Le collaboratrici sono tutelate in caso di gravidanza


Anche le lavoratrici a progetto o associate in partecipazione, accedono alla tutela previdenziale in caso di gravidanza. Pubblicato sulla G.U. n. 247 del 23 ottobre 2007 il decreto ministeriale del 12 luglio scorso.


 


E’ esteso alle lavoratrici autonome, iscritte alla Gestione separata INPS, durante la maternità l’obbligo all’astensione dall’attività lavorativa secondo le regole delle lavoratrici dipendenti, anche nelle ipotesi di interdizione anticipata previste dall’art. 17 del Dlgs n. 151/2001. La disciplina prevede il divieto di adibire le donne al lavoro, nei due mesi precedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi la data effettiva del parto. L’estensione del divieto, inteso in senso anticipato è previsto nelle seguenti ipotesi:


o       insorgenza di gravi complicanze della gravidanza o preesistenza di forme morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza (art. 17, comma 2, lett. a);


o       sussistenza di condizioni di lavoro e ambientali che siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino (art. 17, comma 2, lett. b);


o       impossibilità di spostare la lavoratrice ad altre mansioni, nel caso di svolgimento di lavori pericolosi, faticosi ed insalubri (art. 17, comma 2, lett. c);


o       adibizione a lavori ritenuti gravosi e pregiudizievoli, quali individuati con uno specifico decreto ministeriale, che comporta l’interdizione a partire dal terzo mese antecedente la data presunta del parto (art. 17, comma 1).


Per effetto di tale estensione, il congedo di maternità potrà avere una durata massima compresa tra l’inizio della gravidanza ed il compimento del settimo mese di vita del bambino. La procedura prevede la presentazione di un’apposita istanza, da parte  della lavoratrice, al Servizio Ispettivo della Direzione provinciale del lavoro nonché il rilascio della relativa autorizzazione da parte dell’Ufficio competente.


 


L’estensione del provvedimento: le regole


 


Abbiamo riepilogato le regole generali ora estese, nella medesima fattispecie, alle lavoratrici a progetto, alle lavoratrici associate in partecipazione, alle libere professioniste. Al riguardo il decreto opera una distinzione tra le categorie di lavoratrici:


per le libere professioniste, che prive di una Cassa di previdenza professionale sono obbligatoriamente iscritte all’Inps, il diritto di accesso all’indennità di maternità è subordinato all’astensione effettiva dall’attività lavorativa per un periodo pari al congedo ordinario di maternità (5 mesi complessivi), e l’estensione del congedo si applica solo nei casi di insorgenza di gravi complicanze della gravidanza o della preesistenza di forme morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza. Ai fini del riconoscimento dell’indennità, dovranno attestare attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto notorio l’effettiva astensione dal lavoro;


per le collaboratrici e categorie assimilate (intendendo per categorie assimilate le altre lavoratrici iscritte alla gestione separata ai sensi dell’art. 2, comma 26, della legge n. 335/ 1995, come per esempio co.co.co senza progetto, mini co.co.co ex articolo 61, comma 2, del Dlgs n. 276/2003, incaricati di vendite a domicilio), invece, i casi di estensione del divieto sopra esposti sono tutti ammessi. In più, per le lavoratrici a progetto è prevista una proroga del contratto per un periodo di 180 giorni del contratto stesso, in caso di astensione anticipata.


 


L’indennità


 


L’Inps si fa carico, per tutto il periodo di astensione, compreso quello di interdizione anticipata, del riconoscimento dell’indennità prevista da determinarsi secondo le modalità e termini previsti dal decreto ministeriale del 4 aprile 2002; il diritto è subordinato al versamento, nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile, di almeno tre mensilità di contribuzione calcolate in base alla nuova aliquota prevista dall’art. 7 del decreto, pari all’attuale 0,50% maggiorato dello 0,22%. Inoltre, sia il committente che il collaboratore dovranno produrre una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con cui attestino l’effettiva astensione dal lavoro. La misura giornaliera è pari all’80% di 1/365 del reddito di collaborazione ovvero professionale, utile ai fini contributivi, relativo ai 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.


 


Gli obblighi del committente


 


Il committente e l’associato in partecipazione non possono adibire le lavoratrici all’attività lavorativa durante il congedo di maternità, compresi gli eventuali periodi di interdizione anticipata, dovranno, eventualmente, prorogare di almeno 180 giorni (salvo aver previsto nel contratto individuale un termine più esteso) il contratto delle lavoratrici a progetto assenti per maternità, e dovranno, con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, certificare l’effettiva astensione dal lavoro della propria collaboratrice. Per quanto attiene l’onere contributivo, questo si incrementa dell’aliquota aggiuntiva dello 0,22% destinata al finanziamento delle prestazioni previdenziali del collaboratore diverse dalla pensione.


 


10 Novembre 2007


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