I termini di prescrizione e decadenza


Premessa


L’azione accertatrice del fisco sulle dichiarazioni dei redditi e Iva non è temporalmente illimitata. Ossia, il Fisco non può sottoporre il contribuente ad accertamenti in qualunque momento, ma solo in un arco di anni ben limitato dalla legge.


La norma che prevede tali termini è l’articolo 43 del DPR n. 600/73 (per le imposte dirette) e l’articolo 57 del DPR n. 633/72 (per l’Iva).


In caso di accertamenti posteriori a tali date, essi sono annullabili, a prescindere da qualsiasi considerazione di merito.


Occorre però fin da subito precisare, a scanso di equivoci in chi legge, che tali termini non si riferiscono alle cartelle esattoriali, le quali hanno dei termini propri, e differenti.


Ciò posto, riteniamo utile, nell’ambito della nostra rassegna giurisprudenziale mensile, dedicare una puntata alla illustrazione di un campione di sentenze che hanno riguardato il tema in discorso, in quanto, come al solito, siamo del parare che esse possano essere utili in sede di redazione di ricorso.


 


 


Il termine di decadenza nella notifica dell’accertamento


In tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, la legittimità della pretesa erariale è subordinata, alla luce dell’intervento legislativo realizzato con la legge n. 156 del 2005, alla notificazione della cartella di pagamento al contribuente entro un termine di decadenza, dovendo l’ordinamento garantire l’interesse del medesimo contribuente alla conoscenza, in termini certi, della pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni. Questa regole, peraltro, è applicabile anche ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della legge n. 156 del 2005 che riguardino le dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2001, salvo che si tratti di dichiarazioni per la cui liquidazione i ruoli siano stati formati e resi esecutivi entro il 30 settembre 1999.


(Cassazione n. 21539/2007)


 


 


La decadenza non si rileva d’ufficio


In tema di contenzioso tributario, la decadenza dell’Amministrazione dal potere di accertamento, non rilevabile d’ufficio in quanto rimessa alla disponibilità della parte, non può essere eccepita dal contribuente mediante la proposizione di motivi aggiunti, in quanto l’integrazione dei motivi di ricorso è consentita dall’art. 24, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla controparte e fino ad allora non conosciuti (e comunque entro sessanta giorni dalla data in cui si è avuta notizia di tali documenti).


(Cassazione n. 19000/2007)


 


 


La mancata eccezione della decadenza dell’azione del fisco


Il contribuente che intende far valere la maturata decadenza in capo all’Amministrazione finanziaria dall’esercizio del potere di accertamento deve prospettare tale vizio nell’ambito dei motivi di ricorso, avverso la tardiva notificazione dell’avviso di accertamento, all’uopo formulando apposita eccezione. La mancata tempestiva impugnazione dell’atto impositivo sotto tale profilo – non rilevabile d’ufficio dal giudice – comporta la definitività della pretesa tributaria e non è suscettibile di inficiare la validità degli atti conseguenti.


(Cassazione n. 18019/2007)


 


 


Il termine di decadenza è rilevabile d’ufficio ma solo per il Fisco


Nel processo tributario solo le decadenze stabilite dalle leggi fiscali in favore dell’amministrazione finanziaria sono rilevabili dal giudice anche d’ufficio, poiché attengono a diritti non disponibili dall’amministrazione medesima, ai sensi dell’art. 2969 del Codice civile. La ratio che giustifica la rilevabilità d’ufficio della decadenza a favore dell’amministrazione non opera a favore del contribuente, poiché incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del Fisco, sicché è riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o meno della relativa eccezione, con la conseguenza che non trova applicazione in relazione a esso la disciplina della rilevabilità d’ufficio prevista da tale norma per il caso di materia sottratta alla disponibilità delle parti.


(Cassazione n. 13321/2006)


 


 


Interruzione del termine di accertamento


Il mancato funzionamento dell’ufficio finanziario non blocca i termini per l’accertamento. I disguidi derivanti dai lavori di adeguamento del front office non influiscono sulla decorrenza dei limiti temporali entro cui esercitare la pretesa tributaria. La riorganizzazione d un ufficio, infatti, appartiene alla sfera degli accadimenti programmabili e quindi estranei agli eventi eccezionali individuati dall’art. 1 del dl n. 498/61, al cui verificarsi si ottiene la proroga dei termini per l’esercizio dei poteri dell’amministrazione finanziaria.


(Commissione Tributaria Regionale Lazio n. 42/XXIII/06)


 


 


Il termine di decadenza non è rilevabile in appello


In materia tributaria il termine di decadenza sostanziale stabilito in favore del contribuente per l’esercizio del potere impositivo non si può ritenere indisponibile alla stregua dell’art. 2969 del Codice civile, in quanto tale decadenza non attiene alla materia dei diritti indisponibili dello Stato alla percezione dei tributi, ma incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del Fisco, sicché è riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o meno della relativa eccezione, con la conseguenza che non trova applicazione in relazione a esso la disciplina della rilevabilità d’ufficio prevista da tale norma per il caso di materia sottratta alla disponibilità delle parti.


Da questo principio discende che l’eccezione di decadenza in esame non può essere proposta per la prima volta nel giudizio di gravame e il giudice, anziché scrutinarla, ne avrebbe dovuto dichiarare l’inammissibilità.


