Schede carburanti


Con  sentenza n. 21769 del 16 giugno 2005 (dep. il 9 novembre 2005) la Corte di Cassazione aveva  subordinato la deduzione delle spese per il carburante utilizzato dagli autoveicoli aziendali alla annotazione dei rifornimenti  sulla scheda mensile prevista dal D. M. 7 giugno 1977, contenente gli estremi identificativi dei mezzi, tra i quali è  essenziale l’indicazione del numero di targa.


La controversia che aveva dato luogo al processo traeva origine da un avviso  di  accertamento, con il quale, fra l’altro, venivano recuperati a tassazione i costi per carburanti.


I giudici della Suprema Corte  hanno accolto la tesi dell’ufficio che aveva recuperato a tassazione gli importi indicati nelle schede carburanti per violazione e falsa applicazione di legge, atteso che “ l’art. 2 del D.M. 7 giugno 1977  prevede  che,  ai  fini  del godimento delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 2 della L. 21 febbraio 1977, n.  31,  per  ciascun  veicolo  a  motore  utilizzato  nell’esercizio dell’attività  dell’impresa,  deve  essere  istituita  una  scheda  mensile contenente, tra l’altro, gli estremi di individuazione  del  veicolo“.   


I Giudici proseguono sostenendo che, se pur la norma non contempla espressamente “l’indicazione anche del numero  di  targa,  ma  ciò  nonostante  non  vi è dubbio  che, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione tributaria  regionale nel caso in  esame,  esso  debba  ritenersi  prescritto obbligatoriamente, costituendo il principale elemento di individuazione del  veicolo”.


La Suprema Corte fonda il proprio convincimento sulla constatazione che  per  i  veicoli  non   ancora immatricolati, nonché per quelli per loro natura privi di targa perché  non destinati alla circolazione stradale (carrelli e  macchine  operatrici,  di cui agli artt. 30  e  31  del  testo  unico  sulla  circolazione  stradale, approvato con D.P.R. n. 393/1959), proprio e solo  per  la  mancanza  della targa si consente eccezionalmente l’istituzione della scheda  carburante  e l’individuazione del veicolo mediante annotazione del numero  di  matricola apposto dalla casa costruttrice (vd. rispettivamente circolare n. 39/362701 del 13 luglio 1977 e risoluzione n. 363799 del 19 dicembre  1977,  entrambe della Direzione generale tasse)”.


Dal chiaro e univoco dettato normativo deriva che il contribuente che non abbia ottemperato a tali prescrizioni non può beneficiare della deducibilità dei costi relativi all’acquisto del carburante, “venendo  a  mancare  ogni  garanzia  circa  l’identità  del veicolo effettivamente rifornito, e l’effettiva riferibilità  del  relativo costo all’attività dell’impresa, e ciò senza che l’adempimento a  tal  fine disposto  ammetta   equipollente   alcuno,   ed   indipendentemente   dalla contabilizzazione dell’operazione delle scritture dell’impresa”.


La Corte non aderisce, pertanto, alla tesi esposta dai giudici di appello che qualificavano l’omessa  indicazione  della  targa  del veicolo sulla relativa scheda  carburante come una  irregolarità formale” .


 


La sentenza n. 21941 del 4 luglio 2007, dep. il 19 ottobre 2007


 


Con sentenza n. 21941 del 4 luglio 2007, dep. il 19 ottobre 2007, la Corte di Cassazione è ritornata sull’argomento, affermando che in base agli artt. 2 e  3 del D.P.R. n. 444/1997,  gli  acquisti  di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali da parte di soggetti tenuti al pagamento dell’imposta sul  valore  aggiunto  debbono essere documentati attraverso un’apposita annotazione sulla  scheda  di  cui ogni veicolo deve essere munito e tale annotazione deve  essere  convalidata attraverso  la  sottoscrizione apposta,  all’atto  di  ogni   rifornimento, dall’addetto alla distribuzione. La sottoscrizione costituisce poi  elemento essenziale, senza del quale  la  scheda  non  può  assolvere  alla  finalità prevista dalla legge, e quindi legittimare la  detrazione  dell’Iva  assolta sull’acquisto di carburante.


