Novità fiscali del 23 gennaio 2008: conservazione elettronica dei documenti amministrativi: procedura rigida; successioni e donazioni: chiarimenti fiscali

  Indice:   1) Conservazione elettronica dei documenti amministrativi: Procedura rigida   2) Gratuito patrocinio: Definito il reddito imponibile   3) Determinazione dell’acconto Iva, dovuto sulla fusione per incorporazione: Chiarimenti   4) Brevi fiscali   5) strategia di contrasto all’evasione fiscale   6) Successioni e donazioni: Chiarimenti fiscali                                                                                          (A cura di Vincenzo D’Andò) […]

 







Indice:


 


1) Conservazione elettronica dei documenti amministrativi: Procedura rigida


 


2) Gratuito patrocinio: Definito il reddito imponibile


 


3) Determinazione dell’acconto Iva, dovuto sulla fusione per incorporazione: Chiarimenti


 


4) Brevi fiscali


 


5) strategia di contrasto all’evasione fiscale


 


6) Successioni e donazioni: Chiarimenti fiscali


 


                                                                                       (A cura di Vincenzo D’Andò)


 


 


1) Conservazione elettronica dei documenti amministrativi: Procedura rigida


Procedure rigide da osservare per la conservazione elettronica dei documenti amministrativi.


E quanto si evince dalla lettura della ennesima risoluzione emessa dall’Agenzia delle entrate sulla possibilità di conservare i documenti non più in formato cartaceo.


In particolare la risoluzione è stata diffusa a seguito di una società che eroga ai propri clienti servizi di firma digitale, marcatura temporale e conservazione di documenti ed intende procedere, in qualità di soggetto delegato dal cliente, all’intero procedimento di conservazione sostitutiva dei documenti a rilevanza tributaria.


Come è noto in base agli artt. 3 e 4 del D.M. 23/1/2004, peraltro, il processo di conservazione elettronica dei documenti analogici si realizza mediante la memorizzazione su supporti ottici o altri idonei supporti della loro immagine e termina con la sottoscrizione elettronica e l’apposizione della marca temporale sull’insieme dei documenti.


In particolare, il processo di memorizzazione:


– può avvenire attraverso la trasposizione su qualsiasi supporto che garantisca la leggibilità nel tempo;


– deve essere rispettato l’ordine cronologico, senza soluzione di continuità per ciascun periodo d’imposta;


– devono essere consentite le funzioni di ricerca ed estrazione delle informazioni dagli archivi informatici in relazione, ad esempio, a nome, cognome, denominazione, codice fiscale, partita Iva, data (in tal senso la circolare n. 36/E del 6 dicembre 2006, par. 5.1).


Alla luce di ciò, secondo l’Agenzia delle Entrate, la firma elettronica qualificata e la marca temporale vanno apportate non sul singolo documento prima della sua memorizzazione, come invece aveva ritenuto il contribuente, nell’istanza di interpello, ma alla fine del processo di conservazione.


Sui due suddetti  procedimenti l’Agenzia delle Entrate ritiene che nella conservazione sostitutiva dei documenti analogici non si possa prescindere dalla fase di acquisizione dell’immagine del supporto cartaceo, al fine di garantire che le fatture scambiate tra le parti siano perfettamente identiche ai documenti conservati.


Ciò poiché la stessa Agenzia con la risoluzione n. 161/2007, ha precisato che lo spool di stampa é una rappresentazione informatica del documento da conservare che, tuttavia, non possiede fin dall’origine i requisiti del documento informatico rilevanti ai fini tributari, ossia non é statico e non modificabile e non viene emesso con l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata.


Pertanto, ha rilevato la nuova risoluzione, ai fini fiscali, il documento da cui trae origine lo spool non può che essere un documento analogico, ossia “formato utilizzando una grandezza fisica che assume valori continui” (art. 1 co. 1, lett. b) del D.M. del 23/1/2004).


Ne deriva che se il documento viene formato utilizzando una grandezza fisica, occorre acquisire l’immagine dalla suddetta grandezza fisica, carta, film o nastro magnetico.


Lo stesso vale per i documenti analogici ricevuti con modalità informatiche (scan to mail, fax server, e-mail, links e simili), che hanno comunque natura di documenti analogici, pur essendo ricevuti attraverso strumenti informatici.


