Novità fiscali del 24 gennaio 2008: fatture per operazioni inesistenti: occorrono presunzioni gravi, precise e concordanti? norme in materia di trasmissione del risultato contabile del modello 730


 






Indice:


 


1) Cartelle esattoriali senza responsabile del procedimento


 


2) Non è dovuta l’IVA sulle prestazioni d’opera rese dall’associato in partecipazione, neppure per quelle anteriori al 23/2/2003


 


3) Accertamento per fatture su operazioni passive inesistenti: Occorrono presunzioni gravi, precise e concordanti ?


 


4) Validità della notifica a mezzo del servizio postale: Cassazione a sezioni unite


 


5) Attuate le norme in materia di trasmissione del risultato contabile del modello 730: Tutte le novità


 


(a cura di Vincenzo D’Andò)


 


 


1) Cartelle esattoriali senza responsabile del procedimento


Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, il 21/1/2008 ha espresso il proprio parere in merito al comunicato diffuso nei giorni scorsi da Equitalia S.p.A., la quale società ha evidenziato i motivi di diritto per cui vanno considerate valide tutte le cartelle esattoriali prive dell’indicazione del responsabile del procedimento.


La vicenda è scaturita dall’Ordinanza della Corte costituzionale n. 377 del 9.11.2007, ma che aveva già trovato il proprio presupposto nella norma introdotta sette anni prima (la Legge 212 del 2000, c.d. “Statuto del contribuente”).


Infatti l’art. 7 della L. 212/2000 dispone che “gli atti dell’amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono tassativamente indicare … il responsabile del procedimento”.


Su tale situazione normativa, la Consulta si è limitata a sancire la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale con riferimento a tale disposizione, confermandone, quindi, la piena legittimità.


Comunque, la decisione della Corte Costituzionale ha avuto il merito di portare all’attenzione generale la querelle.


Da anni, gli incaricati della riscossione dei tributi emettevano atti non conformi ad un obbligo che la legge prevede “tassativamente”.


Adesso, Equitalia S.p.A. è tornata sulla questione per spiegare che le cartelle esattoriali “pregresse”, emesse nel più totale dispregio dell’art. 7 della L. 212/2000, non sono comunque annullabili dal giudice, giacché il comma 2 dell’articolo 21-octies della L. 241/1990 stabilisce che “non è annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolante del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.


Tuttavia, dal lato giuridico, ha sottolineato il Presidente Siciliotti, la linea difensiva adottata da Equitalia S.p.A. non tiene conto della specialità dello Statuto del contribuente (L. 212/2000) rispetto alla normativa generale di riferimento in materia di atti e provvedimenti amministrativi (L. 241/1990).


Se infatti è vero che l’articolo 21-octies della L. 241/1990, ossia quello invocato da Equitalia, è stato introdotto da una legge del 2005 (L. 15/2005) ed è pertanto successivo rispetto allo Statuto del contribuente, resta il fatto che l’art. 7 di tale Statuto reca norme di carattere procedimentale specificamente indirizzate agli atti amministrativi emessi dall’amministrazione finanziaria e dai concessionari della riscossione, ossia norme che sembrerebbero porsi in regime di specialità rispetto alle disposizioni in materia di atti amministrativi “in generale”, cui risultano applicabili le disposizioni della L. 241/1990.


Nel regime delle fonti normative, una norma speciale non può venire tacitamente derogata da norme aventi carattere generale, ancorché posteriori.


Infine, il Presidente Siciliotti ha affermato che la fragilità delle tesi di Equitalia sul piano giuridico, potrebbe indurre il legislatore ad intervenire in suo soccorso, con la classica norma ad hoc, per risolvere imbarazzi e problemi per l’Erario.


Se questa è davvero la soluzione che si cercherà di adottare (e, a quanto pare, nell’iter di conversione in legge del c.d. “decreto mille-proroghe” già vi sono emendamenti in tal senso), ha evidenziato, nell’ottica del rapporto tra Fisco e contribuenti, il rimedio sarà peggiore della cura.


(Comunicato 22/1/2008 del Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili)


 


 


2) Non è dovuta l’IVA sulle prestazioni d’opera rese dall’associato in partecipazione, neppure per quelle anteriori al 23/2/2003


Nel contratto di associazione in partecipazione i compensi che spettano all’associato, per le prestazioni d’opera rese, sono escluse dall’applicazione dell’Iva, a condizione che lo stesso associato non eserciti per professione abituale altre attività di lavoro autonomo.


Lo ha precisato la Circolare 4/E del 22/1/2007 emessa dall’Agenzia delle Entrate che contiene alcuni chiarimenti relativi al trattamento Iva applicabile alle remunerazioni per le prestazioni d’opera effettuate e derivanti da un contratto di associazione in partecipazione.


Niente Iva anche per prestazioni anteriori al 23 febbraio 2003


La Circolare, in particolare, ha chiarito i dubbi che erano sorti sull’assoggettabilità o meno a Iva del compenso derivante dal contratto di associazione in partecipazione, con apporto di solo lavoro, relativamente alle prestazioni effettuate prima del 23 febbraio 2003 (data dell’entrata in vigore del Decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 che ha provveduto a disciplinare la materia).


