Novità fiscali del 20 luglio 2007. In evidenza: indennità suppletiva degli agenti di commercio; contributo per la produzione di energia mediante impianti fotovoltaici


1) ALBERGHI: NIENTE IVA SULLA CAPARRA TRATTENUTA PER LA DISDETTA DEL CLIENTE


L’albergo che riscuote una caparra e la trattiene, in caso di disdetta della camera, non deve assoggettare all’Iva la somma tenuta giacché si tratta di un risarcimento forfetario per un inadempimento contrattuale.


Con Sentenza 18/7/2007 (procedimento C-277/05) la Corte di Giustizia Europea ha ritenuto non imponibile ai fini IVA la caparra versata dal cliente al momento della prenotazione della camera e successivamente trattenuta dall’albergatore come risarcimento a seguito della disdetta della prenotazione.


Secondo la Corte di Giustizia, la somma trattenuta non costituisce il corrispettivo di una prestazione resa dall’albergatore ai propri clienti, ma un importo forfetario a titolo di risarcimento per inadempimento contrattuale.


Nel ramo alberghiero, il trattenimento della caparra in conseguenza della disdetta da parte del cliente, poiché ha la funzione di risarcire l’albergatore, non costituisce, quindi, il corrispettivo di una prestazione e non concorre a fare parte della base imponibile dell’IVA.


Con questa pronuncia la Corte di Giustizia CE, ha respinto la pretesa del Fisco francese di assoggettare ad IVA le caparre percepite e trattenute (dal 1989 al 1992) da una società francese che gestisce stabilimenti termali con annesse attività alberghiere e di ristorazione.


Gli acconti, versati, a titolo di caparra, in occasione della prenotazione di soggiorni da parte dei clienti venivano poi dedotti dal successivo pagamento delle prestazioni di soggiorno o venivano trattenuti dalla società medesima in caso di rinuncia del cliente al soggiorno.
Tale caparra concede la facoltà alla parte che l’ha versata di sottrarsi ai propri obblighi contrattuali dietro perdita della caparra stessa e alla controparte la facoltà di sottrarsi ai rispettivi obblighi restituendo il doppio di quanto ricevuto.


Contrariamente a quanto sostenuto dal governo francese, il versamento di una caparra da parte di un cliente e l’obbligo per l’albergatore di non contrarre con terzi, in misura tale da impedire il rispetto dell’obbligo assunto nei confronti del detto cliente, non possono essere qualificati, quali prestazione sinallagmatiche, giacché, in tale ipotesi, l’obbligo dell’albergatore discende direttamente dal contratto alberghiero e non dal versamento della caparra.


La funzione della caparra, nel settore alberghiero, è invece diretta a costituire l’indizio della conclusione di un contratto, ad incitare le parti a dare esecuzione al contratto stesso ed a costituire l’eventuale risarcimento forfetario.


(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. I, 18/07/2007, n. C-277/05)


 



2) ACCERTAMENTO SULLA BASE DEI PARAMETRI: NON COSTITUISCE CAUSA DI ESCLUSIONE LO STATO DI GRAVIDANZA


La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia si è espressa in merito alle cause di esclusione dalla disciplina dei parametri contabili (D.P.C.M. 29/1/1996), disponendo in particolare che non rientra tra esse lo stato di gravidanza.


Secondo i Giudici, il solo stato di gravidanza non è sufficiente a dimostrare che la contribuente non si trova in un periodo di “normale” svolgimento dell’attività.


Richiamando anche altre precedenti Sentenze e documenti di prassi emessi dalle Entrate, la Commissione ha in particolare chiarito che ai fini della disapplicazione dei parametri, la gravidanza dovrebbe essere supportata da altre condizioni atte a dimostrare l’inidoneità all’esercizio dell’attività.


Tale inidoneità dovrebbe inoltre coprire un periodo superiore a cinque mesi.


