Sintesi della disciplina fiscale del reddito di lavoro autonomo alla luce del Decreto Bersani e della Finanziaria 2007 (parte quarta)

19) BENI MOBILI ESCLUSIVAMENTE UTILIZZATI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ (LA DISCIPLINA NON E’ MUTATA NON E’ MUTATA COL D.L. BERSANI E CON LA FIN. 2007)    19.A) BENI MOBILI ESCLUSIVAMENTE UTILIZZATI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DETENUTI A TITOLO DI PROPRIETÀ   L art. 54, comma 2, TUIR, stabilisce che per i beni strumentali per l’esercizio dell’arte o […]

19) BENI MOBILI ESCLUSIVAMENTE UTILIZZATI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ (LA DISCIPLINA NON E’ MUTATA NON E’ MUTATA COL D.L. BERSANI E CON LA FIN. 2007)


  


19.A) BENI MOBILI ESCLUSIVAMENTE UTILIZZATI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DETENUTI A TITOLO DI PROPRIETÀ


 


L art. 54, comma 2, TUIR, stabilisce che per i beni strumentali per l’esercizio dell’arte o professione, sono ammesse in deduzione quote annuali di ammortamento non superiori a quelle risultanti dall’applicazione al costo dei beni dei coefficienti stabiliti, per categorie di beni omogenei, con decreto del Ministro delle finanze (eccezione al principio di cassa).


Se il costo è inferiore a euro 516,46 è ammessa la deduzione integrale (ritorno al principio di cassa). Sempre in forma piena, in quanto non è ammesso né l’ammortamento ridotto per il primo esercizio, né l’ammortamento anticipato.


  


19.B) BENI MOBILI ESCLUSIVAMENTE UTILIZZATI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DETENUTI IN LOCAZIONE FINANZIARIA


 


La deduzione del canone di locazione finanziaria è possibile a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito con Decreto Ministeriale 31 dicembre 1988.


I canoni di locazione finanziaria dei beni mobili sono deducibili nel periodo in cui maturano (norma antielusiva, in questo caso la eccezione è allo stesso principio di competenza, si parla infatti in questo caso di “competenza temporale”).


In mancanza della predetta disposizione il contribuente avrebbe potuto effettuare una operazione economica al fine di massimizzare un vantaggio fiscale.


Infatti, se non  fosse stata posta questa disposizione, il lavoratore autonomo, in fine dicembre, se aveva un reddito molto alto, poteva stipulare un contratto di leasing, rispettare la condizione della durata, e così pagare e dedursi  in dicembre un maxicanone.


Ciò non è consentito perché la differenza tra il maxicanone e il rateo deducibile per competenza temporale non è riconosciuto come costo.


  


19.C) BENI MOBILI ESCLUSIVAMENTE UTILIZZATI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DETENUTI IN LOCAZIONE


 


Non sussistendo alcuna eccezione, nei commi da 1-bis a 6-bis, alla regola posta dal comma 1 dell’art 54 TUIR, secondo la quale devono considerarsi le spese sostenute nell’esercizio dell’arte o della professione, secondo il principio di inerenza, le spese sostenute per la locazione di beni mobili utilizzati nell’attività di lavoro autonomo si considerano totalmente deducibili.


  


20) BENI MOBILI UTILIZZATI PROMISCUAMENTE NELL’ATTIVITA’ DI LAVORO AUTONOMO E PER ALTRE FINALITA’ (p.e. esigenze personali).


 


La disciplina non è mutata con il D.L.223/06 o con la Fin. 2007


Come per i beni immobili anche le spese relative all’acquisto, i canoni di locazione, anche finanziaria, e di noleggio e le spese relative all’impiego dei beni mobili adibiti promiscuamente all’esercizio del lavoro autonomo e alle esigenze personali sono ammortizzabili (in caso di acquisto) o deducibili (altri casi) nella misura del 50%.


 



21) VEICOLI AZIENDALI: IL DECRETO COLLEGATO ALLA FINANZIARIA 2007 INTRODUCE LIMITI ALLA DEDUZIONE.


  LA FINANZIARIA 2007 DETERMINA L’ENTRATA IN VIGORE DELLE NORME CHE LIMITANO TALI DEDUZIONI.


 


Il decreto legge n. 262 del 3/10/2006 rubricato “Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”, c.d. collegato alla Finanziaria 2007, contiene interessanti novità riguardo la deducibilità, ai fini delle imposte dirette, dei costi previsti per i mezzi di trasporto a motore, utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni.


