Quesiti gennaio 2008: plusvalenze beni in leasing; nuove regole assegni bancari; spese per medicinali; cambio destinazione immobile; obbligo registrazione preliminare


QUESITO N. 1: plusvalenza generata dalla cessione di un bene acquisito in leasing


In data 10.01.2008 la società BETA SRL cede un macchinario di proprietà che era stato acquistato in leasing nel 2004. La plusvalenza generata dalla cessione può essere rateizzata anche se il bene è stato acquisito in leasing?


 


RISPOSTA


La plusvalenza, generata dalla cessione di un bene inerente all’attività da parte di una società, è rilevante ai fini IRES e può concorrere al reddito secondo le modalità previste nel citato comma 4 dell’art. 86 Tuir. Tale ultima disposizione stabilisce che “le plusvalenza realizzate (…) concorrono a formare il reddito per l’intero ammontare nell’esercizio in cui sono state realizzate ovvero, se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni (…) in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto”.


Con la Risoluzione n. 379/E del 2007, ai fini della verifica del possesso triennale, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto rilevante, non solo il periodo in cui il bene è posseduto in proprietà, ma anche quello in cui la detenzione derivi da un contratto di locazione finanziaria. Il tutto assicura un criterio di tendenziale equivalenza tra l’acquisizione del bene in proprio e quella effettuata con un contratto di locazione finanziaria, ovvero, di “assicurare nel tempo, in relazione alle mutevoli condizioni di mercato, la necessaria neutralità fiscale della scelta aziendale tra acquisizione dei beni in proprietà e in leasing”.


Pertanto, nel caso in questione, la società BETA SRL ha la possibilità di rateizzare la plusvalenza dato che il bene è stato posseduto per più di tre anni, indipendentemente dalla modalità di acquisto.


 


QUESITO N. 2: pagamento con assegno bancario per un importo superiore ai 5.000,00 Euro


A dicembre la società ALFA srl ha pagato un fornitore per un importo di Euro 6.500,00 mediante assegno bancario trasferibile. Si chiede se tale comportamento contrasta con le norme relative all’antiriciclaggio.


 


RISPOSTA


Ai sensi dell’art. 1 del  D.L.  3  maggio  1991,  n. 143, convertito, con modificazioni, dalla L. 5 luglio 1991, n. 197, è vietato il trasferimento di denaro contante o di titoli  al  portatore in  lire o in valuta estera effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore da trasferire sia complessivamente superiore a 12.500 euro.


Tuttavia, il trasferimento di denaro per importi superiori a 12.500 euro può essere effettuato se avviene con:


         assegno bancario o postale recante l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;


         assegno bancario o postale recante l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;


         ordine di pagamento  per  il  tramite  di  uno  degli  intermediari suddetti.


Il decreto legislativo recante attuazione della Direttiva n. 2005/60/CE del 26  ottobre 2005 all’art. 49 (rubricato “Limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”), va a sostituire lo “storico” art. 1 della Legge n. 197/91 (cosiddetta “legge antiriciclaggio”).


Il comma 1 dell’articolo in esame vieta il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, sia complessivamente pari o superiore a 5.000 euro. In sostanza, i mezzi di pagamento in questione potranno essere trasferiti senza vincolo alcuno solo se di importo inferiore a 5.000 euro, considerando, però, ai fini del limite massimo, anche le operazioni frazionate, cioè quelle operazioni unitarie sotto il profilo economico, ma poste in essere attraverso più operazioni, effettuate in momenti diversi e in un circoscritto periodo di tempo, singolarmente di valore inferiore a 5.000 euro.


Una speciale novità è che “gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 5.000 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di “non trasferibilità”. Gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari sono emessi con l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e della clausola di non trasferibilità.


Secondo quanto previsto dall’art. 5 della “legge assegno” l’assegno bancario senza indicazione del prenditore vale come titolo al portatore. Per questi titoli scatterà il divieto di trasferimento (senza il tramite di intermediario abilitato), quando l’importo da trasferire sia complessivamente pari o superiore ai 5.000 euro.  Pertanto, il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità  dovranno, con l’entrata in vigore delle nuove norme, essere inseriti su tutti gli assegni di importo pari o superiore a 5.000 euro, pena per l’emittente, beneficiario, giranti/giratari e portatore finale, il rischio di incorrere nella sanzione amministrativa pecuniaria dall’1% al 40% dell’importo del titolo.


