A Equitalia la competenza a decidere sulla dilazione di pagamento di somme iscritte a ruolo


De iure condendo


L’istituto della dilazione di somme iscritte a ruolo è disciplinato dall’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973. Il beneficio è accordato, de iure condito, su valutazione discrezionale dell’ufficio che ha emesso il ruolo, effettuata sulla base di precisi elementi forniti dal contribuente in apposita istanza in carta da bollo e tale discrezionalità si estende anche alla quantificazione del numero delle rate che, comunque, deve essere congruo rispetto alle condizioni patrimoniali rappresentate.


De iure condendo (sulla base delle notizie pervenute recentemente dagli organi di stampa),  l’affidamento ad Equitalia  si ispira:


a) All’esigenza di uniformità nell’applicazione dell’istituto poiché attualmente i vari enti impositivi coinvolti (Agenzia delle Entrate, Inps, Comune) seguono regole diverse; infatti, per le entrate tributarie dello Stato (es. ruoli emessi dall’Agenzia delle Entrate) l’interesse è pari al 4% annuo; per le entrate tributarie diverse da quelle dello Stato (es. enti locali) e per quelle non tributarie (es. enti previdenziali), l’ammontare degli interessi può essere accertato presso l’ente creditore. Gli interessi sono  comunque ripartiti per il numero delle rate concesse e incassati contestualmente alle stesse;


b) all’opportunità di aumentare da 60 mesi a 120 mesi le rateizzazioni;


c) all’opportunità di abolire l’obbligo per il contribuente di dotarsi di fideiussione quando l’importo di cui è creditrice l’ente impositore è superiore a 25.822,84 euro,


d) alla constatazione, nella prassi operativa, che per l’impresa in difficoltà economica (con problemi di liquidità) è difficile ottenere dall’istituto bancario la prescritta e vigente  fideiussione  (bancaria o assicurativa);


e) alla constatazione che gli agenti della riscossione hanno una conoscenza più completa e veritiera della situazione finanziaria del debitore e sono gli interlocutori più immediati  del debitore nell’ambito dei pagamenti effettuati;


f) alla constatazione che l’agente della riscossione  è un soggetto idoneo sia alla  comparazione tra gli interessi pubblici e quelli privati di cui sono portatori i contribuenti, sia ad assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa in tema di rateizzazione.


De iure condito


De iure condito la rateazione di importi superiori a lire 50.000.000/euro 25.823,00 è comunque subordinata alla prestazione di idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria. L’istanza di rateazione deve essere presentata, a pena di decadenza, prima dell’inizio della procedura esecutiva. L’irreperibilità del debitore, quale atto conclusivo della procedura esecutiva mobiliare, non impedisce la presentazione da parte di questi di una richiesta di dilazione di pagamento (risoluzione n. 2/E dell’11 gennaio 2007 dell’ Agenzia delle entrate). Con la circolare n. 52 del 1 ottobre 2003 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la richiesta di rateazione delle somme iscritte a ruolo, nell’ipotesi di iscrizione di ipoteca o di fermo di beni mobili registrati, può essere accolta dall’ufficio a condizione che siano preventivamente rimborsate le spese dovute al concessionario per le attività svolte. L’esistenza del fermo non è ostativa alla concessione di rateazioni/dilazioni di pagamento da parte dell’ente creditore, che potrà però richiederle garanzie alternative (polizza fideiussoria o fideiussione bancaria).


Presupposti e condizioni per beneficiare della nuova formulazione dell’art. 19 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, sono:


– La situazione di obiettiva e temporanea difficoltà del contribuente;


– l’assenza di procedure esecutive;


– la presentazione di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per gli importi iscritti a ruolo superiori a 50 milioni di lire (pari a 25.823,00 euro).   


La temporanea situazione di obiettiva difficoltà presuppone che il contribuente, seppure impossibilitato a corrispondere l’obbligazione tributaria iscritta a ruolo in unica soluzione, sia in grado, comunque, per le proprie condizioni patrimoniali, di assolvere ratealmente il debito tributario; in buona sostanza, la particolare situazione economica non deve essere così grave da compromettere, per il futuro, il soddisfacimento rateale del carico iscritto a ruolo.


