Basilea 2: opportunità e rischi


A partire dal 1° gennaio 2008 diverranno pienamente operative le norme dell’Accordo di Basilea 2 che rappresentano, nel mercato del credito, un cambiamento epocale con l’introduzione di una nuova cultura del credito. Sebbene il cambiamento imposto sia prettamente di carattere tecnico e interno alle banche, riguarda infatti i requisiti patrimoniali delle stesse, la sua portata è molto più ampia e incide in maniera decisiva sui comportamenti sia delle banche che delle imprese; vediamo come.


Per ogni linea di credito concessa gli istituti di credito hanno la necessità di adeguare il patrimonio, definito di vigilanza, ai rischi legati all’impiego di denaro. Tale patrimonio, che comprende il patrimonio netto e altre riserve, rappresenta il patrimonio sul quale devono essere scaricate le perdite derivanti dai prestiti erogati: proprio per questo motivo si impone alle banche di calcolare con attenzione i rischi e le perdite potenziali cui sono sottoposte. Con il precedente accordo di Basilea 1 l’importo del patrimonio di vigilanza da accantonare a fronte del denaro prestato è calcolato secondo questa formula semplificata:


Valore nominale finanziamento x coefficiente di ponderazione del rischio x 8%, dove il coefficiente di ponderazione rappresenta la misura del rischio del credito, che per Basilea 1 è pari al 100%.


Facciamo un esempio su un finanziamento di € 100.000, il capitale da detenere è pari a: € 100.000 x 100% x 8% =            € 8.000.


Secondo gli accordi di Basilea 2, invece, il coefficiente di ponderazione non è più una costante ma viene determinato discrezionalmente dalla banca in funzione del profilo di rischio assegnato alle clientela:


€ 100.000 x X% x 8% =       ?


I metodi per la determinazione del coefficiente sono: il metodo standard, il metodo dei rating interni di base, il metodo dei rating interni avanzato.


Di grande importanza diventa, pertanto, il metodo di calcolo del coefficiente di ponderazione; sui diversi metodi è importante segnalare che se il metodo standard troverà scarsa applicazione poiché destinato alle grandi imprese che vantano rating pubblici, i metodi più utilizzati saranno quelli dei rating interni basati su modelli costruiti internamente ad ogni banca. Tali metodi consistono nell’assegnare alla clientela affidata un giudizio di sintesi sul profilo di rischio (merito di credito). Il metodo del rating interno di base è fondato su parametri di elaborazione definiti dalla normativa e dunque non modificabili, il metodo di rating interno avanzato, invece, è fondato su parametri che sono il risultato di modelli interni e, come tale, più complesso e meno utilizzato.


Il giudizio del rating si esprime attraverso la misura della probabilità di default (PD) ovvero la probabilità che in un arco temporale (12 mesi) la controparte diventi insolvente (evento di default). Più elevata è la probabilità di default peggiore è il rating.


Tornando all’esempio, qualora la banca assegni ad una azienda un rating positivo, il coefficiente di ponderazione potrà essere pari al 70% e dunque il patrimonio di vigilanza sarà: € 100.000 x 70% x 8%= € 5.600.


L’impiego dei € 100.000 sarà, pertanto, coperto finanziariamente dalla banca secondo queste modalità:


– copertura attraverso capitale della banca: € 5.600 (patrimonio di vigilanza)


– copertura attraverso liquidità raccolta:      € 94.400


A questo punto possiamo verificare il motivo per il quale le norme di Basilea 2 sul patrimonio di vigilanza influenzano il rapporto delle imprese con le banche: un minore assorbimento di capitale (risorsa scarsa ed onerosa) può, infatti, indurre la banca a chiedere una minore remunerazione sul finanziamento, deduciamo perciò che un miglior rating può tradursi in migliori condizioni al cliente (pricing).


La determinazione del rating si basa su informazioni principalmente di carattere quantitativo e qualitativo. Le prime vengono tratte da dati anagrafici, bilanci (info economico finanziarie), dichiarazioni dei redditi, dati andamentali (che rappresentano i rapporti con il sistema creditizio e pertanto noti solo alle banche), settoriali (info sul settore di competenza). Le informazioni qualitative sono innanzitutto quelle che vengono fuori da un giudizio dato su elementi diversi (ad esempio la capacità del management, la solidità del piano industriale o le prospettive di sviluppo).


