Novità fiscali del 27 dicembre 2007. In evidenza: tutti i chiarimenti ufficiali su neo regime fiscale semplificato per i contribuenti minimi


1) Chiarimenti ufficiali su neo regime fiscale semplificato per i contribuenti minimi


 






(Articolo 1, commi da 96 a 117, della legge finanziaria per il 2008)


Vediamo di seguito soltanto i tanti chiarimenti contenuti nella

circolare n. 73 del 21/12/2007,
con la quale l’Agenzia delle Entrate
ha, invece, illustrato ufficialmente il nuovo regime dei minimi, ancor prima che la Legge Finanziaria 2008 (approvata dal Parlamento il 21/12/2007) fosse pubblicata in G.U..


Il nuovo regime dei cd. minimi e marginali decorrere dal 1° gennaio 2008 e, pertanto, i contribuenti in possesso dei requisiti di legge potranno avvalersene con effetto dalla medesima data.


Per tale motivo nella circolare n. 73/2007 viene anticipato il contenuto delle disposizioni del decreto attuativo ancora da emanare, al fine di fornire agli operatori ed ai contribuenti un quadro completo della disciplina in esame e delle sue modalità applicative.


Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate evidenzia che il testo della norma primaria detta comunque una disciplina dettagliata e sufficientemente completa del regime e che le disposizioni del decreto, limitate a pochi aspetti di dettaglio della stessa, non avranno portata tale da incidere sul calcolo di convenienza ad avvalersi del regime in commento.


Ai fini della determinazione di tale limite non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore, mentre nell’ipotesi in cui siano esercitate contemporaneamente più attività, il limite va riferito alla somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività.


Avverte l’Agenzia delle Entrate che nel prossimo Decreto attuativo verrà precisato che ai predetti fini non rilevano neanche i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento ai parametri.


Il regime dei contribuenti minimi è riservato alle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato esercenti attività di impresa, arti o professioni, che nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30.000 euro.


I ricavi e i compensi rilevanti sono quelli contenuti rispettivamente negli articoli da 57 a 85 e 54 del TUIR.






Tra le varie condizioni, nell’anno solare precedente il contribuente:


– non deve aver effettuato cessioni all’esportazione, o, come verrà specificato nel Decreto, attuativo operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione, servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, operazioni con lo Stato della Città del Vaticano o con la Repubblica di San Marino, trattati ed accordi internazionali  (artt. 8, 8-bis, 9, 71 e 72 del DPR n. 633/1972).


– non deve aver acquistato, anche mediante contratti di appalto e di locazione, nei tre anni  precedenti a quello di entrata nel regime, beni strumentali di valore complessivo superiore  a 15.000 euro.


Il valore dei beni strumentali cui fare riferimento è costituito dall’ammontare dei corrispettivi relativi alle operazioni di acquisto effettuate anche presso soggetti non titolati di partita IVA (cioè acquisti presso privati).


I predetti corrispettivi rilevano, ai fini della determinazione del valore complessivo degli acquisti nel triennio, con riguardo ai momenti in cui le operazioni si considerano effettuate ai fini IVA ai sensi dell’art. 6 del DPR n. 633/1972 (in genere, al momento della consegna o spedizione per l’acquisto di beni mobili; al momento di stipula dell’atto per beni immobili). Per esigenze di semplificazione rilevanti anche ai fini del controllo, i beni strumentali solo in parte utilizzati nell’ambito dell’attività di impresa o di lavoro autonomo vanno considerati solo con un valore pari al 50% dei relativi corrispettivi.


I soggetti che iniziano l’attività possono immediatamente applicare il regime in esame se prevedono di rispettare le predette condizioni, tenendo conto che, in caso di inizio di attività in corso d’anno, il limite dei 30.000 euro di ricavi o compensi deve essere ragguagliato all’anno.