Da ricordare, infine, come l’accertamento sulla base dei parametri, per svariate motivazioni, viene spesso dichiarato dalle Commissioni tributarie come illegittimo, insomma con risultati del tutto favorevoli ai contribuenti (a tal fine si veda l’e-book GUIDA AGLI STUDI DI SETTORE E AI PARAMETRI di Vincenzo D’Andò in vendita presso il Sito del Commercialistatelematico.com)


(Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, Sentenza 17/4/2007, n. 33/46/07)



 


3) VERSAMENTO DEL TFR DEGLI OPERAI AGRICOLI AL FONDO DI TESORERIA INPS: ENTRO LUGLIO LE DENUNCE NEL DMAG


L’INPS, in merito alla contribuzione al Fondo di Tesoreria, ha fornito le istruzioni operative cui si devono attenere i datori di lavoro agricolo per i dipendenti a tempo indeterminato e determinato per i quali vige il sistema Dmag Unico.


Sono obbligati al versamento i datori di lavoro che occupano almeno 50 dipendenti, sono, invece, esclusi dall’obbligo:


– i lavoratori a tempo determinato con rapporto di durata inferiore a tre mesi;


– i lavoratori per i quali sia prevista la corresponsione periodica del Tfr maturato;  


– i lavoratori per i quali sia previsto l’accantonamento delle quote maturate di Tfr presso soggetti terzi;


– i lavoratori stagionali del settore agroalimentare per i quali non sia fissato un termine finale specifico perché legato alla durata di una particolare campagna.


Scadenze:


Il contributo destinato al fondo va inserito nella denuncia contributiva del secondo trimestre dell’anno in corso, utilizzando il modello Dmag-Unico, che va presentato entro il 31 luglio 2007 e la cui scadenza di pagamento è fissata al 17 dicembre 2007.


Con la medesima decorrenza (secondo trimestre 2007) i datori di lavoro agricolo dovranno comunicare eventuali anticipazioni erogate sul Tfr per la quota parte di competenza del Fondo di Tesoreria.


Per il versamento dei contributi pregressi relativi a mensilità antecedenti al 1° aprile 2007, i datori di lavoro devono presentare, entro il 31 luglio 2007, i moduli Dmag Unico di variazione.


Sul contributo da versare al fondo deve essere calcolato l’interesse di rivalutazione del 2,74% dalla scadenza di legge dei versamenti contributivi e fino alla data di effettivo versamento. I datori di lavoro sono esonerati dal versamento del contributo al Fondo di garanzia nella stessa percentuale di Tfr maturando conferito alle forme pensionistiche complementari e al Fondo di Tesoreria.


L’esonero riguarderà anche le aziende che occupano meno di 50 dipendenti e sarà totale o parziale in ragione della percentuale di Tfr maturando conferito alle forme pensionistiche complementari.


(Circolare INPS 17/07/2007, n. 105)



 


4) TERRENI INDEDUCIBILI E PAGAMENTO IMPOSTE


Sulla manovra d’estate il Governo ha posto la fiducia.


Tuttavia, l’iter del disegno di legge del Dl 81 sull’extragettito ha avuto il 18/7/2007 un passaggio inatteso: Il testo è stato recepito in un maxi-emendamento, ma, rispetto a quello licenziato, sono stati stralciati i commi 3-bis e 3-ter dell’articolo 15 che alleggerivano la disciplina relativa all’ammortamento dei fabbricati.


Norme che miravano a modificare la stretta sulla deducibilità dei costi dei terreni varata con il Decreto Legge n. 223/2006 e sulle quali la maggioranza era stata battuta due settimane fa a Palazzo Madama.


A questo punto, però, restano in vigore le più severe norme della Visco-Bersani, con le conseguenti ricadute, sui contribuenti che hanno fatto affidamento sulle modifiche a proprio favore.


Viene, infine, escluso il ricorso ad un decreto legge, ma la soluzione si potrebbe trovare attraverso il DDL 1485.


Pertanto, riguardo l’ammortamento indeducibile dei terreni, per quelle imprese che nei versamenti di giugno hanno fatto affidamento sulla correzione annunciata dal Governo a fine marzo, sarebbe auspicabile che venisse fornito, prima della scadenza per la presentazione di Unico 2007, il quadro normativo definitivo.


 



5) ALLA LINEA DURA DEL FISCO SULL’INDENNITÀ SUPPLETIVA DEGLI AGENTI DI COMMERCIO SI CONTRAPPONE LO STATUTO DEL CONTRIBUENTE


In merito alla deducibilità degli accantonamenti per la corresponsione di indennità nell’ambito di rapporti di agenzia, anche la Camera dei Deputati ha espresso la correttezza della tesi esposta dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 6/7/2007, n. 42/E, la quale si è conformata al recente orientamento della Cassazione in materia.


