Finanziaria 2008: prorogata l’aliquota Irap agevolata per il settore agricolo e della pesca

L’art. 1, comma 171, della Finanziaria 2008 – legge n. 244/2007 – modificando l’art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 446 del 1997 – fissa, anche per l’anno d’imposta 2007, all’1,9 per cento, in luogo del 3,75 per cento, l’aliquota IRAP applicabile ai soggetti che operano nel settore agricolo e alle cooperative della piccola pesca […]


L’art. 1, comma 171, della Finanziaria 2008 – legge n. 244/2007 – modificando l’art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 446 del 1997 – fissa, anche per l’anno d’imposta 2007, all’1,9 per cento, in luogo del 3,75 per cento, l’aliquota IRAP applicabile ai soggetti che operano nel settore agricolo e alle cooperative della piccola pesca e loro consorzi, riconfermando l’aliquota già applicata ai medesimi soggetti fino all’anno d’imposta 2006.


Il comma 1 dell’art. 45 del D.Lgs. n. 446 del 1997 è stato infatti prorogato di anno in anno dalle varie leggi finanziarie succedutesi e da ultimo dall’articolo 1, comma 390, della legge finanziaria 2007.


Per il periodo d’imposta 2008 l’aliquota viene invece fissata al 3,75 per cento.


Si rileva che l’art. 3 del D.Lgs. n. 446/1997, istitutivo dell’IRAP, include tra i soggetti passivi i produttori agricoli titolari di reddito agrario, ai sensi dell’art. 32 del T.U. n.917/86.


Sono tuttavia esclusi dall’imposta i produttori agricoli con un volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro, i quali si avvalgono del regime speciale IVA per i produttori agricoli previsto dall’art. 34, comma 6, del D.P.R. n. 633/72, sempreché non abbiano rinunciato all’esonero dagli adempimenti IVA.


Come evidenziato dalle schede di lettura del Centro Studi parlamentari il comma 1 dell’art. 45 del medesimo D.Lgs. n. 446 del 1997 aveva previsto, per il settore qui considerato, un’aliquota IRAP del 2,5 per cento per il 1998 (primo anno di entrata in vigore dell’imposta) e aliquote crescenti per il successivo triennio. Tuttavia, disposizioni successive sono intervenute di anno in anno sulla misura dell’aliquota, in modo tale che la stessa è stata sempre applicata, sin dal 1998, nella misura dell’1,9 per cento, rinviandosi agli anni successivi l’entrata in vigore di aliquote superiori.


L’aliquota fissata per il periodo d’imposta 2008 (3,75 per cento) è comunque inferiore a quella ordinaria, oggi rimodulata dalla Finanziaria 2008 (dal 4,25% al 3,9%).


La legge finanziaria 2008 ha comunque rappresentato un punto di svolta in materia di Irap, in introducendo una serie di novità che incidono sulla determinazione della base imponibile e sul recupero a tassazione delle deduzioni extracontabili e delle riserve in sospensione d’imposta.


In particolare, si dispone che, in attesa di dare completa attuazione dell’art. 119 della Costituzione, “l’imposta  regionale sulle attività produttive (IRAP) assume la natura di tributo proprio della regione e, a decorrere dal 1º gennaio 2009, è istituita con legge regionale. Al fine di assicurare il rispetto delle regole derivanti dall’applicazione del patto di stabilità e crescita adottato  dall’Unione  europea  e  di  garantire  il raggiungimento  degli  obiettivi  di  finanza  pubblica  fissati  a  livello europeo, evitando interferenze tra le scelte di  bilancio  delle  regioni  e quelle dello Stato, resta comunque ferma  l’indeducibilità  dell’IRAP  dalle imposte statali. Le regioni non possono modificare le basi  imponibili;  nei limiti stabiliti dalle leggi  statali,  possono  modificare  l’aliquota,  le detrazioni e le  deduzioni,  nonché  introdurre  speciali  agevolazioni”.