L’art. 7 del sopra indicato decreto collegato alla Finanziaria 2007, modifica gli artt. 164 e 51 del TUIR.


Il decreto, in particolare, prevede una totale indeducibilità dei costi delle auto aziendali (autovetture, autocaravan, ciclomotori, motocicli) non utilizzate  come beni strumentali.


Rimane pertanto la totale deducibilità per i veicoli utilizzati esclusivamente come beni strumentali.


Viene ridotta alla metà e cioè dal 50% al 25% la percentuale di deducibilità dei costi auto riconosciuta agli esercenti arti e professioni.


La percentuale di deducibilità dei costi relativi ai veicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio rimane invariata al 80% (fatta salva la deducibilità integrale prevista per i veicoli ad uso esclusivamente strumentale all’esercizio dell’attività).


La deducibilità parziale è giustificata con la presunzione, legale di tipo assoluto, che l’utilizzo di detti beni riguardi anche la sfera personale del lavoratore autonomo.


Non è quindi consentito al professionista provare l’uso esclusivo del bene per l’attività professionale ovvero una diversa quota di ripartizione per l’utilizzo del bene ai fini professionale e personali.


La legge limita la deducibilità ad un solo automezzo, senza però indicare il criterio con il quale indicarlo.


Si ritiene che non vi siano vincoli alla individuazione del veicolo, stante però il concreto utilizzo per l’attività professionale.


Nel caso di esercizio delle predette attività svolte da società semplici e associazioni di cui all’ articolo 5 TUIRarticolo 5 del nuovo TUIR , tali limiti sono riferiti a ciascun socio o associato.


In ogni caso, non si tiene conto :


– della parte del costo di acquisizione che eccede Euro 18.075,99 per le autovetture e gli autocaravan, Euro 4.131,66 per i motocicli, Euro 2.065,83 per i ciclomotori;


– dell’ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di detti veicoli che eccede i limiti indicati, se i beni medesimi sono utilizzati in locazione finanziaria;


– dell’ammontare dei costi di locazione e di noleggio che eccede Euro 3.615,20 per le autovetture e gli autocaravan, Euro 774,69 per i motocicli, Euro 413,17 per i ciclomotori.


Tutti i costi afferenti beni mobili strumentali ad uso promiscuo sono ammessi in deduzione nella misura del 50%, in ragione della loro non completa destinazione al perseguimento dell’oggetto dell’attività professionale.


E’ esclusa la possibilità di effettuare l’ammortamento anticipato, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 4 luglio 2006.


I canoni di locazione finanziaria possono essere dedotti a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo ordinario di ammortamento (tale disposizione si applica per i contatti stipulati a decorrere dal 4 luglio 2006).


La finanziaria 2007 ha previsto che le norme, sopra viste, che innovano il regime di deducibilità degli autoveicoli, entrino in vigore a partire dal periodo d’imposta in corso alla data del 3 ottobre 2006.  



 


22) SPESE PER PRESTAZIONI ALBERGHIERE E SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE


 


Il comma 5 dell’art. 54 TUIR si occupa della deducibilità di altre spese, e, in particolare, alle spese relative a:


a) prestazioni alberghiere;


b) somministrazioni di alimenti e bevande in pubblici esercizi.


Dette spese sono deducibili per un importo complessivamente non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.


Va ricordato che, con decorrenza dal 4 luglio 2006, in base alle modifiche introdotte dall’articolo 36, comma 29 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223  convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, le predette spese sono integralmente deducibili se:


a) sostenute dal committente per conto del professionista;


b) da questi addebitate nella fattura.


In base a quanto specificato dalla Circolare della Agenzia delle Entrate 28/E/2006, dal punto di vista degli adempimenti:


a) il committente riceverà da colui che presta il servizio alberghiero o di ristorazione, il documento fiscale a lui intestato con l’esplicito riferimento al professionista che ha usufruito del servizio;


b) il committente comunicherà al professionista l’ammontare della spesa effettivamente sostenuta e invierà allo stesso copia della relativa documentazione fiscale. In questo momento il costo non è deducibile per l’impresa committente;


c) il professionista emetterà la parcella, comprensiva dei compensi e delle spese pagate al committente, e considererà il costo integralmente deducibile, qualora siano state rispettate le predette condizioni;


d) l’impresa committente, ricevuta la parcella, imputa a costo la prestazione, comprensiva dei rimborsi spese.


