Studi di settore: il comparto manifatture (indicazioni utili per il contraddittorio)


1. Premessa


 


Nel corso di questi anni l’Agenzia delle Entrate ha previsto particolari modalità applicative degli studi di settore per i comparti in crisi, monitorandoli e sperimentandoli.


Per tali studi – monitorati e sperimentalile indicazioni relative alla coerenza  ed  alla  congruità  possono essere utilizzate  per  la  formulazione  dei  criteri  di  selezione  delle posizioni da sottoporre a controllo ma non  possono essere usati direttamente per l’azione di accertamento.


In questi giorni la circolare n. 38/E del 12 giugno 2007 ha evidenziato che è stata prorogata, per il periodo d’imposta 2006, l’applicazione monitorata relativamente ad alcuni studi di settore del comparto delle manifatture per i quali non si ritengono del tutto superate le problematiche sopra richiamate. 


Per alcuni studi (sempre del comparto manifatturiero) è stato invece constatato il superamento dei problemi che avevano condotto inizialmente all’applicazione sperimentale o monitorata, per cui è stato sancito il passaggio all’applicazione definitiva.


Analizziamo l’allegato n. 3 della circolare n. 38/2007, evidenziandone gli aspetti di maggiore interesse per il comparto manifatture.


 


2. Comparto manifatture


 


Per il periodo d’imposta 2006 sono stati approvati 8 studi di settore che interessano complessivamente 25 attività economiche e che costituiscono il risultato dell’“evoluzione” di  9  studi,  già in vigore nei  periodi d’imposta precedenti.


È stata condotta un’analisi sui volumi di esportazione, considerando che, aree contraddistinte da elevati livelli di specializzazione e/o concentrazione produttiva, hanno manifestato anche un notevole grado di apertura verso l’esternalizzazione dei processi produttivi.


Nella seduta dell’ 8 febbraio 2007 sono stati sottoposti alla Commissione degli Esperti i risultati delle valutazioni di carattere tecnico effettuate sugli studi  appartenenti alla area c.d. “T.A.C.” (TD06U-Ricami, TD07A-Calzetteria, TD07B-Maglieria, TD08U-Calzaturiero, TD13U -Finissaggio tessile, TD14U -Industrie tessili e TD10B-Biancheria per la casa) e sugli altri studi TD21U (Occhialeria) e TD33U (Oreficeria).


Si ricorda che gli studi di settore per le attività manifatturiere interessati dall’applicazione “monitorata”, sono i seguenti:


 


a) Studi monitorati approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2004


 


1) TD06U (ricami); 


2) TD07A (calzetteria);


3) TD07B (maglieria):


4) TD08U (calzaturiero);


5) TD10B (biancheria per la casa).


 


b) Studi monitorati approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2005


1)       TD14U (tessile);


2)       TD21U (occhialeria);


3)       TD33U (oreficeria).


 


Dalle analisi effettuate sui modelli allegati alle dichiarazioni per i periodi d’imposta 2004 e 2005 è emerso che il settore  dell’area cd. “TAC” risulta tuttora caratterizzato da una situazione di forte crisi e da un processo di riorganizzazione che vede la fuoriuscita progressiva delle imprese contoterziste ed un aumento del numero delle aziende specializzate nelle lavorazioni in conto proprio.


Inoltre, dalla elaborazione delle informazioni presenti nella Banca dati degli studi di settore è emerso che il numero di imprese ed i margini operativi lordi sulle vendite si stanno riducendo progressivamente già da qualche anno.


Inoltre, le previsioni di istituti di ricerca hanno indicato per il triennio 2006-2008 incertezza sull’andamento dell’attività produttiva del comparto TAC. 


 


2.1. Indicazioni utili per il contraddittorio


 


L’allegato 3 alla circolare n. 38/2007 offre pure delle indicazioni utili da utilizzare per il contraddittorio con l’ufficio, come elemento di segnalazione delle possibili situazioni di difficoltà economica in cui versano le imprese:


        l’utilizzo del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni o a forme di sospensione dell’attività lavorativa;


        nell’ambito dello Studio di settore TD05U – Produzione e conservazione di carne -, si dovrà prestare particolare attenzione all’eventualità che si verifichino situazioni di non coerenza sull’indicatore “Valore Aggiunto per Addetto” relativamente alle imprese che, per la peculiarità del processo produttivo, sono costrette a ricorrere all’esternalizzazione di alcune fasi del processo di trasformazione;