I commi 4 e 10 dell’art. 49 stabiliscono che, di norma, i nuovi carnet di assegni bancari e postali siano rilasciati dalle banche o da Poste italiane S.p.A., muniti di clausola di non trasferibilità su ogni singolo modulo.


È fatta, però, salva la possibilità per il correntista di richiedere per iscritto il rilascio di moduli in forma libera (cioè senza la clausola di non trasferibilità, in modo che il titolo possa essere girato anche successivamente alla prima emissione), ma in questi casi, per scoraggiare il ricorso ad assegni liberi, è stata introdotta, a titolo di imposta di bollo, la somma di 1,50 euro per ogni assegno libero rilasciato.


Si precisa, però, che la nuova disciplina entrerà in vigore dal 30/04/2008.


In risposta al quesito il pagamento effettuato dalla società Alfa srl non è in contrasto con la disciplina antiriciclaggio dato che la regola di effettuare trasferimenti di denaro contante o di titoli  al  portatore in  lire o in pagamenti non in denaro superiori a 5.000 euro entrerà in vigore a partire dal 30 aprile 2008.


 


QUESITO N. 3: detraibilità delle spese dei medicinali


Il contribuente Mario Rossi ha acquistato medicinali in data 10.01.2008 ricevendo dalla farmacia uno scontrino fiscale. Si chiede quali sono i requisiti che deve avere lo stesso al fine di poter detrarre la spesa dalla dichiarazione dei  redditi.


 


RISPOSTA


L’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR  prevede che, dall’imposta lorda in capo al contribuente, si può portare in detrazione un importo pari al 19% delle spese sanitarie sostenute, a condizione che le stesse spese non abbiano dato luogo nello stesso anno ad un rimborso da parte di terzi. Inoltre, è detraibile solo la parte che eccede l’importo di € 129,11.

La Finanziaria 2007 (Legge n. 296/2006), all’art. 1, comma 28, lett. b) ha inserito un nuovo periodo all’interno dell’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, il quale stabilisce che “Ai fini della detrazione la spesa sanitaria relativa all’acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l’indicazione del codice fiscale del destinatario”.


Pertanto, per poter usufruire della detrazione fiscale delle spese relative all’acquisto di medicinali, è necessario certificare l’acquisto con fattura o scontrino fiscale, i quali devono riportare:


q             la natura dei medicinali;


q             la qualità dei medicinali;


q             la quantità dei medicinali;


q             il codice fiscale del destinatario.


 


In base a quanto stabilito dal comma 29 dell’art. 1 della Finanziaria 2007, i nuovi obblighi avevano effetto a decorrere dal 1° luglio 2007. Tuttavia, era stato previsto che fino al 31 dicembre 2007, nel caso in cui l’acquirente non fosse il destinatario del farmaco, o l’acquirente non avesse il codice fiscale o non avesse con sé la tessera sanitaria, l’indicazione del codice fiscale poteva essere riportata a mano sullo scontrino fiscale direttamente dal destinatario. Si precisa, pure, che il comunicato stampa del 28/06/2007 dell’Agenzia delle Entrate, a fronte delle difficoltà di  adeguamento segnalate dagli operatori del settore, aveva informato che per il periodo dal 1° luglio 2007 al 31 dicembre 2007, l’attestazione poteva avvenire anche con un documento rilasciato dal farmacista  contestualmente allo scontrino fiscale nel quale andavano specificate la natura, la qualità, la quantità, dei farmaci venduti.     


Pertanto, in risposta al quesito, dato che il medicinale è stato acquistato in data 10.01.2008, lo scontrino fiscale della farmacia deve contenere oltre le informazioni dei medicinali acquistati il codice fiscale del sig. Mario Rossi  il quale non può essere più riportato a mano.


 


QUESITO N. 4: cambio di destinazione di un immobile in leasing ai fini IVA


Una società immobiliare acquisisce in leasing due immobili residenziali. Nel 2007 un immobile subisce un cambio di destinazione d’uso essendo diventato ufficio. Ai fini IVA, la società di leasing si domanda se è possibile o meno esercitare l’opzione IVA.