Il contribuente deve dimostrare di trovarsi in una situazione temporanea d’obiettiva difficoltà che non gli consente di pagare il debito iscritto a ruolo alla scadenza unica o nelle rate previste dalla cartella, ma di essere in grado di pagare il debito ripartito in più rate.


La prova dell’esistenza della temporanea situazione di obiettiva difficoltà spetta, comunque, al contribuente che deve esattamente delinearla e, se del caso, documentarla, nell’istanza rivolta all’ufficio.


L’ufficio ha il compito di verificare le argomentazioni e gli elementi forniti dal contribuente, sulla base degli atti e delle notizie in proprio possesso.


L’istituto de quo è espressione d’attività discrezionale nell’an (l’ufficio competente ha la facoltà e non l’obbligo di concedere il beneficio; l’ufficio può richiedere la garanzia fideiussoria anche alla presenza di importi inferiori a L. 50 milioni), nel quantum (l’ufficio può determinare il numero delle rate da concedere fino ad un massimo di 60 rate, oppure di 48 rate, nell’ipotesi della previa annuale sospensione della riscossione).


L’ufficio deve comparare o ponderare l’interesse pubblico all’esazione del tributo, ovvero l’interesse erariale al soddisfacimento del credito con l’interesse del contribuente, caduto in una situazione di obiettiva difficoltà (si pensi alla sussistenza di condizioni economiche disagiate del richiedente), a ripartire il carico iscritto a ruolo in un numero di rate congruo rispetto alle sue condizioni patrimoniali.


L’ufficio deve appurare, sulla base di idonea documentazione fornita dal richiedente (esempio: relazioni tecniche, dichiarazione dei redditi del richiedente, documentazione attestante le condizioni familiari e di salute del contribuente, certificato d’iscrizione nelle liste di collocamento o mobilità, attestazioni bancarie riportanti una situazione debitoria dell’impresa tale da rendere impossibile l’utilizzo di altri crediti bancari eccetera) che l’interesse pubblico concreto (si pensi alla necessità di mantenere i livelli occupazionali e di assicurare il proseguimento delle attività produttive) richiede di ripartire il carico tributario iscritto a ruolo o di sospendere la riscossione per un anno.


L’indagine dell’ufficio deve essere finalizzata ad accertare che il contribuente non versi in una situazione di grave difficoltà tale da rendere impossibile per l’avvenire, l’assolvimento rateale del carico tributario iscritto a ruolo.


Spetta all’istante dimostrare che la difficoltà di pagare il debito iscritto a ruolo in un’unica soluzione è solo temporanea, fermo restando che qualora il debitore non paghi di seguito due rate si può riattivare la procedura esecutiva.


Spetta al contribuente dimostrare la necessità di portare a termine, durante il periodo annuale di sospensione, pagamenti diversi da quello concernente il carico tributario iscritto a ruolo.


Spetta al contribuente dimostrare di non essere in grado di sopportare neppure per un periodo di un anno il pagamento rateale in ragione della rilevante esposizione debitoria, ma di essere solvibile dopo la sospensione annuale.


Il beneficio in parola può essere concesso solo per richiesta dell’interessato il quale, peraltro, può provvedere al pagamento in unica soluzione dopo aver ottenuto il beneficio. Il mancato pagamento della prima rata o di due rate successive comporta la decadenza dal beneficio, con conseguente riscossione in unica soluzione dell’intero importo dovuto. Il debito residuo, inoltre, non può più essere rateizzato.


E’ configurabile un termine legale per proporre la richiesta di rateazione; infatti, il comma 2 dell’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973 prevede, come causa ostativa alla concessione del beneficio, l’inizio della procedura esecutiva; pertanto, solo con l’atto di pignoramento si verifica la decadenza del contribuente dalla possibilità di accedere al beneficio de quo. Il diniego di dilazione è sindacabile dal giudice amministrativo per vizi di legittimità e non assurge a diniego di agevolazione, ex art. 19, comma 1, lettera h), del D.lg. n. 546/1992, impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria Trattasi di un provvedimento negativo discrezionale rispetto al quale la posizione sostanziale del richiedente è di interesse legittimo. Per gli atti diversi da quelli contemplati dall’art. 19 del D.lg. n. 546/1992 il sistema di tutela giurisdizionale si diversifica in funzione della natura dell’atto e della situazione soggettiva lesa; se viene in contestazione l’uso legittimo del potere, ossia l’esercizio di un potere discrezionale e non l’esistenza del potere stesso, è configurabile la giurisdizione del giudice amministrativa.