 


23) SPESE DI RAPPRESENTANZA


 


Le spese di rappresentanza sono deducibili per un importo complessivamente non superiore all’ 1% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. Tra le altre, sono considerate spese di rappresentanza quelle sostenute per l’acquisto o l’importazione di oggetti d’arte, d’antiquariato, da collezione, anche se utilizzati come beni strumentali e le spese sostenute per l’acquisto o l’importazione di beni destinati ad essere ceduti a titolo gratuito.


Le spese di partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale, sono deducibili nella misura del 50% del loro ammontare complessivo, comprensivo delle spese di viaggio e soggiorno.



 


24) SPESE PER IL PERSONALE DIPENDENTE, PER IL T.F.R. E IL T.F.M.


 


Per quanto riguarda le spese per il personale dipendente e per i collaboratori, sono ammesse in deduzione tutte le somme corrisposte a titolo di retribuzione, al lordo dei contributi assistenziali e previdenziali a carico del dipendente e del datore di lavoro e delle ritenute fiscali.


Sono incluse anche le quote di indennità di quiescenza e previdenza maturate nel periodo ed i premi pagati alle compagnie di assicurazione in sostituzione di tali quote.


Così come espressamente stabilito dall’art. 6-bis dell’ art. 54, con norma antielusiva, “non sono ammessi in deduzione i compensi corrisposti ai familiari per il lavoro prestato o per l’opera svolta.


L’indeducibilità prevista dal comma 6 bis svolge i suoi effetti solo in relazione ai rapporti di lavoro subordinato e parasubordinato (co.co.co. abituale e occasionale) come si evince dal riferimento al “lavoro prestato” (tipico del lavoro dipendente) ed all’”opera svolta” (espressione utilizzata in riferimento alle co.co.co), non coinvolge invece le prestazioni rese nell’esercizio dell’arte o della professione in quanto in tal caso il percettore è titolare di una posizione del tutto autonoma rispetto a quella del committente ( C.M. 137/E del 15 05 1997 DIP. Entr. Direz. Centr aff. Giur. e Cont.).


La medesima prassi afferma che se il lavoratore autonomo ha versato agli enti previdenziali i contributi obbligatori in relazione alla retribuzione corrisposta al familiare – lavoratore dipendente, detti contributi possono essere portati in deduzione in sede di determinazione del reddito di lavoro autonomo dell’erogante, in quanto la norma antielusiva non pone nel nulla il rapporto di lavoro  ed i suoi effetti, ma incide solo su quella parte della retribuzione che costituisce reddito per il percepente e, corrispondentemente, costo per l’erogante.


I suddetti compensi non sono assoggettabili a ritenuta alla fonte, in quanto tale obbligo è strettamente correlato alla natura di reddito per il percepente, natura che è stata, appunto, esclusa.


Le spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti, e non anche per i collaboratori, sono ammesse in deduzione per un ammontare giornaliero non superiore a Euro 180,76, elevabili a Euro 258,23 per le trasferte all’estero.


Le spese per prestazioni di lavoro riguardanti il t.f.r. (trattamento di fine rapporto) e il t.f.m.  (trattamento di fine mandato) sono deducibili secondo il principio di competenza, cioè si deducono le quote di t.f.r. e t.f.m. anche se non vengono materialmente accantonate.


 


25) PERDITE DI LAVORO AUTONOMO – REVISIONE REGIME FISCALE CON IL D.L. BERSANI E LA FINANZIARIA 2007


Il comma 27 dell’art. 36 D.L. 223/2006 ha riformulato l’articolo 8 TUIR in materia di perdite di lavoro autonomo e di imprese minori.


Più precisamente, attraverso una modifica dei commi 1 e 3 del richiamato art. 8, è stata eliminata la possibilità per i soggetti che producono reddito di lavoro autonomo e per le imprese minori di cui all’art. 66 del TUIR, di portare in deduzione le perdite d’esercizio dal proprio reddito complessivo (c.d. compensazione orizzontale).


Si ricorda che tale compensazione poteva avvenire unicamente nel periodo d’imposta in cui le perdite si erano prodotte, escludendo, quindi, la possibilità di riportarle in esercizi successivi (c.d. riporto in avanti).


La nuova disciplina introdotta dal D.L. 223/2006  ha previsto anche per tali contribuenti, come già avviene per i soggetti in contabilità ordinaria, la possibilità di dedurre le perdite unicamente dai redditi della stessa categoria di quella che le ha generate.


Le stesse perdite possono essere scomputate, pertanto, sempre dai redditi della stessa specie, nei successivi periodi d’imposta ma non oltre il quinto.


