Novità fiscali del 5 novembre 2007. In evidenza: ravvedimento per omessa o tardiva trasmissione telematica delle dichiarazioni; società di persone e la morte di un socio


1) Finanziaria 2008 (in commissione bilancio del senato): In arrivo il credito d’imposta per le assunzioni nel sud


E’ stato trovato l’accordo in commissione Bilancio del Senato sul credito d’imposta per l’occupazione nel Sud, ciò a seguito di un emendamento al Disegno di Legge Finanziaria 2008.


Come rilevato (da Nicoletta Cottone in Il Sole 24 Ore.com del 01.11.2007) ai datori di lavoro, che nel 2008 incrementano il numero di lavoratori dipendenti con contratti a tempo indeterminato assumendo lavoratori nelle regioni del Mezzogiorno (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise), sarà concesso per il 2008, 2009 e 2010 un credito di imposta pari a 333 euro al mese per ciascun lavoratore assunto.


Per l’assunzione di lavoratrici il credito d’imposta sale a quota 416 euro al mese, misura che dovrebbe incrementare la crescita nel Mezzogiorno, in particolare per l’occupazione delle donne.


Verrebbe ripristinato l’automatismo del credito d’imposta, garanzia dell’efficacia dell’incentivazione.


La neo misura dovrebbe portare a 40-50mila assunzioni.


In particolare, il credito d’imposta spetterà per ogni unità lavorativa che risulta dalla differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupato nel periodo tra il 10.01.2007 e il 31.12.2007.


In caso di assunzione con contratto a tempo parziale il credito d’imposta spetterà in proporzione alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale.


Per il datore di lavoro, che assume tale qualifica dal 01.01.2008, ogni dipendente assunto costituirà incremento della base occupazionale.


Decadenza del credito d’imposta


Vengono prevista anche tre cause di decadenza.


Il diritto al credito d’imposta decade:


– se su base annuale il numero complessivo dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e determinato, compresi i lavoratori con contratti di lavoro di contenuto formativo, risulterà inferiore o pari al numero complessivo dei lavoratori dipendenti mediamente occupati nel periodo compreso tra il 01.01.2007 e il 31 dicembre 2007;


– se i posti di lavoro creati non verranno conservati per un periodo minimo di 3 anni, che scende a 2 anni nel caso di piccole e medie imprese;


– se verranno accertate in modo definitivo violazioni non formali alla normativa fiscale e contributiva in materia di lavoro dipendente, per le quali verranno irrogate sanzioni di almeno 5mila euro, o per violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori commesse nel periodo di vigenza del neo articolo (69-bis), inserito nel testo della Finanziaria per il 2008, o qualora fossero emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.


 


 


2) Intermediario: Ravvedimento per omessa o tardiva trasmissione telematica delle dichiarazioni


In caso di tardiva od omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni, l’intermediario abilitato è soggetto all’applicazione di una sanzione amministrativa da  € 516,00 a  € 5.164,00 (ciò ai sensi dell’art. 7-bis del D.Lgs. n. 241/1997). E’, però, adesso possibile accedere alla disciplina del ravvedimento operoso.


Alle sanzioni amministrative per le suddette violazioni era stata, in passato, negata la natura di sanzioni tributarie


Ravvedimento operoso


Alla luce della nuova qualificazione giuridica di tali violazioni, l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 52 del 27.09.2007 ha, tra l’altro chiarito le modalità di applicazione del ravvedimento operoso nei casi di:


– Rilascio infedele del visto di conformità, dell’asseverazione e della certificazione tributaria;


– tardiva od omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni da parte dei soggetti incaricati;


– violazioni commesse dai sostituti d’imposta nell’attività di assistenza fiscale.


Ai fini del ravvedimento operoso per il rilascio infedele del visto di conformità, dell’asseverazione e della certificazione tributaria occorre:


– l’invio, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale la violazione è stata commessa, di una comunicazione recante i dati identificativi del contribuente, il tipo ed il numero di protocollo telematico della dichiarazione ed i motivi per i quali l’autore della violazione intende ravvedersi;


– il versamento, contestuale, della sanzione prevista per ogni violazione, ridotta a 1/5 del minimo (pari, quindi, a € 51,60 euro per il visto di conformità e per l’asseverazione infedele ed a  € 103,20 per la certificazione tributaria infedele).


Ravvedimento per la tardiva od omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni da parte dei soggetti incaricati


Inoltre, gli intermediari che non hanno trasmesso le dichiarazioni, per le quali hanno, invece, hanno assunto l’impegno, per potere accedere alla procedura del ravvedimento operoso devono:


– effettuare l’invio telematico della dichiarazione entro 90 giorni dal termine;


– versare, contestualmente, la sanzione per la propria condotta omissiva ridotta ad 1/8 del minimo, quindi pari a  € 64,00.


Altresì, l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6 del 25.01.2002 ha precisato che:


Il semplice impegno a trasmettere la dichiarazione di cui all’art. 3, comma 6, del D.P.R. n. 322/1998 non esclude la responsabilità del contribuente nel caso di mancata presentazione all’Agenzia delle Entrate nei termini previsti dalla legge.


Il contribuente deve acquisire dall’intermediario la dichiarazione redatta in originale su modello cartaceo conforme a quello approvato dalla Agenzia delle Entrate, nonché copia della comunicazione dell’Agenzia stessa attestante l’avvenuta ricezione dei  dati entro trenta giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.


