Novità fiscali del 24 luglio 2007. In evidenza: deducibilità dei costi relativi alle auto: maxi-emendamento in discussione alla Camera

1) CONSORZIO: TRATTAMENTO IVA DEI CONTRIBUTI MENSILI VERSATI DAI CONSORZIATI


I contributi di gestione versati dai consorziati, poiché sono corrispettivi di una prestazione di servizi, sono soggetti ad Iva, mentre il momento di effettuazione della prestazione è dato dal momento del pagamento dei contributi o, se anteriore, dal momento dell’emissione della fattura.


In particolare, l’attività del Consorzio consiste nell’acquisire beni o servizi dai propri fornitori, allo scopo di offrire ai consorziati un servizio di supporto logistico ed amministrativo per lo svolgimento dell’attività imprenditoriale di ciascuno di essi; il Consorzio, inoltre, organizza e presta, nei confronti dei propri consorziati, un servizio complesso e strutturato che esula dal semplice ribaltamento dei costi dei singoli beni o servizi acquistati dal Consorzio medesimo (ad esempio utenze telefoniche, elettriche, affitto dei locali, ecc).


In linea di massima non è possibile ricondurre alcuni dei servizi prestati dal consorzio, quali l’acquisizione della disponibilità dell’immobile adibito ad ufficio e delle prestazioni di lavoro dipendente, tra le prestazioni di mandato senza rappresentanza di cui all’art. 3, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972.


Viceversa, per le prestazioni rese senza rappresentanza ai consorziati, i contributi di gestione versati da ciascuno di essi, quali corrispettivi di una prestazione di servizi, sono rilevanti ai fini dell’IVA ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. n. 633/1972, e il relativo momento di effettuazione é da individuare, trattandosi di prestazioni di servizi, nel momento del pagamento dei “contributi” o, se anteriore, nel momento dell’emissione delle fatture, ai sensi del successivo art. 6 del D.P.R. n. 633/1972.


Infine, ponendo in essere operazioni imponibili, il Consorzio ha il diritto di detrarre l’IVA sugli acquisti effettuati, a condizione che non effettui altre operazioni limitanti l’esercizio del diritto alla detrazione ai sensi dell’art. 19, comma 2 e seguenti, del D.P.R. n. 633/1972 o non si tratti di acquisti per i quali sussistano limiti oggettivi alla detrazione (quali quelli di cui al successivo articolo 19-bis1).


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 176/E del 23/07/2007)



 


2) ACQUISTO AEREO: NON SPETTA LA DETRAZIONE IVA SE NON E’ STRUMENTALE ALL’ATTIVITA’ ESERCITATA


Anche a seguito della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nelle ipotesi di acquisto di un aereo, ai fini della detrazione dell’Iva, valgono le regole generali IVA (contenute al comma 1, lett. a, dell’art. 19 bis1), per cui la citata detrazione dell’imposta assolta sull’acquisto non è consentita, tranne che nei seguenti ipotesi:


– il bene formi oggetto dell’attività propria dell’impresa;


– il bene sia destinato ad essere esclusivamente utilizzato come strumentale nell’attività propria di impresa.


La norma stabilisce, comunque, la preclusione del diritto di esercitare la detrazione a carico degli esercenti arti e professioni.


In merito all’attività svolta dall’agente di commercio, occorre osservare che la citata lett. a), comma 1, dell’art. 19-bis1, del D.P.R. n. 633/1972, a differenza della lett. c), comma 1, della medesima disposizione (anche nelle versioni precedenti al Decreto n. 258/2006), non contiene nessuna agevolazione a favore degli agenti e dei rappresentanti di commercio (che, nel presupposto di un naturale “utilizzo strumentale” degli autoveicoli dagli stessi impiegati nell’esercizio delle rispettive imprese, permetta la detrazione integrale dell’Iva assolta sull’acquisto degli stessi).


Pertanto, per gli acquisti di aeromobili  non rileva la circostanza che l’acquirente sia un agente o un rappresentante di commercio.


Per conseguenza, tali soggetti subiscono la limitazione alla detraibilità dell’IVA assolta sulle spese sostenute per gli aeromobili secondo la generale previsione di cui alla menzionata lett. a) del comma 1 dell’art. 19-bis1.