Per conseguenza, anche per la conservazione di tali documenti occorre procedere alla materializzazione su supporto fisico ad alla successiva acquisizione dell’immagine.


Infine, l’Agenzia delle Entrate, si soffermata sulla terza procedura che prevede la trasmissione attraverso il canale EDI delle fatture tra clienti e fornitori e l’invio di tali documenti in formati TXT alla società, che provvede a convertirli in un file-immagine statico e non modificabile e ad apporvi la propria firma elettronica qualificata e la marca temporale.


Su tale aspetto, l’art. 21, comma 3, del DPR 633/72, nel disporre quali siano le condizioni affinché un documento possa considerarsi fattura elettronica, prevede che “…l’attestazione della data, l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto della fattura elettronica sono rispettivamente garantite mediante l’apposizione su ciascuna fattura o sul lotto delle fatture del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata dell’emittente o mediante sistemi EDI di trasmissione elettronica dei dati…”.


L’EDI (Electronic Data Interchange) rappresenta un sistema di trasmissione dati caratterizzato, principalmente, dallo scambio diretto di messaggi commerciali tra sistemi informativi, a mezzo di reti di comunicazioni nazionali ed internazionali che garantisce l’origine e l’integrità del contenuto del documento informatico (in tal senso la circolare n. 45/E del 19 ottobre 2005, par. 2.5.2.2).


Affinchè si possa parlare di documento informatico occorre, tuttavia, la volontà delle parti all’emissione e trasmissione dello stesso tramite il sistema EDI.


Solo in tale ipotesi è possibile procedere alla conservazione delle fatture in formato elettronico, senza necessariamente procedere alla loro stampa, con cadenza quindicinale.


Assodato ciò, nel caso di specie, sia i clienti, sia i fornitori che si avvalgono del sistema EDI non intendono utilizzare detto sistema al fine di porre in essere la fatturazione elettronica e tutti i successivi adempimenti obbligatori.


Peraltro, le fatture in formato TXT sono trasmesse dai clienti/fornitori attraverso canali diversi dal sistema EDI, seppure con i massimi standard di sicurezza.


Pertanto, l’Agenzia delle Entrate, diversamente da quanto sostenuto dalla società contribuente, ha ritenuto che anche in tale ultima fattispecie, per la conservazione dei documenti contabili scambiati tra clienti e fornitori tramite sistema EDI,  con i limiti sopra descritti, e poi trasmessi alla società attraverso sistemi non-EDI, non si può fare a meno della preventiva acquisizione dell’immagine degli stessi da un supporto fisico.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione 21/1/2008, n. 14)


 


 


2) Gratuito patrocinio: Definito il reddito imponibile


Il patrocinio a spese dello Stato, disciplinato dal D.P.R. n. 115/2002, art. 76, prevede, quale condizione per l’ammissione al patrocinio gratuito il possesso di un reddito imponibile ai fini dell’IRPEF, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 9.296,22 (aggiornato in euro 9.723,84 dal Decreto 29/12/2005 del Ministero della Giustizia).


Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito é costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia compreso l’istante.


Contestualmente, il citato limite di reddito di 9.723,84 euro viene elevato di 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.


Sempre ai fini della determinazione del reddito imponibile per l’ammissione al gratuito patrocinio viene previsto che si deve tener conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, o ad imposta sostitutiva.


Qualora vi siano fondati motivi per ritenere che l’interessato non sia nelle previste condizioni, tenuto conto del tenore di vita, delle condizioni personali e familiari, e delle attività economiche eventualmente svolte può essere revocata l’ammissione al patrocinio gratuito.


Compito dell’ufficio dell’amministrazione finanziaria territorialmente competente é quello di verificare l’esattezza dell’ammontare del reddito attestato dall’interessato.


Pertanto, il reddito cui fare riferimento per potere riconoscere il diritto al gratuito patrocinio é quello imponibile ai fini dell’Irpef, come definito dall’art. 3 del Tuir, integrato dagli altri redditi indicati dall’art. 76 del D.P.R. n. 115/2002, il quale fa espresso riferimento al reddito imponibile ai fini dell’Irpef risultante dall’ultima dichiarazione ed elenca anche le altre tipologie di reddito da considerare ai fini della determinazione del limite di reddito.