Come è noto la citata Agenzia ha precisato l’indeducibilità degli accantonamenti ai fondi per l’indennità suppletiva di clientela e per l’indennità meritocratica degli agenti di commercio.


Pertanto, le imprese che hanno dedotto gli accantonamenti si devono adeguare al nuovo orientamento dell’amministrazione finanziaria e devono e correggere le precedenti dichiarazioni presentando una dichiarazione integrativa o avvalendosi del ravvedimento operoso.


Secondo la nuova interpretazione, peraltro basata esclusivamente sui più recenti orientamenti espressi in materia dalla Corte di Cassazione nelle Sentenze n. 24973 del 24 novembre 2006 e n. 1910 del 30 gennaio 2007, l’indennità citata é deducibile solo nell’esercizio in cui la stessa indennità viene concretamente corrisposta.


Per conseguenza, in base a quanto affermato dall’Amministrazione finanziaria, é superata la precedente posizione espressa nella citata R.M. n. 59/E del 9 aprile 2004, in base alla quale, veniva consentita la possibilità di dedurre per competenza gli accantonamenti in parola nel limite delle quote maturate in ciascun anno.


Pertanto, secondo tale ultimo orientamento giurisprudenziale, l’indennità di fine rapporto e l’indennità suppletiva di clientela sono sostanzialmente diverse e non possono godere dello stesso trattamento tributario.


Ciò poiché:


– L’indennità di fine rapporto matura in costanza del rapporto di lavoro, rientrando pertanto pienamente nella previsione di cui all’art. 105 del TUIR il quale consente la deducibilità delle quote “maturate nell’esercizio”, e la cessazione del rapporto costituisce solo una condizione di esigibilità della stessa;


l’indennità suppletiva di clientela non matura in costanza del rapporto di lavoro e trova la sua fonte genetica soltanto nella eventuale illegittimità dello scioglimento del rapporto di lavoro, ad esempio per causa non imputabile all’agente.


A seguito della citata sentenza della Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate con Circolare n. 42/E del 6 luglio 2007, facendo immediatamente proprio il nuovo orientamento della Suprema Corte, ha modificato la tesi interpretativa espressa in passato.


Per cui, a parere dell’Amministrazione finanziaria:


– gli accantonamenti effettuati per la cosiddetta “indennità suppletiva di clientela” nonché per “l’indennità meritocratica” sono fiscalmente indeducibili in sede di stanziamento a conto economico; e


– l’indennità in questione è deducibile solo nell’esercizio in cui venga concretamente corrisposta secondo il principio sancito dall’art. 109 del TUIR.


Peraltro, nonostante la Circolare n. 42/E del 2007 faccia riferimento al momento della “corresponsione”, l’esercizio di rilevanza fiscale della indennità suppletiva di clientela va essere individuato non in base al criterio di cassa ma in base ai criteri generali di competenza e di certezza di cui all’art. 109 del TUIR.


In sostanza l’indennità in questione é deducibile nell’esercizio in cui si verifica lo scioglimento del rapporto di agenzia su iniziativa della casa mandante per fatto non imputabile all’agente, a prescindere dal concreto pagamento della stessa.


Infatti, in tale esercizio l’obbligo del preponente alla corresponsione dell’indennità diventa certo e non più eventuale ed il relativo onere acquisisce il carattere di certezza ed obiettiva determinabilità richiesti dalla norma tributaria ai fini della deducibilità dal reddito di impresa.


Naturalmente, i suddetti criteri si applicano sia ai fini delle imposte dirette (IRES ed IRPEF), sia ai fini dell’IRAP.


La C.M. n. 42/E del 2007 ha, inoltre, evidenziato come il superamento della precedente impostazione comporta la “retroattività” della pronuncia ministeriale con effetto sui periodi d’imposta 2006 e precedenti.