Quindi, dal 1° gennaio 2009, l’IRAP diverrà a pieno titolo un’imposta regionale.


Per ciò che attiene la dichiarazione annuale, il legislatore ha previsto che la dichiarazione annuale IRAP non deve essere più presentata in forma unificata ma presentata direttamente alla regione o alla provincia autonoma di  domicilio fiscale del soggetto passivo.


Tuttavia, per i contribuenti minimi – commi da 96 a 107 dell’art. 1, della legge n. 244/2007 – per i quali è stato istituito un regime fiscale particolare (1) ( che porta a determinare il reddito di  impresa  o  di  lavoro  autonomo  attraverso la  differenza tra l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo  di  imposta e quello delle spese sostenute nel periodo  stesso  nell’esercizio  dell’attività di impresa o  dell’arte  o  della  professione;  concorrono,  altresì, alla formazione del reddito le plusvalenze e le minusvalenze  dei  beni relativi  all’impresa  o  all’esercizio  di  arti  o  professioni.   Sul reddito  così determinato si  applica  un’imposta  sostitutiva  dell’imposta  sui  redditi  e  delle  addizionali  regionali e comunali pari al 20 per cento), secondo quanto disposto dal comma 104, dell’art. 1, della legge finanziaria 2008, è stata prevista l’esclusione totale dall’Irap.


 


Francesco Buetto

24 Gennaio 2008






NOTE


(1) Sono considerati contribuenti minimi le  persone  fisiche  esercenti attività di impresa, arti o professioni che, al contempo, nell’anno solare precedente hanno  conseguito  ricavi   ovvero   hanno   percepito   compensi,  ragguagliati ad anno, non superiori a 30.000 €; non hanno effettuato cessioni all’esportazione; non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori   di cui all’art. 50, comma 1, lett. c)  e  c-bis),  del  T.U. n. 917/86, anche  assunti  secondo  la  modalità   riconducibile a un progetto, programma di lavoro o fase di esso, ai  sensi   degli artt. 61 e seguenti del D.Lgs. 10 settembre 2003, n.   276, né  erogato  somme  sotto  forma  di  utili  da  partecipazione  agli   associati di cui all’art. 53, comma 2, lett. c), dello stesso  T.U. n.917/86; e nel triennio solare precedente non  hanno  effettuato  acquisti  di   beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 €. La norma esclude dal novero dei soggetti minimi: le persone fisiche che si avvalgono  di  regimi  speciali  ai  fini  IVA; i soggetti non residenti; i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di   fabbricati o  porzioni  di  fabbricato,  di  terreni  edificabili  di  cui   all’art. 10, numero 8), del D.P.R. n.633/72, e di mezzi di trasporto nuovi  di  cui  all’art. 53, comma 1, del D.L. 30 agosto 1993,  n.  331,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427; gli esercenti attività d’impresa o  arti  e  professioni  in  forma individuale  che  contestualmente  partecipano  a  società  di  persone  o  associazioni di cui all’art. 5  del  citato  T.U. n.917/86, ovvero a società a responsabilità limitata di cui  all’art. 116  del  medesimo  T.U.. I  contribuenti  minimi  non  addebitano  l’Iva  a  titolo  di  rivalsa  e  non  hanno  diritto  alla  detrazione   dell’Iva assolta,  dovuta  o  addebitata  sugli   acquisti  anche  intracomunitari  e   sulle   importazioni.  Il reddito di  impresa  o  di  lavoro  autonomo  è  costituito  dalla  differenza tra l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo  di  imposta e quello delle spese sostenute nel periodo  stesso  nell’esercizio  dell’attività di impresa o  dell’arte  o  della  professione;  concorrono,  altresì, alla formazione del reddito le plusvalenze e le minusvalenze  dei  beni relativi  all’impresa  o  all’esercizio  di  arti  o  professioni.   Sul reddito  così determinato si  applica  un’imposta  sostitutiva  dell’imposta  sui  redditi  e  delle  addizionali  regionali e comunali pari al 20 per cento.

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