Società partecipate dagli enti locali: alcune riflessioni


La circolare 13 luglio 2007 del dipartimento degli affari regionali e locali sull’applicazione dei commi 725 e seguenti dell’articolo unico della legge finanziaria 2007, ha tra l’altro fornito alcuni importanti chiarimenti in merito alla sussistenza delle cause ostative alla nomina degli amministratori presso le società pubbliche.


Il comma 734 dispone che non può essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia chiuso in perdita tre esercizi consecutivi.


La circolare fornisce, al riguardo, una definizione del concetto di perdita, che può assumere una connotazione diversa, in relazione al tipo di contabilità utilizzata dall’ente: infatti, per le società di capitali, anche con partecipazione pubblica, cui si applica la contabilità privatistica, la perdita d’esercizio è determinata dalla prevalenza dei costi sui ricavi (risultato negativo del conto economico), mentre in caso di utilizzo della contabilità finanziaria, tipica della maggior parte degli enti pubblici, la perdita d’esercizio corrisponde al disavanzo di competenza non coperto da un sufficiente avanzo di amministrazione.


Con riguardo agli esercizi precedenti l’entrata in vigore della norma, la circolare chiarisce che deve considerarsi rilevante non qualunque perdita oggettivamente come tale, ma soltanto la perdita che riflette un risultato economico negativo rispetto al concreto e specifico contesto economico-finanziario nel quale si è determinata. Infatti, in questi casi, la perdita d’esercizio “non può prescindere da una valutazione che tenga conto anche delle aspettative di ritorno degli investimenti programmati, per come precisate nei documenti di pianificazione delle relative attività di gestione”.


In sostanza, possono verificarsi due fattispecie:


a) se la perdita risulta conforme alla programmazione gestoria, è da escludersi l’applicazione del divieto sancito dal comma 734;


b) in caso contrario, gli amministratori conseguono un giudizio negativo sotto il profilo della professionalità, che, se protratto per tre esercizi consecutivi, determina il divieto di conferire ulteriori incarichi di gestione.


Su questi aspetti, la circolare escluda l’applicazione del divieto in tutti quei casi in cui l’amministratore sia subentrato in una gestione già deficitaria e l’abbia migliorata, mentre, qualora nel corso dell’esercizio sopravvenga un onere imprevisto non dipendente da scelte gestionali stabilite dall’organo amministrativo, viene prevista che la relativa posta passiva possa essere ripartita su più esercizi, esclusivamente ai fini dell’applicabilità della norma.


 


Adeguamento tetti compensi


Per quanto attiene al tetto ai compensi, il carattere imperativo delle norme impone, in assenza di disposizioni di segno contrario, la loro immediata applicabilità a far data dal 1° gennaio 2007 e, conseguentemente, l’automatica limitazione dei compensi degli amministratori in carica che eccedessero l’importo massimo consentito.


I compensi eventualmente eccedenti i limiti massimi di legge dovranno immediatamente esser ricondotti entro il massimale di legge, senza alcun bisogno di atti assembleari autorizzatori, essendo sufficiente un mero atto ricognitorio del CdA, sulla scorta della norma imperativa.


Infatti, la delibera che ha stabilito compensi non più conformi sarebbe, infatti, divenuta illegittima per sopravvenuta incompatibilità con una norma imperativa.


Nel caso in cui, gli amministratori non provvedessero all’immediata convocazione del consiglio (ovvero dell’assemblea, in caso di modifica dello statuto) per adottare i necessari atti riguardanti i massimali dei compensi loro attribuiti, dovrà intervenire il Collegio Sindacale della società, nell’ambito dei poteri di controllo e dei doveri connessi alla loro carica, così come previsto dal vigente art. 2403 del codice civile.


L’ente locale-socio della partecipata è chiamato ad effettuare una verifica sull’ammontare dei compensi attribuiti ai membri del cda e se le indennità sono al di sopra del massimale consentito, deve sollecitare gli amministratori a provvedere all’adeguamento, facendo adottare i necessari provvedimenti.


Se gli amministratori non provvedono, l’ente locale-socio, attraverso il proprio rappresentante legale (sindaco, se comune, o presidente, se provincia) potrà:


1) denunziare la circostanza al Collegio sindacale (art. 2408 c.c.), per l’eventuale in funzione dell’eventuale successiva convocazione assembleare su istanza dello stesso collegio;


2)    presentare denuncia al Tribunale, ai sensi dell’art. 2409 c.c..


Come ricorda anche la circolare, le disposizioni relative al contenimento dei compensi degli amministratori di società partecipate sono entrate in vigore il 1 gennaio 2007; pertanto le società dovranno recuperare le somme erogate in eccesso rispetto ai massimali consentiti.


 


Adeguamento degli statuti societari e dei patti parasociali


L’adeguamento degli statuti (e degli eventuali patti parasociali) delle società dovrà avvenire entro tre mesi dall’entrata in vigore del DPCM 26 giugno 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 2007.


 


– Effetti della norma sui consigli in carica


Si possono verificare due situazioni:


1) cda nominato nel numero massimo, cosi come previsto dallo statuto, ora non più conforme al comma 729 della legge finanziaria 2007;


2) cda nominato in numero inferiore rispetto al massimo consentito dallo statuto, ma comunque rientrante nei limiti di legge.


Nel primo caso, sarà necessario adeguare, entro il 7 novembre 2007, lo statuto (e gli eventuali accordi parasociali). In difetto, si verifica la decadenza ex lege dell’intero consiglio. I consiglieri continueranno ad operare in regime di prorogatio civilistica, ex art. 2386 c.c.


Nel secondo caso, si ritiene che i consiglieri possono portare a termine il proprio mandato, senza necessità di adeguare lo statuto. Infatti la ratio della norma (riduzione dei costi del cda) è pienamente rispettata.


 


Matteo Esposito


 


8 Ottobre 2007


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