Non sono compatibili con il regime dei contribuenti minimi i regimi speciali IVA riguardanti le seguenti attività:


– Agricoltura e attività connesse e pesca (artt. 34 e 34-bis del DPR n. 633/1972);


– Vendita sali e tabacchi (art. 74, primo c. del DPR n. 633/72);


– Commercio dei fiammiferi (art. 74, primo c. del DPR n. 633/72);


– Editoria (art. 74, primo c. del DPR n. 633/72);


– Gestione di servizi di telefonia pubblica (art. 74, primo c. del DPR n. 633/72);


– Rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (art. 74, primo c. del DPR n. 633/72);


– Intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla tariffa allegata al DPR n. 640/72 (art. 74, sesto c. del DPR n. 633/72);


– Agenzie di viaggi e turismo (art. 74-ter. del DPR n. 633/72);


– Agriturismo (art. 5, comma 2, della legge 413/91);


– Vendite a domicilio (art. 25- bis, comma 6, del DPR n. 600/73);


– Rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione (articolo 36 del d.l. n. 41/95);


– Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione (articolo 40-bis del d.l. n. 41/95);


Il comma 99 esclude dal regime anche coloro che, in via esclusiva o prevalente, effettuano operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato e terreni edificabili (di cui all’articolo 10, n. 8), del DPR n. 633 del 1972), ovvero di mezzi di trasporto nuovi (di cui all’articolo 53, comma 1, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427).






Ingresso nel regime dei minimi: Contribuenti già in attività


Il regime dei contribuenti minimi rappresenta il regime naturale per i soggetti che possiedono i requisiti sopra illustrati e per coloro che nel 2007 hanno applicato, avendone i requisiti, il regime della franchigia previsto dall’art. 32-bis del DPR n. 633/1972 (abrogato con decorrenza dal 1° gennaio 2008).


Ciò significa che entrambi i suddetti soggetti possono dal 1° gennaio 2008 iniziare automaticamente ad operare come contribuenti minimi, applicando le disposizioni proprie del regime senza dovere fare alcuna comunicazione preventiva (con il modello AA9) o successiva (con la dichiarazione annuale).


I soggetti in regime di franchigia, che per operare avevano ricevuto un numero di partita Iva speciale, possono continuare ad usarlo, indipendentemente dal regime che intenderanno adottare, senza dover richiedere un nuovo numero con il modello AA9.


In deroga alle disposizioni ordinarie sulle opzioni, viene consentito ai contribuenti, che nel 2007, pur possedendo i requisiti per applicare il regime della franchigia di cui all’articolo 32-bis, avevano optato per il regime ordinario, di applicare già dal 2008 il regime dei contribuenti minimi anche se non è trascorso il periodo minimo (triennio) di permanenza nel regime ordinario.


Infine, i soggetti che avevano optato ad inizio attività per l’applicazione del regime fiscale agevolato delle nuove iniziative imprenditoriali di cui all’art. 13 della Legge n. 388/2000, valido per il periodo d’imposta in cui è iniziata l’attività e per i due successivi, possono scegliere di restare in tale regime fino al termine di durata dello stesso, o, avendone i requisiti, di applicare il regime dei contribuenti minimi, anche se non è ancora terminato il triennio.






Contribuenti che iniziano l’attività


I contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione e presumono di rispettare i requisiti previsti per l’applicazione del regime in esame, devono comunicarlo nella dichiarazione di inizio attività da presentare ai sensi dell’art. 35 del DPR 633/72 (modello AA9).


Fino all’approvazione del nuovo modello AA9 e delle relative procedure informatizzate che ne consentono l’acquisizione e la gestione, e fino al rilascio delle nuove applicazioni, i soggetti che iniziano l’attività e intendono aderire al regime dei contribuenti minimi, dovranno utilizzare l’attuale modello AA9/8, barrando nel “quadro B” la casella denominata “Contribuenti minori”.


Tale formalità, assolta con la compilazione dei modelli AA9/8 presentati a partire dal 1° gennaio 2008, consente di accedere immediatamente al neo regime.


Dal 1° gennaio 2008, peraltro, non potranno essere più selezionate, nel “quadro B”, le  caselle denominate “Contribuenti minimi in franchigia” e “Regime fiscale agevolato per le attività marginali”, in quanto relative a norme abrogate.






Disapplicazione del regime


La disapplicazione dal regime dei contribuenti minimi può avvenire con due modalità alternative:


1) per opzione, tramite comportamento concludente del contribuente interessato ad applicare le imposte nei modi ordinari;


2) per legge, al superamento dei limiti previsti.






Disapplicazione per opzione


I contribuenti minimi hanno facoltà di fuoriuscire dal regime semplificato, optando per la determinazione delle imposte sul reddito e dell’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari.


