22 ottobre 2007


IL SOLE 24 ORE


 


Società di capitali, bilanci al Fisco


Bilanci delle società di capitali in mano al Fisco e regionalizzazione dell’Irap tutta da costruire. E’ la rivoluzione che il viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, ha inserito nel disegno di legge della Finanziaria 2008. Da una parte è prevista la riscrittura dell’imponibile Irap per le Spa, e dall’altra l’invio dei dati Irap direttamente alle Regioni, per un’imposta che si trasforma in tributo proprio. Una vera e propria rivoluzione che, secondo la relazione di accompagnamento al Ddl, vuole semplificare la vita di contribuenti, amministrazioni ed enti, ma che inevitabilmente porta con è più di un ostacolo da superare, come rilevato nei giorni scorsi anche dai tecnici del Senato.


Marco Mobili, Irap, il Fisco vuole i bilanci, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 37


 


Presunzioni, prelievi da giustificare


Conti bancari sempre più nel mirino del Fisco. E non solo. Una volta che l’amministrazione finanziaria entra in banca per verificare i movimenti dei contribuenti, l’innesco della lite è ormai quasi inevitabile. Tra le numerose sentenze emanate nell’ultimo anno, va posto l’accento su quella della Ctp di Bologna (n. 158, sezione XII, del 4 giugno 2007) sulla contestata presunzione relativa ai prelievi non giustificati dai “conti”. L’articolo 32, comma 1, n. 2), del Dpr 600/73 prevede che i prelevamenti e gli importi riscossi nell’ambito dei rapporti con gli intermediari finanziari sono «posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e semprechè non risultino dalle scritture contabili». Secondo la norma si presume, a fronte di un prelievo ingiustificato e che non trova riscontro nelle scritture contabili, l’esistenza di ricavi (per le imprese) o di compensi (per i professionisti) non dichiarati. Sulla portata della previsione si è espressa la sentenza 158/07 della Ctp di Bologna, secondo la quale la presunzione «prelievi non giustificati = ricavi o compensi in nero» può essere vinta dal contribuente mediante la mera indicazione delle generalità del beneficiario del prelievo.


Dario Deotto, Indagini finanziarie, presunzioni a giudizio, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 40


 


Conti dei familiari, al Fisco la prova


Spetta al contribuente assolvere l’onere probatorio sulla dimostrazione dell’indifferenza di elementi, dati e  risultanze derivanti dai depositi intrattenuti presso istituti di credito – posti a base dell’attività di accertamento. O ancora di averne tenuto conto ai fini degli adempimenti dichiarativi oppure di averli esclusi non riferendosi gli stessi a operazioni imponibili. Spetta, invece, all’Amministrazione finanziaria, nell’ambito dell’attività di accesso, ispezione e verifica, provare in modo adeguato la puntuale riferibilità a una società delle operazioni e movimenti  risultanti dal conto corrente bancario di uno dei soci. Questo onere probatorio, non operando in questo contesto la presunzione iuris tantum di cui all’articolo 51 del Dpr n. 633/72, deve assolversi dimostrando l’interposizione fittizia ovvero la sostanziale imputabilità al contribuente delle risultanze dei conti correnti intestati a terzi legati da vincoli di natura familiare o economica. Nel caso in discussione la Suprema corte ha ritenuto manifestamente infondato il ricorso dell’amministrazione finanziaria non avendo questa fornito dimostrazione alcuna circa la compenetrabilità delle operazioni effettuate sul conto della moglie del  contribuente con l’attività di parapsicologo svolta dal coniuge.


