Forse è finito il periodo di “common law” all’italiana: un plauso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 12 novembre 2007

Con la sentenza n. 23031 depositata lo scorso 2 novembre, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno finalmente sancito un principio incontrovertibile e irrinunciabile in uno stato di diritto quale era e si spera torni ad essere l’Italia.

 

Il principio costituzionale della riserva di legge è stato riaffermato in maniera forte e decisa dalla  Suprema Corte.

 

Le “interpretazioni” legislative dell’Agenzia delle Entrate non sono più un vincolo per i dipendenti gerarchicamente subordinati dell’Agenzia stessa e, soprattutto, viene ribadito (se ce ne fosse bisogno) che nessuno è tenuto ad applicarle se in contrasto con norme di legge; questo anche se le interpretazioni sono  favorevoli al contribuente, perché adesso l’ufficio le può giustamente disattendere applicando la norma nella sua interpretazione (letterale o analogica che sia) e solo al giudice tributario spetta dirimere le controversie tra contribuente e ufficio interpretando definitivamente la norma fino all’ultimo grado di giudizio. Anche la stessa amministrazione centrale (secondo la Corte) può disattendere se stessa, modificando precedenti interpretazioni ed in questo caso occorre stare molto attenti a come ci si comporta, perché seguire pedissequamente un’interpretazione dell’Agenzia in contrasto con la norma, non mette al riparo il contribuente da sanzioni e non lo tutela nemmeno sotto il profilo del legittimo affidamento.

 

Negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, abbiamo assistito ad una legislazione fiscale farraginosa e carente sul piano normativo, le cui lacune venivano puntualmente colmate da circolari interpretative dell’Agenzia Entrate talvolta condivisibili, talaltra assolutamente aberranti e in palese contrasto con la seppur carente norma di legge (per tacer dei comunicati-legge!!)

 

Vede forse la fine, quindi, questo “costume” di stampo un po’ anglosassone vecchia maniera, ma decisamente abnorme in uno stato di diritto dove la cultura giuridica si è formata con il diritto romano e non con le consuetudini tanto care alla cultura anglofona, ma che hanno una valenza solo marginale e residuale nel nostro regime giuridico e in quello della Comunità Europea.

 

12 novembre 2007