Omesso pagamento del canone RAI: decide il giudice tributario


Essendo un’entrata tributaria, la giurisdizione sulla debenza del canone di abbonamento radiotelevisivo (1) – dovuto indipendentemente dalla effettiva fruizione del servizio – spetta al giudice tributario ai sensi dell’art. 2, D.Lgs. n. 546/1992, come modificato dall’art. 12, comma 2, legge n. 448/2001. La giurisdizione sul contenzioso in ordine  alla  debenza  del canone Rai appartiene alla giurisdizione del giudice  tributario,  al  quale compete anche dirimere le questioni relative all’esatta  individuazione  del soggetto nei cui confronti deve essere promossa l’azione giudiziaria (RAI, o ufficio della Agenzia delle  Entrate,  già  ufficio  del  registro  radio  e televisione Torino) e alla regolarità della notifica.

Tale importante principio è stato statuito dalla Cassazione civile con la sentenza del 20/11/2007, n. 24010. In particolare, l’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia così recita: È fuor di dubbio che oggetto del giudizio sia la  debenza    contestata dal contribuente – del canone  abbonamento  radiotelevisivo:  quest’ultimo non  trova  la  sua  ragione  nell’esistenza  di  uno   specifico   rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un  lato,  e  l’Ente    la RAI, appunto – che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, ma si tratta di una prestazione  tributaria,  fondata  sulla  legge,  non  commisurata  alla possibilità effettiva di usufruire  del  servizio  de  quo  (cosi  la  Corte costituzionale  nella  sentenza  n.  284  del  2002).   Essendo   un’entrata tributaria,  la  giurisdizione  sulla  debenza  del canone  di  abbonamento radiotelevisivo spetta, come le Sezioni Unite hanno già  avuto  modo  di affermare, al giudice tributario ai sensi dell’art. 2,  D.Lgs.  n.  546  del 1992, come modificato dall’art. 12, comma 2, L. n. 448 del 2001 (Cass.  S.U. n. 20068 del 2006).

Riflessioni

Il canone di abbonamento radiotelevisivo costituisce una prestazione di natura tributaria, il cui obbligo deriva, non  da  un  rapporto  di  natura contrattuale, bensì dal fatto  della  mera  detenzione  di  un  apparecchio radiofonico o televisivo, al quale si ricollega il  potere  di  imposizione dello Stato quale titolare della potestà di gestione dell’etere. Il canone radiotelevisivo ha natura  di  imposta  ed  il  suo presupposto  va  ravvisato  nella  mera  detenzione   di   un   apparecchio astrattamente idoneo a captare l’emittenza televisiva,  quale  che  sia  la natura giuridica del  soggetto  emittente.  Pertanto,  i  contribuenti  non possono esimersi dall’obbligo di pagamento  del  canone  per  il  fatto  di abitare una cosiddetta “zona d’ombra”, non coperta dalle  trasmissioni  del servizio pubblico (Sent. n. 8549 dell’11 giugno 1993 dep. il 3 agosto 1993 della Corte Cass., Sez. I civ.). Spetta alle CT  la giurisdizione in ordine all’opposizione avverso una cartella esattoriale emessa per il pagamento del canone di abbonamento al servizio radiotelevisivo (Cassazione sezione unite sentenza n. 20068 del 18 settembre 2006).

La giurisdizione tributaria  è  oggi  una  giurisdizione  che  coinvolge “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere  e  specie comunque denominati”  (art.  2  del  D.Lgs.  n.  546/1992,  come  sostituito dall’art. 12, comma 2, della L. 28 dicembre 2001, n. 448, ed integrato dalla L. n. 248/2005). Perciò ricadono nella  giurisdizione  tributaria  anche  le questioni pregiudiziali all’esame del merito (sentenza delle  Sezioni  Unite n. 6631 del 29 aprile  2003),  quali  quelle relative all’esercizio  del  potere  di  autotutela  (cioè  di  annullare  o modificare   i   propri   atti   illegittimi)   riconosciuto   dalla   legge all’Amministrazione (sentenza delle Sezioni Unite n.  16776  del  10  agosto 2005) o relative alla  sussistenza  di  un  atto impugnabile (vd sentenza delle Sezioni Unite n. 16428 del 26 luglio 2007).

Dal 1° gennaio 2002, è stata attribuita al giudice tributario la giurisdizione generale ed esclusiva relativa alle controversie (principali e incidentali) dei “tributi di ogni genere e specie”, fatta eccezione di quelle riguardanti gli “atti di esecuzione forzata tributaria”, di competenza del giudice ordinario.

