LE VERIFICHE FISCALI – XXII PARTE


Premessa


Già in passato avevamo avuto modo di dedicare alcune puntate della rassegna all’aspetto/problema “motivazione” degli atti di accertamento (si veda la prima, seconda e terza puntata speciale dedicata).


Come si ricorderà, numerose sentenze della suprema corte hanno avuto modo di ribadire la duplice finalità della motivazione: quella di evidenziare l’iter logico giuridico seguito nella formazione dell’atto e quello di consentire al contribuente destinatario di poter efficacemente contestare la pretesa tributaria.


Vista la frequenza di sentenze che riguardano questo argomento, e l’utilità che esse possono rivestire nell’ambito dei ricorsi (basti pensare che la carenza di motivazione dà luogo all’annullabilità dell’atto emesso dal Fisco, a prescindere da ulteriori considerazioni nel merito), ritengo utile illustrare le più recenti pronunzie giurisprudenziali nel frattempo emesse dai diversi gradi di giurisdizione tributaria.


 


 


Gli effetti dello Statuto del contribuente nelle motivazioni degli atti


La disposizione di cui all’art. 12, comma 2, della L. n. 212 del 2000 stabilisce, da un lato, un preciso obbligo motivazionale in capo all’Amministrazione finanziaria che deve rendere edotto il contribuente sottoposto a verifica delle ragioni che ne giustificano l’esecuzione e, dall’altro, un limite alla discrezionalità nell’esercizio dell’attività di accertamento, la quale deve sempre partire da un impulso del quale siano note ed identificate le ragioni.


La declaratoria di illegittimità dell’avviso di accertamento emesso sulla base delle risultanze di un processo verbale di verifica o di constatazione redatti in violazione dell’art. 12, comma 2, dello Statuto del contribuente, rende inutilizzabili gli elementi probatori raccolti dai verificatori.


(CTP Treviso, Sentenza n. 67/2007)


 


Insufficiente la prova data dalla stima dell’UTE


L’accertamento di valore basato esclusivamente sulla stima dell’Ufficio tecnico erariale non consente di ritenere l’atto adeguatamente motivato; l’Ufficio deve necessariamente fornire la precisa indicazione dei trasferimenti che abbiano avuto per oggetto cessioni similari, ovvero indicare i precisi elementi di valutazione utilizzati.


(CTR Lazio, Sentenza n. 40/XXVI/07)


 


I criteri validi per l’accertamento di maggior valore di un immobile


L’avviso dell’accertamento di maggior valore di un immobile oggetto di imposta sui trasferimenti (nella specie Invim) è congruamente motivato con la mera enunciazione del criterio normativo astratto (ad esempio, le valutazioni dello stesso immobile, il confronto con altri beni simili, la capitalizzazione o altri criteri “residuali” di valutazione) in base al quale viene determinato il maggior valore. In giudizio, tuttavia, l’Ufficio dovrà provare l’esattezza del calcolo effettuato, anche tramite l’esibizione di confacenti bollettini dei prezzi medi praticati sul mercato immobiliare.


(Cassazione, Sentenza n. 24086/06)


 


Le condizioni di validità della motivazione per relationem


In tema di Iva, l’accertamento motivato per relationem mediante rinvio a verbali ispettivi redatti nei confronti di altri soggetti diversi dal contribuente, è legittimo ove risulti che quest’ultimo era a conoscenza degli elementi raccolti.


(Cassazione, Sentenza n. 3016/07)


 


Illegittimità degli accertamenti su redditi di lavoro


In tema di accertamento del reddito di lavoro dipendente, nell’avviso di accertamento con il quale si contesti l’omessa dichiarazione di maggiori importi di danaro corrisposti dal datore di lavoro, l’ufficio, ai sensi dell’art. 42 del D.P.R. n. 600 del 1973, non può limitarsi a qualificare la somma stessa come “emolumenti”, senza ulteriori specificazioni, ma deve specificare, negli esatti termini, la categoria reddituale di appartenenza delle somme e dei valori che si intendono recuperare a tassazione. È, pertanto, tenuto ad indicare, nell’ambito dei “presupposti di fatto” e delle “ragioni giuridiche” della pretesa avanzata, quello che costituisce, secondo l’ufficio, il “titolo”, la “causale” dell’erogazione in questione, ponendo così il contribuente, in ossequio ai principi di informazione e collaborazione, in condizione di valutare, con pienezza di cognizione, la fondatezza della pretesa fiscale e di contestare in sede giudiziaria l’an ed il quantum debeatur.


(Cassazione, Sentenza n. 1905/07)


 


Ancora sulla motivazione degli accertamenti


L’accertamento è valido solo se adeguatamente motivato. Infatti è nullo l’avviso per il recupero dell’Irpef, contenente soltanto l’indicazione di alcuni assegni percepiti fuori busta dal contribuente e dei quali si sospetta un compenso non tassato. In altri termini, l’ufficio delle imposte deve indicare a che titolo sono stati emessi dall’azienda.


(Cassazione, Sentenza n. 24067/06)


 


Quando è valido il criterio astratto di accertamento


In tema di imposta di registro, l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica del valore dichiarato mira a delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa e altresì a consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa.


Pertanto, al giudice tributario è consentito acquisire una stima UTE quando tale acquisizione non sopperisca al mancato assolvimento dell’onere probatorio che grava sull’ufficio, ma abbia il solo scopo di soccorrere il giudice in presenza di stime discordanti avanzate dalle parti.


(Cassazione, Sentenza n. 23661/06)


 


I dati degli studi di settore sono da allegare all’atto


L’Ufficio che nella motivazione di avviso di accertamento richiami per relationem il prospetto contenente i dati contabili ed extra-contabili utilizzati per la determinazione dei maggiori ricavi da studi di settore, ha l’obbligo di allegare questo documento all’atto impositivo.


Con distinti avvisi di accertamento, l’Ufficio rettificava il reddito dichiarato da una contribuente per gli anni 1999, 2000 e 2001, sulla base dei maggiori ricavi determinabili applicando lo studio SG37U e i dati contabili ed extra-contabili “riportati nell’allegato prospetto, che costituisce parte integrante dell’accertamento”. Avverso questi atti proponeva ricorso la contribuente, eccependo preliminarmente la violazione dell’art. 7 della legge 212/2000, poiché i prospetti riepilogativi richiamati in motivazione non erano stati allegati agli avvisi di accertamento.


(CTP Bari, Sentenza n. 283/XV/06)


 


Ancora sulla valenza della perizia UTE


L’avviso di accertamento motivato apoditticamente con l’affermazione secondo cui è stato “considerato il valore venale dell’immobile” oggetto di tassazione è valido. Ma l’Amministrazione deve provare in giudizio il fondamento del suo assunto, ed a tal fine non è sufficiente la produzione di una perizia UTE che contenga la mera descrizione dell’immobile e l’affermazione secondo cui “la stima è stata eseguita con criterio sintetico-comparativo, basato sul confronto con immobili similari di prezzo noto, nonché con altre stime”, senza alcuna specificazione circa il criterio in concreto prescelto per la valutazione e gli atti che avrebbero formato oggetto di “confronto”.

(CTP Lazio, Sentenza n. 138/XXIX/06)


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