In base alle istruzioni operative impartite dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso ai propri uffici periferici, viene infatti previsto che gli uffici stessi non applicheranno sanzioni ed interessi ai contribuenti che, uniformandosi alle indicazioni fornite nella Circolare, procedano a rettificare le dichiarazioni dei redditi e dell’IRAP già presentate, entro il prossimo termine di presentazione, come modificato dall’art. 1 del D.P.C.M. del 31 maggio 2007, oprima che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento.


In sostanza, in base a quanto affermato dall’Amministrazione finanziaria, i contribuenti dovrebbero adeguarsi alla nuova interpretazione ministeriale non solo per i periodi di imposta futuri (periodo di imposta 2007 e seguenti) ma anche intervenendo spontaneamente sui periodi di imposta pregressi, avvalendosi dell’integrazione prevista dall’art. 8, comma 2, del D.P.R. n. 322/1998 da effettuarsi entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria.


Sempre secondo tale interpretazione ministeriale, i contribuenti che, adeguandosi alla interpretazione precedente, hanno dedotto gli accantonamenti per indennità suppletiva di clientela possono evitare l’applicazione delle eventuali sanzioni ed interessi soltanto:


– rettificando autonomamente le dichiarazioni già presentate in relazione ai periodi di imposta ancora soggetti ad accertamento e nei quali gli stessi abbiano dedotto gli accantonamenti in questione;


– versando la maggiore imposta (IRES, IRPEF, IRAP) dovuta in relazione agli accantonamenti che alla luce della nuova interpretazione, risultano indeducibili.


Differentemente, sempre in base all’interpretazione ministeriale, i contribuenti che non dovessero adeguarsi alle nuove istruzioni potrebbero vedersi contestare, in sede di eventuali accertamenti, la deducibilità degli accantonamenti effettuati in passato con la connessa applicazione di sanzioni ed interessi.


Tuttavia, l’art. 10, comma 2, della Legge n. 212 del 27 luglio 2000 (cd. “Statuto del contribuente”), prevede espressamente che:


– non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall’amministrazione medesima (comma 2);


– le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria (comma 3).


In conclusione, i contributi interessati da tale querelle, per il passato, potrebbero anche lasciare tutto immutato, anche dopo la conferma della tesi erariale da parte della Camera dei deputati, magari invocando appunto l’applicazione del decantato Statuto del contribuente.


(Interrogazione Camera dei deputati 18/07/2007, n. 5-01286)



 


6) INTERPELLO MONOPOLI DI STATO – TRIBUTI GESTITI DA AAMS E IN MATERIA DI TABACCHI LAVORATI: COMPETENZA DEGLI UFFICI


Entrerà in vigore il 2 agosto 2007 il regolamento del Ministero dell’Economia e delle finanze che ha modificato il D.M. n. 209/2001, concernente la determinazione degli organi, delle procedure e delle modalità di esercizio dell’interpello e dell’obbligo di risposta da parte dell’Amministrazione finanziaria.


Con l’aggiunta nell’art. 2 del Decreto del Ministro delle finanze 26/4/2001, n. 209, viene disposto che per i tributi gestiti dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l’istanza di interpello va presentata, in materia di giochi, all’Ufficio regionale competente in base al domicilio fiscale del contribuente, fatta eccezione per coloro i quali abbiano conseguito nel precedente anno solare un volume di raccolta delle giocate non inferiore a 500.000,00 euro, i quali sono tenuti a presentare la predetta istanza alla Direzione per i giochi; per i tributi in materia di tabacchi lavorati l’istanza di interpello va presentata alla Direzione per le accise, tranne per i casi di verbalizzazione per contrabbando da parte della polizia giudiziaria, per i quali l’istanza si presenta all’Ufficio regionale competente per territorio in relazione al luogo in cui é stato commesso l’illecito.


(D.M. Ministero economia e finanze 08/06/2007, n. 98, G.U. 18/07/2007, n. 165)



 


7) RISCOSSIONE – RESTITUZIONE DELLE ANTICIPAZIONI: SCADENZA DELLE RATE ANNUALI E TASSO EURIBOR PER IL CALCOLO DEGLI INTERESSI


Il Ministero dell’Economia e delle finanze ha determinato tipologia e data del tasso euribor da assumere a riferimento per il calcolo degli interessi da corrispondere per la restituzione in forma rateale delle anticipazioni effettuate, per effetto dell’obbligo del non riscosso come riscosso, dalle società concessionarie del servizio nazionale della riscossione a favore dello Stato e degli enti non erariali.


