Novità fiscali del 21 settembre 2007. In evidenza: trattamento fiscale I.V.A. su rivendita auto; accertamento su c/c della moglie: la prova di presunta evasione deve essere fornita dall’Amministrazione Finanziaria


1) CESSIONI DI AUTOVEICOLI USATI: BASE IMPONIBILE IVA AL 40% DEL CORRISPETTIVO DAL 13.09.2007 E ISTANZA DI RIMBORSO IVA AUTO


Per gli autoveicoli acquistati rivenduti dopo il 13.09.2006, la base imponibile sulla quale occorre calcolare l’IVA è pari solo al 40% del corrispettivo percepito.
Ciò poiché le norme restrittive del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 22.02.2007 (in base alle quali “……. i contribuenti che presentano istanza di rimborso ..….. devono operare la variazione in aumento di cui all’articolo 26, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, senza applicazione di sanzione e di interessi, assumendo come base imponibile l’intero corrispettivo pattuito”) si applicano limitatamente alle rivendite di veicoli acquistati rivenduti entro il 13.09.2006, con limitato diritto alla detrazione, per i quali è chiesto rimborso forfetario della maggiore IVA detraibile.
E’ quanto ha chiarito, il 19.09.2007, la Commissione Finanze della Camera dei Deputati, in risposta ad un’interrogazione sul regime IVA degli autoveicoli.


In particolare, con l’interrogazione alla Camera dei deputati, n. 5-01451 del 19.09.2007, è emerso che, in base all’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia (causa C-291/92), nel sistema dell’IVA viene ritenuto insito il principio secondo cui per la rivendita di beni destinati in parte ad uso privato e in parte ad uso professionale, e per i quali l’IVA sull’acquisto è stata detratta solo sulla parte riferibile all’uso professionale, la base imponibile è limitata alla percentuale dell’imponibile corrispondente a tale utilizzo, dovendo ritenersi che per la restante parte il cedente opera quale privato consumatore.
Pertanto, per gli autoveicoli acquistati dopo il 13.09.2006, la base imponibile sulla quale occorre calcolare l’IVA è pari solo al 40% del corrispettivo percepito.


Detrazione iva sulla rivendita dell’auto: La circolare di Assonime


In precedenza si era appena espressa sul caso l’Assonime sostenendo appunto che nella rivendita di auto con Iva detratta al 40%, spetta, comunque, una corrispondente riduzione della base imponibile.


L’Assonime, con la circolare n. 51/2007, ha affermato che tale situazione, in atto non è previsto in maniera esplicita dal nostro sistema fiscale, ma che, comunque, si può desumere dalle regole comunitarie, per cui è già applicabile anche nel nostro paese.


Tra l’altro, il problema delle rivendite di auto costituiva un ostacolo sulla presentazione delle istanze di rimborso IVA delle autovetture, a tal fine l’Assonime ha, appunto chiesto un chiarimento ufficiale sul significato da attribuire alle istruzioni al modello, che prevedono l’applicazione dell’Iva sull’intero prezzo, anche in caso di detrazione al 40%.


Secondo l’Assonime, tali indicazioni vanno limitate alle vendite effettuate fino al 13.9.2006, mentre per quelle successive si dovrebbero applicare i principi generali, che dispongono un abbattimento corrispondente a quello operato in sede di detrazione.


Proroga della presentazione relativa all’istanza di rimborso IVA per auto


Nel frattempo il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 17.09.2007 ha sostanzialmente anticipato il D.P.C.M. (che sta per essere perfezionato) che ha spostato al 22.10.2007 il precedente termine del 20.09.2007.


Pertanto, i contribuenti  interessati  ai  rimborsi IVA auto a seguito della sentenza 14  settembre  2006,  relativa  alla causa C-228/05, hanno ancora un mese di tempo in più per presentare la domanda all’Agenzia delle Entrate, cioè possono presentare l’istanza di rimborso IVA per le auto entro il 22.10.2007 (poiché il 20 ottobre cade di sabato).


 



2) ACCERTAMENTI SU C/C DEL CONIUGE: SERVONO LE PROVE DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA (NUOVA DECISIONE DELLA CASSAZIONE STAVOLTA FAVOREVOLE AL CONTRIBUENTE)


I movimenti bancari effettuati sul conto corrente della moglie o di altro familiare devono essere provati dall’Amministrazione finanziaria in merito al collegamento di tali operazioni con l’attività del contribuente (ove l’onere della prova è a carico dell’Amministrazione finanziaria).


