Essenzialità della produzione in giudizio dell’avviso di ricevimento del plico spedito a mezzo posta


Con la sentenza n. 17541 del 9 agosto 2007 la suprema Corte di Cassazione ha statuito che ”La notifica degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale – anche se, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 2002, con la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario si hanno per verificati gli effetti interruttivi ad essa connessi per il notificante – non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario, e l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 del codice di procedura civile e dalle disposizioni della l. 20 novembre 1982, n. 890, è il solo documento idoneo a dimostrare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l’identità e idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita.  Ne consegue, anche nell’ambito del processo tributario, che qualora tale mezzo sia stato adottato per la notifica del ricorso in appello, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, ma l’inesistenza della notificazione (della quale, quindi, non può essere ordinata la rinnovazione ai sensi dell’art. 291 del codice di procedura civile) e l’inammissibilità del ricorso medesimo, non potendosi accertare l’effettiva e valida costituzione del contraddittorio, anche se risulta provata la tempestività della proposizione dell’impugnazione.


In buona sostanza, la suprema Corte di Cassazione ha statuito che: La notifica a mezzo del servizio postale, nella forma prevista dall’art. 17 del D.lg. 546/1992, si perfeziona solo con la sottoscrizione da parte del destinatario della ricevuta di ritorno; pertanto, qualora il destinatario dell’atto non si sia costituito ed agli atti non sia reperibile detta ricevuta (nel caso di specie in relazione all’atto di appello), ciò determina l’inesistenza della notificazione e l’inammissibilità dell’impugnazione. In particolare, il vizio di notificazione dell’atto di appello, derivante dalla mancata allegazione dell’avviso di ricevimento del plico spedito a mezzo posta, importa l’inesistenza giuridica della notifica e, quindi, implica la definitività della sentenza di primo grado e l’inammissibilità dell’appello.


Orbene, secondo siffatto orientamento sussiste l’inammissibilità dell’atto di gravame non corredato dalla prova che il procedimento notificatorio abbia avuto esito positivo ovvero si sia concluso, nei casi di notificazione tramite il servizio postale, con la consegna del plico al consegnatario poiché (Cass. n.  16934/2002; Cass. n.  70/2002; Cass. n. 4990/2004; Cass. n. 11257/2003; Cass n.  11072/2003), anche dopo l’intervento della Corte Costituzionale (sent. n. 466/2002), nel caso di notificazione di atti a mezzo posta, ove il destinatario dell’atto non si sia costituito, il notificante ha l’onere di produrre l’avviso di ricevimento, o tempestivamente con il deposito del ricorso in cancelleria o, anche, successivamente, purché prima che la causa sia posta in decisione; l’inosservanza di ciò rende inesistente la notifica, in quanto, in quanto incide sui requisiti per il perfezionamento del procedimento notificatorio.   essendo  stato  pure sottolineato  (Cass. n. 141/20O5; n. 6402/2004), proprio con riferimento alla notifica dell’appello nel processo tributario, che in caso di notifica a mezzo posta, anche nella forma prevista dal D.lg. n. 546/1992, la stessa si perfeziona solo con la sottoscrizione, da parte del destinatario, della ricevuta di ritorno, con la conseguenza che, ove agli atti non sia reperibile detta ricevuta, la notificazione è da ritenersi inesistente e l’impugnazione va dichiarata inammissibile.


La corretta notificazione del ricorso in appello, assurge, ai sensi dell’articolo 276 del cpc, a condizione indispensabile per pervenire ad una sentenza di merito.


L’onere della prova della regolarità e completezza della notificazione del ricorso in appello incombe sulla parte appellante; e’ necessario, pertanto, per un’efficace strategia processuale, esibire in giudizio l’avviso di ricevimento ricevuto dal destinatario onde provarne la completezza ed il buon fine raggiunto atteso che la regolarità deve essere suffragata da elementi probatori.


La parte, che provvede alla notificazione del ricorso in appello, deve provare la sussistenza degli elementi giustificativi della regolarità della notificazione stessa (es. tramite la sottoscrizione da parte del destinatario della ricezione dell’avviso di ricevimento ) per evitare che la notificazione sia reputata inesistente per violazione del principio del contraddittorio. Il mancato rispetto delle regole fissate dalla legge in relazione alle diverse forme di notificazione comporta un vizio del relativo procedimento, determinandone l’inesistenza, la nullità o l’irregolarità.


