Corrispettivo di cessione d’azienda commerciale e valore accertato in sede di applicazione dell’imposta di registro

E’ onere probatorio del contribuente superare la  presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ai fini delle imposte sui redditi ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell’imposta di registro. Tale importante principio trova conforto nelle seguenti argomentazioni in fatto e in diritto. I principi che concorrono alla determinazione del […]

E’ onere probatorio del contribuente superare la  presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ai fini delle imposte sui redditi ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell’imposta di registro.


Tale importante principio trova conforto nelle seguenti argomentazioni in fatto e in diritto.


I principi che concorrono alla determinazione del valore di un bene oggetto di un trasferimento sono diversi in relazione all’imposta da applicare; quando si tratta di imposta di registro, si tiene conto del valore di mercato di un bene, mentre quando si discute di imposte sui redditi si prendono in considerazione le plusvalenze realizzate a seguito di un negozio oneroso (sentenza n. 54 del 26 giugno 2006  della Commissione tributaria Regionale di Roma sez. 10). In tal caso, infatti, occorre considerare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione, in quanto la non corretta indicazione di una entrata derivante dalla vendita di un bene il cui valore risulti accertato in occasione della applicazione dell’imposta di registro, giustifica di per sè l’Amministrazione a far ricorso all’accertamento induttivo. Ne consegue, come con più sentenze affermato dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass.14448/00, Cass. 14581/01 e Cass. 1447/06), che è onere probatorio del contribuente superare tale presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene ed il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell’imposta di registro. E’ da presumersi che la vendita del bene sia avvenuta  ad un  prezzo pari al valore cosicché l’Amministrazione finanziaria è legittimata a procedere ad accertamento ai fini delle imposte sui redditi sulla base del valore determinato in sede di imposta di registro, restando a carico del contribuente l’onere di superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato al valore di mercato accertato in via  definitiva. (Sent. n. 4057 del 23 gennaio 2007 dep. il 21 febbraio 2007della Corte Cass., Sez. tributaria; Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 38 sentenza n. 201 del 13 settembre 2007). Non giova al contribuente contestare quanto sostenuto dall’ufficio senza, però, fornire elementi idonei a dissentire la pretesa erariale; in particolare, il contribuente non deve limitarsi a sostenere di non aver ricevuto la notifica dell’accertamento relativo all’imposta di registro oppure a  contestare la definitività dell’avviso di accertamento per mancata impugnazione del provvedimento.


Va ribadito l’assunto per il quale il valore dell’avviamento resosi definitivo ai fini dell’imposta di registro assume carattere vincolante per l’Amministrazione finanziaria, che può, quindi, utilizzarlo ai fini dell’attività di accertamento delle imposte dovute (Commissione tributaria Regionale di Roma sentenza n. 122/19/05 del 21 giugno 2005; sentenza n. 4117 del 22 marzo 2002 della  Corte di Cassazione).


Se è vero che i principi relativi alla determinazione del valore di un bene che viene  trasferito sono diversi a seconda dell’imposta da applicare, poichè quando si discute di imposta di registro si ha riguardo al valore di mercato di  un  bene,  mentre quando si discute di una plusvalenza realizzata da parte di un’impresa, occorre verificare la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione, la mancata indicazione nel bilancio di una  società di un’entrata derivante dalla vendita di un bene, il cui valore sia accertato in sede di registro, legittima di per sè l’Amministrazione a  procedere ad accertamento induttivo restando a carico del contribuente l’onere probatorio circa la reale corrispondenza del prezzo incassato  (Cass. n. 2005 del 30/01/2006; Cass.  n.  14448/2000; Cass. n. 14581/2001).


In tema di plusvalenze patrimoniali di un’impresa, l’Amministrazione finanziaria è  legittimata a procedere in via induttiva all’accertamento della plusvalenza di  cessione  di un bene sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione  dell’imposta di registro ed è onere probatorio del contribuente superare tale   presunzione di corrispondenza tra il corrispettivo della cessione del bene, o il suo valore venale nelle ipotesi di destinazione a finalità estranee, e il valore accertato definitivamente in sede di applicazione dell’imposta di registro (Cassazione sentenza n. 1447 del 25/01/2006).


Una  volta  resosi  definitivo  per  mancata impugnazione  il  valore  accertato  ai fini dell’imposta di registro, tale accertamento diviene vincolante per l’Amministrazione (Cass.  n.  4117/2002), rispetto  alle  indicazioni  eventualmente  presenti  nell’atto di  cessione, che non possono dunque di per sè assumere la dignità di prova contraria.


Giova precisare che sussiste diverso orientamento del giudice di legittimità e del giudice di merito secondo cui:


a) Nella determinazione del valore delle plusvalenze, percepite in dipendenza della cessione di azienda, non è vincolante ai fini delle imposte sui redditi quello definito per l’applicazione del registro (Commissione Tributaria Centrale decisione n. 4717 del 6 ottobre 1998 sez. iv);


b) Nella determinazione  della  plusvalenza  tassabile  ai  fini delle imposte sui redditi si deve tener conto del prezzo effettivamente percepito dal contribuente; perciò la  prova che il valore del bene è superiore a tale  prezzo  costituisce solo un indizio di possibile occultamento del  prezzo  reale, e non  giustifica di per sé sola un accertamento induttivo che disattenda la contabilità  tenuta  regolarmente. Ciò in quanto la prova che il valore di un bene oggetto di trasferimento è superiore al prezzo dichiarato nel contratto è, di per  sé, sufficiente a giustificare un avviso di accertamento ai fini della imposta  di  registro; mentre non è sufficiente a giustificare un avviso di accertamento induttivo ai fini delle imposte sui redditi. (Sent. n. 16700 del 4 maggio 2005 dep. l’8 agosto 2005 della Corte Cass., Sez. tributaria)



 


Angelo Buscema


19 Gennaio 2008        

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