L’opzione può avvenire tramite comportamento concludente, addebitando ad esempio l’IVA ai proprio cessionari o committenti, o esercitando il diritto alla detrazione dell’imposta.


I contribuenti che optano per il regime ordinario devono osservare tutti gli adempimenti contabili ed extracontabili dai quali erano precedentemente esonerati.


In conformità al regolamento approvato con DPR 10 novembre 1997, n. 442, il comma 110, prevede che l’opzione per il regime ordinario deve essere comunicata all’Agenzia delle entrate con la prima dichiarazione annuale presentata successivamente alla scelta.


L’opzione è valida per almeno un triennio e, trascorso tale periodo minimo, si rinnova di anno in anno fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata. In altri termini, la scelta resta valida fino a quando il contribuente continua ad applicare le imposte nei modi ordinari.


In deroga all’obbligo di applicazione del regime ordinario per almeno un triennio dall’opzione, limitatamente al periodo d’imposta 2008, è prevista la possibilità di revocare l’opzione per il regime ordinario con effetto dal periodo d’imposta 2009; in tal caso, essendo i contribuenti minimi esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, la revoca va comunicata presentando, unitamente alla dichiarazione dei redditi ed entro gli stessi termini, il modello VO (comunicazioni delle opzioni e delle revoche) rinvenibile nella dichiarazione annuale Iva (art. 2, comma 2, del D.P.R. n. 442/1997).


Comunicazione analoga deve essere resa dai soggetti che, avendo effettuato nell’anno precedente solo operazioni esenti, sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva.


La possibilità di avvalersi del regime viene meno, oltre che nei casi espressamente previsti dalla norma (Legge Finanziaria 2008), quando si verifica uno dei seguenti eventi indicati (nella stessa L.F. 2008).


– causa di un mutamento dell’attività, il contribuente rientra in uno dei regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto;


trasferisce la propria residenza all’estero;


a causa di un mutamento dell’attività, effettua in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, di porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;


– acquisisce partecipazioni in società di persone, in società a responsabilità limitata con ristretta base proprietaria che hanno esercitato l’opzione per la trasparenza, ovvero in associazioni professionali costituite per l’esercizio in forma associata di arti o professioni.


Sotto l’aspetto temporale, il regime cessa di avere efficacia dall’anno successivo a quello in cui vengono a mancare le condizioni, o si realizza una delle fattispecie ostative.


Tuttavia, nel caso in cui i ricavi o compensi superano di oltre il 50% il limite di 30.000 euro il regime cessa di avere applicazione nell’anno stesso in cui avviene il superamento.


In tal caso il contribuente deve rispettare gli ordinari adempimenti contabili ed extracontabili posti a carico degli imprenditori e dei professionisti.






Regime a rischio: Prima di sceglierlo bisogna avere assoluta sicurezza sul fatturato


In particolare, se in corso d’anno i corrispettivi o i ricavi superano i 45.000 euro, è dovuta l’IVA relativa alle operazioni effettuate nel corso dell’intero anno solare, che, per la frazione d’anno antecedente al superamento del limite, sarà determinata mediante scorporo dai corrispettivi, secondo le regole contenute nell’art. 27, ultimo comma, del D.P.R. n. 633/1972, in ogni caso facendo salvo il diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti.


La fuoriuscita dal regime dei contribuenti minimi, per superamento di oltre il 50% del limite di compensi o ricavi, comporta una serie di adempimenti che il contribuente è tenuto ad assolvere fin dall’inizio del periodo d’imposta in corso al momento del superamento.


In particolare, come verrà specificato dal decreto attuativo, nell’ipotesi di transito nel regime ordinario in corso d’anno, il contribuente deve:


a) agli effetti dell’IVA:


1) istituire i registri previsti dal titolo II del D.P.R. n. 633/1972, entro il termine per l’effettuazione della liquidazione periodica relativa al mese o trimestre in cui è stato superato il limite;


2) adempiere gli obblighi ordinariamente previsti per le operazioni effettuate successivamente al superamento del limite;


3) presentare la comunicazione dati e la dichiarazione annuale IVA entro i termini ordinariamente previsti;


4) versare l’imposta a saldo risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno in cui è stato superato di oltre il 50% il limite di 45.000 euro entro i termini ordinariamente previsti;