                  


                                                    


RISPOSTA


Il regime IVA delle locazioni di immobili è stato modificato per effetto dell’art. 35, comma 8 del D.L. n. 223/2006, convertito dalla legge n. 248/2006, che ha riformulato l’art. 10, n. 8) del D.p.r. n. 633/72, nei termini di seguito indicati:


·        tutte le locazioni di immobili a destinazione abitativa (immobili di categoria catastale A diversa dall’A/10) sono esenti Iva;


·        le locazioni di immobili strumentali (identificati catastalmente nelle categorie C, D, E ed A/10) continuano ad essere soggette ad Iva se:


         effettuate nei confronti di soggetti che non agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione (privati, enti non commerciali ecc.);


         effettuate nei confronti di soggetti passivi d’imposta che hanno un pro rata di detraibilità non superiore al 25% (banche, assicurazioni, soggetti che effettuano prestazioni sanitarie ecc.);


         il locatore esprime l’opzione per l’imponibilità ad Iva.


Negli altri casi le locazioni d’immobili strumentali sono esenti Iva.


Pertanto, nel caso in cui un immobile subisce un cambio di destinazione da abitativo a strumentale e la locazione venga effettuata nei confronti di un soggetto che agisce nell’esercizio d’impresa la locazione passa da imponibile Iva ad esente (con possibilità di optare per l’Iva).


In merito al quesito, la Ris. n. 364/E del 12.12.2007 ha delineato che se l’immobile concesso in locazione subisce una trasformazione da abitativo a strumentale l’esercizio dell’opzione Iva può essere effettuato solamente mediante la registrazione di un atto integrativo dove si evidenzia la modifica della categoria catastale e si manifesta l’opzione per il regime Iva.


In risposta al quesito, quindi, i canoni di leasing dell’immobile indicato nel quesito passano da imponibili Iva ad esenti (con possibilità da parte della società di leasing di optare per l’Iva).


 


QUESITO N. 5: la registrazione del contratto preliminare di compravendita dell’immobile


Due fratelli hanno acquistato un immobile tramite un mediatore in data 12.12.2007, firmando un preliminare in data 09.09.2007. Si chiede se le parti contraenti dovevano registrare il preliminare?


 


RISPOSTA


Si deve ricordare che la Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006) ha introdotto per gli agenti di mediazione sia l’obbligo di registrazione delle scritture negoziali sia la responsabilità solidale per l’imposta di registro.


Infatti, a partire dal 1° gennaio 2007, la nuova disciplina, integrando il disposto dell’art. 10, D.P.R. 26.4.1986 n. 131, inserisce la figura dell’agente immobiliare tra i soggetti tenuti a richiedere la registrazione delle scritture negoziali (non autenticate) stipulate a seguito della sua attività e di versare l’imposta dovuta sulla registrazione delle scritture private poste in essere nell’ambito della propria attività nel caso in cui non la versino le parti. 


Pertanto, l’agente immobiliare dovrà provvedere a sua cura, qualora non lo facciano direttamente le parti contraenti, a richiedere la registrazione dei contratti (es: contratti preliminari di compravendita e/o di locazione, contratti di locazione, ecc) stipulati a seguito della sua attività professionale.


Egli dovrà, inoltre, provvedere, contestualmente alla registrazione, qualora non la versino i contraenti, al pagamento dell’imposta di registro, essendo responsabile in solido con le parti contraenti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per il predetto pagamento (salva la successiva possibilità, nel caso di effettivo pagamento da parte dell’agente immobiliare, di rivalersi nei confronti dei contraenti stessi).


Conseguentemente, in risposta al quesito posto, si deve affermare che il contratto di preliminare doveva essere registrato all’Ufficio del Registro dalle parti contraenti, altrimenti il mediatore doveva richiedere sia la registrazione del contratto preliminare di compravendita dell’immobile e provvedere al pagamento dell’imposta di registro (qualora non fosse stato fatto dai contraenti).


 


Dott. Antonio Gigliotti


21 Gennaio 2008


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