Tra l’altro, l’art. 3 del Tuir, nel disciplinare la base imponibile ai fini fiscali, prevede che “l’imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili.


Infine, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 144/1992, sulla connessione tra il reddito dichiarato ai fini dell’Irpef e quello rilevante al fine della concessione del beneficio del patrocinio a spese dello Stato, ha chiarito che nella definizione di reddito in senso economico rilevano anche i redditi derivanti da attività illecite.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione 21/1/2008, n. 15)


 


 


3) Determinazione dell’acconto Iva, dovuto sulla fusione per incorporazione: Chiarimenti


L’art. 1, comma 471, della L. n. 311/2004, prevede particolari modalità di assolvimento dell’obbligo dell’acconto Iva, di cui all’art. 6, della Legge n. 405/1990, da parte dei soggetti che si avvalgono di particolari modalità di liquidazione dell’imposta individuati dai D.M. 24/10/2000, n. 366 e 370.


Tali decreti ministeriali consentono di effettuare le liquidazioni ed i versamenti dell’imposta sul valore aggiunto con cadenza trimestrale, anzichè mensile e senza applicazione di interessi, alle seguenti categorie di soggetti:


1) contribuenti che prestano servizi di telecomunicazione;


2) contribuenti che gestiscono il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilati;


3) contribuenti che gestiscono il servizio di fognatura e depurazione;


4) contribuenti che effettuano somministrazioni di acqua, gas,


energia elettrica, vapore e teleriscaldamento urbano;


5) contribuenti che gestiscono il servizio delle lampade votive nei cimiteri.


Per tali soggetti, l’art. 1, comma 471, della L. n. 311/2004 prevede che, se nell’anno  solare precedente hanno versato IVA per un ammontare superiore a due milioni di euro, l’acconto è pari al 97% di un importo corrispondente alla media dei versamenti trimestrali eseguiti o che avrebbero dovuto essere eseguiti per i precedenti trimestri dell’anno in corso.


Si tale normativa, alcune direzioni regionali hanno chiesto chiarimenti sulle modalità da seguire nell’ipotesi di fusione per incorporazione.


In particolare é stato chiesto se la società incorporante debba considerare o meno i versamenti Iva effettuati dalla società incorporata, sia con riguardo al calcolo del limite di due milioni di euro, sia con riguardo al calcolo dell’importo dovuto.


La circolare n. 54/E/2005, ha precisato che ai fini dell’individuazione del limite di due milioni i euro occorre tenere conto dei seguenti versamenti effettuati nell’anno solare precedente:


– Versamenti relativi all’imposta dovuta in base alle liquidazioni periodiche;


– eventuali versamenti integrativi afferenti i suddetti versamenti di cui operati a norma dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997;


– versamento relativo al quarto trimestre dell’anno precedente, in quanto normalmente effettuato entro il 16 febbraio dell’anno successivo.


Nel caso di fusione per incorporazione la società incorporante assume, alla data dalla quale ha effetto la fusione, i diritti e gli obblighi esistenti in capo alla società incorporata, che si estingue.


Ai fini Iva, pertanto, per effetto della fusione, la società incorporante deve fare confluire nella propria liquidazione Iva anche le operazioni effettuate dalla società incorporata nello stesso mese o trimestre in cui l’operazione straordinaria è avvenuta.


Occorre che le due società partecipanti all’operazione straordinaria effettuino lo stesso tipo di attività disciplinata dai citati Decreti n. 366 e 370 del 2000.


Mentre, per le operazioni o attività diverse rimane l’obbligo di distinta annotazione e connessi adempimenti ai fini Iva (risoluzione n. 144/E/2006).


Ai fini della verifica del valore soglia di due milioni di euro il contribuente deve tenere conto dei versamenti relativi all’attività oggetto delle disposizioni di semplificazione di cui ai citati decreti.


In base ai principi indicati dalla circolare n. 52/1991 sulle modalità di calcolo dell’acconto IVA assume, dunque, rilevo l’individuazione della data dalla quale ha effetto la fusione per incorporazione.


In particolare, se la fusione è avvenuta in un periodo antecedente all’ultimo “trimestre” di liquidazione, la società incorporante nel determinare l’acconto dovuto deve tenere conto solo dei dati relativi alle proprie liquidazioni dell’imposta.