5) annotare i corrispettivi e gli acquisti effettuati anteriormente al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale IVA;


b) agli effetti dell’IRPEF e dell’IRAP:


1) istituire i registri e le scritture contabili previsti dal titolo secondo del DPR  n. 600/1973, e annotare le operazioni con le modalità e nei termini stabiliti a decorrere dal mese in cui è stato superato il predetto limite;


2) adempiere agli obblighi ordinariamente previsti per le operazioni che determinano il superamento del predetto limite e per quelle effettuate successivamente;


3) presentare la comunicazione dati ai fini degli studi di settore e dei parametri e le dichiarazioni relative all’anno in cui è stato superato il predetto limite entro i termini ordinariamente previsti;


4) versare, entro il termine ordinariamente previsto, le imposte a saldo, relative all’anno in cui è stato superato il predetto limite, risultanti dalla dichiarazione annuale e calcolate sul reddito determinato nel rispetto delle norme del testo unico in materia di determinazione del reddito di lavoro autonomo e del reddito d’impresa, nonché sul valore della produzione netta determinate secondo le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 446/1997;


5) annotare le operazioni relative alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, nonché agli acquisti effettuati anteriormente al superamento del predetto limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale.


Il superamento del limite dei ricavi o compensi oltre la soglia del 50% implica, inoltre, l’applicazione del regime ordinario per i successivi tre anni; ciò significa che il contribuente è tenuto ad applicare le regole del regime ordinario per il periodo d’imposta in cui avviene il superamento e per i tre successivi.






Disapplicazione a seguito di accertamento


Il regime dei contribuenti minimi può cessare anche a seguito di un avviso di accertamento divenuto definitivo.


Anche in tal caso il regime cessa di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui è accertato in via definitiva il venire meno di una delle condizioni, o il realizzarsi di una delle ipotesi di esclusione.


Analogamente, il regime cessa di avere applicazione dall’anno stesso in cui l’accertamento è divenuto definitivo, nel caso in cui i ricavi o i compensi accertati eccedano la soglia di 45.000 euro.


Il superamento del limite dei ricavi o compensi oltre la soglia del 50% implica l’applicazione del regime ordinario per i successivi tre anni; ciò significa che il contribuente è tenuto ad applicare le regole del regime ordinario per il periodo d’imposta in cui avviene il superamento e per i tre successivi.






Obblighi ed adempimenti che rimangono


Restano i seguenti obblighi ed adempimenti:


– obbligo di numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali;


– obbligo di certificazione dei corrispettivi; sulle fatture emesse ai sensi dell’art. 21 del DPR n. 633/1972 si deve annotare che si tratta di “operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, comma 100, della legge finanziaria per il 2008”;


– obbligo di integrare la fattura per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni di cui risultano debitori di imposta (ad esempio, nell’ipotesi di operazioni soggette al regime dell’inversione contabile o reverse charge) con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta;


– obbligo di versare l’imposta di cui al punto precedente entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni,


obbligo di presentare agli uffici doganali gli elenchi intrastat (art. 50, comma 6, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331






Esclusione del diritto di rivalsa e di detrazione


I contribuenti minimi non possono esercitare il diritto di rivalsa né possono detrarre l’Iva assolta sugli acquisti nazionali e comunitari e sulle importazioni.


La fattura o lo scontrino emessi non devono, pertanto, recare l’addebito dell’imposta.


Peraltro, l’indetraibilità soggettiva assoluta dell’imposta corrisposta sugli acquisti fa sì che nei casi in cui detti contribuenti, in relazione ad operazioni passive, assumono la qualità di debitori d’imposta nei confronti dell’Erario (ad esempio, nell’ipotesi di acquisti intracomunitari o di acquisti per i quali si applica il reverse charge), essi sono obbligati ad integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta ed a versarla entro il termine stabilito per i contribuenti che liquidano l’imposta con periodicità mensile, ossia entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.


Le cessioni di beni effettuate dai contribuenti minimi nei confronti di soggetti appartenenti ad altro stato membro dell’Unione Europea non sono considerate cessioni intracomunitarie ma cessioni interne senza il diritto alla rivalsa.


In tale ipotesi, il cedente deve indicare nella fattura emessa nei confronti dell’operatore comunitario che l’operazione, soggetta al regime in esame, “non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’articolo 41, comma 2-bis del d.l. 30 agosto 1993, n. 331”.