Detta disposizione, consente l’esercizio del diritto alla detrazione dell’Iva sull’acquisto di un aeromobile soltanto se lo stesso forma oggetto dell’attività propria dell’impresa o risulta strumentale alla stessa (é destinato ad essere esclusivamente utilizzato come strumentale nell’attività propria dell’impresa).


Ciò trova conferma nell’interpretazione fornita nelle circolari n. 37 del 13 febbraio 1997 e n.


48 del 10 febbraio 1998, in base alla quale, si considerano “utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa” quei veicoli senza i quali l’attività stessa non può essere esercitata (quali, ad esempio, gli aeromobili da turismo).


Alla luce di tali considerazioni, e tenuto conto della circostanza secondo cui l’aereo, per il contribuente, non forma né oggetto dell’attività propria dell’impresa (che opera quale mero intermediario per la promozione di contratti di vendita), né tanto meno può qualificarsi tra i cespiti “strumentali” alla attività propria di impresa (secondo la nozione di “strumentalità” affermata nelle circolari n. 37 del 1997, n. 48 del 1998 e, da ultimo, n. 1 del 2007), il contribuente non può detrarre l’Iva assolta a monte sull’acquisto dell’aeromobile, né quella relativa alle prestazioni di servizi di cui al comma 3 dell’art. 16 del D.P.R. Iva ed a quelle di impiego, custodia, manutenzione e riparazione relative al bene stesso.


Inoltre, è indetraibile anche l’imposta assolta sulle spese di acquisto dei carburanti e lubrificanti destinati allo stesso bene.


Infine, non possono, in ogni caso, essere richiamate le conclusioni raggiunte nella menzionata sentenza della Corte di Giustizia europea che ha sancito l’incompatibilità’ con l’ordinamento comunitario della normativa interna disponente limitazioni all’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisiti degli autoveicoli aziendali.


Il principio enunciato nella suddetta sentenza esplica efficacia con esclusivo riferimento alla normativa nazionale oggetto di controversia e non può valere anche per la diversa fattispecie di acquisto di aeromobili.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 177/E del 23/07/2007)




 


3) COMUNICAZIONI MINUSVALENZE E DIFFERENZE NEGATIVE: I TERMINI DI PRESENTAZIONE


L’Agenzia delle Entrate ha modificato i termini per la presentazione della comunicazione dei dati e delle notizie relative alle minusvalenze e alle differenze negative indicate all’art. 109, comma 3-bis, D.P.R. n. 917/1986.


Con tali modifiche (utili per uniformare le scadenze precedentemente determinate con quelle per le quali è intervenuto il differimento dei termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi dell’IRAP, dell’IVA e dei redditi modello 730/2007, come previsto dal D.P.C.M. 31 maggio 2007) sono stati individuati nuovi termini per la presentazione della comunicazione.


In particolare, il provvedimento dispone che la comunicazione sia effettuata:


– entro 45 giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale le minusvalenze e le differenze negative sono state realizzate;


– entro il 15 novembre 2007, nel caso in cui il termine per l’effettuazione della comunicazione stessa, come previsto al punto precedente, sia antecedente alla stessa data.


(Provvedimento Agenzia delle Entrate 13/07/2007, G.U. 20/07/2007, n. 167)


  


4) DEDUCIBILITÀ DEI COSTI RELATIVI ALLE AUTO: MAXI-EMENDAMENTO IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA


Si attende dalla Camera il voto definitivo al D.L. n. 81/2007 che contiene, tra l’altro, le attese disposizioni relative alla deducibilità dei costi per imprese e professionisti con riferimento alle auto acquistate ed utilizzate nell’ambito dell’attività.


Il maxi-emendamento del Governo prevede:


– Ai fini della compilazione del Mod. UNICO 2007, il mantenimento delle regole introdotte dal D.L. n. 262/2006 (nessuna deducibilità per le imprese, 25% per i professionisti);


– applicazione “retroattiva” di regole transitorie, in sede di calcolo degli acconti del prossimo novembre (auto in uso ai dipendenti per più di 183 giorni = costo deducibile al 65%; altre auto, non strumentali = deducibilità del 20% per le imprese e 30% per i professionisti);


– dalla dichiarazione UNICO 2008, relativa al 2007, applicazione delle nuove norme “a regime” (auto in uso ai dipendenti per più di 183 giorni = costo deducibile al 90% senza limiti di costo dell’auto; altre auto, non strumentali = deducibilità del 40% con un tetto di 18.076 euro).


