Novità fiscali del 10 luglio 2007. In evidenza: accantonamenti per indennità suppletiva di clientela deducibili solo nell’esercizio in cui l’indennità viene corrisposta


1) BASE DI CALCOLO DEL CONTRIBUTO TFR DOVUTO ALL’INPS


Il 5 luglio 2007 la Commissione per i principi interpretativi delle Leggi in materia di lavoro – istituita dalla Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro – ha diffuso il principio n. 9 avente ad oggetto la base di calcolo del contributo TFR dovuto all’INPS.


Il seguente principio della Fondazione Studi tratta sull’obbligo di versare al Fondo di Tesoreria presso l’Inps il T.F.R. dei lavoratori che hanno scelto di mantenerlo in azienda non ne modifica i criteri e le modalità di calcolo:


<<La Commissione ha esaminato oltre venti anni di giurisprudenza formatasi in materia di TFR che costituisce ora il riferimento per un corretto calcolo del contributo da versare al Fondo di tesoreria. Il contributo, come è noto, dovrà essere versato per la prima volta a partire dal prossimo 16 luglio per i TFR conservati in azienda sulla base di scelte effettuate entro il mese di maggio 2007.


Il principio sottolinea che il calcolo utilizzando il parametro di legge pari a 13,5 non può essere modificata né in diminuzione né in aumento.


Un parte significativa riguarda i rapporti di durata inferiori all’anno. In questo caso l’articolo 2120 c.c. prevede che la quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.


In altri termini, il codice civile stabilisce che nell’ipotesi di un rapporto inferiore all’anno la quota di TFR deve essere determinata avendo riguardo alla unità di misura minima stabilità nel mese dovendo computare come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni .


Pertanto, per i rapporti inferiori a 15 giorni non viene prodotta una base di calcolo su cui calcolare il contributo.


La retribuzione annua accantonabile corrisponde dunque a quella di competenza dell’anno, costituita da tutti i compensi divenuti liquidi ed esigibili nell’anno medesimo, anche se corrisposti successivamente.


In caso di rapporto inferiore all’anno la retribuzione utile è quella dovuta in ciascun mese. Nel mese di inizio del rapporto o di interruzione dello stesso in cui la prestazione risulta essere di durata uguale o superiori a 15 giorni deve essere assunta come base di calcolo, in ogni caso, la retribuzione mensile virtualmente dovuta per il mese intero di lavoro.


I compensi con periodicità plurimensile, maturati in due diverse annualità (come ad esempio la quattordicesima) sono computati nella retribuzione dell’anno di erogazione, mentre la retribuzione erogata in ritardo e gli arretrati dovuti per effetto di sentenze o conciliazioni e rinnovi contrattuali con decorrenza retroattiva sono computati unitamente alla retribuzione del periodo cui si riferiscono.


Per la definizione del concetto di non occasionalità la giurisprudenza ha  statuito che la retribuzione accolta dal secondo comma dell’ art. 2120 c.c. prescinde dalla ripetitività, regolare e continua, e dalla frequenza delle prestazioni e dei relativi compensi.


L’univoco orientamento della giurisprudenza di legittimità sul concetto di non occasionalità afferma che si devono escludere solo i compensi sporadici ed occasionali, cioè quelli collegati a ragioni aziendali del tutto imprevedibili e fortuite. In tal senso, ad esempio, la Cassazione ha escluso dal computo le somme erogate una tantum a titolo di liberalità, non collegate al rendimento del lavoratore o all’andamento aziendale (Cass. 1 agosto 1996 n. 6923).


In questo quadro giurisprudenziale, dunque, Il compenso per lavoro straordinario va escluso dalla retribuzione utile per il TFR solo se erogato per prestazioni a carattere saltuario, legate ai c.d. “picchi anomali” (Cass. 26 maggio 2004 n. 10172), . Ai fini dell’inclusione è sufficiente che il compenso sia riconosciuto per prestazioni espletate con frequenza, ma non necessariamente con periodicità assoluta, connesse alla particolare organizzazione del lavoro (Cass. 5 febbraio 1994 n. 1202).


I contributi versati dal datore di lavoro ai fondi pensione non assumono una natura retributiva bensì previdenziale con la conseguenza che su di essi – a norma dell’articolo 16 del D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 – è dovuto il contributo di solidarietà nella misura del 10%.


Con riguardo al computo nella base di calcolo della retribuzione in natura di rilievo è il problema che riguarda la valorizzazione economica del benefit.