Occorre ricordare che:

· Le controversie concernenti le infrazioni valutarie (Dpr n. 148/1988) non rientrano nell’ambito della giurisdizione tributaria, dal momento che il provvedimento di irrogazione della sanzione viene emesso con decreto del ministero del Tesoro (ora ministero dell’Economia e delle Finanze) e non da uffici finanziari, la cui competenza è limitata alla sola fase esecutiva (ris. N. 121/e del 17/09/2004). Le liti aventi ad oggetto le sanzioni irrogate per la violazione di norme valutarie, quali quelle dettate dal decreto legge 28 giugno 1990 n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990 n. 227, concernente i trasferimenti da e per l’estero di denaro, titoli e valori, non hanno natura fiscale e quindi sono fuori dalla giurisdizione tributaria (Corte di Cassazione con sentenza n. 11170 del 29.1.2004).

· La cartella esattoriale scaturente dalla iscrizione a ruolo di tributi essendo ricompresa tra gli atti impugnabili innanzi alle commissioni tributarie, non può essere, per consolidata giurisprudenza, oggetto di ricorso straordinario al capo dello stato. La previsione contenuta nel comma 4 dell’articolo 7 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente), secondo la quale “La natura tributaria dell’atto non preclude il ricorso agli organi di giustizia amministrativa, quando ne ricorrano i presupposti”, introduce una giurisdizione concorrente con quella delle commissioni tributarie (parere n. 1403/2003 del Consiglio di Stato).

· Le controversie sui finanziamenti denominati restituzione all’esportazione (ad esempio, per l’illegittima percezione dei benefici comunitari corrisposti per aver esportato merce diversa da quella ammessa alle restituzione) ricadono nella giurisdizione del giudice ordinario e non in quella delle Commissioni tributarie, a nulla rilevando, a tal proposito, sia che i contributi erogati dall’Ue al settore agricolo erano affidati all’attività di controllo delle autorità doganali, sia che a tergo dell’avviso di mora impugnato era stata indicata la Commissione tributaria quale autorità avverso cui ricorrere (Ct regionale di Roma, sezione 6, con la sentenza n. 85 del 30 giugno 2006;  Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 4804 del 7.3.2005).

· “Non sono soggette alla giurisdizione delle Commissioni tributarie le controversie concernenti le oblazioni relative alle domande di condono edilizio ai sensi dell’articolo 2 del dlgs 546/92 e dell’articolo 35 della legge urbanistica n. 47/85” (sentenza n. 115 del 7 settembre 2005 della Commissione tributaria regionale di Roma, sezione 20).

· La materia delle sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, notoriamente, non rientra tra le materie devolute alla giurisdizione delle CT, e nemmeno se le riscossioni delle stesse avvengono a mezzo di iscrizione a ruolo (sentenza n. 134 del 14 settembre 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma).

· “In applicazione del nuovo testo dell’art. 2 del D.lg. 31 dicembre 1992 n. 546, introdotto dall’art. 12 della legge 28 dicembre 2001 n. 448 – il quale ha esteso la giurisdizione tributaria a tutte le controversie aventi ad oggetto ‘tributi di ogni genere e specie’, ivi incluse le cause attinenti a ‘sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari’-, è devoluta alla giurisdizione delle commissioni tributarie la controversia relativa al provvedimento di sospensione dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, emesso in materia di Iva, ex art. 2 della legge 26 gennaio 1983 n. 18 (applicabile ‘ratione temporis’), a seguito di plurime violazioni dell’obbligo di rilascio dello scontrino fiscale (Sentenza  Cass. sez. Unite n. 3877 del 26.2.2004).

· Con la  sentenza 28 giugno 2006, n. 14863, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno statuito la competenza del giudice tributario in merito alle liti aventi a oggetto i contributi consortili, in base a quanto disposto dall’articolo 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dall’articolo 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Finanziaria 2002), che ha attribuito, a partire dal 1° gennaio 2002, alla giurisdizione delle Commissioni tributarie le controversie in tema di tributi di ogni genere e specie.

· L’attività del gioco del lotto è una attività imprenditoriale e ha natura privatistica, così come il profitto che da essa trae lo Stato. Conseguentemente, una eventuale azione in giudizio da parte di un giocatore (ex articolo 1935 c.c.) è di competenza del giudice ordinario e non del giudice tributario (Cassazione  sezioni unite  sentenza n. 7996 del 16 marzo 2006).

