Novità fiscali del 16 gennaio 2008: niente riporto delle perdite per imprese in contabilità semplificata e per professionisti; possibilità di rivalutare i beni che hanno già beneficiato della stessa rivalutazione; detraibile l’IVA sui pedaggi autostradali; novità per il nuovo regime dei minimi

  Indice:   1) Perdite delle imprese in contabilità semplificata e dei professionisti: Non possono più essere riportate negli esercizi successivi – chiarimenti sulla fase transitoria   2) Riapertura dei termini per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni: Possibilità di rivalutare i beni che hanno già beneficiato della stessa rivalutazione   3) E’ detraibile […]

 






Indice:


 


1) Perdite delle imprese in contabilità semplificata e dei professionisti: Non possono più essere riportate negli esercizi successivi – chiarimenti sulla fase transitoria


 


2) Riapertura dei termini per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni: Possibilità di rivalutare i beni che hanno già beneficiato della stessa rivalutazione


 


3) E’ detraibile l’Iva sui pedaggi autostradali


 


4) ISTAT: Indice dei prezzi per le rivalutazioni monetarie al 15/1/2008


 


5) Indennità di navigazione o volo: Niente detassazione per i pensionati


 


6) Approvati, in via definitiva, i modelli di dichiarazione IVA/2008 relativi all’anno 2007: Novità per il nuovo regime dei minimi e marginali


 


(a cura di Vincenzo D’Andò)


 


 


1) Perdite delle imprese in contabilità semplificata e dei professionisti: Non possono più essere riportate negli esercizi successivi – chiarimenti sulla fase transitoria


La Fondazione Luca Pacioli, con la circolare n. 1 del 11/1/2008, ha chiarito anche la fase transitoria sulle modifiche introdotte al TUIR dalla Legge Finanziaria 2008.


La disciplina delle perdite delle imprese in contabilità semplificata e degli esercenti arti e professioni (art. 1, commi 29 e 30)


L’art. 1, comma 29 della Legge Finanziaria 2008 ha modificato completamente l’art. 8 Tuir reintroducendo il “doppio” regime applicabile fino al periodo d’imposta precedente a quello in corso al 4/7/2006 (cioè quello introdotto dal D.L. n. 223/2006).


La modifica però decorre dal 1° gennaio 2008. A tal fine la Fondazione Luca Pacioli si è posto il problema di gestire la fase transitoria e stabilire la “sorte” delle perdite maturate e non ancora utilizzate nel biennio 2006/2007.


Ciò poiché, a seguito delle nuove modifiche arrecate con la suddetta finanziaria 2008, le imprese in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi:


– hanno nuovamente la possibilità di compensare le perdite sofferte con redditi eventualmente posseduti di altra natura (es: redditi da lavoro, redditi di fabbricati, ecc);


– hanno perso la possibilità di riportare “a nuovo” nei cinque esercizi successivi le perdite residue dopo averle utilizzate in compensazione.


Rileva la citata Fondazione che non è quindi più possibile usufruire della c.d. compensazione “verticale” con redditi della stessa categoria prodotti negli esercizi successivi.


La reintroduzione dei due distinti regimi si applica anche per quanto riguarda le perdite imputate per “trasparenza”:


– ai soci di società in nome collettivo;


– ai soci di società in accomandita semplice;


– agli associati di associazioni professionali.


Pertanto, la perdita imputata secondo il regime di “trasparenza” ad un socio di una società in nome collettivo (in contabilità semplificata) può essere utilizzata in compensazione nello stesso esercizio in cui è maturata con i redditi aventi diversa natura da questi eventualmente posseduti (di fabbricati, diversi, ecc).


Mentre, invece, la parte che eventualmente residua dopo avere effettuato la predetta compensazione non può più essere utilizzata, neppure negli esercizi successivi.


Tale principio, relativo all’utilizzo delle perdite, secondo la Fondazione Pacioli, trova però una limitazione nell’ambito delle società in accomandita semplice, in base a quanto disposto dall’art. 8, comma 2, ultimo periodo Tuir, “per le perdite delle società in accomandita semplice che eccedono l’ammontare del capitale sociale, la presente disposizione si applica nei soli confronti dei soci accomandatari”.


La fase transitoria e l’entrata in vigore della nuova disciplina


Un punto delicato, è dato dalla gestione della “fase transitoria”.


Le difficoltà interessano le perdite maturate nel periodo 2006/2007 non utilizzate e riportate “a nuovo” negli esercizi successivi.