Il provvedimento di accoglimento  o  di  rigetto  emesso  dagli uffici finanziari, per effetto del D.M. 19 ottobre 1994, n. 678,  deve essere emanato entro trenta giorni dal ricevimento della stessa  istanza e ritualmente notificato al contribuente nelle forme ordinarie previste dalla legge.


Per quanto concerne la formazione del silenzio-rifiuto a seguito dell’istanza di dilazione occorre aver riguardo al D.M. n. 678/1994.


Trattandosi di provvedimento  amministrativo  discrezionale,  ai  sensi dell’art. 3 della L. n. 241/1990 e come ribadito dall’art. 6 della L. 27 luglio 2000, n. 212, deve  obbligatoriamente  contenere  una motivazione che renda edotto il  contribuente  sugli  elementi considerati dall’ufficio e sulle determinazioni assunte, sia in caso di  accoglimento che – a maggior ragione – di rigetto dell’istanza, indicando con  chiarezza i presupposti di fatto e le motivazioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione; analogamente, gli uffici dell’Agenzia  sono tenuti a motivare l’articolazione del piano di dilazione.


Il compito di concedere la dilazione in parola resta d’appannaggio dell’ufficio ed è rimesso al senso di responsabilità del funzionario del fisco, che può essere denunciato al giudice penale per eventi penalmente rilevanti o per responsabilità amministrativa  alla Corte dei Conti.


Resta salva l’azione di risarcimento del danno ex articolo 2043 del cc innanzi al GO   per i danni cagionati al contribuente dall’‘inerzia dell’ufficio.


E’ possibile segnalare al Garante del contribuente la disfunzione del ritardo insostenibile dell’ufficio in ordine all’istanza di dilazione che mette a rischio il corretto rapporto tra fisco e contribuente. Il Garante, al tal riguardo, può svolgere una funzione di pressing sull’ufficio inerte rivolgendo a quest’ultimo richiesta di chiarimenti. L’ufficio interessato deve rispondere entro 30 giorni (termine ordinatorio). Esiste l’obbligo del garante di denunciare al, l’autorità giudiziaria i reati commessi. Non si può escludere la possibilità del garante di segnalare al procuratore della Corte dei Conti i fatti costituenti danni erariali. Il garante non può emettere l’atto di concessione della dilazione in sostituzione dell’ufficio.                            


È bene ricordare che l’istanza di dilazione non sospende la riscossione. Pertanto, tenuto conto che non sono prese in considerazione le richieste di rateazione presentate dopo l’inizio della procedura esecutiva, è nell’interesse del contribuente procedere alla tempestiva presentazione della stessa.


Angelo Buscema


22 Novembre 2007


 


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ALLEGATO:


 


ALL’UFFICIO LOCALE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE DI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


OGGETTO: RICHIESTA DI RATEAZIONE, ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973.


Il/la sottoscritt . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . nato/a . . . . . . . . . . . . . il . . . . . . . . . . . . . . . . codice fiscale . . . . . . . . . . . . . .


residente a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . via . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. . . . . . . . . . . . . . cap. . . . . . . . . . . . . . .


• CHIEDE LA MASSIMA RATEAZIONE


oppure


• CHIEDE LA RATEAZIONE IN NUMERO . . . RATE


delle somme iscritte a ruolo, di cui alla/e cartella/e di pagamento n. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


notificata/e il . . . . . . . . . . . . . per l’importo di euro . . . . . . . . . . . . . .


Il provvedimento viene richiesto in quanto attualmente le condizioni di reddito non consentono il pagamento delle somme richieste in unica soluzione.


In particolare fa presente che:


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Si allegano copie della/e cartella/e e la documentazione comprovante lo stato di momentanea difficoltà.


 


Luogo e data . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Firma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


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