Si passa, in sostanza, da un regime di compensazione orizzontale ad uno verticale che diventa, pertanto, il regime normale delle perdite per la generalità dei contribuenti.


Viene confermato il principio per cui le perdite delle società di persone e delle associazioni di cui all’articolo 5 del TUIR sono imputate direttamente ai singoli soci (proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili) i quali potranno dedurle nell’esercizio in cui sono realizzate e, per la parte eccedente, negli esercizi successivi, ma non oltre il quinto, dai redditi appartenenti alla stessa categoria di reddito dalla quale derivano. Tale disciplina, nel caso di perdite di società in accomandita semplice che eccedono l’ammontare del capitale sociale, si applica unicamente nei confronti dei soci accomandatari.


Con la finanziaria 2007 si introducono (art. 1, comma 72, l. 296/06, che aggiunge il terzo periodo al 1 comma dell’art. 84 TUIR) due nuovi limiti al riporto delle perdite per i soggetti che beneficiano di un regime di esenzione, parziale o totale, del reddito o dell’utile.


La limitazione al riporto delle perdite è proporzionata alla misura di esenzione del reddito o dell’utile.


La perdita riportabile, nel caso di esenzione parziale o totale del reddito, è diminuita in misura proporzionalmente corrispondente alla quota di esenzione applicabile in presenza di un reddito imponibile.


In presenza di un regime di esenzione dell’utile la perdita risulta riportabile per l’ammontare che eccede l’utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti.


 


26) PERDITE RELATIVE AI PRIMI TRE PERIODI D’IMPOSTA


 


Il D.L. 223/06, convertito dalla legge 248/06, ha previsto che la possibilità che le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta potessero essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi di imposta successivi senza alcun limite di tempo (riporto illimitato), fosse condizionata dal fatto che le medesime perdite si riferissero ad una nuova attività produttiva.


Prima del D.L. 223/06 infatti le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta erano “sic et simpliciter” riportabili in avanti illimitatamente prescindendosi dal requisito della nuova attività produttiva.


Giova sottolineare che la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 28/E del 4 agosto 2006, aveva chiarito che  per quanto concerne i soggetti indicati nell’art. 66 T.U.I.R. ed i professionisti, il richiamo alla nozione di reddito complessivo non può che essere riferito al reddito della specie di appartenenza e non quindi al reddito complessivo quale coacervo di tutti i redditi del contribuente.


Tanto perché, sostiene l’A.F.,  il comma 2 dell’art. 84 del T.U.I.R., richiamato dal comma 3 dell’art. 8, si riferisce alla possibilità di computare le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta in diminuzione del reddito complessivo e che il riferimento al reddito complessivo è stato introdotto nella norma quando la stessa si riferiva ai soli  soggetti IRES (già IRPEG).


Il D.L. 262/06 (cd. “collegato alla finanziaria) ha disposto che il regime di riporto illimitato di cui sopra si applica alle perdite formatesi a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 3 ottobre 2006.


 



26.A) DISCIPLINA TRANSITORIA PER LE PERDITE DEI PRIMI TRE PERIODI D’IMPOSTA FORMATESI PRIMA DEL 3 OTTOBRE 2006


 


Con il D.L 223/06 era stato previsto un regime transitorio per le perdite:


a) prive del requisito della novità dell’attività produttiva;


b) realizzatesi nei primi tre periodi d’imposta;


c) formatesi in esercizi precedenti a quello della entrata in vigore del D.L.223/06.


Tali perdite, che non avrebbero beneficiato del regime del riporto illimitato (perché carenti del requisito della novità dell’attività), potevano essere computate in diminuzione del reddito dei periodi di imposta successivi, ma non oltre l’ottavo.


Detto regime transitorio non ha trovato applicazione perché il D.L. 262/06 (c.d. collegato alla finanziaria) ne ha previsto la soppressione.


Si dispone, altresì, che per tali perdite si applichi l’art.37 bis D.P.R. 600/73 (disposizione antielusiva). Conseguentemente, le perdite realizzate nei primi tre periodi di imposta, ante 3 ottobre 2006, saranno illimitatamente riportabili indipendentemente dalla previa  verifica della novità dell’attività produttiva.


 


27) REDDITI ASSIMILATI A QUELLI DI LAVORO AUTONOMO


 


Nello stesso art. 53, al 2° comma, si considerano, invece, le fattispecie assimilate al lavoro autonomo, che si diversificano rispetto al reddito di lavoro autonomo “tout court”:


a) per le regole di determinazione dell’imponibile  (forfetaria anziché analitica);


b) per la mancanza dell’obbligo di tenuta della contabilità.