(D.M. Ministero economia e finanze 08/06/2007, G.U. 18/07/2007, n. 165)


 



8) IMPOSTA SUL REDDITO DEI NON RESIDENTI: CALCOLO DELL’ALIQUOTA APPLICABILE ANCHE TENUTO CONTO DEI REDDITI ESTERI EXTRALAVORATIVI NEGATIVI


L’art. 39 del Trattato CE è in contrasto con una normativa nazionale (nel caso di specie, lussemburghese) ove un cittadino comunitario, non residente nello Stato membro dove percepisce redditi che costituiscono la parte essenziale delle sue risorse imponibili, non può fare valere, ai fini della determinazione dell’aliquota d’imposta applicabile, redditi da locazione negativi relativi ad immobili non occupati personalmente e situati nel territorio di un altro Stato membro.


Ne consegue che in tale evenienza il contribuente deve avere la possibilità di potere considerare, nel calcolo dell’aliquota applicabile, anche i redditi esteri negativi.


(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. I, 18/07/2007, n. C-182/06)


 



9) RECUPERO DI UN AIUTO DI STATO EROGATO IN CONTRASTO CON IL DIRITTO COMUNITARIO: NON VALE IL PRINCIPIO DELL’AUTORITÀ DI COSA GIUDICATA


Per effetto del principio del primato del diritto comunitario, il giudice nazionale ha l’obbligo di garantire la piena efficacia delle norme di diritto comunitario.


Pertanto l’art. 2909 c.c. (principio dell’autorità di cosa giudicata) deve essere disapplicato, nei limiti in cui l’applicazione di tale disposizione impedisce il recupero di un aiuto di Stato erogato in contrasto con il diritto comunitario e la cui incompatibilità con il mercato comune è stata dichiarata con decisione della Commissione divenuta definitiva.


(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. Grande Sezione, 18/07/2007, n. C-119/05)



 


10) DAL 1/7/2007 E’ VERAMENTE CAMBIATO LO SCONTRINO PER L’ACQUISTO DI FARMACI ?


Dal 1° luglio tutti gli scontrini che vengono rilasciati dal farmacista dovrebbero riportare il codice fiscale dell’assistito.


Ciò in base a quanto previsto dalla Legge Finanziaria 2007, a partire da questa data, infatti, le farmacie, ai fini della detrazione o deduzione Irpef delle spese per medicinali, sono tenute a documentare con fattura o scontrino fiscale “parlante” la vendita dei farmaci.


 Lo scopo è quello di scongiurare diffusi intenti elusivi (utilizzo da parte di più soggetti del medesimo scontrino per fruire della detrazione in dichiarazione dei redditi, ovvero utilizzo in detrazione di scontrini relativi all’acquisto di beni diversi dai farmaci venduti presso le farmacie).


L’Agenzia delle Entrate ha però preso atto delle difficoltà di adeguamento dei farmacisti alla nuova normativa, visto che buona parte dei registratori di cassa non sono ancora stati modificati o sostituiti da sistemi tecnologici più avanzati che soddisfino le richieste della Finanziaria. In un comunicato inviato a tutti i titolari di farmacia l’Agenzia ha, quindi, reso noto che “l’attestazione” (o l’informativa richiesta per la detrazione o deduzione Irpef) potrà avvenire fino al 31/12/2007 anche con un documento rilasciato dal farmacista contestualmente allo scontrino fiscale, nel quale vanno specificate la natura, la qualità e la quantità dei farmaci venduti.


Chi acquista farmaci e intende detrarre la sua spesa dalle tasse deve quindi richiedere al proprio farmacista un documento apposito da allegare allo scontrino, contenente ogni tipo di informazione sull’acquisto appena effettuato: E’ questa la procedura prevista fino al 31 dicembre 2007, data entro la quale anche il codice fiscale dell’acquirente potrà essere trascritto a mano sullo scontrino.


Dal primo giorno del 2008, invece, l’operazione dovrà essere del tutto automatica: Dai farmacisti si dovrebbe avere uno scontrino più dettagliato degli attuali e ogni acquisto dovrà essere registrato tramite la Carta regionale dei servizi, che fornirà ai nuovi registratori di cassa anche il codice fiscale di chi ha effettuato l’acquisto.