Poiché si tratta di perdite maturate in periodi d’imposta durante i quali si applica solo la compensazione c.d. “verticale” (perdite e redditi aventi la medesima natura),  la Fondazione Pacioli ritiene di debbano continuare ad applicarei le precedenti regole.


Pertanto, viene escluso che il contribuente possa utilizzarle in compensazione con redditi aventi diversa natura ancorché tale compensazione di tipo “orizzontale” venga effettuata dopo il 1/1/2008, cioè dopo il cambiamento della disciplina intervenuto ad opera della Finanziaria 2008.


Rileva ulteriormente la Fondazione Pacioli che non sarà, ad esempio, possibile utilizzare in compensazione la perdita di un’impresa individuale maturata nel 2007 e pari a 20.000 euro, con un reddito di fabbricati conseguito nel periodo d’imposta 2008 e pari a 6.000 euro. Il contribuente dovrà assolvere le imposte per intero su 6.000 euro e continuare a “riportare a nuovo” negli esercizi successivi la perdita non utilizzata ed ancora ammontante a 20.000 euro.


Decorsi cinque anni dal periodo di formazione, le predette perdite non saranno più utilizzabili, salvo il caso in cui non sussista alcun limite temporale trattandosi di perdite prodotte nei primi tre esercizi dall’inizio dell’attività.


 















La compensazione delle perdite delle imprese in contabilità semplificata


 


Perdite maturate nel biennio 2006/2007


 


Perdite maturate nell’esercizio 2008


(o in un esercizio successivo)


 


 


– Le perdite generate da qualsiasi attività d’impresa possono essere compensate solo con redditi della stessa categoria, anche di tipo partecipativo


– Le perdite realizzate a partire dal periodo d’imposta 2008 possono essere utilizzate in compensazione anche con redditi appartenenti ad altra categoria (redditi di fabbricati, diversi, ecc.).


 


– La parte di perdita non compensata può essere riportata “a nuovo” negli esercizi successivi non oltre un quinquennio. Inoltre anche per le compensazioni effettuate dopo il 1° gennaio 2008 potrà essere utilizzata in compensazione solo con redditi dello stesso tipo.


Le perdite di cui al punto precedente, se maturate nei primi tre anni di inizio dell’attività, possono essere riportate a nuovo “illimitatamente” quindi senza alcun limite temporale.


 


Le medesime perdite di cui al punto precedente non possono essere più riportate “a nuovo” per effettuare una eventuale compensazione negli esercizi successivi.


La quota di perdita che residua dopo avere effettuato la compensazione nello stesso esercizio in cui la perdita stessa è maturata, si perde definitivamente.


 


 


(Fondazione Luca Pacioli, circolare 11/1/2008, n. 1)


 


2) Riapertura dei termini per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni: Possibilità di rivalutare i beni che hanno già beneficiato della stessa rivalutazione


La circolare n. 1 del 11/1/2008 della Fondazione Pacioli è intervenuta a chiarire anche tale aspetto.


Come è noto, l’art. 1, comma 91 della Legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008) ha riaperto i termini per effettuare la rivalutazione dei terreni (edificabili ed agricoli) e delle partecipazioni da parte delle persone fisiche non imprenditori possedute al 1° gennaio 2008.


Per beneficiare della predetta rivalutazione è necessario:


– procedere alla redazione ed al giuramento di un’apposita perizia di stima entro il 30 giugno 2008;


– versare un’imposta sostitutiva delle imposte sul reddito da calcolarsi sul valore rivalutato entro la medesima data del 30 giugno 2008.


L’imposta sostitutiva


La misura dell’imposta sostitutiva è pari al 4% per la rivalutazione di aree edificabili, agricole e partecipazioni qualificate, mentre è pari al 2% per la rivalutazione di partecipazioni non qualificate. Non sono però ammesse alla rivalutazione le partecipazioni


negoziate in borsa.


Il pagamento dell’imposta sostitutiva può essere effettuato, oltre che in un’unica soluzione, anche in tre rate dello stesso importo, con l’applicazione degli interessi al tasso del 3%.


In particolare, le scadenze delle tre rate sono le seguenti:


– 30 giugno 2008 (I rata);


– 30 giugno 2009 (II rata);


– 30 giugno 2010 (III rata).


Effetti


La Fondazione Luca Pacioli mette in risalto che con la rideterminazione del valore delle aree e delle partecipazioni si ha una minore tassazione sulle plusvalenze realizzate, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. a) e b) del D.P.R. n. 917/1986, in caso di cessione degli stessi immobili o delle partecipazioni.