· La giurisdizione tributaria avente a oggetto sia l’an che il quantum della pretesa tributaria, comprende anche l’individuazione del soggetto obbligato al versamento dell’imposta o dei limiti nei quali esso, per la sua qualità, sia obbligato (sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione del  15 novembre 2005, n. 23020).

· Rientra nella  giurisdizione del  giudice ordinario la controversia avente ad oggetto l’istanza  di  risarcimento  danni nei confronti dell’esattore, la cui proposizione e’ condizionata alla chiusura della procedura esecutiva (sentenza  n. 493 del 13/01/2006 della Corte di Cassazione  Sez. Unite).

· Sulle controversie relative alle bollette telefoniche è competente a decidere il giudice civile. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione chiarendo in proposito che, nelle ipotesi di rapporti individuali di utenza con soggetti privati la cui fonte regolatrice sia non di natura concessoria o comunque amministrativa, ma di diritto positivo negoziale, come avviene nelle relazioni tra gestore telefonico e destinatario del servizio, “la controversia che su di essi insorga attiene a diritti soggettivi, e non rientra nella giurisdizione amministrativa esclusiva”, e che “parimenti negativa è la soluzione, per quanto attiene alla giurisdizione tributaria”, in relazione alla (contestata possibilità di) rivalsa dell’imposta sul valore aggiunto riguardante le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità, poiché in tema di I.V.A., le controversie tra il soggetto attivo ed il soggetto passivo della rivalsa non attengono al rapporto tributario, non essendo il cessionario soggetto passivo di imposta, ed esulano, pertanto, dalle attribuzioni delle commissioni tributarie (Cassazione 4896/2006).

· Con la sentenza n. 9191 del 4 maggio 2005, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario in relazione alle controversie riguardanti il rapporto tra cedente e cessionario in materia di rivalsa dell’imposta sul valore aggiunto. La pronuncia, richiamando alcuni precedenti delle stesse Sezioni unite (sentt. n. 6632 del 26/04/2003 e 11/02/2003, n. 1995) ha posto in evidenza che le controversie in materia IVA tra cedente e cessionario in ordine alla rivalsa dell’imposta “non attengono al rapporto tributario, non essendo il cessionario soggetto passivo di imposta, ed esulano, pertanto, dalle attribuzioni giurisdizionali delle Commissioni tributarie per rientrare in quelle del giudice ordinario”.

· I ricorsi contro le ingiunzioni fiscali vanno indirizzati alle Commissioni Tributarie e non al giudice ordinario. Ciò è quanto hanno affermato le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10958, depositata il 25 maggio 2005, intervenendo su una questione che riveste particolare interesse soprattutto per le province e per i comuni

· Il diritto camerale, dovuto annualmente dalle imprese alle Camere di commercio, ha natura tributaria (sebbene non si tratti di “tributo locale”). Pertanto, le relative controversie appartengono, a seguito della legge 28 dicembre 2001, n. 448, alla giurisdizione delle Commissioni tributarie (Cassazione sentenza n. 13549 del 24 giugno 2005).

· In ordine alla pretesa relativa al pagamento degli oneri di urbanizzazione e delle relative sanzioni, la giurisdizione appartiene al giudice amministrativo, ai sensi sia dell’articolo 16, legge n. 10/1977 sia dell’articolo 7, legge n. 205/2000, e, comunque, in forza della considerazione di ordine generale che il contributo di concessione edilizia non abbia natura di tributo. La cognizione delle controversie non ricadono nella giurisdizione del giudice tributario neppure quando gli oneri siano riscossi con cartella esattoriale (sentenza n. 22514 del 20/10/2006).

· Le somme che gli enti pubblici percepiscono da privati per l’occupazione o l’utilizzazione di aree di pertinenza pubblica assumono natura tributaria con la conseguente devoluzione delle relative controversie al giudice tributario (Cassazione sez. v sentenza n. 11089 del 15/05/2006).

· La tutela giurisdizionale dei  contribuenti,  comprensiva  di ogni questione afferente l’esistenza  e  la  consistenza  dell’obbligazione tributaria, è affidata in esclusiva alla  giurisdizione  delle  Commissioni tributarie. Spetta perciò a queste ultime stabilire se  l’assuntore  di  un secondo concordato preventivo, sia tenuto o meno al pagamento delle imposte sui  trasferimenti  inerenti  al  precedente  concordato  preventivo (poi risolto) inserito nella medesima procedura concorsuale (Cassazione ss uu n. 7804 del 4 aprile 2006).

