Ulteriori riflessioni sui vizi degli atti dell’agente della riscossione: ipoteca e fermo

Detta pronuncia (in questo sito sub «Notifica della cartella al contribuente: e’ obbligatorio il nome del responsabile del procedimento» della Dott. Carmela Lucariello) ha enunciato alcuni principi inderogabili estensibili a tutti gli atti e provvedimenti emessi dall’agente della riscossione, affermando in specie : –        ogni provvedimento amministrativo è il risultato di un procedimento, sia pure […]

Detta pronuncia
(in questo sito sub «Notifica della cartella al contribuente: e’ obbligatorio il nome del responsabile del procedimento»

della Dott. Carmela Lucariello) ha enunciato alcuni principi inderogabili estensibili a tutti gli atti e provvedimenti emessi dall’agente della riscossione, affermando in specie :


        ogni provvedimento amministrativo è il risultato di un procedimento, sia pure il più scarno ed elementare, richiedendo, quanto meno, atti di notificazione e di pubblicità


        l’art. 7 della legge n. 212 del 2000 si applica ai procedimenti tributari … dei concessionari della riscossione, in quanto soggetti privati cui compete l’esercizio di funzioni pubbliche, e che tali procedimenti comprendono sia quelli che il giudice a quo definisce come «procedimenti di massa» (che culminano, cioè, in provvedimenti di contenuto omogeneo o standardizzato nei confronti di innumerevoli destinatari), sia quelli di natura non discrezionale


        l’obbligo imposto ai concessionari di indicare … il responsabile del procedimento … ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino … e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, Cost.


        fin da epoca precedente l’entrata in vigore della legge n. 212 del 2000, … la Corte ha ritenuto l’applicabilità ai procedimenti tributari della legge generale sul procedimento amministrativo n. 241 del 1990 (ordinanza n. 117 del 2000, relativa all’obbligo di motivazione della cartella di pagamento).


Dalla attenta analisi di tali affermazioni, non sfuggono l’istituto della “ipoteca» e del «fermo dei beni mobili registrati» (artt. 77 e 86 d.p.r. n. 602 del 1973), i quali, rientranti nei c.d. «procedimenti di massa», rimangono del pari soggetti all’obbligo di indicazione del «responsabile del procedimento», come previsto dall’art. 7 dello Statuto del Contribuente (legge n. 212 del 2000).


Né gli stessi, sebbene la norma principale non disponga alcuna obbligo, richiedono «atti di notificazione e di pubblicità», al fine di assicurare la «piena informazione del cittadino … e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, Cost.».


Nelle mie osservazioni del 5 dicembre 2007, titolate «Sul vizio degli atti dell’agente della riscossione» (in questo sito alla Rubrica Contenzioso tributario) avevo già espresso personali perplessità circa la mancata previsione legislativa che imponesse la notificazione (formale) al destinatario delle due misura anzidette, e maggiormente ora tali perplessità trovano puntuale conferma nella affermazione dei giudici costituzionali.


E’ dato di affermare che ambedue i citati provvedimenti (ipoteca e fermo) risultano viziati da illegittimità palese laddove – come si riscontra – non solo non vengono «notificati», ma non riportano neanche l’indicazione del «responsabile del procedimento».


Eguale vizio si riscontra in ipotesi di assoluta assenza di motivazione, posto che anche gli atti del concessionario soggiaciono al disposto dell’art. 3 legge n. 241 del 1990.


 E’ sufficiente ricordare che, nel contenzioso tributario, il limite della cognizione del giudice è rappresentato dall’atto contro cui viene proposto ricorso, non potendo il giudice estendere il proprio esame al di fuori dei limiti soggettivi ed oggettivi rilevati nell’atto.


Per tale principio, la motivazione svolge la funzione di circoscrivere l’ambito di conoscenza della controversia poiché limita i fatti deducibili in giudizio e individua gli elementi sui quali difendersi. In sostanza, dal punto di vista processuale, la motivazione delimita la materia del contendere (Cassazione 9 aprile 1998 n.6065).


Emerge, quindi, che, qualora l’ipoteca o il fermo risultano suffragati da motivazione, potranno e dovranno sollevarsi eccezioni che trovano contezza all’interno della motivazione sottesa e dei fatti che sono riportati all’interno dell’atto impugnato, con la conseguenza che, ove il contenuto dell’atto riporti non correttamente gli elementi presupposti della pretesa tributaria, l’atto sarà viziato per carenza di motivazione.


Più specificatamente l’atto del concessionario deve riuscire ad esplicare la funzione assegnata alla motivazione, vale a dire che deve contenere tutti gli elementi tali da garantire il diritto di difesa in giudizio del contribuente e capaci di far comprendere, allo stesso, l’iter seguito dall’amministrazione. Esso pertanto, per una sua piena comprensione, deve essere sufficiente ed esaustivo, anche in merito alla scelta discrezionale e alla necessità di ricorrere alla misura cautelare.


Relativamente alla necessità della sottoscrizione, non è ammissibile l’eventuale eccezione fondata sull’ art. 22, comma 2, del d.lgs. 82/2005, intitolato “Documenti informatici delle pubbliche amministrazioni“, ove è precisato che “Nelle operazioni riguardanti le attività di produzione, immissione, conservazione, riproduzione e trasmissione di dati, documenti ed atti amministrativi con sistemi informatici e telematici, ivi compresa l’emanazione degli atti con i medesimi sistemi, devono essere indicati e resi facilmente individuabili sia i dati relativi alle amministrazioni interessate, sia il soggetto che ha effettuato l’operazione”.


L’agente della riscossione, infatti, non rientra fra gli Organi della P.A. né, tampoco, i suoi atti o provvedimenti sono classificabili come “atti amministrativi”.


L’agente della riscossione è qualificato come soggetto di diritto privato (con determinati requisiti tecnici e organizzativi) ma a valenza pubblica, cui l’art. 2 d.lgs. n. 112/99 demanda “pubbliche funzioni”.


Il riconoscimento allo stesso di un potere preminente rispetto ad altri creditori, porta a ritenere dette funzioni di natura “pubblico-sociale”, perché preposto al fine di assicurare entrate costanti e certe alle casse dell’Erario, ma non può indurre a ritenere attributi al medesimo i poteri di natura amministrativo–tributaria tipici della P.A., dalla quale rimane autonomo e differenziato (Consiglio di Stato Sez. V, Sent. n. 4689 del 13.09.05), non già un c.d. “potere delegato” da parte dell’ente impositore, secondo la precedente dottrina che, contrariamente, induceva a ritenere che, nella emanazione del suo potere discrezionale, l’atto dell’agente della riscossione potesse essere assimilato a quello di natura tipicamente amministrativa.


E’ proprio per la sua autonomia e indipendenza dalla P.A. che all’agente della riscossione non possono applicarsi le disposizioni del d.lgs. 82/2005, con l’effetto che tutti i suoi atti, sebbene informatizzati o riprodotti su prestampato, devono sempre e comunque riportare la sottoscrizione, quale elemento essenziale a rendere il provvedimento idoneo ad incidere nella sfera giuridica del contribuente.


Sottoscrizione che deve soddisfare il requisito legale della forma scritta, garantendo l’identificabilità dell’autore e l’integrità del documento.


 


Rag. Claudio Cutrano


19 gennaio 2008

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