Adesione e pagamento: adempimenti

In questi giorni si discute molto – anche sulla stampa non specializzata – di accertamento con adesione, per effetto dell’eco dei mega accertamenti redatti nei confronti di Vip.


Soffermiamo, quindi, la nostra attenzione sulle modalità di pagamento dell’atto di adesione, una volta raggiunto l’accordo l’ufficio (modalità che in questi hanno subito delle notevoli modifiche normative).


Il dettato normativo


L’art. 8 del D.Lgs.n.218/97 così si esprime:


1. Il versamento delle somme dovute per effetto dell’accertamento con adesione è eseguito entro venti giorni dalla redazione dell’atto di cui all’articolo 7, mediante delega a una banca autorizzata o tramite il concessionario del servizio di riscossione competente in base all’ultimo domicilio fiscale del contribuente.


2. Le somme dovute possono essere versate anche ratealmente in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo o in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano i cento milioni di lire. L’importo della prima rata è versato entro il termine indicato nel comma 1. Sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi a saggio legale, calcolati alla data di perfezionamento dell’atto di adesione, e per il versamento di tali somme il contribuente è tenuto a prestare garanzia con le modalità di cui all’articolo 38-bis del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, per il periodo di rateazione del detto importo, aumentato di un anno.


3. Entro dieci giorni dal versamento dell’intero importo o di quello della prima rata il contribuente fa pervenire all’ufficio la quietanza dell’avvenuto pagamento e la documentazione relativa alla prestazione della garanzia. L’ufficio rilascia copia dell’atto di accertamento con adesione.


4. Con decreto del ministro delle Finanze possono essere stabilite ulteriori modalità per il versamento di cui ai commi 1 e 2.               


Modalità di pagamento


Sulla base del dettato normativo sopra indicato, il versamento delle somme dovute in forza della sottoscrizione dell’atto di adesione deve avvenire entro i venti giorni  successivi alla data di redazione  dell’atto stesso, distintamente per ciascuna annualità d’imposta oggetto di  definizione.


Tale onere costituisce condizione di efficacia per il perfezionamento del procedimento concordatario che, altrimenti, resta privo di efficacia.


Entro tale termine, pertanto, il contribuente deve provvedere al versamento del totale dell’importo dovuto ovvero, nel caso di pagamento rateale, al pagamento della prima rata, unitamente alla prestazione della garanzia.


Il pagamento può avvenire mediante delega ad una banca autorizzata, presso il concessionario del servizio di riscossione competente, oppure a mezzo del servizio postale, utilizzando il modello F24 per le imposte sui redditi e l’IVA ed il modello F23 per gli altri tributi indiretti.  A ciascun tributo e relative sanzioni è attribuito uno specifico codice, unitamente ad un  codice atto che identifica – sempre in forma codificata – il numero attribuito dall’ufficio all’atto di adesione e che deve obbligatoriamente essere riportato sul modello di pagamento, per consentire l’abbinamento del versamento alla posizione del contribuente.


L’utilizzo del modello F24 consente, anche, di chiudere la partita con il Fisco mediante compensazione con altri crediti vantati (1)  e tale agevolazione permette ai contribuenti di accedere più facilmente a questo istituto e di meglio valutare il rapporto costi-benefici dell’accordo.


In questo contesto normativo occorre prendere atto che l’articolo 37, comma 49, del D.L. n. 223/2006, conv. in legge n. 248/2006,  ha introdotto, in un primo momento a far data dal 1° ottobre 2006, poi prorogato al 1° gennaio 2007 (2), l’obbligo per i titolari di partita IVA di effettuare i versamenti fiscali e previdenziali esclusivamente per via telematica.


Ovviamente, anche i contribuenti non titolari di  partita  Iva,  benché non obbligati, possono  adottare  le  modalità  telematiche  di  versamento utilizzando i servizi online  dell’Agenzia  delle  Entrate  o  del  sistema bancario e postale.


I soggetti titolari di partita Iva che – per obbligo di legge – devono effettuare  i  versamenti di cui in premessa in via telematica possono farlo direttamente o tramite gli intermediari abilitati a Entratel.


Gli utenti  abilitati  ai  servizi  telematici  Fisconline  o  Entratel possono predisporre  il  versamento  utilizzando  il  software  F24-online, scaricabile gratuitamente dalla sezione Software del sito web  dell’Agenzia delle Entrate.