Ciò si contrappone, invece, alla circostanza che le movimentazioni bancarie effettuate sul proprio conto devono essere provate dal contribuente (ove l’onere della prova è, quindi, a carico dello stesso contribuente).


La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 19213 del 14.09.2007, si è espressa in merito alla legittimità dell’accertamento, ai fini IVA, sul conto corrente intestato al coniuge del contribuente soggetto a verifica.


In particolare, ha rilevato la Suprema Corte,  l’art. 51, D.P.R. n. 633/1972, che autorizza gli accertamenti bancari, non si applica nei confronti dei conti bancari intestati esclusivamente al coniuge o ad altri familiari a meno che l’Amministrazione finanziaria non provi che l’intestazione a terzi del conto corrente sia solamente fittizia.


Si tratta, quindi, di una decisione che si colloca nel filone sentenze favorevoli al contribuente e che costituisce un solco al trend negativo per lo stesso contribuente.


Valido l’accertamento sul conto bancario del figlio


Tuttavia, in precedenza, la medesima Corte di Cassazione, con la Sentenza, n. 7957 del 30.03.2007, ha ritenuto legittimo l’accertamento basato sui dati raccolti dalla Guardia di finanza nel conto corrente del figlio del contribuente, su cui quest’ultimo aveva la disponibilità operativa.


Statuendo, in particolare che è suo compito, e non – al contrario – dell’ufficio dell’Amministrazione Finanziaria, dimostrare che non c’è una connessione tra movimenti bancari e reddito ascrivibile al contribuente.


La disponibilità ad operarvi estende la presunzione di appartenenza delle relative somme al contribuente.


Accertamenti bancari – Presunzione relativa ai prelevamenti – Estensione al coniuge del contribuente sottoposto ad accertamento


Infine, la Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la recente Sentenza n. 18868 del 7.9.2007, ha stabilito che le presunzioni legali ex artt. 32 del DPR 600/73 e 51 del DPR 633/72, secondo cui i versamenti sul conto corrente bancario si presumono rappresentativi di corrispettivi imponibili, si applicano agli accertamenti bancari estesi alla moglie del contribuente sottoposto a verifica.


Secondo la Corte, il rapporto familiare giustifica, salvo prova contraria da parte del contribuente, la riferibilità al soggetto accertato delle operazioni riscontrate su conti correnti bancari di parenti e amministratori.


Tale decisione, è perciò in contrasto con la successiva Sentenza n. 19213 del 14.09.2007.


Viceversa, con la pronuncia n. 17243 del 14.11.2003, la Corte di Cassazione ha stabilito che spetta all’Amministrazione fornire, anche tramite presunzioni, la prova della riferibilità e disponibilità del contribuente accertato delle operazioni poste in essere dal familiare.



3) FONDINPS: LE QUOTE DI TFR SI VERSANO ENTRO IL 16.11.2007


L’I.N.P.S. con il messaggio n. 22789 del 19.09.2007  ha comunicato che possono essere versate entro il 16.11.2007 le quote di TFR relative ai mesi di luglio, agosto e settembre destinate a Fondinps con la maggiorazione del 2,74%.


Si tratta del TFR che deve essere versato al fondo Inps dal datore di lavoro nel caso in cui il lavoratore non ha espresso alcuna volontà di destinazione.


 


4) RIMBORSI D’IMPOSTA CON CADENZA MENSILE


Per colmare il ritardo nell’effettuazione dei rimborsi d’imposta ancora dovuti nei confronti dei contribuenti e di accelerare i tempi di erogazione, dal mese di maggio l’Agenzia delle Entrate ha adottato una modalità organizzativa secondo la quale si sta procedendo ad erogare rimborsi IRPEF con cadenza mensile.


(Interrogazione Camera dei deputati 19/09/2007, n. 5-01450)


 



5) TRATTAMENTO FISCALE DEI TERRENI SU CUI RISIEDONO I FABBRICATI STRUMENTALI: I NUOVI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE


La disciplina dello scorporo, finalizzata a rendere fiscalmente indeducibile la quota d’ammortamento del terreno sul quale è situato un immobile strumentale, non è applicabile alle società di leasing, per le quali gli immobili rappresentano dei crediti vantati nei confronti dell’utilizzatore.