Antonio Gigliotti, Fisco battuto se il conto è della moglie, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 40


 


Conti bancari, in Cassazione posizioni diverse


Non esiste ancora in Cassazione una posizione univoca in merito alle presunzioni e ai conti intestati ai familiari. Importante è la sentenza della  Cassazione n.18868 del 13 settembre 2007. Secondo la pronuncia la Suprema corte ha ritenuto legittime le indagini bancarie estese ai congiunti del contribuente persona fisica ovvero a quelli degli amministratori della società contribuente, reputandoli rapporto familiare sufficiente a giustificare, salva prova contraria, la riferibilità al contribuente accertato delle operazioni riscontrate su conti correnti bancari degli indicati soggetti. La validità di questo principio si rivela, sempre secondo la Cassazione, a maggior ragione valido per un accertamento svolto secondo quanto dettato dall’articolo 41 del Dpr 600/73 in radicale assenza di dichiarazione, posto che, nell’ambito di questo accertamento l’Ufficio può avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti  della gravità, precisione e concordanza.


Alberto Anastasia, Ma resta possibile verificare i parenti, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 40


 


ITALIA OGGI


 


Iva auto, stop ai pedaggi per le autostrade


Chiusa la stagione del rimborso telematico dell’Iva auto degli anni pregressi, dal 27 giugno si è aperta una nuova fase dell’intricata materia. Scattano da quel momento (ma con possibilità di dare applicazione alle stesse fin dal settembre 2006) le percentuali forfetarie autorizzate dal consiglio Ue. Nella maggior parte dei casi si riconosce una detrazione nella misura del 40% ma ci sono ancora non pochi problemi sul tappeto. La circolare 55/E nega che le nuove regole siano applicabili agli acquisti di servizi relativi ai pedaggi autostradali ciò in quanto la previsione è contenuta nell’art. 19-bis 1, lettere …. e mentre oggetto della vicenda di fronte alla giustizia europea sono stati unicamente le lettere c) e d) della medesima disposizione. Da ciò si conclude affermando che le diverse conseguenze derivanti dalla sentenza Strada asfalti non debbano interessare il regime di indetraibilità dell’Iva assolta in relazione alle prestazioni di transito stradale delle autovetture e autoveicoli prevista dall’art. 19-bis 1, lett. e), dpr 633/72.


Norberto Villa, Iva auto, pedaggi autostrade off limit, in Italia Oggi, 22/10/2007, pag. 7


 


Irap, cuneo fiscale con autocertificazione


Cuneo fiscale Irap: comunicare prima dell’uso. Come se non bastasse la possibilità di utilizzare il pacchetto di disposizioni contenute nella Finanziaria 2007 legate alla riduzione della pressione Irap sul costo del lavoro, si arricchisce di una nuova puntata grazie all’intervento operato dal dpcm del 23/5/2007 e le successive approvazioni da parte del direttore dell’Agenzia delle entrate del modello di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. In base a questa nuova vicenda normativa che trae le sue origini dal comma 1223 della legge Finanziaria 2007, le imprese che vorranno avvalersi nella determinazione dell’acconto 2007 delle disposizioni in materia di cuneo fiscale, dovranno provvedere alla preventiva comunicazione telematica del modello di autocertificazione. All’interno del modello dovranno chiarire di non trovarsi nelle condizioni di aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato precedenti aiuti censurati dalle autorità della unione europea.


Andrea Bongi, Irap, cuneo con autocertificazione, in Italia Oggi, 22/10/2007, pag. 9


 


IL SOLE 24 ORE


 


Precari, ammessi 36 mesi di rinnovi


Il part-time e le sue clausole traslocano verso la contrattazione collettiva; i contratti a termine si bloccano a 36 mesi; il lavoro a chiamata sparisce definitivamente mentre l’apprendistato professionalizzante guadagna una delega al Governo per garantire un’applicazione nazionale uniforme. Un poker di novità – contenute nel Ddl che la settimana scorsa ha ereditato l’accordo sul Welfare del 23 luglio – che hanno bisogno di un’attenta lettura per capire che cosa cambia effettivamente (salvo ulteriori interventi) dal 1° gennaio 2008. In particolare, tra gli aspetti operativi da chiarire c’è il rinnovo dei contratti a termine che, nemmeno se successivi, potranno superare i 36 mesi complessivamente, a meno che non si voglia rischiare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La regola, condivisibile o meno sotto il profilo temporale porta con se delle deroghe. Il termine dei 36 mesi non vale nei confronti degli impieghi stagionali.