Salvo diversa previsione del contratto collettivo, ai fini della determinazione del retribuzione in natura prevale un criterio civilistico identificato nel valore normale del bene o servizio.


Deve escludersi l’automatica applicabilità in via analogica dei criteri stabiliti dalla legge in ambito fiscale e previdenziale per alcune forme di retribuzione in natura (art. 51 TUIR).


Pertanto, con riferimento all’utilizzo dell’autovettura il datore di lavoro deve determinare tale importo utilizzando un criterio di ragionevolezza, che può anche fondarsi sulle tariffe ACI, ma che deve tener conto dell’effettivo utilizzo dell’auto per ragioni personali.


Infine, nell’ambito delle assenze non forma base di calcolo la retribuzione dovuta o che avrebbe dovuto percepire la lavoratrice che utilizza il periodi di congedo parentale (ex astensione facoltativa)>>.



 


2) GLI ACCANTONAMENTI  PER L’INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA, RICONOSCIUTA AGLI AGENTI E AI RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO SONO DEDUCIBILI SOLO NELL’ESERCIZIO IN CUI L’INDENNITA’ VIENE CORRISPOSTA


Gli accantonamenti operati dalle società ai fini dell’indennità suppletiva di clientela, riconosciuta agli agenti e ai rappresentanti di commercio in caso di scioglimento anticipato del contratto per iniziativa della società, sono deducibili solo nell’esercizio in cui l’indennità viene concretamente corrisposta.


L’Agenzia delle Entrate, con propria circolare, si è adeguata all’orientamento consolidato della sezione tributaria della Corte di Cassazione in materia di deducibilità degli accantonamenti ai fondi, ai fini della determinazione del reddito di impresa e detta nuove regole agli uffici in materia di controllo, delle istanze di rimborso e gestione del contenzioso in materia.


La suddetta circolare ha modificato la precedente posizione assunta dall’Agenzia con una risoluzione del 9 aprile 2004 che consentiva la deducibilità dell’accantonamento ai fondi per indennità  di cessazione del rapporto di agenzia nei limiti dell’importo massimo previsto dal codice civile.


Un orientamento, ormai non più sostenibile dopo le pronunce della Suprema Corte. L’attribuzione di tale indennità di clientela, al contrario dell’indennità di fine rapporto, costituisce un onere solo eventuale, come tale non accantonabile fiscalmente.


Non saranno applicate sanzioni amministrative e interessi di mora nei confronti di chi si era adeguato alla precedente risoluzione (la 59/E del 2004).


Tuttavia, i contribuenti dovranno adeguarsi alla nuova disciplina correggendo le precedenti dichiarazioni ricorrendo alla presentazione di una dichiarazione integrativa o all’istituto del ravvedimento operoso.


(Agenzia delle Entrate, Circolare n. 42/E del 6/7/2007)



 


3) TASSAZIONE INDENNITÀ OCCUPAZIONE IMMOBILE SENZA AVERNE TITOLO PIÙ ALTA SE IL PROPRIETARIO HA AVVIATO AZIONI DI RECUPERO


Il trattamento fiscale, ai fini dell’imposta di registro e di bollo, delle somme corrisposte dal locatario nei casi di occupazione di un immobile senza averne titolo varia in relazione alla natura risarcitoria (o corrispettiva) dell’indennità pagata dal soggetto che occupa l’immobile. Nel primo caso si applica l’imposta di registro nella misura del 3% (nel secondo del 2%).


L’Agenzia delle Entrate ha confermato quanto già precisato con due precedenti risoluzioni. Quando l’indennità ha natura chiaramente risarcitoria, desumibile dalla volontà del proprietario di non proseguire il rapporto di locazione, non si applica l’aliquota del 2% prevista per i contratti di locazione, ma quella del 3% prevista per gli atti relativi alle prestazioni a contenuto patrimoniale.


Diversamente, quando l’occupazione avviene come prosecuzione dopo la scadenza del contratto, o in generale in assenza di contratto e senza che il proprietario abbia messo in atto azioni per rientrare in possesso del bene, le indennità corrisposte possono essere assimilate ai fini fiscali ai contratti di locazione e quindi sono soggette all’imposta di registro del 2%.


In questo caso, l’ammontare dell’imposta non può essere inferiore alla misura fissa di 67 euro.


Infine, l’imposta di bollo non si applica alle denunce di occupazione senza titolo trattandosi di atti strumentali rispetto all’adempimento dell’obbligo di registrazione.


 



Vincenzo D’Andò


 


Luglio 2007 


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