Infatti, la circolare n. 4/2007, precisa che l’irrilevanza ai fini Iva va estesa in maniera retroattiva, comprendendo quindi anche le remunerazioni connesse a prestazioni d’opera anteriori al 23 febbraio 2003, tranne che non vengano rese da un soggetto che esercita anche un altra attività di lavoro autonomo.


Solo in tale ultima eventualità, scatta, infatti, in base ai principi vigenti ai fini del D.P.R. n. 633/1972, l’obbligo di assoggettabilità ad Iva.


(Agenzia delle Entrate, Circolare 22/1/2008, n. 4/E)


 


 


3) Accertamento per fatture su operazioni passive inesistenti: Occorrono presunzioni gravi, precise e concordanti ?


La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla querelle delle fatture false, in particolare a chi spetta dimostrare se il documento emesso sia o meno reale.


Con una nuova Sentenza (n. 1023/2008) la Suprema Corte ha stabilito che per provare l’emissione, da parte del contribuente, di fatture su operazioni inesistenti, l’Amministrazione finanziaria si può avvalere anche di presunzioni semplici, purché siano, comunque, gravi e concordanti, come è nel caso della mancata indicazione del luogo o del tempo della prestazione (quindi, le causali generiche) per un soggetto che, invero, esercita una diversa attività.


In particolare, secondo la Cassazione, ai sensi degli artt. 38 e 39, del D.P.R. n. 600/1973, l’inesistenza delle passività dichiarate è desumibile non solo da elementi certi ed inoppugnabili, ma anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti.


In base a ciò viene ad esempio considerata falsa la fattura in cui manca l’indicazione della natura, del luogo e dei tempi delle prestazioni nel momento in cui l’attività dichiarata non rientra nell’oggetto sociale del soggetto che ha emesso il documento.


La nuova decisione della Corte Suprema pare, dunque, aumentare le possibilità di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria che ritenga, durante la verifica, come concreta l’emissione di fatture false, ciò anche se, come situazione di base, non spetta al contribuente provare la buona fede ma è la stessa Amministrazione che deve dimostrarne la presunzione di falsità dei documenti.


Di contenuto sostanzialmente analogo, relativa all’Iva, è risultata anche la Sentenza della medesima Corte di Cassazione n,  1057 del 18/1/2008, la quale ha stabilito che la falsità della fatturazione e delle scritture contabili, possono essere provate, anche per via di semplici presunzioni ottenute da indizi però gravi, precisi e concordanti ai sensi dell’art. 54, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972.


(Corte di Cassazione, Sentenza, Sez. Trib., 18/01/2008, n. 1023 e n. 1057)


 


 


4) Validità della notifica a mezzo del servizio postale: Cassazione a sezioni unite


La produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notifica a mezzo del servizio postale, o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 del C.p.c., viene richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’intervenuto perfezionamento del procedimento di notifica e, quindi, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio.


Questi principi sono stati affermati dalle Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 627 del 14/1/2008, sulla validità degli atti notificati a mezzo del servizio postale.
In particolare, Sergio Trovato, in Il Sole 24 Ore del 23/1/2008, ha rilevato che l’avviso di ricevimento del ricorso notificato per posta costituisce la prova della regolare instaurazione del contraddittorio.


Tale regola vale anche quando l’ufficiale giudiziario, con raccomandata, dà notizia al destinatario di avere compiuto le formalità prescritte dalla legge nei casi di irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia dell’atto.


L’avviso non allegato al ricorso e non depositato dopo può essere prodotto fino all’udienza di discussione.


Altrimenti, se la controparte non si difende, il ricorso è inammissibile.


Il difensore del ricorrente può però chiedere al giudice di concedergli un termine per il deposito, purché dimostri di essersi attivato nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato.


(Corte di Cassazione, Sentenza, Sez. SS.UU., 14/01/2008, n. 627)


 


 


5) Attuate le norme in materia di trasmissione del risultato contabile del modello 730


Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha, infatti, firmato il Provvedimento 23/1/2008, che è stato pubblicato lo stesso giorno sul sito della stessa Agenzia delle Entrate.


Detto Provvedimento è stato emanato in attuazione dell’art. 5 del regolamento 7/5/2007, n. 63, che ha apportato alcune modifiche al D.M. 31/5/1999, n. 164, concernente la disciplina dell’attività di assistenza fiscale resa dai Centri di assistenza fiscale per le imprese e per i dipendenti, dai sostituti d’imposta e dai professionisti, introducendo, tra l’altro, nuove modalità di gestione dei flussi informativi tra CAF-dipendenti e sostituti di imposta.


Il citato regolamento prevede, in particolare, che lo scambio dei dati relativi al risultato contabile della dichiarazione dei redditi, mod. 730, venga effettuato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, nella considerazione che attualmente tutti i sostituti d’imposta utilizzano obbligatoriamente tali servizi, in maniera diretta o tramite intermediari.