In particolare, la società incorporante deve verificare il superamento del limite dei due milioni di euro dei versamenti eseguiti nell’anno solare precedente tenendo conto solo dei propri versamenti e deve commisurare l’importo dell’acconto dovuto alla media dei propri  versamenti eseguiti o che avrebbe dovuto eseguire per i precedenti trimestri dell’anno in corso.


Diverso é il caso in cui la fusione ha effetto quando è già sorto in capo alla società incorporata – l’obbligo di pagamento dell’acconto Iva, ossia se la fusione si realizza nell’ultimo periodo di liquidazione.


L’obbligo del pagamento dell’acconto Iva si configura, infatti, quale anticipo del versamento d’imposta da eseguire in relazione all’ultima liquidazione periodica dell’anno.


In tale evenienza, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che ai fini del calcolo dell’acconto secondo le modalità speciali di cui all’art. 1, comma 471, della Legge n. 311/2004, la società incorporante deve verificare il superamento del limite dei due milioni di euro tenendo conto, oltre che dei propri  versamenti, anche dei versamenti della società incorporata eseguiti nell’anno solare precedente.


Verificato il superamento del predetto valore soglia, l’acconto va commisurato alla media dei versamenti trimestrali eseguiti o che avrebbero dovuto essere eseguiti per i precedenti trimestri dell’anno in corso dalla società  incorporante e dalla società incorporata.


Infine, nel caso in cui la fusione abbia effetto dopo la scadenza del termine di versamento dell’acconto, ogni società provvede autonomamente al versamento dell’acconto Iva.


In tali ipotesi, la liquidazione periodica definitiva relativa all’ultimo trimestre e la compilazione della dichiarazione Iva vanno effettuate unicamente dalla società incorporante.


Il metodo di calcolo dell’acconto esclude sia il metodo storico sia quello previsionale che, quindi, non possono essere utilizzati.


Infine, viene data la possibilità ai contribuenti interessati di utilizzare il metodo di calcolo effettivo.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione 21/1/2008, n. 16)


 


 


4) Brevi fiscali


 


a) Se viene omessa la presentazione della Dichiarazione annuale IVA non spetta la detrazione del credito d’imposta


La Corte di Cassazione, con la Sentenza, n. 433 del 11/01/2008, si è nuovamente pronunciata sulla circostanza che l’inadempimento da parte del contribuente all’obbligo di presentare la dichiarazione annuale IVA esclude di fatto la possibilità di recuperare il credito maturato per il periodo d’imposta mediante il riporto della detrazione nell’anno successivo.


Verificandosi ciò al contribuente rimane solo la possibilità di chiederne il rimborso, ai sensi dell’art. 30, D.P.R. n. 633/1972.


Precedenti, sentenze di giurisprudenza, hanno, invece, consentito il riporto del credito se annotato regolarmente nei registri IVA, ancorché non sia stata presentata, o non sia stato indicato, per mera svista, il credito maturato ai fini di tale imposta.


 


b) Accertamento induttivo per la mancata ex vidimazione delle scritture contabili


La medesima Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27034/07, si è, invece pronunciata sulla conseguenza della mancata o tardiva vidimazione del libro giornale e del libro inventari, nel periodo in cui vigeva ancora tale obbligo.


La Suprema Corte ha stabilito che la violazione dell’obbligo della vidimazione, che era ancora in vigore nel precedente periodo, concede la possibilità all’Amministrazione Finanziaria, di potere applicare l’accertamento induttivo in capo al contribuente.


Ciò poiché la legge cd. dei “100 giorni”, che ha abrogato l’obbligo della vidimazione dei libri contabili (n. 383/2001), non ha effetto retroattivo: Come è noto è entrata in vigore il 25/10/2001.


Viceversa, non possono essere applicare le multe, in base al principio del favor rei, il quale prevede che nessuno può essere soggetto a sanzioni per i casi che non sono più sanzionabili dalle attuali disposizioni fiscali.


 


 


5) strategia di contrasto all’evasione fiscale


E’ stato disegnato il piano dei controlli 2008-2010: Per il 2008 previsti 394.000 accertamenti


In tre anni gli atti di accertamento passeranno dai 350mila del 2007 ai 500mila previsti nel 2010 con un incremento annuo del 12,5%.