In particolare, il versamento può avvenire:


a) direttamente, attraverso due diverse modalità:


1. mediante lo stesso servizio (Entratel o Fisconline) da utilizzare per la presentazione telematica delle dichiarazioni;


2. ricorrendo ai servizi di home banking delle  banche  e  di  Poste Italiane, ovvero utilizzando i servizi  di  remote  banking  (CBI)  offerti dalle banche, qualora non intendessero  avvalersi  dei  servizi  telematici dell’Agenzia (questo metodo di pagamento, consente  al contribuente di pagare attraverso  Internet  con  il  Modello  F24,  per  il tramite di una banca, anche senza l’apertura di un conto  corrente personale, utilizzando, per esempio, il conto intestato ad un  professionista  o  ad  un soggetto terzo, cliente della banca).


b) tramite gli intermediari abilitati a Entratel, attraverso due distinte modalità:


1. per mezzo degli intermediari abilitati che aderiscono alla specifica  convenzione  con  l’Agenzia  delle Entrate – rivolta  agli  intermediari  definiti  dal  D.P.R.  n.  322/1998, art.3, comma 3, – ed utilizzano il  software  F24  cumulativo  disponibile nella sezione “Servizi” del sito web di Entratel;


2. per mezzo dei soggetti che si avvalgono dei predetti servizi  telematici  offerti  dalle banche e da Poste Italiane.


La circolare n. 30/2006 precisa che “l’obbligo di  versamento  telematico  ricade  anche  sui  soggetti  non residenti in  Italia  identificati  ai  sensi  dell’art. 17,  comma  2,  e dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972. Questi ultimi, per ovvi motivi  di semplificazione, possono eseguire il versamento con bonifico attraverso  il sistema  di  pagamento  Target,  del  tutto  assimilabile   alle   modalità telematiche sopra richiamate. È infatti opportuno rammentare, in  linea  generale,  che  i  residenti fuori dal territorio nazionale che non  sono  titolari  di  conti  correnti presso banche in Italia o presso le Poste Italiane S.p.A., possono eseguire i versamenti tramite bonifico, attraverso una banca estera, a favore di una corrispondente banca  italiana”. 


Nel  bonifico,  nello  spazio  causale,  vanno necessariamente evidenziati il codice fiscale, l’anno d’imposta cui si riferisce il versamento, la dicitura “capitolo xxxx – articolo yy Bilancio Stato”.


Le società appartenenti ai gruppi societari definiti tali dal  T.U.n.917/86  possono essere incaricate della sola trasmissione  telematica  delle  dichiarazioni delle altre società appartenenti al gruppo  ai  sensi  dell’art. 3,  comma 2-bis, del D.P.R. n. 322/1998.


La nota diffusa puntualizza che “esse non hanno però le  caratteristiche  per essere ricomprese nel novero degli intermediari che  possono  aderire  alla vigente convenzione F24 cumulativo. Di conseguenza, fino a quando non  sarà individuata una soluzione che legittimi le predette società  a  eseguire  i versamenti per conto  delle  altre  società  del  gruppo  cui  appartengono mediante il servizio Entratel, i versamenti  telematici  di  queste  ultime dovranno essere eseguiti o direttamente da ciascuna società – attraverso  i servizi telematici dell’Agenzia – ovvero ricorrendo al CBI, che consente  i versamenti eseguiti attraverso  terzi,  previo  accordo  negoziale  tra  le parti, secondo le regole di indirizzamento fissate dal sistema CBI stesso”.


I soggetti che eseguono  i  versamenti  tramite  i  servizi  telematici dell’Agenzia devono essere titolari di un conto corrente presso  una  banca convenzionata  con   l’Agenzia (l’elenco è reperibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it – o presso Poste Italiane).


Si evidenzia che l’Agenzia delle Entrate ha puntualizzato che “ai contribuenti già titolari di conti correnti non è  in alcun modo richiesta l’apertura di appositi conti correnti per il pagamento del modello F24 con modalità telematiche (circolare ABI  SP/004861  del  26 settembre 2006)”.


La rateizzazione


Una significativa novità introdotta con il D.Lgs. n. 218/1997 riguarda la possibilità di rateizzare gli importi dovuti in forza dell’adesione, previo rilascio di idonea garanzia (3), nel numero massimo di otto rate trimestrali di pari importo fra loro, ovvero di  dodici rate  in caso di pagamenti di somme superiori a  €. 51.646,00 (100 milioni delle vecchie lire), importo che tiene conto dell’intera somma dovuta, comprensiva di imposte, interessi e sanzioni.