Infine, la risoluzione n. 156/E del 5 luglio 2007 ha precisato che la documentazione rilasciata dal farmacista deve indicare anche la denominazione del medicinale, senza che ciò comporti alcuna violazione della normativa sulla privacy.


Pertanto, dal 1/7/2007, per usufruire della detrazione per l’acquisto dei farmaci prevista dalle disposizioni fiscali, occorre farsi rilasciare lo scontrino intestato oppure l’apposita attestazione da parte del farmacista, completa dei dati sopra richiamati.


L’eventuale autodichiarazione del contribuente non verrà, quindi, più tollerata.


In atto non mi risulta che le farmacie rilasciano non tanto i nuovi scontrini, ma particolarmente le “attestazioni”.


In tutto questo il contribuente rischia dal 1 luglio 2007 di non potere più scaricare gli scontrini medici nel modello Unico.


Chissà se l’Agenzia delle Entrate in seguito (per il secondo semestre del 2007) non accetti pure le autoattestazioni del contribuente, almeno fino a quando tutte le farmacie siano dotate dei nuovi registratori di cassa, pronti all’emissione dello speciale scontrino.


 



11) AIUTI DI STATO: AVVIATA UNA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER IL RECUPERO DI AIUTI ALL’OCCUPAZIONE


Con l’invio di una lettera di costituzione in mora, la Commissione UE ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il recupero di aiuti all’occupazione incompatibili con il mercato comune: Entro 2 mesi, l’Italia dovrà fornire informazioni sui provvedimenti adottati per attuare la decisione dell’11/5/1999, con cui la Commissione chiedeva all’Italia di recuperare gli aiuti all’occupazione, illegali e incompatibili col mercato comune.


(Comunicato stampa Commissione UE 19/07/2007, n. IP/07/1133)


  


12) ESTINZIONE ANTICIPATA DI MUTUO IMMOBILIARE: LA BANCA NON SI PUÒ RIFIUTARE DI RINEGOZIARE L’IMPORTO DELLA PENALE


L’accordo stipulato tra ABI e le Associazioni dei Consumatori, ai sensi dell’art. 7, D.L. n. 7/2007, ha determinato le penali massime applicabili ai mutui stipulati prima dell’entrata in vigore della disciplina sulle liberalizzazioni


Su tale problematica la Commissione Finanze ha precisato che, se la banca mutuante rifiuta la rinegoziazione dei suddetti contratti di mutuo, i consumatori possono ricorrere all’autorità giudiziaria per la tutela dei loro diritti ed, in particolare, per fare valere lo quanto disposto dell’art. 7, ultimo comma.


(Interrogazione Camera dei deputati 18/07/2007, n. 5-01284)


 



13) E’ STATO RIDETERMINATO L’IMPORTO DELLE SPESE DI NOTIFICA DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO DOVUTE DAL DEBITORE ISCRITTO A RUOLO ALL’ESATTORIA


E’ stato rideterminato in € 5,88 l’importo delle spese di notifica della cartella di pagamento dovute dal debitore iscritto a ruolo all’agente della riscossione.


Il neo provvedimento, in vigore dal 18/7/2007, tiene conto del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 3/10/2006, che, a decorrere dal 1 aprile 2006, determina in euro 5,88 il compenso spettante per la notifica degli atti delle pubbliche amministrazioni da parte dei messi comunali.


(Ministero dell’Economia e delle Finanze, Decreto del 13/06/2007)


 



14) FISCO OLI MINERALI: UTILIZZO DIVERSO DAL CARBURANTE PER MOTORI O COMBUSTIBILE PER RISCALDAMENTO


E’ legittima e compatibile con il diritto comunitario l’assoggettamento in uno Stato membro ad imposta di consumo degli oli lubrificanti destinati o commercializzati per un utilizzo diverso dal carburante per motori o combustibile per riscaldamento.