In particolare, in ordine all’asserita  indebita detrazione   dell’imposta   assolta   sull’acquisto   di   carburante per autotrazione, in sede di processo, la parte  ricorrente  denuncia  violazione  e  falsa applicazione  dell’art. 3  DPR  444/97, in quanto costituisce violazione di carattere meramente  formale,  non incidendo sulla verità dei costi in questione e non  impedendo la  detrazione dell’IVA relativa all’acquisto.


Di diverso avviso è la Corte di Cassazione: dispongono infatti rispettivamente l’art.2 e  l’art.3  del  D.P.R. n. 444/97,  che disciplina gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da  parte  di  soggetti  all’imposta  sul valore aggiunto, che per ciascun veicolo  a motore utilizzato nell’esercizio dell’attività d’impresa, dell’arte e  della professione, è istituita una scheda mensile o trimestrale contenente,  oltre agli estremi di individuazione del veicolo, la  ditta,  la  denominazione  o ragione sociale, ovvero il cognome e il nome, il  domicilio  fiscale  ed  il numero di partita iva del soggetto d’imposta  che  acquista  il  carburante, nonché, per i soggetti domiciliati all’estero,  l’ubicazione  della  stabile organizzazione in Italia nell’ipotesi di cui all’art.17, secondo comma, del citato D.P.R. n.  633/72, e successive modificazioni, e gli estremi di individuazione del veicolo ed i dati identificativi del soggetto residente all’estero e del rappresentante residente nel territorio dello stato.

Tali dati  possono essere indicati anche a mezzo di apposito timbro.


Inoltre, “l’addetto  alla  distribuzione di carburante indica nella scheda di cui all’articolo  2  all’atto  di  ogni rifornimento,  con  firma  di  convalida,  la   data   e   l’ammontare   del corrispettivo al lordo dell’imposta sul valore  aggiunto,  nonché,  anche  a mezzo  di  apposito  timbro,  la  denominazione   o   la   ragione   sociale dell’esercente l’impianto di distribuzione, ovvero il cognome e il  nome  se persona fisica, e l’ubicazione dell’impianto stesso”.

Considerazioni


La sentenza che da ultimo si annota, unitamente a quella del 2005, si segnalano per il preciso e puntuale excursus normativo effettuato, e si occupa di un rilievo classico per i verificatori, con il quale si recupera a tassazione il costo dei carburanti. Come abbiamo visto, la norma prevede che per ciascun veicolo a motore  utilizzato  nell’esercizio  dell’attività della impresa, dell’arte o della  professione  deve  essere  istituita  una scheda contenente,  oltre  agli  estremi  di  individuazione del veicolo, anche la ditta, denominazione o ragione sociale, domicilio fiscale e  numero  di  partita  I.V.A.  del  soggetto  d’imposta  che  acquista  il carburante, nonché per i soggetti domiciliati all’estero l’ubicazione della stabile organizzazione in Italia. Se non si tratta di  imprese,  società  o enti, devono essere indicati in luogo della ditta, denominazione o  ragione sociale, il nome ed il cognome.


Si rileva che, in forza dell’art. 4 del D.P.R. 10 novembre 1997, n, 444, oltre agli elementi sopra indicati, le imprese intestatarie di mezzi di trasporto devono annotare sulla scheda, alla fine del mese o del trimestre, il numero dei chilometri rilevati attraverso il contachilometri.


L’intento del legislatore è quello di evitare manovre elusive: di fatto, la scheda potrebbe riferirsi ad altra autovettura non riferibile all’impresa.


In ordine agli estremi d’individuazione del veicolo, si richiama la circolare n. 205/1998, che fa riferimento alla casa costruttrice, modello, targa o numero di telaio.


Ma le sentenze di cui si discute evidenziano un ulteriore aspetto: tali irregolarità, che a prima vista sono formali, integrano violazioni di natura sostanziale.


E’ questo il passaggio più significativo da tenere in debita considerazione.


 


Francesco Buetto


 


29 Dicembre 2007


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