        nell’ambito dello Studio di settore TD11U – Fabbricazione di olio di oliva e di semi – , occorre tenere in considerazione che le imprese che svolgono l’attività di estrazione dell’olio dalle sanse possono presentare ricavi inferiori rispetto a quelli dei produttori dell’olio di oliva, e  potranno dimostrare, quindi, in sede di contraddittorio con l’Ufficio locale, che le eventuali situazioni di non congruità  possono ritenersi in tutto o in parte giustificate dalla mancanza di un apposito cluster di riferimento. Infine gli Uffici locali dovranno tener conto di alcune specificità del settore oleario, come l’andamento delle produzioni olivicole, che possono subire forti oscillazioni quantitative, nonchè l’andamento dei prezzi sui mercati nazionali ed esteri;


        per l’attività di finissaggio dei tessiliche sta attraversando un processo di riorganizzazione causato dalla situazione di crisi che interessa da alcuni anni l’intero comparto tessile (la rapida riduzione dei volumi di tessuti e filati oggetto di produzione in Italia, ha finito per creare un eccesso di offerta alla quale ha fatto seguito una contrazione rapida delle tariffe di lavorazione. Le tariffe medie di mercato sono attualmente, in valore assoluto, analoghe a quelle di 10 anni fa, a fronte di costi di produzione, come l’energia elettrica, il gas metano e la manodopera, che sono notevolmente aumentati. Si è modificata anche la tipologia di produzione.  Inoltre sempre più spesso vengono richieste produzioni di piccoli lotti che comportano  costi energetici ed utilizzo di manodopera simili a quelli necessari per la produzione di grandi quantitativi), – occorre prestare la dovuta attenzione alle circostanze rappresentate in merito alla difficile congiuntura economica del settore. Inoltre, in caso di mancato adeguamento ai risultati dello studio di settore, il contribuente, in sede di contraddittorio, potrà rappresentare i motivi dello scostamento tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quello puntuale di riferimento e chiedere che vengano considerati debitamente le circostanze di crisi economica del settore sopra richiamate suscettibili di possibili anomalie anche ai fini della stima della congruità;


         per il comparto manifatture atteso che il valore dei beni strumentali ha sempre assunto un peso notevole  nella funzione di ricavo, è necessario valutare “l’effettivo utilizzo” dei macchinari, anche sulla base dei consumi inerenti ai predetti beni. Inoltre, si richiama l’attenzione degli Uffici sulla valutazione dell’età e del livello di obsolescenza dei macchinari (infatti, tener conto esclusivamente del valore a costo storico degli stessi  potrebbe non essere sempre indicativo del loro effettivo grado di efficienza e di apporto produttivo, generando conseguentemente situazioni di incoerenza rispetto agli indicatori economici utilizzati);


        in ordine allo studio di settore TD17U – Fabbricazione di altri prodotti in gomma, lastre, fogli, tubi e profilati in materie plastiche, ecc. – viene evidenziato che il comparto delle piccole e medie imprese di tale settore sta registrando, negli ultimi anni, una congiuntura economica non favorevole, a causa, tra l’altro, della concorrenza sempre più insidiosa dei paesi emergenti, ed in particolare della Cina, che incide pesantemente sulla competitività delle imprese, anche se il quadro previsionale dell’evoluzione delle attività economiche del settore, già a partire dall’anno 2006, indica una leggera ripresa della produzione e delle vendite.


 



2.2. Laboratori di corniciai


 


La particolare tipologia di attività svolta dai laboratori di corniciai, ha reso necessario, per gli estensori del documento di prassi n. 38/2007, richiamare l’attenzione degli Uffici, nello svolgimento dei controlli, su alcuni punti di particolare rilevanza:


§         i beni strumentali incidono in misura minore rispetto ad altri fattori sulla capacità dell’impresa di produrre ricavi. L’attività è generalmente svolta in locali di ridotte dimensioni che non consentono l’acquisto di rilevanti beni strumentali. L’acquisizione di beni strumentali nuovi, infine, non si verifica frequentemente nel corso dell’attività. Di conseguenza, la vita media dei beni strumentali dei corniciai risulta essere molto più lunga rispetto a quella di  altri settori. Questo fenomeno può comportare un’usura dei beni impiegati con conseguente calo di produttività;


