati nella esperienza interpretativa e applicativa, sia a livello internazionale che nazionale. Essi si ispirano sia a criteri di individuazione dell’“effective place of management and control” elaborati in sede OCSE, sia ad alcuni indirizzi giurisprudenziali».


La nuova norma si pone quindi come strumento di contrasto alle pratiche elusive, orientato alla prevalenza della sostanza sulla forma («substance over form»).


(9) Su tale punto, è fatto rinvio alla C.M. 26 febbraio 1999, n. 53/E.



(10) Si rammenta che la L. 244/2007 (Finanziaria 2008) è intervenuta sul regime della participation exemption, riguadagnando alla «pex» italiana alcune delle attrative archiviate nel 2005. In particolare, con l’art. 1, co. 33, lett. h), della Finanziaria, riduce la parte imponibile delle plusvalenze dal 16% al 5% (mentre l’aliquota d’imposta si abbassa dal 33% al 27,50%, amplificando l’agevolazione). Con la modifica in parola – apportata dalla lettera h) dell’art. 1, co. 33 – le plusvalenze delle partecipazioni «esenti» sono strutturalmente assimilate ai dividendi, con la eccezione della quota di plusvalenza che costituisce recupero di minusvalenze dedotte ai fini fiscali in anni precedenti l’entrata in vigore della riforma del 2003 (in genere quelle dedotte fino al 2003), la cui tassazione rimane ferma al 16%. Va altresì precisato che il comma 58 – lettera c) – del medesimo art. 1 ha abbreviato il c.d. «minimum holding period», ossia il periodo minimo di possesso, necessario per fruire del regime di esenzione, riportandolo da 18 a 12 mesi, come nella versione originaria uscita dalla riforma «Tremonti». A fini di coordinamento, è stata altresì disposta la soppressione del comma 1-bis dell’art. 101 del TUIR, il quale prevedeva che il periodo di possesso minimo da considerare in caso di minusvalenze era di 12 mesi in luogo dei 18 previsti per le plusvalenze [art. 1, comma 58, lettera f), L. n. 244/2007]. Le nuove disposizioni hanno comunque effetto per le plusvalenze realizzate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2007 (art. 1, comma 34, L. n. 244/2007).



(11) Come è noto, il sistema dell’IVA è vittima, sia a livello interno che nelle transazioni intracomunitarie, di numerosi comportamenti fraudolenti, intesi a sfruttare indebitamente le ipotesi di esenzione previste dal sistema stesso per incamerare l’imposta attraverso crediti e detrazioni; tale condotta consente, nelle cosiddette «frodi carosello», di cedere i beni sul mercato interno dei vari Paesi UE a un prezzo «sottocosto», con grave distorsione della concorrenza a svantaggio degli operatori onesti. In tale prospettiva, l’Agenzia prosegue nell’impegno di contrastare tali fenomeni, già solennemente assunto e sottolineato, sul solco della normativa UE (cfr. la direttiva 2006/69/CE del Consiglio), e delle numerose previsioni anti-frode recentemente introdotte dal legislatore. 



(12) Nella prospettiva del contrasto all’evasione fiscale, gli uffici tributari sono stati dotati non solamente di poteri più incisivi, ma anche di strumenti istruttorii più efficaci, ossia di fonti informative che generalmente si supportano sull’utilizzo di vaste banche dati informatiche. Le nuove tecnologie basate su internet sono così divenute strumentali rispetto alle attività di indagine del Fisco, giacché esse si fanno «veicolo» per la trasmissione di numerosi dati sui singoli contribuenti (privati e imprese), che possono essere posti a base di rettifiche analitiche, induttive o «sintetiche».



(13) La storia dei rapporti tra comuni e Amministrazione finanziaria nell’ambito delle attività in senso lato di «accertamento» ha registrato un decisivo «salto di qualità» con l’art. 1 della L. 2.12.2005, n. 248, di conversione del D.L. 30.9.2005, n. 203. Secondo la disposizione richiamata, «per potenziare l’azione di contrasto all’evasione fiscale, in attuazione dei principi di economicità, efficienza e collaborazione amministrativa, la partecipazione dei comuni all’accertamento fiscale è incentivata mediante il riconoscimento di una quota pari al 30 per cento delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo, a seguito dell’intervento del comune che abbia contribuito all’accertamento stesso». La concreta attuazione della normativa del 2005 è intervenuta, dopo un’attesa più lunga del previsto, con il provvedimento direttoriale n. prot. 187461 /07 del 3.12.2007.



(14) Un’innovazione destinata a ripercuotersi direttamente sull’esercizio dei poteri di rettifica da parte dell’Amministrazione è infatti costituita dall’attribuzione all’Agenzia delle Entrate di alcune nuove competenze in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), utilizzato per l’accesso a condizioni agevolate nell’erogazione di servizi pubblici. A tal fine, è ora previsto – in forza dell’art. 1, co. 344, L. 244/2007, modificativo dell’art. 4, D.Lgs. 31.3.1998, n. 109 – che il richiedente deve presentare un’unica dichiarazione sostitutiva, ai sensi del D.P.R. 28.12.2000, n. 445, di validità annuale, concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’ISEE. La dichiarazione unica dev’essere presentata ai comuni o ai CAF previsti dal D.Lgs. n. 241/1997, o direttamente all’Amministrazione pubblica alla quale è richiesta la prima prestazione, o alla sede dell’INPS territorialmente competente. Tali soggetti trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate le relative informazioni. È altresì consentita la presentazione dell’istanza all’Agenzia delle entrate, in via telematica, a cura del soggetto richiedente la prestazione agevolata. In tale contesto, all’Agenzia delle Entrate è attribuito il compito di determinare l’ISEE in relazione agli elementi in possesso del SIAT e ai dati autocertificati dal soggetto richiedente la prestazione agevolata.



(15) È a tale proposito richamata la circolare n. 49/E del 9.8.2007, ove si è chiarito che « … la manifestazione di ricchezza o la posizione reddituale dei componenti del nucleo familiare possono consentire di valutare non proficua l’azione di accertamento sintetico nei confronti della persona indagata che sulla base della valorizzazione di elementi a suo carico presenta una capacità contributiva non coerente con la posizione fiscale personale ricostruita». È invece importante, in tale contesto, attraverso la disamina della complessiva situazione della famiglia, l’individuazione dei soggetti verso i quali dirigere l’accertamento, « … cioè i soggetti che intestando ad altri familiari beni e servizi non sembrano rappresentare posizioni fiscali a rischio». L’Agenzia afferma quindi che «non si tratta di mettere in atto un redditometro sulla famiglia, bensì di individuare nell’ambito delle cosiddette ‘famiglie fiscali’, quali sono i componenti che non dichiarano redditi o che dichiarano redditi irrisori rispetto alla manifestazione di ricchezza loro riconducibile e, quindi, quali sono i soggetti di effettivo interesse fiscale ai fini

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