(Corte di Giustizia CEE, Sezione III, Sentenza C- 145/2006 e C-146/2006 del 05/07/2007)


 



15) NON È SOGGETTO A IVA IL CONTRIBUTO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA MEDIANTE IMPIANTI FOTOVOLTAICI


Il contributo per la produzione di energia mediante impianti fotovoltaici non è soggetto a Iva.


Inoltre, se l’impianto è utilizzato da persona fisica a fini esclusivamente privati, l’incentivo non rileva fiscalmente.


Ciò vale anche per l’eventuale energia prodotta in eccesso per la quale si decide l’immissione nella rete elettrica per un futuro utilizzo nei tre anni successivi (cosiddetto “scambio sul posto”).


Qualora, invece il surplus di energia prodotta sia venduta alla rete, allora i relativi proventi danno origine a redditi diversi.


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 46/E del 19 luglio 2007, ha spiegato in dettaglio la disciplina fiscale degli incentivi per gli impianti fotovoltaici previsti dall’art. 7 del Dlgs n. 387/2003 (“Disposizioni specifiche per il solare“).


La norma, finalizzata ad incentivare la produzione di energia “alternativa”, riconosce, per un periodo di venti anni a decorrere dalla data di entrata in esercizio dell’impianto, la corresponsione di un contributo (“tariffa incentivante”), che varia in base alla potenza e alla tipologia dell’impianto.


Per gli impianti fino a 20 kW, è possibile accedere al servizio di “scambio sul posto” (in questo caso, la tariffa incentivante spetta solo per l’energia prodotta e consumata dall’utente), che consente di immagazzinare l’energia prodotta e non consumata e di prelevarla dalla rete in caso di necessità nei successivi tre anni, o, in alternativa, cedere l’energia prodotta al gestore della rete elettrica (in questa seconda ipotesi, la tariffa spetta per tutta la produzione).


IVA: Realizzazione dell’impianto e contributo


Per l’acquisto o la realizzazione dell’impianto fotovoltaico si applica l’aliquota Iva del 10%. La detrazione dell’imposta pagata viene ammessa, in base ai principi generali contenuti nell’art. 19 del DPR n. 633/1972, in funzione dell’utilizzo dell’impianto nell’esercizio di impresa, arte o professione; pertanto, in caso di utilizzo promiscuo, non é detraibile l’Iva corrispondente alla quota imputabile a impieghi per fini privati o, comunque, estranei all’esercizio dell’attività.


La tariffa incentivante viene esclusa comunque dal campo di applicazione dell’IVA, anche quando l’impianto fotovoltaico è realizzato nell’esercizio di attività di impresa, arte o professione (cioè quando è utilizzato dai professionisti).


Mancanza per l’applicazione dell’Iva del presupposto oggettivo


Le cifre erogate non rappresentano un corrispettivo per la fornitura dell’energia, ma una specie di risarcimento per il titolare dell’impianto per i costi sostenuti per la sua costruzione e di quelli di esercizio.


La tariffa incentivante costituisce contributo: Ritenuta d’acconto


Quando l’impianto è utilizzato nell’ambito di un’attività di impresa, la tariffa incentivante rappresenta un contributo in conto esercizio e non in conto impianti, poiché viene erogato per sostenere la produzione dell’energia e non per finanziare l’investimento.


Per cui, al momento dell’erogazione, deve essere operata una ritenuta a titolo di acconto delle imposte dirette nella misura del 4% per cento (ai sensi dell’art. 28, secondo comma, DPR n. 600/1973).


Persona fisica o ente non commerciale: Utilizzo, al di fuori di attività, per soli fini privati


La tariffa incentivante percepita dalla persona fisica (o ente non commerciale) per l’utilizzo di impianti fotovoltaici a soli fini privati (usi domestici, di illuminazione, alimentazione di elettrodomestici, ecc.) costituisce un contributo a fondo perduto non riconducibile ad alcuna delle categorie reddituali previste dal Tuir.  Pertanto, non ha alcuna rilevanza ai fini delle imposte dirette.


Persona fisica o ente non commerciale: Produzione, al di fuori di attività, di energia eccedente i consumi privati


In tale caso, occorre distinguere l’ipotesi in cui l’impianto abbia potenza non superiore a 20 kW da quella in cui la potenza sia superiore a detto limite.