La decisione di pagare ratealmente e la scelta del numero delle rate è interamente demandata al contribuente, che può  liberamente decidere come meglio articolare il proprio pagamento .


In caso di opzione per il pagamento rateale, il contribuente deve versare, entro venti giorni dalla data di redazione dell’atto di adesione, solo l’importo della prima rata: l’importo delle rate successive, maggiorato degli interessi legali calcolati dal giorno successivo a quello di perfezionamento dell’atto di adesione e fino alla scadenza di ciascuna rata, sarà versato con cadenza trimestrale. Nei dieci giorni successivi alla scadenza del (primo o unico) pagamento, il contribuente deve far pervenire all’ufficio copia del versamento effettuato ovvero, in caso di pagamento rateale, copia dell’attestato di versamento della prima rata e  la documentazione, in originale, attinente la  garanzia rilasciata.


Approfondimenti


Per effetto del combinato disposto dagli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 218/1997, condizione di efficacia per il perfezionamento dell’adesione è il versamento, entro venti giorni dalla sottoscrizione, del totale dell’importo dovuto ovvero, nel caso di pagamento rateale, della prima rata, unitamente alla prestazione della garanzia.


In ordine agli adempimenti previsti dall’art. 8 e, in particolare, con riferimento alle diverse tipologie di irregolarità che si possono registrare fase di perfezionamento del complesso procedimento di adesione, si rinvia alle precise indicazioni offerte dalla circolare n. 65/2001 nella quale l’Amministrazione finanziaria opera un corretto distinguo fra comportamenti totalmente omissivi, ovvero gravemente carenti nei versamenti e casi di lievi irregolarità e/o tardività.


Nella prima e più grave ipotesi, l’ufficio prenderà atto dell’inefficacia dell’atto di adesione sottoscritto e, poiché questo non costituisce titolo per l’iscrizione a ruolo delle somme risultanti dall’atto stesso, non può che farsi ‘riemergere’ l’avviso di accertamento notificato, con i relativi originari imponibili.


Invece, nei casi di lieve carenza e/o tardività dei versamenti eseguiti, di intempestività nella presentazione della garanzia, nonché in presenza di valide giustificazioni anche per i casi più gravi, “l’ufficio può valutare il permanere o meno del concreto ed attuale interesse pubblico al perfezionamento dell’adesione e quindi alla produzione degli effetti giuridici dell’atto sottoscritto”.


A mero titolo esemplificativo, l’Amministrazione finanziaria indica alcune ipotesi nelle quali non è ravvisabile l’interesse pubblico al perfezionamento dell’atto di adesione e precisamente:


quando l’accertamento notificato, oggetto del procedimento di adesione, sia ormai divenuto definitivo per scadenza dei termini per ricorrere;


quando l’accertamento notificato, oggetto di adesione, sia stato impugnato dal contribuente;


quando sia sopravvenuta la conoscenza di nuovi elementi, in forza dei quali è possibile accertare maggiori imponibili ovvero maggiori imposte rispetto a quelli determinati nell’atto di adesione sottoscritto.


L’interesse  dell’ufficio a conferire validità all’atto di adesione può verificarsi invece nelle seguenti fattispecie:


accertamento notificato  e non impugnato, per il quale al momento della constatata irregolarità, residuano i termini per ricorrere , al fine di evitare un prevedibile contenzioso in relazione ad un avviso di accertamento “i cui elementi costitutivi sono già stati oggetto di diversa valutazione da parte dello stesso ufficio in sede di adesione”;


procedimento con adesione su iniziativa dell’ufficio o del contribuente (art. 5 ovvero art. 6, comma 1, del D.Lgs. n.218/1997), in quanto, in questi casi, l’ufficio dovrebbe notificare l’avviso di accertamento sulla base di quanto già  ‘concordato’, con l’aggravio della riscossione posticipata .


In entrambi i casi, l’ufficio dovrebbe, altresì, provvedere al rimborso di quanto versato a titolo di adesione,  “in assenza di legittimo titolo” a trattenere dette somme.


