Servizi di intermediazione relativi a beni in importazione, esportazione o in transito

Le prestazioni rese da intermediari nazionali, per conto sia di ditte estere che di ditte nazionali, per attività svolte nel territorio dello Stato relative a beni in importazione, in esportazione o in transito, ricadono nel concetto di servizi internazionali e, quindi, non sono assoggettate ad Iva ai sensi dell’art. 9 punto 7) del D.p.r. n. 633/72; tali operazioni infatti  concorrono alla formazione del plafond d’imposta ovvero al beneficio ad acquistare, da parte degli “esportatori abituali”, in esenzione di Iva. Caso diverso invece in cui tali prestazioni di intermediazione dovessero essere qualificate come “non soggette” ovvero non territoriali, ai sensi dell’art. 7 – 4° comma let d), perdendo così il beneficio di acquistare beni in esenzione d’imposta.


Tale norma, trova applicazione non soltanto nei rapporti di intermediazione  direttamente intercorrenti tra le ditte estere ed i propri agenti in Italia, ma in forza a quanto enunciato dalla Risoluzione Ministeriale n. 533201 del 12/06/1973 anche “”per ogni prestazione del genere resa in dipendenza di una cessione di merce estera, effettuata prima dello sdoganamento, ancorché intervenuta tra due operatori economici residenti nello Stato.


Volendo analizzare un esempio pratico, si prenda come esempio una società italiana che effettua prestazioni di intermediazioni di beni mobili per conto di una società extraUe operante nel commercio di mobili da arredamento.


In pratica tra la società italiana e la società extraUe viene siglato un accordo, nel quale la società estera riconosce alla società intermediaria italiana un compenso provvigionale calcolato sul fatturato mensile conseguito dalla società estera sulle  prestazioni di intermediazioni svolte dalla società italiana in nome e per conto della società estera.


Nello specifico i beni oggetto di intermediazione vengono posti in visione ai vari potenziali clienti da parte della società intermediaria  italiana attraverso i punti vendita espositivi posti nel territorio dello Stato italiano ovvero mediante cataloghi  fotografici illustrativi.


Una volta che il cliente decide di acquistare il bene, l’intermediario/agente italiano compila un ordine di vendita, con contestuale richiesta al cliente del pagamento del bene anche a mezzo accensione di finanziamento e, nel contempo, invia l’ordine di vendita alla società ExtraUe, la quale provvederà ad esportare il bene ed a consegnarlo direttamente ovvero tramite trasportatori al cliente italiano.


Per tale prestazione di intermediazione la società italiana fattura, in  forza dell’accordo siglato con la società estera, la provvigione spettante maturata sulla base dei contratti conclusi in nome e per conto della società estera, indicando nel contempo il titolo di non imponibilità (art. 9 – n. 7 d.p.r. N. 633/72) in quanto trattasi nella fattispecie, di servizi di intermediazioni relativi a beni che dovranno essere esportati dalla società extraUe e consegnati al cliente finale chiunque esso sia, straniero o comunitario.


Si rappresenta che ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72, le prestazioni di servizio ovvero i servizi di intermediazione, si considerano effettuati al pagamento del corrispettivo che, nella fattispecie, si ha con la conclusione dell’ordine di vendita sottoscritto dal cliente.


Cosa succede nel caso in cui la società ExtraUe non produce direttamente il bene oggetto dell’intermediazione ma lo fa produrre ad un fornitore estero ovvero italiano?


In questo caso l’Amministrazione finanziaria si è espressa più volte in maniera univoca, con le seguenti Risoluzioni ministeriali:


R.M.  del 30/06/1980 Prot. 420248;


Sintesi:


L’art.  9, p. 7)  del D.P.R.  n. 633/72 prevede la non imponibilità  I.V.A. delle  prestazioni  di  intermediazione  relative  ai  beni  in  importazione, esportazione  od in transito, compreso il trasporto indiretto , pur rientrando l’acquisto  all’estero  di  prodotti  petroliferi  destinati  all’importazione ovvero  ai  mercati  esteri  dopo  sosta in  depositi nazionali  nel campo  di applicazione  dell’I.V.A.  dal  punto  di  vista della  territorialità; però avvenendo  il  pagamento  alla  partenza  della  nave  dal  porto  estero  non ricorrono  le  condizioni  di  applicabilità   del beneficio  fiscale di  cui sopra,   mancando  il   già  avvenuto   ricevimento  di  una  delle  suddette destinazioni doganali.                                                       


Testo:


Un  professionista,  premesso  che una Società residente nello Stato esercita attività  di intermediazione  per conto di committente  nazionale,  il  quale suo     tramite    acquista    all’estero   prodotti   petroliferi   destinati all’importazione  nello  Stato   ovvero  ai  mercati  esteri  dopo  sosta  dei prodotti   in questione  in depositi costieri nazionali sottoposti a vigilanza doganale,   ha chiesto  di conoscere se per detta intermediazione  ricorra  la non   imponibilità all’IVA  prevista dall’art.  9,  punto 7),  del D.P.R.  26 ottobre 1972, n. 633 e successive modifiche.                                 


