Meno Ici dal prossimo anno


IL DISEGNO DI LEGGE

 

Lo schema di legge della nuova finanziaria, all’articolo 2, prevede una riduzione dell’Imposta comunale sugli immobili per le unità utilizzate come abitazioni principali dai soggetti passivi dell’imposta.

La disposizione consente di detrarre dall’ICI dovuta un ulteriore importo pari all’1,33 per mille della base imponibile. Pertanto, ai fini del calcolo della riduzione, è necessario:

 

  • applicare alla base imponibile, determinata ai sensi degli articoli 5 e 8 del Decreto legislativo n. 504/1992, l’aliquota stabilita dal comune per l’abitazione principale;
  • sottrarre la detrazione già in vigore per l’abitazione principale rapportandola al periodo dell’anno in cui permane tale condizione;
  • calcolare 1,33 per mille della base imponibile;
  • sottrarre dall’imposta dovuta la nuova detrazione.     

La riduzione spetta, entro un importo massimo di 200,00 euro (da rapportare al periodo in cui l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale) ai contribuenti con un reddito complessivo, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, non superiore a 50.000,00 euro.

Se l’unità immobiliare costituisce la dimora abituale di più persone la detrazione deve essere ripartita tra queste in proporzione alla percentuale di utilizzo come abitazione principale, sempre che siano soggetti passivi dell’ICI. La riduzione opera fino alla concorrenza dell’imposta dovuta e in caso di incapienza la parte eccedente si perde.

 

I minori introiti derivanti ai comuni dalla nuova disposizione, calcolati in 823 milioni di euro,  saranno rimborsati dallo Stato alle  scadenze di giugno e dicembre previste per il versamento dell’imposta. Alla prima scadenza il rimborso sarà effettuato sulla base dei dati statistici disponibili. I rimborsi avverranno sulla base di disposizioni stabilite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministeri dell’interno e degli affari regionali e delle autonomie locali, sentita la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali.  

 

La nuova detrazione prevista nel disegno di legge non può che far piacere. Tuttavia è evidente come la complessità dei calcoli per determinarla aumenti notevolmente i rischi di errori per i contribuenti.

 

LE OBIEZIONI DEI COMUNI

 

Sul nuovo meccanismo di riduzione dell’ICI i Comuni hanno già manifestato ufficialmente il loro dissenso. Infatti  lo scorso 8 ottobre, nell’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stato presentato un documento da parte dell’ANCI (associazione dei comuni italiani) in cui, tra l’altro, a proposito dell’ICI, espongono le seguenti ragioni.

 

La pressione fiscale sugli immobili, nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, è di gran lunga superiore a quella dell’Imposta locale sugli immobili in Italia.

Il disegno di legge sulla riduzione dell’imposta va in senso contrario ai principi di federalismo fiscale indicati nella legge delega ancora all’esame del Parlamento. Pertanto è quanto meno contraddittorio che lo Stato da un canto decentri ai Comuni la gestione diretta del catasto e dall’altro si occupi dell’imposta tipica sugli immobili, sottraendola di fatto alla competenza dei Comuni.

E’ di tutta evidenza, prosegue il documento dell’ANCI, che una efficace azione di contrasto all’evasione fiscale nel campo immobiliare non può che fondarsi sull’attribuzione congiunta ai Comuni tanto del controllo diretto del catasto quanto della imposizione fiscale sugli immobili.

Per altro verso gli enti locali sostengono che il meccanismo di compensazione dei minori introiti per i comuni, predisposto nella finanziaria, sarebbe troppo complesso e, probabilmente, aggiungiamo noi, da tempi di pagamento incerti.

 

Malgrado le eccezioni sopra esposte, i sindaci dell’ANCI, condividendo l’opportunità di ridurre la pressione fiscale sulle abitazioni principali, propongono di ritornare all’idea originaria che prevedeva un meccanismo di riduzione dell’imposizione sulla casa molto più semplice attraverso la detraibilità dell’ICI dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche.

 

In conclusione si può affermare che Stato e Comuni sono d’accordo solo sulla riduzione dell’imposta, mentre permangono differenze notevoli sulle modalità da seguire per il raggiungimento dello scopo.

Pertanto si ritiene probabile che il disegno di legge possa essere modificato.

 

Ercole Bellante

11 ottobre 2007


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