A. Casotti – M.R.Gheido, Precari, rinnovi controllati, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 41


 



Lavoratori tempo parziale con precedenza


Il lavoratore che ha trasformato il rapporto a tempo pieno in lavoro a tempo parziale ha diritto di precedenza qualora siano previste assunzioni full time per le stesse mansioni (o equivalenti) a quelle in oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale. Il diritto è ripristinato con l’aggiunta del comma 12 ter all’articolo 3 del Dlgs 61/2000, dopo che l’analoga previsione era stata soppressa con la riforma del mercato del lavoro del 2003. nel testo vigente è infatti previsto che il diritto di precedenza possa essere disciplinato dal contratto individuale, in quanto l’assunzione debba avvenire presso unità produttive site nello stesso ambito comunale e il lavoratore a tempo parziale sia adibito alle stesse mansioni o a mansioni equivalenti rispetto a quelle per le quali è prevista l’assunzione a tempo pieno. Aumentano, perciò, le tutele per i lavoratori a tempo parziale.


A. Casotti – M.R.Gheido, Prelazione per il full time, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 41


 


Conteggio nelle ferie per il lavoro notturno


Ai fini del riconoscimento del diritto dei lavoratori subordinati al computo nella base di calcolo della retribuzione per lavoro notturno, non esistendo nel nostro ordinamento il principio dell’onnicomprensività della retribuzione, non è sufficiente l’accertamento della sistematicità e non occasionalità delle prestazioni notturne; occorre invece verificare se la contrattazione collettiva fa riferimento a esse, mediante il rinvio alla retribuzione normale, ordinaria, di fatto o globale di fatto, stabilendone così la commutabilità nel calcolo della retribuzione spettante durante le ferie. Questo quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza n. 21074 del 9 ottobre 2007.


Remo Bresciani, Lavoro notturno, il conteggio nelle ferie, in Il Sole-24 Ore, 22/10/2007, pag. 41


 


ITALIA OGGI


 


Lavoro, le novità rischiano di scontentare


Sgravi fino al 15% sul lavoro straordinario, sconti contributivi per le retribuzioni di secondo livello, fisco più leggero per i premi di risultato ma nel limite di 150milioni di euro per il 2008. E un freno alla successione di contratti a termine, l’addio definitivo al lavoro a chiamata, la possibilità per i giovani di totalizzare i periodi contributivi. Sono alcune delle novità per la competitività e il lavoro previste dal provvedimento sul welfare. Alle quali si affiancano, paletti per l’accesso alla nuova decontribuzione, l’aumento delle aliquote per il lavoro a progetto, le maggiorazioni e l’irrigidimento delle regole per l’uso del part-time. Sul piatto della bilancia ci sono una serie di ingredienti che, una volta amalgamati fra loro, rischiano di lasciare affamati, in termini di incentivi e tutele, sia le imprese che i lavoratori.


Silvana Saturno, Sgravi straordinari e premi di risultato. Il costo del lavoro è alto per le imprese, in Italia Oggi, 22/10/2007, pag. 2


 


Scarso appeal per la decontribuzione


Scarso appeal per la nuova decontribuzione delle retribuzioni di secondo livello. Il cambio di regole porterà complessivamente un guadagno inferiore all’1% della retribuzione di riferimento da spartire tra azienda e lavoratori (tre parti alla prima e una ai secondi). E poi, mentre con la vigente disciplina è libero l’accesso all’agevolazione, fatte salve le solite procedure burocratiche, al futuro regime si avrà accesso mediante concorso a domanda delle imprese, con la possibilità dunque di restare pure senza. Ciò che fa la differenza (tutta a favore dei lavoratori) è l’utilità di queste retribuzioni ai fini pensionistici, per l’aliquota complessiva (il 33%) Inps. Nell’attuale regime, invece, questa utilità è ridotta di due terzi (al 10%).


Daniele Cirioli, Decontribuzione con scarso appeal, in Italia Oggi, 22/10/2007, pag. 4


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