Al  riguardo la  scrivente deve preliminarmente osservare che  la  prestazione in   questione  rientra   nel  campo  di  applicazione  del tributo,  ai sensi dell’art.   7,  terzo  comma,  del citato  D.P.R.  n.  633/1972 e successive modifiche.                              


Ciò  posto, per  quanto concerne in particolare il prospettato quesito, si fa presente   che  l’art.   9,  punto 7) prevede la non imponibilità all’imposta delle  prestazioni di  intermediazione  relative  ai  beni  in  importazione, esportazione  od in  transito,  ivi compreso il cosiddetto transito indiretto, con  il quale  e’ consentita la sosta dei prodotti in depositi posti sotto  la vigilanza   doganale   e   la   loro   successiva   rispedizione   all’estero.


Ora,   poichè, come  risulta dall’istanza, il corrispettivo delle prestazioni di  intermediazione viene  pagato al momento della  partenza  della  nave  dal porto  estero, nella  specie non ricorrono le condizioni di applicabilità del beneficio   di  cui   al  già  menzionato art.  9,  punto 7),  in quanto tale beneficio  può essere  riconosciuto  soltanto  se  le  intermediazioni  siano direttamente   riferibili  a   beni  che,  all’atto  dell’effettuazione  delle prestazioni,  abbiano già  ricevuto una delle suddette destinazioni doganali.


R.M.  del 01/10/1981 Prot. 371951


Sintesi:


Il  semplice deposito  delle merci estere in un magazzino soggetto a vigilanza doganale    realizza   un    valido   presupposto    per   il   riconoscimento dell’agevolazione  di cui  all’art. 9, punto  7 del  DPR 633/72, sia che i beni vengano  successivamente  importati,  sia che  vengano rispediti  all’estero .


Per  i  servizi  di  intermediazione  relativi a  beni “in  importazione” può valere,  ai  fini  della  non  imponibilità  di  detti servizi,  il benestare bancario  emesso nei  confronti dell’importatore  per conto del quale e’ stata effettuata l’operazione di intermediazione .                                 


Testo:


“Con  risoluzione n.  420248 del 30/6/1980, la scrivente ebbe a dichiarare, in sostanza,   che la  non imponibilità all’Iva di cui all’art.  9,  punto 7 del D.P.R.   26/10/1972,  n.   633,  si rende applicabile per  le  prestazioni  di intermediazione   semprechè  i   beni  oggetto della intermediazione medesima siano  già stati   dichiarati  in  dogana  in  importazione,  esportazione  o transito  ivi compreso,   per quest’ultimo,  il cosiddetto transito indiretto,con  il quale  e’ consentita la sosta dei beni  in  depositi  posti  sotto  la vigilanza   doganale   e   la   loro   successiva   rispedizione   all’estero.


Ciò    posto   la    società   in   oggetto   ha   chiesto   di   conoscere:


1)   se  per  i beni di provenienza estera “in transito indiretto” il suddetto trattamento  agevolativo competa  anche per le prestazioni di intermediazione qualora   i  beni   medesimi  vengano immessi in depositi soggetti a vigilanza doganale per essere successivamente importati;                           


2)  se per  i servizi  di intermediazione  relativi a  beni “in  importazione” possa  valere,   ai   fini  della   non  imponibilità  di detti  servizi,  il benestare  bancario emesso nei confronti dell’importatore, per conto del quale e’ stata effettuata l’operazione di intermediazione.                         


Per  quanto concerne  il punto  1)  devesi  far  presente  che  il  cosiddetto “transito   indiretto”     non  espressamente  menzionato  nella legislazione doganale  ma che  e’ stato accolto e  recepito  nella  normativa  valutaria  – riguarda,   come si  evince dalla circolare dell’Ufficio Italiano dei Cambi n.2  del 31  agosto 1981 pubblicata nel Supplemento Ordinario alla G.U.  n.  253 del  15 settembre  c.a.,  le merci estere introdotte,  in attesa di definitiva destinazione,  nei punti  franchi, nei depositi franchi, nei magazzini retti a regime  di deposito  franco e  nei  magazzini  o  depositi  doganali  di  ogni specie. 


Ora,  poichè   il  regime  dei  “beni in transito” e’ espressamente previsto  dal citato  art. 9, punto 7 del D.P.R.  n.  633/72, ne consegue che, allorquando   viene  effettuato   il  deposito  dei  beni  in  questione in un magazzino  soggetto a  vigilanza doganale,  si realizza,  per  il  solo  fatto obiettivo  del deposito,  il valido presupposto (destinazione doganale) per il riconoscimento   in ogni  caso della agevolazione sopra menzionata,  sia che i beni    vengano  successivamente    importati   o    rispediti   all’estero.