Occorre distinguere i vizi di invalidità delle operazioni di notificazione (in riferimento ai soggetti destinatari ed ai consegnatari degli atti, al luogo in cui la notifica è stata effettuata, al soggetto notificatore, agli adempimenti previsti dalla legge per la procedura seguita). L’inidoneità della notificazione all’instaurazione di un corretto contraddittorio, nell’ipotesi di mancata o irregolare sottoscrizione della ricezione dell’avviso di ricevimento, può avere le caratteristiche della nullità e dell’inesistenza. La nullità della notificazione si ravvisa nelle fattispecie in cui la notificazione si e’ perfezionata con il compimento di tutte le formalità prescritte, ma gli elementi essenziali non sono conformi al modello legale ovvero nelle fattispecie in cui l’atto e’ notificato in luogo o a persona diversa da quelli stabiliti dall’ordinamento ma esiste un legame o un collegamento con il destinatario (si pensi all’‘avviso di ricevimento della raccomandata sottoscritto da persona diversa da quella stabilita dall’ordinamento ma avente un legame o un collegamento con il destinatario). L’ipotesi dell’inesistenza giuridica della notificazione ricorre, quando quest’ultima manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dalla normativa, tale, cioè, da impedire che possa essere assunta nel modello legale della figura” (Cass. sentenze n. 27450 del 13 dicembre 2005; Cass.sentenza n. 102 del 7 gennaio 2002). Si ha, invece, mera nullità della notificazione allorché la stessa sia stata eseguita, nei confronti del destinatario, mediante consegna in luogo o a soggetto diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre un qualche riferimento con il destinatario medesimo (Cass. sentenze n. 27450 del 13 dicembre 2005; n. 3001 dell’1 marzo 2002; n. 10278 del 27 luglio 2001; n. 12717 del 26 settembre 2000).




Riflessioni



E’ opportuno che la Corte di Cassazione, difesa, sottoponga al Primo Presidente l’opportunità di devolvere alle Sezioni Unite la questione relativa alle conseguenze determinate, in caso di notifica (nel caso di specie del ricorso in appello ) a mezzo del servizio postale (ai sensi dell’art. 149 del codice di procedura civile, degli artt. 4 e 8 della l. 20 novembre 1982, n. 890, nonché ai sensi degli artt. 16, 22, e 53 del D.lg. 3 dicembre 1992, n. 546,) dalla mancata esibizione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato.


E’ di “particolare importanza” (ai sensi dell’art. 374, comma 3, del codice di procedura civile) la “questione di massima”, concernente gli effetti [inesistenza ovvero nullità sanabile  con la rinnovazione della notifica ex art. 291 del codice di procedura civile] prodotti sul ricorso in appello dalla mancata produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente detto ricorso, in ipotesi di notifica a mezzo del servizio postale


Si può osservare che l’inesistenza della notifica de qua per la mancata produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente detto ricorso, vuole costituire un istituto punitivo nei confronti del ricorrente “distratto, ma lascia adito a perplessità, poiché sussiste il principio secondo cui l’inammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio o di una fase di esso costituisce una “sanzione estrema che determina per la parte la perdita del suo diritto al giudizio”, costituzionalmente garantito (art. 24 della Costituzione).E questa ovvia constatazione impone estrema cautela nell’utilizzo della nozione (elaborata dalla giurisprudenza) di insanabile inesistenza della notifica (Cass. sent. n. 4742 del 3 marzo 2006). L’inammissibilità de qua può essere la conseguenza di adempimenti sottratti alla disponibilità del ricorrente; pertanto, di un formalismo inutile o vessatorio, nella fase della costituzione in giudizio del ricorrente. Essa scaturisce da irragionevoli imposizioni di oneri e modalità di deposito tali da rendere estremamente difficoltoso l’esercizio del diritto alla difesa e allo svolgimento delle attività processuali; la successiva attività dell’ufficiale giudiziario e dei suoi ausiliari (quale appunto l’agente postale) è sottratta in toto al controllo e alla sfera di disponibilità del notificante (Corte Costituzionale sentenza n. 28 del 23 gennaio 2004).


D’altra parte, secondo le Sezioni Unite della Cassazione (n. 10216 del 4 maggio 2006), “il giudice delle leggi, già con la sentenza n. 69 del 1994, relativa alla disciplina delle notifiche all’estero, aveva avuto modo di affermare che, in ossequio al combinato disposto degli artt. 3 e 24 della Costituzione, le garanzie di conoscibilità dell’atto da parte del destinatario della notificazione debbono coordinarsi con l’interesse del notificante a non subire le conseguenze sfavorevoli, sub specie dell’addebito dell’esito intempestivo del procedimento di notifica per la parte sottratta alla sua disponibilità”.


Angelo Buscema


5 ottobre 2007


Partecipa alla discussione sul forum.