Come è noto il comma 7-bis del D.L. n. 223 del 4.7.2006 ha esteso l’irrilevanza fiscale per le quote di ammortamento dei terreni acquisiti in proprietà anche alla parte di quota capitale riferibile al terreno e relativa all’acquisizione in leasing di fabbricati strumentali.


La circolare n. 1/E del 2007, ha evidenziato che tale norma ha previsto, per il proprietario e l’utilizzatore dell’immobile, il medesimo trattamento fiscale.


Tuttavia, ha rilevato adesso l’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 256/E del 20.09.2007, dette disposizioni non si applicano, invece, nei confronti della società di leasing che concede in locazione finanziaria l’immobile.


Ciò poiché per tale società, l’immobile costituisce, nella sostanza, un credito vantato nei confronti dell’utilizzatore e non un bene strumentale a cui potere applicare la suddetta disciplina.


Viceversa, nel caso di contratti di locazione operativa o di comodato le stesse disposizioni si applicano nei confronti del proprietario dell’immobile.


Pertanto, in tale caso il proprietario deve determinare il valore ammortizzabile del fabbricato tenendo conto del concreto utilizzo da parte dell’utilizzatore.


In pratica, se l’immobile è destinato dall’utilizzatore alla produzione o trasformazione di beni, il proprietario determina il valore forfetario dell’area utilizzando la percentuale del 30% (prevista per il fabbricato di tipo industriale) anziché quella del 20%, prevista per le altre tipologie di fabbricati.



 


6) GIUSTIZIA: SONO SOGGETTE A IMPOSTA DI REGISTRO LE ORDINANZE DI ACCOGLIMENTO O RIGETTO DELLE ISTANZE DI MANUTENZIONE O REINTEGRAZIONE


Per effetto della riforma del Codice di procedura civile, le ordinanze di accoglimento o di rigetto delle istanze di manutenzione o reintegrazione nel possesso, pur non seguite dal giudizio di merito, sono in grado di incidere sulla controversia alla stregua di una sentenza, anticipandone in tutto o in parte i contenuti.


Tali atti giudiziari, di conseguenza, rientrano tra quelli da assoggettare a imposta di registro.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 257 del 20/09/2007.


In particolare, con tale documento è stato spiegato, in merito all’ordinanza di accoglimento o rigetto delle domande giudiziali di manutenzione o reintegrazione, che i provvedimenti di reintegrazione e manutenzione del possesso, giacché “…atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio…” sono soggetti a registrazione in termine fisso, ai sensi dell’art. 37 del T.U.R. e dell’art. 8 della Tariffa, parte prima, allegata al medesimo testo unico.


In sostanza, l’Agenzia delle Entrate ha rilevato che i seguenti casi (hanno natura definitoria della controversia, giacché idonei ad anticipare la decisione di merito) sono soggetti all’imposta di registro:


– Ordinanza che accoglie la domanda di reintegrazione o manutenzione e dispone le misure idonee per la tutela del possesso e liquida le spese del giudizio;


– ordinanza di rigetto che respinge la domanda possessoria, con condanna del soccombente alle spese.



 


7) SIAE: GLI SPETTACOLI DI FALCONERIA DEVONO ESSERE CERTIFICATI CON IL RILASCIO DI TITOLI DI ACCESSO EMESSI MEDIANTE GLI SPECIALI MISURATORI FISCALI O CON LE APPOSITE BIGLIETTERIE AUTOMATIZZATE


L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 258/E del 20.09.2007, ha fornito chiarimenti sul regime fiscale da applicare per gli spettacoli di falconeria.


Si tratta di quelle esibizioni in cui gli allevatori (c.d. falconieri) rappresentano al pubblico le doti acrobatiche e venatorie dei rapaci da essi ammaestrati ed illustrano le particolarità  e le caratteristiche delle diverse specie animali e dei relativi habitat.


Durante lo svolgimento di dette manifestazioni, i falconieri, che normalmente indossano abiti d’epoca ed accompagnano le esibizioni con l’utilizzo di musica medievale, narrano la storia dell’antica tecnica venatoria con l’impiego di rapaci ed allestiscono delle battute di caccia dimostrative al fine di celebrare l’antico metodo della falconeria e rievocarne le origini.