· E’ devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario il giudizio di opposizione avverso la cartella esattoriale per la riscossione di sanzione amministrativa conseguente ad indebita percezione di aiuti comunitari al settore agricolo (Cassazione sez. unite sentenza n. 4804 del 7 marzo 2005).

· La controversia promossa dal gestore privato di un aeroporto civile nei confronti di un vettore aereo, avente a oggetto il pagamento dei diritti di imbarco, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, ove la stessa sia stata introdotta anteriormente al 1° gennaio 2002 (data di entrata in vigore dell’articolo 12 della legge n. 448/2001, che ha esteso la competenza delle Commissioni tributarie), ovvero del giudice tributario, qualora la stessa sia promossa dopo la predetta data (Sezioni unite, ordinanza n. 22245 del 17 ottobre 2006).

· E’ del giudice ordinario la giurisdizione per le controversie concernenti i proventi derivanti dalla utilizzazione dei beni del demanio pubblico e del patrimonio dello Stato. Sono proventi non di natura tributaria, trattandosi di entrate correlate alla concessione del godimento di tali beni, e le relative controversie sono sottratte alla giurisdizione del giudice tributario. Nel caso, poi, sia richiesta la verifica dei poteri autoritativi della PA sul rapporto concessorio sottostante, la competenza è del giudice amministrativo (sentenza n. 20067 del 18 settembre 2006).

· Un contribuente che, a prescindere dall’intervenuto condono, si è rivolto al giudice ordinario  per chiedere la restituzione di una somma incamerata dall’amministrazione finanziaria a seguito di rettifica di una dichiarazione fiscaleriscaldamento,potenza,kw,, ha violato l’articolo 2 del dlgs 546/92 che riserva queste controversie alla giurisdizione del giudice tributario (Cassazione sentenza n. 122 del 9 gennaio 2007).

· Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario (e non del giudice amministrativo) la controversia con cui il privato, titolare  di  un impianto di riscaldamento di potenza inferiore a 35 Kw, contesti la  debenza di una somma quale “onere economico” conseguente a  verifica  da  parte  dei tecnici comunali dell’impianto stesso e  attraverso  la  quale  sostenga  il venir meno per abrogazione della norma (art. 31  della  L.  n. 10/1991)  che consente ai comuni con popolazione superiore ai 40.000 abitanti di istituire il servizio di controllo sugli impianti termici, “con onere a  carico  degli utenti” e, conseguentemente,  la  facoltà  di  prevedere  un  fondo  per  il finanziamento delle  verifiche,  alimentato  con  versamenti  da  parte  dei titolari degli impianti (Cassazione sezione tributaria sentenza n. 25520 del 30 novembre 2006).

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Note

1) Con l’entrata in vigore dell’art. 27 della L. 6 agosto  1990, n. 223, per il  quale  il  pagamento  di  un  canone  di  abbonamento  alla televisione consente di tenere nel luogo della propria residenza  o  dimora più apparecchi televisivi, non vi è, per il titolare  di  due  abbonamenti, l’obbligo di pagare due canoni (ma  uno  solo)  ed  egli  non  è  tenuto  a svolgere alcuna attività per fruire del beneficio(Sent. n. 1588 del 18 novembre 1998 dep. il 24 febbraio 1999 della Corte Cass., Sez. I civ.).

Dott. Angelo Buscema

26 Novembre 2007

ALLEGATO:

Sent. n. 24010 del 6 novembre 2007 dep. il 20 novembre 2007 della Corte Cass., SS.UU. – Pres. Carbone, Rel. Botta

    Svolgimento del processo – Il sig. F.B. assumendo di aver ricevuto dalla U., Servizio della riscossione tributi di Treviso,  una  raccomandata  A.R., con  la  quale  gli  si  comunicava  l’avvio  della   procedura   di   fermo amministrativo di beni mobili registrati per mancato pagamento del canone di abbonamento televisivo per complessivi    839,17    conveniva  innanzi  al Giudice di pace di Treviso la “RAI Radio Televisione  Italiana”  per  sentir accertare l’inesistenza della predetta obbligazione,  adducendo  il  mancato possesso di un apparecchio televisivo e la mancata stipula di  un  contratto con l’ente convenuto per l’utilizzo del servizio  televisivo.  La  convenuta rimaneva contumace.