Difatti, con la rivalutazione il nuovo valore del terreno (o della partecipazione) assume la natura di prezzo di acquisto dello stesso, da considerare in diminuzione del corrispettivo ottenuto al momento della cessione, ai fini della quantificazione delle plusvalenze realizzate.


Per l’effettuazione dei versamenti si attende che l’Agenzia delle Entrate introduca i nuovi codici tributo poiché quelli disponibili riguardano il valore dei beni posseduti al 1/1/2005.


Infine, la Fondazione ha esaminato sulla possibilità o meno di rivalutare i beni posseduti al 1/1/2008 che in precedenza hanno già beneficiato dell’analoga rivalutazione.


Su tale punto, ha precisato la Fondazione Pacioli, il contribuente deve prendere in considerazione quanto contenuto nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 27/E del 2003 e n. 35/E del 2004.


In particolare, con tali documenti, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che in questi casi l’imposta sia dovuta per intero sul valore rivalutato, con la possibilità di esercitare il diritto al rimborso dell’imposta pagata in precedenza.


In merito agli effetti della rivalutazione, ha poi ricordato come il valore dei terreni agricoli ed edificabili risultante dalla perizia di stima, costituisca anche valore normale minimo di riferimento ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali (tale previsione è contenuta nell’art. 7 della Legge n. 448/2001). Viceversa, il valore minimo non vale ai fini dell’Iva.


(Fondazione Luca Pacioli, circolare 11/1/2008, n. 1)


 


 


3) E’ detraibile l’Iva sui pedaggi autostradali


La Legge n. 244/2007 (Legge Finanziaria 2008) ha dovuto adeguare il contesto normativo nazionale riscrivendo integralmente l’art. 19-bis1 D.P.R. n. 633/1972 i cui contenuti sono stati resi conformi ai principi enunciati nell’autorizzazione del Consiglio della UE.


Il riconoscimento del diritto alla detrazione dell’Iva sui pedaggi autostradali, introdotto nel nuovo testo della disposizione, rappresenta un effetto diretto dell’autorizzazione concessa dalla Ue all’Italia alla forfetizzazione della detrazione del tributo afferente le autovetture.


Il pedaggio è stato, pertanto, incluso tra i costi connessi all’impiego del mezzo e quindi la relativa Iva segue le regole generali di detrazione stabilite dal nuovo art. 19-bis1 del D.P.R. n. 633/1972.


Per conseguenza, se l’autovettura viene impiegata promiscuamente, l’Iva relativa al transito autostradale può essere detratta pure in misura del 40%.


 


















Nuovo art. 19-bis1 del  D.P.R. n. 633/72                               Entrata in vigore


Detrazione forfetaria dell’Iva nella misura del 40% per i veicoli stradali a motore  utilizzati promiscuamente


– 28 giugno 2007 (art. 1, comma 264, lett. c)


detrazione integrale dell’Iva per i veicoli stradali a motore utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo


– 28 giugno 2007; · per gli acquisti effettuati dal 14 settembre 2006 fino al 27 giugno 2007 la detrazione spetta secondo la quote di effettivo utilizzo professionale del veicolo


detrazione dell’Iva relativa ai pedaggi autostradali nella stessa misura applicata per il veicolo


– 28 giugno 2007 (art. 1, comma 264, lett. c)


detrazione dell’Iva relativa ai telefoni cellulari secondo la quota di effettivo utilizzo professionale del bene


– dal 1/1/2008


 


(Fondazione Luca Pacioli, circolare 11/1/2008, n. 1)


 


 


4) ISTAT: Indice dei prezzi per le rivalutazioni monetarie al 15/1/2008


Reso noto l’indice di dicembre 2007, aggiornato il 15 gennaio 2008.


Indice dei prezzi al consumo FOI (consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente operaio o impiegato)
















Indice generale


131,8


Variazione percentuale rispetto al mese precedente


+0,4


Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente


+2,6


Variazione percentuale rispetto allo stesso mese
di due anni precedenti


+4,4


 


(Nota ISTAT del 15/1/2008)


 


 


5) Indennità di navigazione o volo: Niente detassazione per i pensionati


La parziale detassazione delle indennità di navigazione o volo non spetta al personale collocato a riposo.