Per cui, l’Agenzia delle Entrate ha riteuto che tali manifestazioni costituiscano delle vere e proprie manifestazioni spettacolistiche in cui i falconieri ripropongono l’antica arte venatoria in un contesto ambientale appositamente ricostruito, intrattenendo il pubblico con esposizioni di carattere storico e scientifico concernenti l’antica tecnica della falconeria.


Ha, inoltre, evidenziato che la tabella C, allegata al DPR n. 633/1972, al n. 3, elenca tra le prestazioni spettacolistiche, tra l’altro, i “corsi mascherati o in costume, rievocazioni storiche, giostre e manifestazioni similari”.


Per conseguenza dette manifestazioni sono assoggettabili ad IVA ai sensi delle disposizioni recate dall’articolo 74-quater del medesimo DPR n. 633/1972 e i relativi obblighi di certificazione dei corrispettivi devono essere assolti con il rilascio di un titolo di accesso emesso mediante gli appositi apparecchi misuratori fiscali o biglietterie automatizzate, di cui al Decreto del 13.7.2000 e ai Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 23.7.2001 e del 22.10.2002, modificati dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 3.8.2004.



 


8) BOWLING: CERTIFICAZIONE SIAE DEI CORRISPETTIVI


Nel gioco del bowling è obbligatoria la certificazione dei corrispettivi anche se il pagamento avviene a gioco ultimato.


In particolare, l’organizzatore deve adempiere all’obbligo di certificazione (con il titolo di accesso SIAE) anche se il pagamento del corrispettivo sia fatto dopo che il cliente abbia usufruito della prestazione di intrattenimento.


Lo ha precisato la Risoluzione n. 259/E del 20.09.2007, che si è espressa sulla necessità che i corrispettivi per il gioco del bowling vadano subito certificati (con gli appositi titoli di accesso emessi mediante gli appositi misuratori fiscali o biglietterie automatizzate), indipendentemente dalla circostanza che il cliente effettui il pagamento prima o dopo avere usufruito del gioco.


Il gioco del bowling rientra tra le attività di intrattenimento di cui alla tariffa allegata al DPR n. 640/1972 ed è assoggettato alla relativa imposta nonché al regime speciale IVA previsto dall’art. 74, sesto comma, del DPR n. 633/1972, salvo opzione per il regime ordinario.


Riguarda l’obbligo di certificazione dei corrispettivi relativi al gioco del bowling, la risoluzione n. 24 del 5.2.2003 ha chiarito che lo stesso “deve essere assolto mediante l’emissione di titoli di accesso ai sensi dell’articolo 1, comma 3, del citato DPR n. 544”.


L’art. 1, comma 3, del DPR n. 544/1999, prevede che “per le prestazioni soggette all’imposta sugli intrattenimenti di cui alla tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, (…) e per le operazioni ad esse accessorie, complementari o comunque connesse, anche se non soggette all’imposta sugli intrattenimenti, gli obblighi di certificazione dei corrispettivi sono assolti con il rilascio, all’atto del pagamento, di un titolo di accesso emesso mediante apparecchi misuratori fiscali (…), o biglietterie automatizzate (…)”.


Per conseguenza, gli obblighi di certificazione dei corrispettivi relativi all’attività di bowling in esame devono essere assolti con il rilascio di titoli di accesso emessi mediante gli appositi apparecchi misuratori fiscali o biglietterie automatizzate di cui al Decreto del 13.7.2000 e ai provvedimenti del 23.7.2001 e del 22.10.2002, modificati dal provvedimento del 3.8.2004.


L’art. 1, comma 3, del DPR n. 544/1999, prevede che il rilascio del titolo di accesso debba avvenire all’atto del pagamento del corrispettivo.


A tal fine l’Agenzia delle Entrate ha osservato che la circostanza che il pagamento del corrispettivo venga effettuato successivamente alla fruizione della prestazione di intrattenimento non assume rilevanza al fine dell’assolvimento, da parte dell’organizzatore, dell’obbligo di certificazione mediante il titolo di accesso.


Pertanto, i corrispettivi relativi al gioco del bowling devono essere certificati, anche se corrisposti dal cliente al termine della fruizione dell’intrattenimento, con i menzionati titoli di accesso emessi mediante gli appositi misuratori fiscali o biglietterie automatizzate.


 


Vincenzo D’Andò


 


21 Settembre 2007


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