Impianti con potenza non superiore a 20 kW


Se si opta per lo “scambio sul posto”, la tariffa incentivante è ininfluente ai fini fiscali.
Se invece si decide di vendere l’energia prodotta in più, la disciplina fiscale cambia a seconda che l’impianto sia o no posto al servizio dell’abitazione o della sede dell’ente non commerciale.


Impianto posto al servizio dell’abitazione o della sede dell’ente non commerciale


In questo caso, risultano fiscalmente rilevanti i soli proventi derivanti dalla vendita dell’energia prodotta in eccesso rispetto al proprio fabbisogno, che andranno qualificati come redditi diversi, ossia come redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente. Il costo per l’acquisto o la realizzazione dell’impianto non potrà essere considerato inerente alla produzione del reddito, né sarà detraibile la relativa Iva pagata.


Impianti diversi


In questa ipotesi, diventano fiscalmente rilevanti anche le somme percepite a titolo di tariffa incentivante, concorrendo, come contributo in conto esercizio e in misura proporzionale alla quantità di energia ceduta, alla determinazione del reddito di impresa e della base imponibile Irap.


Andrà anche applicata, sempre con riferimento alla parte relativa all’energia ceduta, la ritenuta d’acconto del 4%.


Per quanto riguarda poi i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia, questi vanno assoggettati all’Iva, all’Irap e alle imposte dirette.


In tale fattispecie, però, l’impianto rappresenta bene strumentale all’attività ed è ammortizzabile con coefficiente del 9%.


Impianti con potenza superiore a 20 kW


Per gli impianti di potenza superiore a 20 kW, non essendo possibile optare per il servizio di “scambio sul posto”, l’energia esuberante potrà essere solo venduta alla rete locale, con conseguente realizzazione di un’attività di tipo commerciale.


La disciplina fiscale è la stessa di quella descritta sopra gli “impianti diversi”.


Persona fisica o giuridica nell’ambito di attività commerciale


Se la produzione di energia tramite impianto fotovoltaico costituisce l’oggetto principale dell’attività commerciale svolta o l’energia prodotta viene utilizzata prioritariamente nell’ambito della diversa attività commerciale esercitata, la tariffa incentivante rappresenta sempre un contributo in conto esercizio fiscalmente rilevante.


Anche in questo caso, si rende applicabile, in relazione sia alla tariffa incentivante che ai ricavi derivanti dalla vendita dell’energia, la disciplina gli “impianti diversi”.


Professionista o associazione professionale


Se l’acquisto o la realizzazione dell’impianto fotovoltaico è realizzato da un lavoratore autonomo o da un’associazione professionale e l’energia prodotta è utilizzata esclusivamente per le esigenze dell’attività o anche in modo promiscuo (per consumi personali o familiari), la tariffa incentivante è esclusa dal campo di applicazione dell’Iva e non concorre alla determinazione del reddito imponibile.


L’impianto costituisce, comunque, bene strumentale dell’attività di lavoro autonomo e l’Iva pagata per l’acquisto o la realizzazione dell’impianto è detraibile ai sensi dell’art. 19 del DPR n. 633/1972, tenendo conto dell’utilizzo promiscuo del bene.


Se l’impianto produce energia in eccesso, la vendita costituisce in ogni caso attività commerciale.


Vanno, pertanto, tenute due contabilità separate, una per l’attività di lavoro autonomo e una per quella di impresa. La tariffa incentivante, in proporzione alla quantità di energia ceduta, costituisce contributo in conto esercizio, concorre alla determinazione del reddito d’impresa e della base imponibile Irap e va assoggettata alla ritenuta del 4%.


I ricavi derivanti dalla vendita dell’energia sono rilevanti ai fini Ires, Irap e Iva; l’impianto costituisce bene strumentale ad entrambe le attività e gli ammortamenti del costo vanno ripartiti, ad esempio facendo riferimento alla proporzione tra energia ceduta ed energia complessivamente prodotta (naturalmente, se l’impianto è utilizzato anche per fini personali o familiari, la deduzione del costo da ripartire tra le due attività non può essere superiore al 50%).


Infine, anche l’Iva pagata al momento dell’acquisto o della realizzazione del bene è detraibile in relazione ad entrambe le attività esercitate, a condizione che le stesse siano gestite con la contabilità separate.


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