Ciò poiché i pensionati non percepiscono vere e proprie indennità di navigazione, ma, semplicemente, usufruiscono di una valutazione dei periodi di servizio nei quali le indennità stesse sono state percepite ai fini del calcolo del trattamento di quiescenza spettante al personale a riposo che durante la propria carriera ha trascorso periodi in posizione di imbarco.


L’art. 51, comma 6, del Tuir stabilisce, tra l’altro, che le indennità di navigazione e di volo previste da legge o da contratto collettivo concorrono a formare il reddito nella misura del 50% del loro ammontare.


Le finalità di tali indennità sono quelle di dare ristoro a quei lavoratori che si trovano in una particolare condizione di disagio dovuta alle continue trasferte che devono sostenere, in relazione anche al rischio che accompagna tali trasferte.


L’elemento risarcitorio che caratterizza tali indennità presuppone che la loro percezione sia necessariamente legata all’effettiva prestazione del servizio sui mezzi atti alla navigazione o al volo.


Quindi, l’indennità di navigazione o volo, pur concorrendo alla formazione della base della pensione, non costituisce per i pensionati un elemento retributivo collegato ad un’attività di navigazione o volo ed al suo rischio.


Inoltre, la pensione é soggetta ad un autonomo prelievo fiscale, indipendentemente dalle vicende trascorse a cui sono legate le singole voci che hanno concorso alla sua formazione.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 15/1/2008, n. 11)


 


 


6) Approvati, in via definitiva, i modelli di dichiarazione IVA/2008 relativi all’anno 2007: Novità per il nuovo regime dei minimi e marginali


Sono stati approvati, in via definitiva, i modelli di dichiarazione IVA/2008 relativi all’anno 2007, con le relative istruzioni, da presentare nell’anno 2008 ai fini dell’imposta sul valore aggiunto nonché del modello IVA 74 bis con le relative istruzioni.


I soggetti rientranti nel regime dei minimi alle prese con il nuovo adempimento della rettifica Iva devono evidenziare il relativo importo nel rigo VA45, campo 2 del nuovo modello IVA 2008.


Si vedano le istruzioni alla dichiarazione IVA 2008 (1)  


(Provvedimento Agenzia delle Entrate 15/1/2008, pubblicato sul proprio sito il 15/1/2008 ai sensi dell’art. 1, comma 361, L. 4/12/2007 n. 244)


 


(1)


CONTRIBUENTI MINIMI (articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)


L’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria 2008), ha introdotto un nuovo regime fiscale agevolato applicabile a decorrere dall’anno 2008 nei confronti di determinati contribuenti con un ridotto volume di ricavi o compensi. Nel contempo, il comma 116 dell’articolo 1 della citata finanziaria ha abrogato il regime dei contribuenti minimi in franchigia di cui all’articolo 32-bis, il regime fiscale agevolato delle attività marginali di cui all’articolo 14 della legge n. 388 del 2000 ed il regime c.d. super semplificato di cui all’articolo 3, commi da 165 a 170, della legge n. 662 del 1996.


Il nuovo regime riguarda i contribuenti, persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nell’anno solare precedente:


• hanno conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, in misura non superiore a 30.000 euro;


• non hanno effettuato cessioni all’esportazione ovvero operazioni assimilate, servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, operazioni con lo Stato della Città del Vaticano o con la Repubblica di San Marino, trattati ed accordi internazionali (articoli 8, 8-bis, 9, 71 e 72);


• non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori, comprese le spese per prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore medesimo o dai suoi familiari di cui all’articolo 60 del TUIR (ad eccezione dei compensi corrisposti ai collaboratori dell’impresa familiare), né erogato somme sotto forma di utili da partecipazioni agli associati in partecipazione con apporto di solo lavoro.


Ai fini della verifica del predetto limite, nel caso in cui il soggetto svolga più attività, occorre considerare la somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività. Inoltre, non si tiene conto dei ricavi e compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore o ai parametri.


Per potersi avvalere del presente regime, inoltre, i soggetti interessati non devono aver effettuato acquisti nel triennio precedente, anche mediante contratti di appalto o locazione (anche finanziaria), di beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro.


Non possono aderire al regime dei contribuenti minimi i soggetti:


• che già si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (compresa l’attività di vendita a domicilio di cui all’articolo 25-bis, comma 6, del D.P.R. n. 600/73);


• non residenti;


• che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili di cui all’articolo 10, n. 8), e di mezzi di trasporto nuovi di cui all’articolo 53, comma 1, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331;


• esercenti attività d’impresa o arti e professioni in forma individuale che partecipano, nel contempo, a società di persone o associazioni professionali di cui all’articolo 5 del TUIR, ovvero a società a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del medesimo testo unico.