Resta ferma la distinta responsabilità del soggetto incaricato della trasmissione telematica.


Ravvedimento per le violazioni commesse dai sostituti nell’attività di assistenza fiscale


Le violazioni degli obblighi, per l’inosservanza delle disposizioni che disciplinano l’attività di assistenza fiscale prestata dai sostituti d’imposta, possono essere sanate attraverso:


– La rimozione dell’errore o dell’omissione, ove ciò sia ancora possibile;


– il versamento della sanzione minima ( € 258,00) ridotta ad un quinto (€ 51,60), nel termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione.


Concorso di violazioni


La circolare n. 52/2007 dell’Agenzia delle Entrate ha esaminato anche le ipotesi di concorso di violazioni dell’obbligo di trasmissione telematica delle dichiarazioni e di rilascio infedele del visto di conformità, dell’asseverazione e della certificazione tributaria.


Viene applicata un’unica sanzione pari a quella più grave aumentata sino al triplo.


Responsabilità solidale del centro di assistenza fiscale


Ai sensi dell’art. 39, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 241/1997, il Centro di assistenza fiscale per il quale abbia operato il trasgressore è obbligato solidalmente con il trasgressore stesso al pagamento di una somma pari alla sanzione irrogata.


A tal riguardo, la circolare n. 52/2007 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:


Il soggetto cui applicare la sanzione prevista è esclusivamente il responsabile dell’assistenza fiscale dei centri, che, dunque, risponde delle violazioni commesse in solido con il centro.


 


 


3) Contenzioso imposta di pubblicità: Non è ammessa, nel processo tributario, la delega al dirigente del comune per stare in giudizio


La disposizione di cui al co. 3 dell’art. 11 del D.Lgs. n. 546/1992 (sostituito dall’art. 3 bis della L. n. 88/2005) prevede che “l’ente locale nei cui confronti é proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi”.


Ciò ha introdotto un’eccezione alla regola che impone alle parti di dotarsi dell’assistenza tecnica di un professionista abilitato, attribuendo la funzione difensiva al dirigente dell’ufficio tributi anziché a un legale.


Ora tale potere rappresentativo non può essere riconosciuto al dirigente del servizio AA.PP. del Comune di Roma, considerato il carattere di specialità della citata norma di riferimento che ne impone una stretta interpretazione.


Pertanto, l’appello proposto è stato dichiarato inammissibile per tale motivazione.


(Comm.Trib. Reg. Lazio, Sezione XXIX, Sentenza n. 94 del 16.10.2007)


 


 


4) Società di persone: Se il contratto sociale non stabilisce nulla, la morte del socio determina lo scioglimento immediato del vincolo societario


Se il contratto sociale non stabilisce nulla, la morte del socio determina sia lo scioglimento immediato del vincolo societario relativo al socio deceduto sia il diritto degli eredi alla liquidazione della quota del loro familiare (socio estinto).


Pertanto, nella fase di predisposizione dell’atto sociale possono anche non essere contenuti taluni particolari, poiché, comunque, i diritti dei propri eredi non si estinguono con la morte del titolare della quota sociale.


E’ quanto si evince, tra le altre cose, nella vasta circolare n. 81 del mese di ottobre 2007 della Fondazione Aristeia del C.N.D.C., incentrata sulla disciplina legale e sulle clausole del contratto sociale in tema di morte del socio.


Il citato documento ha esaminato la disciplina legale in materia di morte del socio, illustrandone sia il dato normativo sia le correlate problematiche interpretative.


Poi, la medesima circolare ha individuato l’ambito e i limiti di derogabilità ammessi dalle norme di diritto, esaminando le clausole più ricorrenti negli statuti delle società di persone e offrendone, altresì, alcuni esempi.


La disciplina legale in tema di morte del socio


La disciplina legale dell’evento morte di un socio di società semplice, di società in nome collettivo, nonché del socio accomandatario di società in accomandita semplice è contenuta in un’unica norma del codice civile l’art. 2284 del C.c., il quale stabilisce che, eccettuata una diversa disposizione del contratto sociale, “in caso di morte di uno dei soci, gli altri devono liquidare la quota agli eredi”.


Accanto a ciò, la norma prevede che i soci superstiti possono decidere di “sciogliere la società” oppure di “continuarla con gli eredi stessi”, se questi vi acconsentono.
In particolare, se nulla stabilisce il contratto sociale, la morte del socio determina:
– Lo scioglimento immediato del vincolo societario relativo al socio deceduto;
– il diritto degli eredi alla liquidazione della quota del loro dante causa;


– la continuazione della società tra i soci superstiti.


In alternativa, ai soci superstiti è concessa la facoltà di scegliere tra sciogliere la società oppure continuare la società con gli eredi (ma in questo caso è necessario anche il loro consenso).
I soci possono derogare alla regola suppletiva di continuazione della società tra i soci superstiti:
– Prima della morte del socio, al momento della stipula del contratto sociale o nel corso della società, concordando e inserendo apposite clausole dirette a stabilire quale sarà l’effetto dell’evento morte del socio;


– dopo la morte del socio, decidendo lo scioglimento anticipato della società (con decisione unanime dei soci superstiti e senza che gli eredi possano opporvisi) o pattuendo insieme agli eredi di continuare la società.


Lo scioglimento anticipato della società


Nel caso in cui i soci superstiti preferiscano sciogliere la società, la decisione deve essere adottata con il consenso unanime dei soci superstiti.


 


(A cura di Vincenzo D’Andò)


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