L’orizzonte temporale al quale si riferisce il rating è, secondo Basilea 2, sempre di 12 mesi, dunque di breve periodo e pertanto il rating deve essere costantemente monitorato e aggiornato dalla banca, generalmente mensilmente, finché continua ad esserci un affidamento.


In tale prospettiva è importante che le imprese, anche quelle di piccola dimensione, assimilino prima possibile la cultura del rating intesa come un insieme di comportamenti soprattutto “attivi” nei confronti delle banche per poter affrontare nel miglior modo possibile i temi della gestione finanziaria interna, degli strumenti finanziari più idonei e la gestione dei rischi del credito.


Lo strumento del rating si presta a numerose applicazioni poiché dovrebbe essere utilizzato non soltanto per migliorare l’accesso e la gestione del credito. Dal punto di vista delle banche il rating si presta ad essere utilizzato in diverse fasi del processo di credito, dall’affidamento del cliente alla determinazione o alla variazione delle condizioni economiche alle quali viene concesso il credito, al monitoraggio del rischio di credito e della redditività degli impieghi.


Dal punto di vista aziendale è importante conoscere e cercare di migliorare il proprio rating non solo ai fini prettamente bancari poiché può essere utile renderlo noto ai propri fornitori al fine di ottenere condizioni di pagamento migliori (migliore è il rating, maggiore è l’affidabilità dell’azienda e pertanto migliori potranno essere le condizioni di pagamento).


Per ottenere un miglioramento del rating le imprese dovranno orientarsi sempre più verso l’utilizzo di sistemi di pianificazione, di controllo di gestione e di strumenti di autovalutazione adeguati.


Le modalità per affrontare nella maniera corretta le opportunità e i rischi della cultura del rating, possono essere le seguenti:


– un nuovo rapporto impresa-banca caratterizzato da un flusso continuo di informazioni per gestire attivamente il proprio rating,


– la valutazione delle alternative possibili nella scelta della linea di credito attivabile,


– la verifica con l’istituto di credito degli eventuali progressi realizzati al fine di ottenere benefici sul costo del credito.


Erroneamente in parecchi pensano che con l’avvio a regime degli accordi di Basilea 2 il ruolo delle garanzie sarà inferiore all’attuale; in realtà l’adozione del sistema del rating opererà una separazione netta tra le imprese “buone” e quelle “cattive” che potrà condurre ad una richiesta rispettivamente minore e maggiore di garanzie. Non si possono pertanto generalizzare i vantaggi o svantaggi che porterà l’operatività del nuovo accordo. Il ruolo delle garanzie è quello di ridurre l’esposizione reale della banca garantendo, in caso di insolvenza da parte del cliente, il recupero di parte o dell’intera somma concessa. Il nuovo accordo di Basilea 2 riconosce, inoltre, alle garanzie un ruolo significativo nella riduzione del requisito del patrimonio di vigilanza, in particolare se prestate sotto la forma di garanzie reali piuttosto che personali.


Proprio in merito alle garanzie è opportuno segnalare l’importanza dei Consorzi di garanzia fidi (ex art.107 del T.U.B.) i quali possono, nella concessione del credito alle imprese, ridurre il rischio della banca, garantendo generalmente fino a metà del credito. I benefici per l’impresa si concretizzano nell’ottenimento di linee di credito di maggior spessore poiché la banca non si assume l’intero rischio e nel pricing. Il Confidi, infatti, facendo leva sulla propria solidità finanziaria, opera “sostituendosi” all’impresa per la quota garantita, consentendo all’azienda di ottenere un tasso inferiore a quello che la stessa avrebbe ottenuto in base al proprio rating.


Dal punto di vista delle banche l’intervento del Confidi su un finanziamento non è rappresentato esclusivamente dalla mitigazione del rischio poiché con Basilea 2 la garanzia consortile consente di ridurre il patrimonio di vigilanza da accantonare, e conseguentemente, potrà ridursi ulteriormente il costo di concessione del credito.


Basilea 2 rappresenta, in conclusione un importante banco di prova sia per le banche relativamente alla loro capacità di gestire i rischi dando maggiore stabilità al mercato creditizio, sia per le imprese che non devono avvertire in questo accordo una ulteriore difficoltà nell’ottenimento del credito, bensì un’opportunità per correggere quegli squilibri migliorando in tal maniera l’efficienza e la competitività della propria azienda. 


Studio Borrometi e Ferranti



18 Dicembre 2007


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