Rettifica della detrazione


L’applicazione del regime dei contribuenti minimi comporta la rettifica dell’Iva già detratta negli anni in cui si è applicato il regime ordinario, ai sensi dell’art. 19-bis2 del DPR n. 633/1972.


In tale circostanza, l’Iva relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati deve essere rettificata in un’unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi, fatta eccezione per i beni ammortizzabili, compresi i beni immateriali, la cui rettifica va eseguita soltanto se non siano ancora trascorsi quattro anni da quello della loro entrata in funzione, o dieci anni dalla data di acquisto o di ultimazione se trattasi di fabbricati o loro porzioni.


A tale riguardo, si segnala che il comma 5 dell’art. 19-bis2 stabilisce che la rettifica non deve essere effettuata per i beni ammortizzabili di costo unitario non superiore a 516,46 euro e per i beni il cui coefficiente di ammortamento stabilito ai fini delle imposte sul reddito è superiore al 25%.


Ai fini della rettifica si deve predisporre un’apposita documentazione nella quale vanno indicate, per categorie omogenee, la quantità e i valori dei beni strumentali utilizzati (secondo la circolare n. 328/E del 24 dicembre 1997)


Analoga rettifica va effettuata quando il contribuente transita, per legge o opzione, nel regime ordinario dell’Iva.


In tal caso, le residue rate sono computate nel primo versamento periodico successivo alla fuoriuscita al netto di tale rettifica.


Per ovviare alla eventuale onerosità della rettifica della detrazione viene disposto che l’imposta dovuta possa essere versata, oltre che in un’unica soluzione, in cinque rate annuali di pari importo, senza corresponsione di interessi.


La prima o unica rata deve essere versata entro il termine previsto per il versamento del saldo dell’Iva relativa all’anno precedente a quello di applicazione del regime, mentre le rate successive sono versate entro i termini del versamento a saldo dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF.


La norma prevede, inoltre, la facoltà di estinguere il debito mediante lo strumento della compensazione.


Il mancato versamento dell’unica rata, o di una singola rata, è punibile con la sanzione del 30% dell’importo non versato e costituisce titolo per l’iscrizione a ruolo.


Le rettifiche della detrazione vanno effettuate nella prima dichiarazione annuale Iva presentata dopo l’ingresso nel regime, ossia in quella relativa all’anno precedente al transito nel regime in commento.


Ad esempio, un


contribuente che transita nel nuovo regime il 1° gennaio 2008 deve evidenziare le rettifiche della detrazione nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2007 che sarà presentata nel 2008.






Ultima dichiarazione annuale


Per rendere neutrali gli effetti del passaggio dal regime ordinario IVA al regime dei contribuenti minimi, viene disposto che nella dichiarazione relativa all’ultimo anno in cui è stata applicata l’Iva nei modi ordinari, si deve tenere conto dell’imposta relativa alle operazioni ad esigibilità differita di cui all’art. 6 del DPR n. 633/1972, ossia delle operazioni per le quali, generalmente, l’esigibilità dell’imposta si realizza al momento del pagamento del corrispettivo (cessioni di beni e prestazioni di servizi fatte, ad esempio, allo Stato, agli enti pubblici territoriali e ai consorzi tra essi costituiti, alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, agli istituti universitari, alle unità sanitarie locali, agli enti ospedalieri, agli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, agli enti pubblici di assistenza e beneficenza e a quelli di previdenza).


Sempre con riferimento all’ultima dichiarazione annuale Iva relativa al periodo di applicazione dell’imposta nei modi ordinari, qualora, eseguite le opportune rettifiche previste dall’art. 19-bis2, emerga una eccedenza di credito Iva, la stessa potrà essere chiesta a rimborso ai sensi dell’articolo 30, terzo comma, del DPR n. 633/1972, o può essere utilizzata in compensazione con altre imposte e contributi.






Obblighi contabili ai fini delle imposte dirette


I contribuenti minimi anche se sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili anche ai fini delle imposte sul redditi, restano obbligati a conservare i documenti ricevuti ed emessi come previsto dall’art. 22 del DPR n. 600/1973.