 



28) TIPOLOGIE DI REDDITI ASSIMILATI A QUELLO DI LAVORO DIPENDENTE


 


a) lettera abrogata (vi erano le co.co.co, poi trasfusa tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente);


b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale, o scientifico, se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali (se spettanti agli eredi configurano “redditi diversi”).


Se i redditi non sono il frutto di una attività abituale di lavoro autonomo configurano il reddito diverso ex art 67, comma 1, lett.g, , norma che fa, salvo, appunto, il disposto della lettera b, secondo comma, dell’art. 53 TUIR


 


Medesimo è il calcolo della base imponibile: costituisce reddito il 75% della somma percepita (abbattimento forfetario del 25%).


In questa categoria va compresa la redazione di articoli, ove occorre distinguere l’ipotesi in cui:


a)              venga ceduta un’opera dell’ingegno, la cui riproduzione sia tutelata dalle norme sul diritto d’autore ( art. 2575 c.c. e L 633/1941), il reddito derivante dalla redazione di articoli scritti dall’autore si potrà considerare rientrante nel reddito di lavoro autonomo;


b)             si instauri un rapporto di collaborazione a giornali e riviste in relazione al quale l’oggetto complessivo della prestazione esula dalla disciplina relativa al diritto di autore, quale è ad esempio l’ipotesi dei correttori di bozze o la prestazione delle persone che si limitano a fornire alla redazione del giornale notizie utili per la redazione dell’articolo. In tal caso tale attività si configura quale reddito assimilato al reddito di lavoro dipendente (co.co.co tipiche).


c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera f del primo comma dell’art. 41 quando l’apporto è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro;


Se l’apporto è costituito da capitale o da capitale e lavoro la partecipazione all’utile costituirà reddito di capitale (art 44, comma 1, let. f, TUIR).


Si tratta della fattispecie regolata dall’art. 2549 c.c. “associazione in partecipazione”.


E’ il contratto con il quale l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.



Nel contratto di associazione in partecipazione “ex” art 2553 c.c. “salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto”.


Perché si abbia associazione in partecipazione è necessaria:


a)                             la natura di imprenditore di almeno una delle parti (l’associante);


b)                            carattere sinallagmatico;


c)                             l’aleatorietà: l’associato acquisisce solo un diritto di credito agli utili, qualora ve ne siano;


L’associato non diviene un soggetto giuridico distinto dalla impresa in cui presta il suo contributo, infatti, ex art 2551 c.c.,  i terzi acquistano diritti e assumono obbligazioni soltanto verso l’associante”.


La differenza con il lavoro subordinato si fonda sulla :


a)                         esistenza del rischio a percepire l’utile; nel lavoro subordinato la retribuzione è certa;


b)                        mancanza di subordinazione;


c)                         esistenza di un potere di controllo sulla gestione dell’impresa (diritto ad ottenere il rendiconto).


Si distingue dal contratto di società per la mancanza:


a) della partecipazione alla gestione sociale in forma paritetica;


b) della contitolarità dell’impresa;


c) del fondo comune costituente il capitale sociale della società.


Tali partecipazioni costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta.


I redditi dell’associato sono tassati in base al principio di cassa.


d) le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società per azioni, in accomandita per azioni, e a responsabilità limitata;


Concorrono alla formazione del reddito in base alla effettiva misura percepita, non essendo prevista alcuna deduzione.


e) le indennità per la cessazione dei rapporti di agenzia;


Riguardo, poi, alle indennità per la cessazione del rapporto di agenzia, bisogna considerare che a seguito della cessazione del rapporto di agenzia a tempo indeterminato, il mandante è tenuto a corrispondere all’agente una indennità proporzionale all’ammontare delle provvigioni liquidate nel corso del contratto (articolo 1751, Codice civile).


Detti proventi, se corrisposti a persone fisiche o a società di persone, sono assoggettati a tassazione separata, salvo opzione per quella ordinaria. In tale ultimo caso, le indennità sono imponibili per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta.


f) redditi derivanti dall’attività di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della L. 12 giugno 1973, n. 349.


Il reddito conseguito dai segretari comunali nell’esercizio dell’attività di levata dei protesti cambiari è imponibile per un ammontare pari ai compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo, ridotto del 15 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese sostenute.


 


Avv. Maria Leo


 


Giugno 2007


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