La giurisprudenza di merito si schiera con il contribuente nonostante…

Ancora una volta la giurisprudenza di merito ha ritenuto di non condividere l’operato della Amministrazione finanziaria che ha notificato un avviso di accertamento da studio di settore ad un soggetto, che opera nel settore dolciario, senza tenere conto delle particolari condizioni strutturali della attività esercitata.


 


Infatti, la Commissione Tributaria Provinciale di Taranto con sentenza n.. 169/1/07 pronunciata il 18 aprile 2007, depositata il 18 maggio 2007, in un giudizio instaurato a seguito della presentazione di un ricorso avverso un avviso di accertamento da studio di settore ha condiviso la tesi prospettata dal ricorrente e ha annullato totalmente l’atto impositivo.


 


La sentenza desta particolare attenzione non solo per il fatto che ha cristallizzato i principi, già affermati da altra giurisprudenza di merito (per tutte vedasi la CTP. Milano n. 60 del 18 aprile 2005 e la CTP. Di Macerata n. 63 del 28 novembre 2003, già commentate sul mio sito www.studiotributarioleo.it), secondo i quali è necessario:


a)     che la differenza tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili dall’applicazione dello studio di settore debba essere superiore al 25- 30% perché lo studio di settore possa fungere da strumento presuntivo per l’accertamento del reddito;


b)    che l’Amministrazione finanziaria prima di emanare l’avviso di accertamento deve tenere conto delle peculiari condizioni dell’attività esercitata dal soggetto (nella fattispecie ha riconosciuto la impossibilità di procedere all’accertamento da studio di settore stante la stagionalità dell’attività esercitata a motivo della località tipicamente estiva ove era ubicato l’esercizio commerciale);


 


ma soprattutto perché ha condiviso le ragioni del contribuente prescindendo totalmente dal precedente accertamento con adesione sottoscritto dallo stesso contribuente.


Infatti, il contribuente, vedendosi notificare un invito al contraddittorio con le risultanze dello studio di settore applicabili all’attività da questi esercitata e mosso dallo “sconto di pena” dell’oramai solito abbattimento del 30% sulla maggiore imposta da versare, aveva sottoscritto l’accertamento con adesione, pur non potendo perfezionarlo a motivo del mancato adempimento dell’obbligazione così concertata.


Così stando le cose: accertamento con adesione sottoscritto dal contribuente ma non perfezionatosi a causa del mancato pagamento, l’Amministrazione finanziaria ha notificato un  avviso di accertamento irrobustito dalle conseguenti sanzioni (l’importo richiesto a cui si era quindi giunti era stato maggiorato del 130% rispetto a quello da accertamento con adesione).


 


Non potendo più addivenire ad un possibile accertamento con adesione stante la preclusione legislativa (e a parere della scrivente la non convenienza economica di optare per una soluzione di tal fatta e di altre simili, giacché si ritiene che  si possano tutelare al meglio i propri diritti dinanzi al Giudice tributario) si è proposto ricorso in Commissione Provinciale Tributaria.


 


Nonostante la difesa, plausibile, da parte della Amministrazione finanziaria che verteva, soprattutto, sul comportamento acquiescente che il contribuente aveva avuto nella fase amministrativa, con la sottoscrizione dell’avviso di accertamento con adesione, la C.T ha ritenuto comunque di annullare l’atto impositivo giacché ha condiviso le argomentazioni poste dalla parte al fine di concludere per la non applicabilità della studio di settore.


Il sottoscritto difensore ringrazia l’adita Commissione.


 


Avv. Maria Leo


 


18 Settembre 2007


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