In  ordine al  punto 2),  si ritiene di dover precisare,  ai  fini  della  non imponibilità   delle  relative   prestazioni  di  intermediazione,  attesa la formulazione  della norma   contenuta  al  richiamato  articolo  9,  punto  7: “servizi   di  intermediazione   relativi  a beni in importazione …..”,  che possa  farsi  utile   riferimento  anche  al  benestare  bancario  emesso  nei confronti    dell’importatore   per   conto  del  quale  e’  stata  effettuata l’operazione di intermediazione


R.M.  del 17/11/1984 Prot. 426768.


Sintesi:


La  non imponibilità  IVA prevista  dall’art. 9,  punto 7) del DPR n. 633/972 per   i  servizi   di  intermediazione   relativi  a   beni  in  importazione, esportazione  e transito  e’ subordinata  alla condizione  che le  prestazioni riguardino  beni  che,  al momento  dell’effettuazione dell’operazione,  hanno già  ricevuto una  delle suddette  destinazioni doganali. Tale condizione non si  verifica qualora  le prestazioni  consistono in un’attività di promozione diretta alla ricerca di potenziali clienti esteri.


Il   nominato  in   oggetto,  nella  sua  qualità di responsabile provinciale dell’Associazione   Regionale  …..   ha  chiesto  di  conoscere  se  possano considerarsi   rientranti  nel  regime di non imponibilità all’IVA,  previsto dall’art.   9, primo  comma, punto 7), del D.P.R.  26 ottobre 1972, n.  633, e successive   modificazioni,  le   prestazioni  di  servizi rese da società di intermediazione,   intese a  promuovere l’esportazione di beni prodotti  dalle imprese   artigiane associate  alla predetta …..  mediante la ricerca presso mercati esteri di potenziali acquirenti.                                     


Al  riguardo,  si  premette che le prestazioni  di  intermediazione  rientrano nella   previsione  legislativa  di cui all’art.  7,  terzo comma,  del citato decreto  n.  633,  e, pertanto, si considerano effettuate nel territorio dello Stato   quando  sono   rese  da soggetti che hanno il domicilio nel territorio stesso  o da  soggetti ivi residenti che non abbiano  stabilito  il  domicilio all’estero,   nonchè quando  sono rese da stabili organizzazioni in Italia di soggetti domiciliati e residenti all’estero.                                 


Ove  sussista il  requisito della territorialità,  poi,  la non imponibilità all’IVA,   prevista  dal   citato  art.   9,  punto  7),  per  “i  servizi  di intermediazione  relativi a  beni in  importazione,  esportazione  e  transito ……”  rimane subordinata,  come chiarito con le risoluzioni ministeriali n. 420248   del  30.6.1980   e n.  371951 dell’1.10.1981,  alla condizione che le prestazioni  stesse siano  direttamente riferibili  a  beni  che,  al  momento dell’effettuazione  dell’operazione, abbiano  già ricevuta una delle suddette destinazioni doganali.                                                       


Tanto   chiarito,  poichè   non  sembra che,  nel caso di specie,  ricorra la cennata  condizione (le  prestazioni consistono, infatti,  in una attività di promozione   diretta  alla   ricerca  di potenziali clienti esteri) ritiene la scrivente,  conformemente al  parere espresso dall’Ispettorato Compartimentale di   …..  che   al  quesito   in  parola  debba  rispondersi  negativamente.


In sintesi le citate risoluzioni, prevedono la non imponibilità dell’Iva prevista dall’art. 9 punto 7) del D.P.R. n. 633/72,  per i servizi di intermediazione relativi a beni in importazione, esportazione o transito, purchè sia subordinata alla condizione che le prestazioni riguardino beni che, al momento dell’effettuazione della operazione, hanno già ricevuto una delle suddette destinazioni doganali.


Pertanto, riprendendo l’esempio sopra esposto, la società intermediatrice italiana, avrebbe dovuto fatturare le intermediazioni effettuate ai sensi dell’art. 7 – 4° comma lett. d) e non rientranti nel beneficio di non imponibilità dell’Iva di cui all’art. 9 punto 7), in quanto al momento dell’effettuazione dell’operazione, i beni mobili oggetto della intermediazione non avevano ancora ricevuto la destinazione doganale, ma dovevano essere ancora prodotti in altro Stato per poi successivamente essere importati dalla società extraUe e, quindi, da questa una volta nazionalizzati, riesportati e  consegnati al cliente finale.


Paolo Giovannetti


22 Settembre 2007


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