Sulla base delle nuove disposizioni i Caf-dipendenti comunicano in via telematica il risultato finale delle dichiarazioni (mod. 730-4 e mod. 730-4 integrativo) all’Agenzia delle Entrate che provvede a renderlo disponibile ai sostituti d’imposta.


Ma adesso, vediamone di seguito il contenuto saliente di tale nuovo Provvedimento:


Trasmissione telematica del modello 730-4


A partire dalle dichiarazioni mod. 730/2008, relative all’anno di imposta 2007, i Caf-dipendenti devono comunicare, in via telematica all’Agenzia delle Entrate, il risultato finale delle dichiarazioni 730 entro il 25 giugno di ciascun anno e quello delle dichiarazioni 730 integrative entro il successivo 10 novembre.


Il risultato contabile, modello 730-4, va inviato dai Caf nello stesso “file” contenente i dati della dichiarazione modello 730.


Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate deve provvedere a:


a) fornire ad ogni singolo CAF l’attestazione di ricezione del modello 730-4, entro i successivi 5 giorni;


b) rendere disponibili ai sostituti d’imposta, entro 10 giorni dalla ricezione, i risultati contabili delle dichiarazioni 730;


c) confermare ai CAF, entro quindici giorni dalla ricezione del modello 730-4, la disponibilità dei dati comunicati ai sostituti.


Casi particolari


Ove sia impossibile consegnare il risultato contabile al sostituto d’imposta, l’Agenzia delle Entrate deve trasmettere la relativa ricevuta al Caf che deve poi inviare il modello 730-4 al sostituto per le vie ordinarie.


Il sostituto d’imposta che riceve il risultato contabile di un contribuente per il quale non è tenuto all’effettuazione delle operazioni di conguaglio, deve restituire il modello 730-4, entro il 5° giorno lavorativo successivo, direttamente al Caf per i conseguenti adempimenti.


Comunicazione dei sostituti di imposta


I sostituti d’imposta, abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni, in possesso di una unica chiave di abilitazione ai servizi telematici, che intendono ricevere direttamente i modelli 730-4, dovranno comunicare entro il 31 marzo 2008 tale scelta mediante il servizio telematico.


I sostituti d’imposta, abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni ed in possesso di più chiavi di abilitazione ai servizi telematici, che intendono ricevere direttamente i modelli 730-4, devono comunicare entro il 31 marzo 2008, mediante il servizio telematico, la chiave di abilitazione presso cui ricevere i modelli 730-4.


Inoltre, i sostituti d’imposta che, per la ricezione dei modelli 730-4, si avvalgono di soggetti incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni, comunicano entro il 31 marzo 2008, mediante il servizio telematico, l’intermediario prescelto, indicando anche l’indirizzo di posta elettronica dell’intermediario medesimo.


I sostituti d’imposta con più sedi operative che effettuano le operazioni di conguaglio, ancorché abilitati, comunicano entro il 31 marzo 2008, mediante il servizio telematico, i dati di ogni propria sede, identificata con la medesima codifica utilizzata per la compilazione della Certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati (CUD) ed indicano i dati dell’eventuale intermediario prescelto con riferimento ad ogni singola sede.


I sostituti d’imposta effettuano la comunicazione, anche avvalendosi dell’intermediario incaricato della trasmissione telematica delle dichiarazioni, utilizzando esclusivamente l’apposita funzione sul sito www.agenziaentrate.gov.it alla voce “Servizi telematici” raggiungibile anche tramite l’indirizzo internet http://telematici.agenziaentrate.gov.it.


Eventuali variazioni dei dati comunicati sono effettuate entro il giorno lavorativo successivo a quello nel quale si sono verificate.


Gradualità di attuazione


Per avviare gradualmente le nuove modalità di scambio informativo tra i sostituti d’imposta ed i Caf, le suddette neo disposizioni vengono attuate, per l’anno 2008, esclusivamente nei confronti dei sostituti d’imposta che hanno domicilio fiscale, al 31 dicembre 2007, nelle seguenti province:


Agrigento, Ascoli Piceno, Biella, Cosenza, Isernia, L’Aquila, Lecco, Livorno, Matera, Pordenone, Reggio Emilia, Rieti, Salerno, Sassari, Savona, Taranto, Terni e Verona, inclusi nell’elenco che è reso disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate.


Per l’invio dei risultati contabili delle dichiarazioni 730/2008 ai sostituti d’imposta diversi da quelli di cui al punto 4.1, i CAF provvedono entro il 25 giugno 2008, e, per le dichiarazioni 730 integrative, entro il successivo 10 novembre, autonomamente e con i mezzi più idonei.


Infine, per l’anno 2008, i professionisti abilitati all’esercizio dell’attività di assistenza fiscale inviano i modelli 730-4 ai sostituti d’imposta, entro il 25 giugno 2008, e, per le dichiarazioni 730 integrative, entro il successivo 10 novembre.


Dalla prima fase di attuazione sono esclusi i consulenti del lavoro, i dottori commercialisti e gli esperti contabili che possono prestare l’attività di assistenza fiscale per la presentazione del modello 730.


(Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, 23 gennaio 2008, protocollo n. 2008/11203)


 


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a cura di Vincenzo D’Andò


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