    Il Giudice di pace adito, con la  sentenza  in  epigrafe,  rilevato  che “dagli atti  di  causa  (risultava)  che  la  convenuta,  dopo  la  notifica dell’atto di citazione, (aveva) riconosciuto  la  fondatezza  della  domanda attrice, disponendo l’annullamento  della  cartella  esattoriale  notificata dall’ente esattore all’attore”, accoglieva la  domanda  stessa,  ritenendola provata, e condannava la convenuta contumace alle spese di lite.

    Avverso tale sentenza la RAI propone ricorso per cassazione,  illustrato anche con memoria, in forza di tre articolati motivi,  con  il  secondo  dei quali eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice ordinario  a  favore del giudice tributario. Resiste il contribuente con controricorso.

    Motivazione – La questione  di  giurisdizione  sottoposta  all’esame  di queste Sezioni Unite – difetto di  giurisdizione  del  giudice  ordinario  a favore del giudice tributario – è sollevata nel secondo motivo  di  ricorso, in linea subordinata alla dedotta nullità della sentenza e del  procedimento per la supposta  inesistenza  della  notificazione  dell’atto  di  citazione eseguita in Torino, via Cemaia 33, ove non è la  sede  legale  della  RAI  e nemmeno altra sede o filiale della  medesima,  bensì  la  sede  dell’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Torino 1, S.A.T. Sportello abbonamenti TV.

    In verità dalle stesse argomentazioni sviluppate nel ricorso emerge  che nella specie  più  che  di  un  problema  attinente  alla  regolarità  della notifica, si  tratta  di  un  problema  circa  l’esatta  individuazione  del destinatario della citazione e della relativa notificazione.

    Infatti: a) l’atto di citazione è stato  notificato  nel  luogo  ove  ha sede, come, in effetti, ha sede, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate –  già “Ufficio  del  registro  abbonamenti  radio  e  televisione  di  Torino”   – competente per il canone RAI, cioè l’ente  impositore;  b)  il  destinatario dell’atto  di  citazione  è  equivocamente  indicato  dall’attore;  b1)   la denominazione dell’ente convenuto è individuata nella “RAI Radio Televisione Italiana”, cioè la società concessionaria  del  servizio  pubblico  generale radiotelevisivo il cui costo di fornitura è  coperto  dal  canone  (a  norma dell’art. 15, della legge 103 del 1975, prima, e dell’art. 18,  della  legge n. 112 del 2004, ora); b2) quale indirizzo dell’ente convenuto  è  indicato, tuttavia, non quello della sede legale ed effettiva della RAI – notoriamente sita in Roma, viale  Mazzini  14  –,  bensì  quello  dell’Ufficio  Torino  1 dell’Agenzia delle  Entrate,  come  comprova  anche  l’individuazione  nella Dott.ssa  F.M.  (rectius,  M.)  del  direttore  responsabile  (cui  l’attore attribuirebbe la “rappresentanza” dell’ente convenuto): la dott.ssa M. non è un dirigente della RAI, ma è il Direttore  del  predetto  Ufficio  Torino  1 dell’Agenzia delle Entrate, e in detta qualità essa appare  come  firmataria della lettera – intestata “Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1” –  che ha comunicato al contribuente lo sgravio della partita debitoria.

    La  soluzione  del  problema  relativo  all’incertezza,  causata   dalle contraddittorie  indicazioni  presenti   nell’atto   di   citazione,   circa l’identificazione del reale  destinatario  dell’azione    a)  la  Rai-Radio Televisione Italiana, la quale non ha potere impositivo ed è  esclusivamente destinataria, nella misura stabilita dalla legge, del ricavato derivante dal canone corrisposto dai  contribuenti  oppure  b)  l’Agenzia  delle  Entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. Sportello abbonamenti  TV  che  è,  rispetto  al canone de  quo,  l’ente  munito  del  potere  impositivo  e  legittimato  ad esercitare la relativa pretesa – è  strettamente  connessa  all’oggetto  del giudizio, di cui il giudice di merito  avrebbe  dovuto  tener  conto  e  che risulta altresì determinante per la giurisdizione.

    È fuor di dubbio che oggetto del giudizio sia la  debenza    contestata dal contribuente – del canone di abbonamento  radiotelevisivo:  quest’ultimo non  trova  la  sua  ragione  nell’esistenza  di  uno   specifico   rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un  lato,  e  l’Ente    la  Rai, appunto – che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, ma si tratta di una prestazione  tributaria,  fondata  sulla  legge,  non  commisurata  alla possibilità effettiva di usufruire  del  servizio  de  quo  (cosi  la  Corte costituzionale  nella


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