  


5) GUIDA AGLI STUDI DI SETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE AGGIORNATA AL 23 LUGLIO 2007


L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato al 23 luglio 2007 la propria guida sulla disciplina degli studi di settore.


Tra le diverse novità emergono, tra l’altro:


Le cause di esclusione trovano generalmente applicazione anche nei riguardi dei soggetti tenuti all’applicazione dei parametri.


Come specificato nella circolare n. 31/E del 2007, tuttavia, i parametri continuano a non applicarsi ai  soggetti con periodo d’imposta diverso dai 12 mesi, né per essi  trova  applicazione l’innalzamento da 5.164.569 a 7.500.000 di euro del limite di ricavi o compensi previsto per l’applicazione degli studi di settore.


Le cause di inapplicabilità


Mentre le cause di esclusione comportano la non applicabilità sia degli studi di settore che dei parametri, le cause di inapplicabilità riguardano esclusivamente i contribuenti soggetti agli studi di settore.


In questi casi, il soggetto resta ugualmente accertabile in base alle regole stabilite per i parametri. Le cause di inapplicabilità consistono infatti in circostanze che riguardano tipicamente gli studi di settore e possono in teoria essere divergenti a seconda della macroarea di attività considerata. Si tratta di quelle condizioni ostative aventi la propria ragion d’essere in peculiarità che caratterizzano la singola attività concretamente svolta, ponendola al di fuori del modello assunto a riferimento durante la costruzione dello studio di settore.


Tali cause sono, infatti, emerse durante la “lavorazione” degli studi e sono indicate nei relativi decreti di approvazione. Per gli studi di settore riguardanti le attività professionali non sono state individuate cause di inapplicabilità.


I decreti di approvazione degli studi di settore relativi alle attività economiche nei settori del commercio, delle manifatture e dei servizi, hanno previsto che gli stessi non si applicano:


nel settore del commercio se l’esercizio dell’attività di impresa, ed in assenza di annotazione separata, è svolto attraverso l’utilizzo di più punti di vendita e di più punti di produzione;


nel caso di esercizio di due o più attività d’impresa non rientranti nel medesimo studio di settore ed in assenza di annotazione separata, se l’importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non prevalenti (non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore) supera il 20 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.


Per la causa di inapplicabilità di cui al punto 1), si configura l’esercizio dell’attività di produzione o di vendita in più punti, qualora questi ultimi siano diversi, ad esempio, da locali o spazi adibiti a depositi, magazzini, centri di raccolta, uffici.


L’evoluzione degli studi di settore inerenti l’attività del commercio ha permesso per gli studi dove la presenza di più punti vendita o di produzione costituisce una caratteristica fisiologica dell’attività esercitata, di superare la causa di inapplicabilità di cui al punto 1).


Per l’anno d’imposta 2006, tale causa di inapplicabilità resta in vigore solo per gli studi contraddistinti dai seguenti codici: SM47U, SM80U, SM85U.


Gli studi di settore come procedura di ausilio all’accertamento


Gli studi di settore costituiscono, altresì, una procedura  di ausilio all’accertamento a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, la quale potrà utilizzare i dati derivanti dagli studi di settore al fine di individuare i soggetti da sottoporre a controllo.


A questo riguardo potrà essere utilizzata:


la segnalazione della non congruità;


la segnalazione della non coerenza agli indicatori;


In base alle risultanze degli studi di settore è possibile operare un accertamento di tipo analitico-presuntivo ai sensi dell’articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR n. 600 del 1973 e 54 del D.P.R. n. 633 del 1972.


Si tratta di valutazioni presuntive in ordine alle quali è previsto un confronto con il contribuente attraverso l’istituto dell’accertamento con adesione.


L’art. 10, legge 8 maggio 1998, n. 146, stabilisce le modalità di applicazione degli accertamenti basati sugli studi di settore.


L’importo determinato in base agli studi di settore ha il valore di presunzione relativa.


 


Vincenzo D’Andò


 


Luglio 2007


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