Riscontrato l’interesse pubblico, attuale e concreto, dell’amministrazione al perfezionamento dell’adesione e verificati i termini di decadenza dell’azione accertatrice, gli uffici, con immediatezza,  inviteranno il contribuente a:


perfezionare l’adesione in relazione agli aspetti di riscontrata carenza, entro un breve termine (non superiore a venti giorni) appositamente assegnato, tenendo conto dell’eventuale imminente decadenza dell’azione accertatrice;


nei casi in cui l’irregolarità riguardi l’omesso, tardivo e insufficiente versamento delle imposte dovute, il contribuente dovrà corrispondere gli interessi legali, calcolati per dietimi, a decorrere dal primo giorno successivo alla scadenza originaria.


In questi casi, l’Agenzia delle Entrate, a differenza di quanto argomentato in riferimento alla tardività nel versamento delle rate, non ritiene applicabile l’irrogazione di sanzioni  dal momento che il versamento delle somme dovute non costituisce un obbligo, bensì un onere, necessario per dare efficacia all’accertamento con adesione e che la  “mera sottoscrizione dell’atto di adesione non costituisce titolo per la riscossione coattiva delle somme non versate alle prescritte scadenze”. 


Cosa diversa, invece, accade nel caso in cui, perfezionata l’adesione nei modi rituali, il contribuente non versi le rate successive: in questi casi tale comportamento costituisce violazione punibile ai sensi dell’art.13 del D.Lgs. n.471/1997, con una sanzione del 30% dell’importo non versato nel termine previsto.


Per espressa previsione normativa, contenuta nel terzo comma dell’art. 8, del D.Lgs.n.218/97, l’atto di adesione redatto sarà consegnato al contribuente solo al momento in cui questi esibisce l’attestazione di versamento di quanto dovuto.


Francesco Buetto

 

20 Ottobre 2007





NOTE


(1) Cfr. circolare n. 83/2000 



(2) In forza del DPCM 4 ottobre 2006 che ha differito tale obbligo al 1° gennaio 2007 per tutti i soggetti da quelli definiti dall’art. 73 del TUIR. In particolare, il testo del decreto prevede che “ Il termine iniziale fissato al 1° ottobre 2006 dall’art. 37, comma 49, del D.L. 4 luglio 2006, n.223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006 n.248, per l’utilizzo di modalità di pagamento esclusivamente in via telematica, è differito al 1° gennaio 2007 per i soggetti titolari di partita Iva diversi da quelli di cui all’articolo 73, comma 1, lett.a) e b), del Testo Unico delle imposte dirette, di cui al decreto del presidente della repubblica 22 dicembre 1986,n.917”. Pertanto, i soggetti Ires sono stati i primi a testare la norma mentre i professionisti e le altre partite non soggette ad Ires potranno usufruire della proroga. 


(3) Sul punto, cfr. articolo 1, comma 418, della legge n. 311/2004 che ha introdotto modifiche all’articolo 8, comma 2, del D. Lgs. n. 218/1997 in tema di forme della garanzia e sanzioni per eventuali tardività nei pagamenti da parte del garante. In particolare, i commi 418 e 419 hanno modificato gli artt. 8 e 15 del D. Lgs. n. 218/1997 e con tale intervento il legislatore ha inteso assicurare un più elevato grado di tutela del credito erariale intervenendo sia sulla previsione del rilascio di garanzie qualificate a presidio del rischio connesso ai pagamenti rateali, sia stabilendo che, in caso di inadempimento, il recupero delle somme dovute debba avvenire mediante ruolo anche nei confronti del soggetto garante.  Dal 1° gennaio 2005, la modifica normativa riconosce validità, ai fini delle predette garanzie, solo alle polizze fideiussorie o fideiussioni bancarie. Pertanto, gli unici soggetti deputati a rilasciare e prestare le garanzie sono gli istituti bancari e gli istituti assicurativi autorizzati al ramo cauzioni, mentre gli altri soggetti non possono produrle. Inoltre, la nuova normativa amplia i poteri di riscossione in capo all’ufficio finanziario. Infatti, il mancato pagamento anche di una sola delle rate successive autorizza l’ufficio a notificare un apposito invito al garante, richiedendone formalmente il pagamento. Trascorsi 30 giorni, se il garante non versa l’importo garantito, il competente ufficio delle Entrate provvede all’iscrizione a ruolo delle predette somme a carico sia del contribuente che dello stesso garante. Il legislatore, quindi, dà valore al pensiero amministrativo manifestato già nel 1997, rendendolo però ancora più forte e incisivo, proprio per tutelare e salvaguardare l’accordo raggiunto. Per ulteriori chiarimenti si rinvia alle istruzioni contenute nella circ. n. 14 del 13 aprile 2006

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