I professionisti (soggetti che esercitano arti o professioni) devono, pure, tenere, ai sensi dell’art. 19, comma 3, del DPR n. 600/1973, uno o più conti correnti bancari o postali nei quali fare confluire, obbligatoriamente, le somme riscosse nell’esercizio dall’attività e dai quali devono essere prelevate le somme occorrenti per il pagamento delle spese.


Come chiarito dalla circolare n. 28/E del 2006, non è necessario che detti conti siano dedicati esclusivamente all’attività professionale, potendo essere utilizzati anche per esigenze personali e familiari.


Si applica, infine ai contribuenti minimi la previsione contenuta nell’art. 19 del DPR n. 6001973, secondo cui “I compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro.”


Peraltro, l’importo minimo fissato dalla predetta norma per l’applicazione della disposizione in argomento è stato variato nei limiti di cui all’art. 35, comma 12-bis del D.L. n. 223 del 2006, come modificato dall’art. 1, comma 69, legge 27 dicembre 2006, n. 296, in vigore dal 1° gennaio 2007, secondo cui “Il limite di 100 euro di cui al quarto comma dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dal comma 12 del presente articolo, si applica a decorrere dal 1° luglio 2009.


Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sino al 30 giugno 2008 il limite è stabilito in 1.000 euro. Dal 1° luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro…”.






Esonero dalla presentazione della dichiarazione annuale IRAP


I contribuenti minimi sono esenti dall’imposta sulle attività produttive.


Per conseguenza i contribuenti minimi sono esonerati dall’obbligo della dichiarazione IRAP.






Determinazione del reddito


Il reddito sia per i professionisti sia per le imprese si determina solo con il principio di cassa.


La circolare n. 73/2007 ha precisato che rilevano a anche le sopravvenienze attive e, per coerenza sistematica, quelle passive.


Sulla base di tale principio, pertanto, sia i componenti negativi che quelli positivi partecipano alla formazione del reddito nel periodo d’imposta in cui si verifica la relativa manifestazione finanziaria, ancorché la competenza economica possa essere riferita ad altri periodi di imposta.


Proprio in applicazione del principio di cassa, come poi andrà a precisare il Decreto attuativo (da emanare) che anche il costo sostenuto per l’acquisto di beni strumentali concorra alla formazione del reddito nel periodo d’imposta in cui è avvenuto il pagamento e che la plusvalenza realizzata per la cessione di un bene strumentale acquistato nel periodo di vigenza del regime sarà pari all’intero corrispettivo di cessione.


Detta plusvalenza concorre integralmente alla formazione del reddito nel periodo d’imposta in cui è percepito il corrispettivo.


In caso di cessione di beni strumentali acquistati in periodi precedenti rispetto a quello dal quale decorre il regime, invece, il futuro Decreto attuativo preciserà che l’eventuale plusvalenza o minusvalenza è determinata, ai sensi degli articolo 86 e 101 del Tuir, sulla base della differenza tra il corrispettivo conseguito e il costo non ammortizzato, intendendo per costo non ammortizzato il valore risultante alla fine dell’esercizio precedente a quello dal quale decorre il regime.


Nel caso di rateizzazione del corrispettivo, la rata percepita concorre alla formazione del reddito del periodo di imposta, al netto della quota del costo non ammortizzato determinata in misura corrispondente al rapporto tra la somma percepita nel periodo di imposta ed il corrispettivo complessivo.


Analogamente, non assume alcuna rilevanza sotto il profilo fiscale l’eventuale valore attribuito alle rimanenze di merci acquistate nel corso di vigenza del regime, giacché il costo sostenuto per l’acquisto delle stesse deve essere comunque imputato al periodo di imposta in cui avviene il relativo pagamento.


Per quanto riguarda, invece, le rimanenze finali dell’esercizio precedente le stesse assumono rilevanza a decremento dei componenti positivi prodotti nel corso di applicazione del regime.


Al riguardo il prossimo decreto attuativo preciserà che i componenti positivi concorrono alla formazione del reddito per la parte che eccede le rimanenze finali riferite all’esercizio precedente a quello dal quale decorre il presente regime.


In sostanza, tali rimanenze finali costituiscono un componente negativo che concorre nella determinazione del reddito del primo periodo di imposta in cui ha effetto l’opzione, fino a concorrenza dei componenti positivi incassati.


L’eventuale eccedenza rileva nei periodi di imposta successivi con le stesse regole.


Partecipa alla discussione sul forum.