L’Agenzia delle Entrate ha predisposto il piano dei controlli legato al potenziamento degli organici deciso con l’ultima Finanziaria che permetterà l’assunzione di circa 4.930 giovani laureati in tre anni da destinare prevalentemente all’attività di prevenzione e contrasto all’evasione.


Nel 2008 gli accertamenti previsti ammontano a 394mila e nel 2009 a 445mila.


Il piano prevede un significativo incremento dell’attività di accertamento in senso stretto, che non tiene conto degli accertamenti automatizzati e degli atti di contestazione.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa 22/1/2008)


 


 


6) Successioni e donazioni: Chiarimenti fiscali


Alla determinazione della franchigia relativa all’imposta di successione e donazione, concorrono anche le eventuali donazioni effettuate durante la vita dal donante, comprese quelle fatte nel periodo in cui l’imposta era stata abolita.


L’Agenzia delle Entrate ha fornito con la circolare n. 3/E del 22/1/2008, i chiarimenti sulla disciplina tributaria applicabile nelle ipotesi di successione, donazione e costituzione di vincoli di destinazione.


Rilevanza delle donazioni fatte in vita dal donante


Ai fini della determinazione della franchigia usufruibile per le successioni o le donazioni, vanno considerate tutte le donazioni effettuate in vita dal donante, comprese quelle compiute nel periodo che va dal 25/10/2001 (data di entrata in vigore della legge n. 383 che aveva abrogato l’imposta di successione) ed il 29/11/2006, (data di entrata in vigore dell’attuale regime di imposizione) periodo in cui l’imposta era stata abolita.


In caso di successione, la franchigia che con l’attuale regime viene riconosciuta all’erede si riduce di un importo pari al valore delle donazioni che lo stesso erede ha già ricevuto dal donante quando era ancora in vita.


In particolare, nel computo della franchigia rientrano solo le donazioni passate per cui sia stata riconosciuta una franchigia che abbia assorbito, in tutto o in parte, l’imposta dovuta. Queste donazioni vanno dunque considerate nei limiti di valore della quota ereditaria per cui il beneficiario abbia fruito della franchigia. I beni donati in vita dal defunto restano comunque fuori dalla determinazione della base imponibile ai fini dell’applicazione dell’imposta di successione.


Un regime analogo disciplina anche le donazioni.


Anche in questo caso per determinare le franchigie usufruibili si deve tenere conto degli atti stipulati nel predetto periodo in cui l’imposta era stata abolita.


Diverso trattamento viene riservato invece alle imposte ipotecaria e catastale, per le quali le franchigie non sono operative.


Vincoli di destinazione e, in particolare, il trust


Partendo dalla distinzione tra la costituzione di vincoli di destinazione che comportano attribuzioni successive di beni e la costituzione di vincoli privi di effetti traslativi, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che solo quando la costituzione del vincolo é funzionale al trasferimento di beni in capo a un soggetto diverso dal disponente, le imposte sono dovute in misura proporzionale.


Al trust, invece, viene riservato un trattamento fiscale peculiare, che lo assoggetta all’imposta sulle successioni e donazioni in misura proporzionale anche se non produce effetti traslativi.


Le operazioni effettuate durante la vita del trust e l’attribuzione dei beni conferiti in trust ai beneficiari finali, vanno assoggettate a un’imposizione autonoma, fatta salva la sola ipotesi in cui i beni siano destinati a beneficiari finali ben individuabili nel loro rapporto di parentela col disponente.


In questo caso l’imposta sulle successioni e donazioni è dovuta una sola volta al momento della creazione del trust e si applica con l’aliquota e la franchigia spettante al beneficiario in base al suo rapporto familiare col disponente.


Patti di famiglia


In base alle disposizioni delle Finanziarie 2007 e 2008, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sono esenti dal pagamento dell’imposta sulle successioni e donazioni nonché delle imposte ipotecaria e catastale i trasferimenti di aziende o rami di aziende, di quote sociali e di azioni effettuati tramite i patti di famiglia in favore dei discendenti e del coniuge. Rientra invece nell’ambito di applicazione dell’imposta l’attribuzione di somme di denaro o di beni disposta dall’assegnatario dell’azienda o delle partecipazioni sociali


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 3 del 22/1/2008 e relativo comunicato stampa)


 


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A cura di Vincenzo D’Andò

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