§         gli acquisti di materia prime possono risultare superiori alle esigenze produttive ed al volume di produzione, poiché le imprese sono costrette ad acquistare merci in quantità maggiore rispetto alla momentanea necessità a causa delle oscillazioni di prezzo ed anche per realizzare economie di scala, nonché per la necessità di fornirsi di un vasto campionario nel tentativo di contrastare la forte concorrenza della grande distribuzione. Questa modalità di approvvigionamento può determinare anomalie per quanto riguarda l’indicatore di coerenza della durata delle scorte;


§         altri fattori possono incidere sul sovradimensionamento del magazzino (l’influenza del “fattore moda”, cui risulta soggetta l’attività dei corniciai, oltre alla deperibilità di alcune materie prime, nonché la necessità di differenziare l’offerta per la forte concorrenza che proviene dalla grande distribuzione).


 


Ed ancora la circolare n. 38/2007 richiama le precedenti indicazioni diramate con la circolare n. 39/E del 17 luglio 2003, nella quale era stato evidenziato che: “… occorre tener presente che la forte concorrenza determinata in questi ultimi anni dall’apertura di grossi centri commerciali e centri bricolage, che offrono articoli di modesta qualità a prezzi molto bassi, potrebbe costringere le aziende a praticare riduzioni di prezzo su articoli di qualità superiore con margini di ricarico minimi….”.



2.3. Studio di settore TD30U  – Riciclaggio e commercio all’ingrosso di rifiuti e  rottami


 


La particolare tipologia di attività svolta dalle aziende operanti nel comparto interessato dallo studio TD30U, ha portato l’Agenzia delle Entrate, nella circolare in commento a richiamare l’attenzione degli Uffici, nello svolgimento dell’attività di controllo, su alcuni punti di particolare rilevanza:


 



  1. esiste una oggettiva difficoltà nella valutazione delle giacenze di magazzino, dovuta essenzialmente al fatto che esse risultano soggette a indici di variabilità superiori alla media e caratterizzate dalla cospicua presenza di elementi aleatori, correlati alla capacità di assorbimento del mercato. I materiali riciclati, infatti, possono,  nel passaggio  da un esercizio d’imposta all’altro, risultare scarsamente commerciabili e, quindi, soggetti ad una sensibile perdita di valore, che,  nei casi estremi di assoluta invendibilità, potrebbero generare la necessità di sostenere nuovi costi per successive ed  eventuali operazioni di smaltimento e/o recupero;



  1. nell’esame delle singole realtà relative al settore di riciclaggio di materie plastiche, gli Uffici dovranno tenere in considerazione che il differente trattamento dei materiali che risulta necessario per il riciclaggio di plastica post-consumo o di scarti da una parte, e per quello dei rifiuti plastici industriali dall’altra, può incidere sulle strutture aziendali e determinare costi di gestione diversi;



  1. in relazione al fenomeno dell’automatizzazione che tende a caratterizzare sempre maggiori fasi dell’attività di riciclo, occorre ricordare che già nelle circolari 54/E del 2001 e 39/E del 2003 relative, rispettivamente, agli studi SM26U e SD30U, veniva richiamato all’attenzione degli Uffici il fenomeno relativo ai cospicui investimenti che le imprese interessate dallo studio in oggetto erano e sono tenute a sostenere per adempiere agli obblighi imposti dalla normativa di settore,  investimenti che, peraltro, non sempre sono correlabili ad una più elevata capacità di produrre ricavi;



  1. nel settore del riciclaggio di materie plastiche si assiste ad un peggioramento qualitativo dei materiali da riciclare che può determinare situazioni critiche in cui, pur in presenza di impianti altamente automatizzati, risulta necessario un maggior intervento di manodopera per la selezione manuale delle impurità. Lo studio di settore TD30U ha tenuto in debita considerazione tale problematica, non solo inserendo la variabile “selezione manuale delle impurità” all’interno della sezione “Fasi della lavorazione” ma, soprattutto, utilizzandola all’interno dell’analisi discriminante diretta all’individuazione dei gruppi omogenei delle imprese operanti nel comparto;


  2. i costi che le imprese sostengono per ricorrere a cooperative fornitrici di manodopera e di altri servizi temporanei  allo scopo di  ottimizzare i costi ed avere elevata flessibilità nella capacità di riciclo possono essere considerati sostitutivi di quei costi che sarebbe necessario sostenere nel caso in  cui tutta l’attività fosse svolta internamente da parte delle imprese, con assunzione diretta di manodopera dipendente.

Gianfranco Antico


 


Giugno 2007


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