(Cassazione n. 8249/2006)


 


 


La mancata eccezione convalida l’atto fuori termine


In materia di accertamento Iva effettuato oltre il termine stabilito dalla legge, il giudice non può rilevare d’ufficio la decadenza in cui è incorsa l’amministrazione. Costituisce ius receptum il principio secondo il quale il termine di decadenza sostanziale stabilito in favore del contribuente per l’esercizio del potere impositivo non si può ritenere indisponibile alla stregua dell’art. 2969 del codice civile in quanto tale decadenza non attiene alla materia dei diritti indisponibili dello Stato alla percezione di tributi, ma incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del Fisco. Ne consegue che è riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o meno della relativa eccezione, con l’ulteriore conseguenza che, dal punto di vista processuale, non trova applicazione la disciplina della rilevabilità d’ufficio, prevista da tale norma, per il caso di materia sottratta alla disponibilità delle parti.


(Cassazione n. 1434/06)


 


 


La richiesta di documenti non interrompe la prescrizione


Solo un atto o un fatto che implichi, anche tacitamente, l’ammissione dell’esistenza del debito è idoneo ad interrompere la prescrizione di un diritto. L’atto con cui l’Amministrazione invita il contribuente, che abbia presentato istanza di rimborso di determinate imposte, a produrre documentazione non costituisce, ai sensi dell’art. 2944 del codice civile, atto di riconoscimento del debito incompatibile con la volontà di disconoscere il credito fatto valere; quindi tale invito non interrompe il decorso della prescrizione.


(Cassazione n. 10342/03)


 


 


Ancora sulla rilevabilità d’ufficio della decadenza


In materia tributaria, il termine di decadenza sostanziale stabilito in favore del contribuente non è, ai sensi dell’art. 2969 del codice civile, “sottratto alla disponibilità delle parti”, quindi la violazione di tale termine non è rilevabile d’ufficio dal giudice e deve essere dedotta in base all’art. 57 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nel giudizio di primo grado (né può essere dedotta per la prima volta in sede di legittimità).


(Cassazione n. 2552/03)


 


 


Non decade automaticamente l’atto tardivo


Non ricorre un’ipotesi di carenza radicale del potere d’imposizione tributaria in caso di accertamento notificato fuori termine, con la conseguenza che il contribuente non è esonerato dal rispetto dei termini di decadenza previsti dalla legge per l’opposizione davanti alle commissioni tributarie, idonea ad impedire che gli atti impositivi acquistino carattere definitivo.


Le decadenze sono rilevabili d’ufficio solo quando sono poste a presidio di interessi generali, tra i quali vi è quello dell’Amministrazione finanziaria dello Stato all’accertamento dei redditi tassabili, ma non anche quando sono poste a tutela di diritti disponibili, quali sono di regola quelli patrimoniali dei privati. La tardività del ricorso, pertanto, non consentiva ai giudici di merito di affrontare il tema proposto dalla società contribuente, circa la legittimità degli avvisi.


(Cassazione n. 14575/01)


 


 


Nulla la cartella notificata oltre il termine di decadenza ex art. 43 Dpr n. 600/73


Affinché possa dirsi rispettato il termine decadenziale previsto dall’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973, al quale fa espresso richiamo l’art. 17 del D.P.R. n. 602/1973, non è sufficiente la formazione e la consegna dei ruoli alla Direzione regionale delle Entrate, occorre che entro detto termine (31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione) la cartella esattoriale sia notificata al contribuente.


(Commissione Regionale Firenze n. 80/IX/2000)


 


 


L’irregolare funzionamento dell’Ufficio legittima la proroga?


I decreti ministeriali che accertano il mancato o irregolare funzionamento degli uffici finanziari, emessi ex art. 3 della L. n. 498 del 1961, atteggiandosi come elementi o presupposti di fatto dell’operatività di norme giuridiche, sono atti amministrativi del tutto privi di valore normativo; pertanto possono essere disapplicati dai giudici tributari qualora si accerti la mancata esistenza di eventi eccezionali che sono posti a fondamento della richiesta di proroga dei termini. La disinfestazione e derattizzazione dell’Ufficio della durata di poche ore non può considerarsi evento di carattere eccezionale tale da determinare di per sé un cattivo funzionamento dell’Ufficio.


(Commissione Regionale Roma n. 54/XXXVI/2000)


 


 


Sulla ritualità dell’eccezione di tardività dell’atto


In tema di contenzioso tributario, la decadenza dell’Ufficio dal potere di accertamento per mancato esercizio dello stesso nel termine fissato dall’art. 57, primo comma, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, disciplinante l’imposta sul valore aggiunto, non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma deve essere ritualmente eccepita dal contribuente, vertendosi in materia non sottratta alla disponibilità di quest’ultimo ed attinente al merito della pretesa tributaria. Pertanto, qualora detta decadenza non sia stata tempestivamente eccepita in primo grado, la sua deduzione dinanzi al giudice di secondo grado resta preclusa, non essendo consentito al contribuente prospettare con l’atto di appello motivi non proposti nel precedente grado di giudizio ovvero nuove ragioni, che implichino la valutazione di fatti e situazioni precedentemente non dedotti.


(Cassazione n. 404/1999)


Partecipa alla discussione sul forum.