Il regime in esame costituisce il regime naturale per i contribuenti in possesso dei suddetti requisiti, tuttavia, è prevista la possibilità di non avvalersene esercitando l’opzione per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari. L’opzione è valida per almeno un triennio ed è esercitata secondo le disposizioni del D.P.R. n. 442 del 1997, ovvero adottando un comportamento concludente e dandone comunicazione nel quadro VO della dichiarazione annuale IVA relativa all’anno per il quale la scelta è stata operata. Ai sensi del comma 110 dell’articolo 1 della finanziaria 2008, in deroga alle disposizioni di cui al citato D.P.R. n. 442 del 1997, l’opzione esercitata per il periodo d’imposta 2008 può essere revocata con effetto dal successivo periodo d’imposta; in tal caso, essendo i contribuenti minimi esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale IVA, la revoca va comunicata allegando alla dichiarazione dei redditi, ed entro gli stessi termini, il quadro VO rinvenibile nella dichiarazione annuale IVA.


Possono aderire al presente regime anche i contribuenti che iniziano l’attività qualora ritengano di versare nelle condizioni sopra elencate; in tal caso, detti soggetti comunicano all’Agenzia delle entrate con la dichiarazione di inizio attività di cui all’articolo 35 di presumere la sussistenza dei predetti requisiti.


In deroga alle disposizioni ordinarie sulle opzioni, è consentito ai contribuenti, che nel 2007, pur possedendo i requisiti per applicare il regime della franchigia di cui all’articolo 32-bis, avevano optato per il regime ordinario, di applicare già dal 2008 il regime dei contribuenti minimi anche se non è trascorso il periodo minimo (triennio) di permanenza nel regime ordinario.


I soggetti che avevano optato ad inizio attività per l’applicazione del regime fiscale agevolato delle nuove iniziative imprenditoriali di cui all’articolo 13 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, valido per il periodo d’imposta in cui è iniziata l’attività e per i due successivi, possono scegliere di restare in tale regime fino al termine di durata dello stesso, ovvero, avendone i requisiti, di applicare il regime dei contribuenti minimi, anche se non è ancora terminato il triennio.


I contribuenti minimi non addebitano l’imposta sul valore aggiunto a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti, nazionali e comunitari, nonché sulle importazioni.


Gli stessi sono, invece, obbligati al versamento dell’IVA nel caso in cui gli stessi effettuino acquisti intracomunitari ovvero altre operazioni per le quali risultino debitori dell’imposta in base al particolare meccanismo del “reverse charge”. In tali ipotesi, è fatto obbligo integrare la fattura ricevuta con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta, che deve essere  versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.


Per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, i contribuenti minimi sono esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli altri adempimenti previsti dal decreto IVA, nonché dall’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale, della comunicazione dati IVA e dell’elenco clienti e fornitori.


Rimangono, comunque, alcuni adempimenti in capo a tali soggetti, di seguito elencati:


• obbligo di numerazione e conservazione delle fatture d’acquisto e delle bollette doganali;


• obbligo di certificazione dei corrispettivi;


• obbligo di presentazione agli uffici doganali degli elenchi di cui all’articolo 50, comma 6, del D.L. n. 331 del 1993.


Il passaggio dal regime ordinario al regime dei minimi, comporta la necessità di operare la rettifica della detrazione ai sensi dell’articolo 19-bis2. Detta rettifica è effettuata nella dichiarazione annuale IVA relativa all’anno precedente a quello di transito nel regime medesimo. Al fine di non rendere eccessivamente oneroso tale adempimento, l’imposta dovuta è versata in un’unica soluzione, ovvero, in cinque rate annuali di pari importo senza  applicazione degli interessi. La prima o unica rata deve essere versata entro il termine per il versamento del saldo IVA relativo all’anno precedente a quello nel quale è intervenuta la modifica del regime, mentre le rate successive sono versate entro i termini del versamento a saldo dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF. È possibile estinguere il debito anche tramite compensazione ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997.


Si fa presente che l’importo derivante dalla predetta rettifica deve essere evidenziato nel rigo VA45, campo 2, dell’ultima dichiarazione annuale presentata, relativa all’anno precedente a quello di applicazione del regime in esame.


Inoltre, con l’ultima dichiarazione annuale deve essere corrispo

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it